22 domande agli Iron Maiden (del 1966)

22 domande agli Iron Maiden (del 1966)
Lettura boomer
Ma non quelli che tanto conosciamo.

È tanto, troppo tempo che non scrivo un articolo inerente a vecchi videogiochi, a glorie di un passato ormai dimenticato e all’apparenza sepolto sotto tonnellate di modernità e obsolescenza programmata.

Credo che il mio io bambino sia morto? Non so, non credo.

Forse è a riposo, forse devo un attimo lasciare spazio a quello adolescente? No, troppo comoda, non avevo granché passioni da adolescente; difficile quando non hai molta vita sociale e oltretutto… Beh, l’io adolescente non era poi molto diverso dall’io bambino per gusti di videogiochi.

Non lo era nemmeno per gusti musicali, a dirla tutta.

Perché parlo di musica? Ci arrivo.

Mi interessa la musica, sapete? Mi è sempre interessata.

Dopotutto è un’arte e l’arte va apprezzata, contemplata, capite?

L’ego pueril ascoltava The Cure, Rolling Stones e qualche album dei Green Day… E i mai troppo apprezzati The Darkness; l’ego adulescentis (minchia, se adoro storpiare il latino) si era buttato sulla new wave anglosassone anni ottanta e qualcosina di metal commerciale (Spandau Ballet, Autograph, presente? Un bel scivolone); poi arrivò l’ego universitaris, che scoprì per puro caso (dopo buone dosi di prog rock italico… E anche anglosassone) un genere molto strano, occulto e particolare:

Proto-doom

In principio furono i Warlord del periodo 1974-1977, scanzonata e sconosciuta band del Regno Unito, mai troppo osannata sui vari siti che trattavano di musica.

Scrausi?

Un po’, ma fu l’iniziazione, la discesa nella tana dell’hard rock dalle tinte più occulte, fatto di band underground in un mondo puritano di facciata, un sottile strato di dolce vita borghese anglicana che nascondeva dietro di sé locande fumose e gruppi dediti all’occultismo più variegato.

Zior, Three Headed Dog, Monument, Iron Claw, Horse, Iron Maiden… Tanti, la lista è lunga, aspetta! Hai detto Iron Maiden? Gli Iron Maiden, quelli famosi, hanno fatto proto-doom?

Non sto parlando della famosa band NWOBHM (New Wave Of British Heavy Metal, per gli zostili che non sanno) formatasi a Londra nel 1976. No, dobbiamo spostarci verso l’Essex più meridionale e precisamente a Basildon, otto anni prima, a quando ancora erano i Stevenson Blues Dept, per non tornare addirittura ancor più indietro agli inizi veri e propri.

Iron Maiden 1966
La prima vera formazione (da sinistra a destra): Barry Skeels, Steve Drewett, Paul Reynolds, Graham Esgrove (dietro) e Jon Ryan.

Il tempo passò, la formazione cambiò e in men che non si dica divennero i Bum.

Culo, se vogliamo tradurre tale slang. Un nome che per l’epoca suscitò scalpore, tanto da impedire loro di fare certi concerti. Ah, ma quanto era bello il Regno Unito del ‘69? Non si era ancora arrivati al puritanesimo spicciolo e imbastardito della Thatcher, ma ci si stava arrivando pian piano.

Iron Maiden 1966
Bum, la seconda formazione: Skeels, Reynolds, Esgrove e Drewett

E pian piano arrivarono gli anni ‘70 e con esso l’hard rock dalle tinte più occulte, nato da mostri sacri come i Black Sabbath; proto-doom è la parola e con l’aggiunta di Trevor Thoms al gruppo, il nome e lo stile musicale cambiarono. I Bum divennero Iron Maiden e il blues andò in pensione.

Iron Maiden 1966
E per finire: Gli Iron Maiden. Steve Drewett, Trevor Thoms, Barry Skeels e infine Paul Reynolds…

Altri Iron Maiden, più tetri, oscuri… Occulti. Proto-doom, ripeto, è la parola; genere prototipo, progenitore, ancestore mai troppo conosciuto del doom metal e dimenticato nell’underground britannico del periodo. Un destino simile a quello degli Iron Maiden, dimenticati per un bel po’ dalla storia della musica e riapparsi soltanto in tempi recenti.

Fosse uscito nel 1970, Maiden Voyage avrebbe certo avuto un posto negli annali della storia più famosa del rock, ma questo piccolo e unico capolavoro della band vide la luce solo nel 1998 per conto di Audio Archives prima e di Rise Above Records poi, nel 2012 (versione rimasterizzata con gran maestria, aggiungerei)

Sostituito nella seconda formazione da Steve Chapman (il terzo da sinistra)
A sua volta sostituito da Hugget nella terza e ultima formazione, durata pochissimo.

Iron Maiden. The Original Iron Maiden se consideriamo il nome sul sito ufficiale d’archivio storico. C’è tutto: La storia, pre e post Iron Maiden; le foto d’archivio; vari pezzi di storia, poster… Ed è fighissimo.

Io adoro queste cose, blastidi, e dovreste leggervelo, perché la storia non va dimenticata, nemmeno quella della musica più… Occulta.

The bells of doom are ringing


The angel of death is singing


Summon the black God of darkness

Ma andiamo al sodo della questione dopo questa prima infarinatura di una storia ben più lunga; andiamo nei dettagli di questa mirabolante storia dalle tinte british ed evochiamo infine gli dei dell’oscurità.

Abbiamo portato di tutto qui su IlBlast in fatto d’interviste, quindi diamo il benvenuto a Barry Skeels e Paul Reynolds, due dei quattro dei che, in un mondo alternativo (se mai esistesse), avrebbero plasmato il rock a loro immagine e somiglianza.

Iron Maiden 1966
Barry Skeels

Barry Skeels (basso/voce secondaria):

Paul Reynolds

Grazie. Sono un accumulatore, ma volevo conservare il maggior numero possibile di ricordi del gruppo (o dei gruppi) in cui ho suonato, non sapendo se sarebbero arrivati a qualcosa.

Nel 1963 io e Steve Drewett frequentavamo la stessa scuola superiore (insieme a un altro compagno di classe, Alan Hooker, più avanti nella storia)

Eravamo in un’età in cui la musica era tutto, come per la maggior parte degli adolescenti, e pensammo che ci sarebbe piaciuto suonare, in modo davvero elementare.

Era ormai il 1964. Tutti noi amavamo la musica dell’epoca, soprattutto il blues di Muddy Waters, Buddy Guy, Howling Wolf, Rolling Stones, John Mayall’s Bluesbreakers (non i Beatles) ecc. e pensammo che ci sarebbe piaciuto fare questo, così decidemmo di formare una band.

Più tardi, dopo aver suonato per un po’, apparvero i Cream, insieme ai Fleetwood Mac di Peter Green, ai Chicken Shack, a Rory Gallagher, alla Savoy Brown Blues Band e così via.


Nel 1964/65, a quel tempo nessuno di noi sapeva suonare una nota, ma decidemmo chi avrebbe suonato quale strumento. Steve si occupò della voce principale e dell’armonica, Alan della chitarra (sapeva suonare qualche accordo) e io del basso (influenzato da John McVie – la band di John Mayall e poi da Jack Bruce (Cream)).

Anche se prima provai con la chitarra, amavo la potenza del basso (all’epoca non avevamo mai avuto un batterista)

Comunque, con pura determinazione, ci siamo messi a imparare gli strumenti prescelti.

Ho trovato un basso Dallas Arbitor (basso a forma di Les Paul) di seconda mano a 5 sterline sulla bacheca di un negozio.

Sì, 5 sterline.

Alan aveva un’acustica e Steve aveva comprato un paio di armoniche di marca Hohner da 50 pence l’una (10 scellini, vecchia moneta britannica); un bel po’ a quei tempi.

Eravamo tutti autodidatti, a quei tempi ricordate che non c’era Youtube, non c’erano insegnanti di musica dove vivevamo e gli unici libri di autoapprendimento erano quelli di Bert Weedon per la chitarra e allora tutto quello che potevi imparare a suonare era Home on the Range o She’ll Be Coming Round The Mountain.

Quindi, in pratica, mettevamo su i dischi che ci piacevano e li copiavamo al meglio che potevamo, continuando a suonarli finché non li avevamo imparati a memoria.

Credo che tutti i musicisti della mia epoca abbiano fatto così. Abbiamo imparato ad avere un buon orecchio per le note e non sono sicuro che le nostre tecniche di esecuzione fossero eccellenti, ma ha funzionato. Ho cercato d’imparare a leggere la musica, ma non sono mai riuscito a padroneggiare ciò perché la trovavo noioso.

Man mano che miglioravamo, compravamo strumenti migliori.

Le armoniche non sono mai cambiate, ma io comprai un basso Fender Jazz per 65 sterline, che oggi vale migliaia di euro e che ho ancora, ma che oggi uso solo negli studi di registrazione.

Ci arrangiavamo con amplificatori economici presi nei negozi di cianfrusaglie e ci costruivamo da soli i cabinati per i diffusori, perché era molto più economico; non sapevamo nulla di come si progettano i cabinati e ci limitavamo a costruire una scatola e a comprare un diffusore da metterci dentro.

Nel 1966, man mano che miglioravamo, ci procuravamo amplificatori e casse migliori. I miei genitori mi comprarono un amplificatore per basso Marshall e una cassa 4 x 12, una figata!

Come ho già detto, io e Steve ci siamo conosciuti a scuola, e insieme ad Alan abbiamo formato un gruppo blues di cui non ricordo il nome (pre-Growth), ma avevamo bisogno di un batterista.

Un amico ci disse che conosceva qualcuno e noi reclutammo Stan Gillem, che aveva un kit molto elementare, ma per noi era fantastico. All’inizio ci esercitavamo a casa degli altri, ma una volta che avevamo la batteria abbiamo provato al centro giovanile della nostra scuola in un’aula vuota (Erano altri tempi! Un sacco di band agli inizi lo facevano e questo è un altro servizio giovanile che è scomparso nel Regno Unito)

Suonavamo molte cover blues, aggiungendo versioni dei Cream di canzoni come Crossroads e I’m So Glad dall’album Fresh Cream.

Pensammo ad alcuni nomi, ma alla fine scegliemmo Growth (penso fosse perché eravamo passati da suonatori un po’ scanzonati a suonatori veri e propri)

Suonavamo soprattutto il venerdì nelle serate musicali dei centri giovanili, perché eravamo troppo giovani per suonare nei pub.

Iron Maiden 1966

Dopo l’andirivieni di vari chitarristi, nessuno dei quali era davvero così bravo, qualcuno ci consigliò un altro chitarrista di Basildon, Chris Rose, che si unì alla band e che sapeva perfettamente i fraseggi di Clapton, il che portò la band a un altro livello. Aggiungemmo anche un tastierista locale, Dodge Farnham, che aprì i nostri orizzonti musicali.

Nel 1967 stavamo andando bene, ma Chris si trasferì a Liverpool; Dodge e Stan se ne andarono per un lavoro a tempo pieno.

Rimanemmo solo io e Steve, e decidemmo di continuare a suonare come duo, facendo cover di duetti blues come Sonny Terry e Brownie McGhee e adattando alcuni dei nostri brani attuali a un duo.

Io passai a suonare la chitarra e lo slide (in realtà ero piuttosto bravo come suonatore di slide)

Cercando ancora un nome e ci venne in mente Stevenson’s Blues Dept.

Iron Maiden 1966

Essendo il 1968 e avendo ormai 18 anni, potevamo suonare nei pub e quindi ci mettemmo a cercare concerti, per lo più non pagati, ma che ci portarono in giro e finimmo per fare da supporto ad alcuni grandi nomi come i Jethro Tull, che ci chiesero di fare da supporto nel loro primo tour nel Regno Unito.

Purtroppo io ero all’università con gli esami alle porte (che occasione persa)

Facemmo da supporto anche a gruppi come i King Crimson, i Blodwyn Pig, gli Idle Race (Jeff Lynne degli E.L.O.) e i Fleetwood Mac di Peter Green, con i quali diventammo amici e finimmo per fare da supporto ogni volta che suonavano nell’Essex, compresi alcuni locali molto grandi come il Corn Exchange di Chelmsford (da allora demolito)

Anche se essere un duo era divertente e stavamo andando abbastanza bene, volevamo davvero una band completa e così ci siamo messi alla ricerca di un chitarrista e di un batterista.

Paul Reynolds (batteria):

Ho conosciuto Barry e Steve quando erano un duo, grazie a un chitarrista con cui facevo parte di una band e che era un loro amico.

Così, ancora una volta, gli amici ci vennero in soccorso. Paul abitava proprio vicino a me, così io e Steve andammo a casa sua per vedere se era interessato e ci trovammo bene.

Era appassionato di Led Zeppelin e quindi era proprio quello che stavamo cercando (non un batterista pop)

Iron Maiden 1966

Non ricordo come siamo entrati in contatto con Graham Esgrove, probabilmente tramite amici, visto che abitava a circa 10 miglia da noi, che a quei tempi era una bella distanza.
Graham era, ancora una volta, un chitarrista di ben altro livello che si avvicinava al lato jazz del rock; aveva anche una grande voce, ma abbiamo fatto solo un paio di concerti con Graham perché la distanza era fin troppa per noi, inoltre la direzione che stavamo prendendo era molto più rock e non era adatta a lui. Inoltre passavamo molto tempo a provare e non molto a suonare dal vivo, ma siamo rimasti amici.

Abbiamo quindi trovato un nuovo chitarrista: Joe Ryan. Avevo conosciuto Joe quando ero al college (quello in cui mi trovavo quando abbiamo rifiutato il tour con i Jethro Tull) e lui ha colmato il vuoto per un po’ prima di passare a far parte di un’altra band che lavorava più regolarmente.

Tornare a essere una band significava avere bisogno di un altro nome. Volevamo un nome corto per poterlo stampare in grande sui poster, un nome senza “The” davanti e uno che fosse notato (e lo fu)

Per questo motivo, dopo molte discussioni, arrivammo a BUM, un nome molto azzardato a quei tempi. Oggi sembra una cosa molto tenue, ma all’epoca pensammo di farla franca.

Potremmo dire che aveva un doppio significato: un altro termine per indicare il culo o un vagabondo americano, il che credo s’addica a una band di rock blues.

Comunque ci ha fatto notare, con diverse menzioni nella stampa musicale e persino un incontro con Ronnie Lane dei Faces alla Roundhouse di Dagenham quando stavamo cercando di ottenere un concerto lì. È venuto davvero a incontrarci; una figata.

Paul aggiunge:

Se non ricordo male, all’epoca fu difficile convincere il Melody Maker a pubblicare i nostri annunci di concerti perché lo ritenevano offensivo (per noi era il termine per indicare un vagabondo americano, ma loro non lo accettarono)

Tuttavia stavamo iniziando a cambiare direzione e avevamo bisogno di un nome che si adattasse al nostro nuovo interesse e stile gotico, perché quando Trevor sostituì Gruff le sue influenze e il suo modo di scrivere le canzoni ci portarono su una nuova strada, lontano dall’essere un gruppo blues.

Fino a questo momento la maggior parte dei membri della band erano stati compagni di scuola o raccomandazioni, ma poi decidemmo di mettere un annuncio su Melody Maker per un chitarrista. Facemmo diversi provini e alla fine scegliemmo Trevor Thoms (che, come è successo, ebbe l’effetto di portare il gruppo in una direzione totalmente diversa, grazie al suo stile di suonare, l’originalità e le influenze), che si recò da Wimbledon a Londra per l’audizione.

Trevor aveva una grande quantità d’idee e di spunti che volevamo esplorare. Era così diverso da quello che suonavamo in passato, niente cover, tutte canzoni originali; per me significava poter esplorare anche idee musicali che avevo.

Stavo diventando abbastanza bravo a ottenere concerti e sono riuscito a partecipare a un festival rock a Grays, nell’Essex, con gli Who e gli Amen Corner. Con quella pressione e con l’avvicinarsi del festival, abbiamo messo insieme molto rapidamente un set di brani originali e di cover (avevamo ancora bisogno di cover, perché non abbiamo avuto il tempo di scrivere un set completo di brani originali)

Iron Maiden 1966

Trevor si trasferì da Wimbledon a Basildon presso un nostro amico e tour manager/roadie, Pete Walmsley (che in seguito sarebbe diventato il manager dei Rich Kids e avrebbe lavorato anche con i TRex), il quale aveva un furgone Transit, ottimo per la nostra attrezzatura.

Ovviamente eravamo molto eccitati all’idea di avere uno posto di supporto agli Who, all’Amen Corner festival e di finire nei libri di storia della musica. P

robabilmente è stata una delle folle più grandi per cui avessimo mai suonato all’epoca.

Non avevamo mai visto nessuna delle due band dal vivo prima di allora e avevamo ottenuto dei posti in prima fila, che da soli sarebbero valsi la pena. Purtroppo non siamo mai riusciti a incontrarle.

Eravamo nervosi, ovviamente, ma non in modo eccessivo. Abbiamo abbassato la testa e siamo andati avanti a suonare. Credo che il pubblico ci abbia accolto in maniera contrastante, come credo sia successo a molti gruppi di supporto, ma è stata un’occasione per far ascoltare alcune canzoni originali.

Ci dice Paul:

Eravamo abbastanza fiduciosi in noi stessi come band, quindi trovammo una cosa fantastica essere nella stessa risma di questi gruppi e ci rafforzò la fiducia nel fatto che stavamo facendo progressi.
Riuscimmo a partecipare a un concerto al Basildon Arts Centre con gli Hype, la band di David Bowie (precursore dei The Spiders) e High Tide.

Incontrammo David Bowie nel backstage dopo aver aperto lo spettacolo. È stato molto cordiale e lui e Mick Ronson ci hanno stretto la mano e ci hanno detto che avevano apprezzato il nostro concerto.

Più conoscenti che amici.

Mi piacerebbe dire che abbiamo bazzicato con David Bowie, Pete Townsend o Rory Gallagher, ma non abbiamo mai frequentato gli stessi ambienti perché non vivevamo a Londra (in seguito mi sono trasferito a Earl’s Court e ho bevuto negli stessi pub di Rory Gallagher e spesso facevamo due chiacchiere)

Detto questo, andavamo d’accordo con i Fleetwood Mac, soprattutto perché li avevamo supportati tante volte.

Io e Steve eravamo presenti quando Danny Kirwan fece l’audizione per i Fleetwood Mac e una volta a una festa, dopo aver visto i Led Zeppelin suonare al vecchio Marquee, tornammo a casa della fidanzata di Peter Green, dove c’erano anche Paul Rogers (Free) e Arthur Brown (Hit With Fire). Erano circa le tre di notte e Steve tirò fuori un’armonica (se ne portava sempre dietro una), io trovai una vecchia chitarra acustica e ci mettemmo in cucina a suonare alcune canzoni degli Stevenson Blues Dept quando Peter Green, Paul Rogers e Arthur Brown si unirono a noi, mentre Mick Fleetwood batteva il ritmo sul piano di lavoro della cucina.

Se solo avessimo avuto gli smartphone a quei tempi!

E quando i Maiden suonarono in un college a Colchester nel gennaio del 1970.

Avevamo caricato il furgone per tornare a casa, ma questo non partì e l’autista non era in un servizio di soccorso stradale AA o RAC, quindi dovemmo rimanere nel furgone fino al mattino.

Inutile dire che siamo quasi morti congelati, senza riscaldamento. Ghiaccioli pendevano dal tetto a causa della condensa del nostro respiro e le parti del corpo si erano intorpidite per il freddo. Abbiamo dovuto aspettare che un’officina locale fosse aperta di mattina, prima di poter organizzare un traino per far riparare il furgone.

Eravamo così infreddoliti che ci siamo ficcati davanti a una grande stufa nell’officina e deve essere passata un’ora prima che mi tornasse la circolazione sanguigna.

Ancora una volta, se solo avessimo avuto un telefono cellulare per chiamare un’emergenza, ma non esistevano all’epoca.

Paul:

Abbiamo fatto da supporto ai Taste, la band di Rory Gallagher, ai Fleetwood Mac (diverse volte) e ai Chicken Shack (con Stan Webb alla chitarra e Christine McVie, nata Christine Perfect, che ha contribuito a formare i Fleetwood Mac statunitensi, al piano)

Abbiamo fatto una jam con i Fleetwood Mac durante una loro prova a Londra per il loro supporto a BB King alla Royal Albert Hall. Abbiamo scoperto dove si svolgevano le prove e, dato che Barry e Steve conoscevano Peter Green, siamo andati ad ascoltare.

Peter ci invitò a entrare e poi facemmo tutti una improvvisata; io ho suonato il kit di Mick Fleetwood. Erano davvero dei ragazzi fantastici.

Quando facevo parte dei Blues Dept. era abbastanza facile ottenere concerti. Bastava telefonare al promoter o al pub, tramite gli annunci di concerti del Melody Maker sulla loro guida ai concerti. È stato un po’ più difficile quando siamo diventati BUM, per ovvie ragioni, ma sono riuscito comunque a ottenerli.

Era molto difficile ottenere un accordo, come lo è oggi. Abbiamo ottenuto l’interesse di alcune compagnie ma non siamo mai andati oltre.

Questo è un aneddoto molto interessante. Non potevamo permetterci di andare in uno studio, nemmeno uno economico, così avevo registrato un concerto dei Rolling Stones dalla TV: “Ready Steady Go

Sì, ho copiato gli Stones mentre suonavano un paio di nuove canzoni e sono stati rifiutati perché non erano abbastanza bravi, cosa che ci fa ridere ancora oggi; quanto sono stupidi quelli dell’Artists and Repertoire?

Come oggi, la concorrenza era forte, con tante band originali ed eccellenti. Era un’epoca in cui le band potevano suonare in modo così diverso l’una dall’altra e oggi mi ritrovo a dire “buona band, ma suona come… chiunque”.

È diventato molto difficile trovare sonorità originali. Probabilmente l’ultimo periodo di creatività è stato quando sono apparsi gruppi techno come i Depeche Mode e poi il Punk, e forse gruppi come i Venom con Black Metal, ma tutto questo è probabilmente più soggettivo che oggettivo.

Forse è un po’ più facile far conoscere la propria band con internet e i social media, ma il lato negativo è che si guadagna poco. Anche per le band che hanno firmato un contratto e con cui ho lavorato molto, come tecnico della chitarra, tour manager e persino manager, capita spesso che molti membri abbiano ancora bisogno di un lavoro diurno.

Siamo stati fortunati perché Steve usciva con una ragazza il cui padre lavorava per i Rolling Stones e ora lavorava come contabile alla President Records, Stan Blackbourn, che è diventato il nostro manager e ci ha procurato un contratto MA il nome BUM doveva sparire.

È stato Paul a proporre Iron Maiden. Io lo odiavo e volevo rimanere con BUM, ma siccome ero solo io a volerlo tenere l’ho accettato perché stavamo ottenendo un contratto discografico.

Racconta Paul:

All’epoca mi piaceva una band americana, gli Iron Butterfly, e ho pensato al nome Iron Maiden, che è uno strumento di tortura medievale.

Così ho disegnato un logo per la band, dato che ero un apprendista grafico, con il nuovo nome intrecciato con lo strumento di tortura. Lo mostrai al resto della band e piacque a tutti.

Barry non era molto convinto, ma adottammo il nuovo nome, che soddisfò anche la casa discografica.

Abbiamo suonato al Railway Tavern di Stratford, nell’est di Londra, chiamato The Bottleneck Blues Club con il nome Bum, e quando lo cambiammo mettemmo dei volantini nel locale per promuovere il nuovo nome.

Mi piace pensare che Steve Harris dei famosi Iron Maiden, che viveva nelle vicinanze e che forse da giovane adolescente andava al club a vedere le band, abbia apprezzato il nome e quando ci siamo sciolti abbia deciso di usarlo, è solo un’idea.

Avevamo anche messo degli annunci nella guida ai concerti del Melody Maker per dire cheavevamo cambiato nome, quindi la cosa si stava diffondendo.

Ci offrivamo di suonare senza compenso, pur di avere un’opportunità. I concerti non pagavano molto, comunque non abbastanza per vivere, ma il piacere di suonare, di far parte di un gruppo e di credere in noi stessi che avremmo potuto avere successo. Non era facile, come non lo è ancora oggi. È una questione di conoscenze o di perseveranza.

Iron Maiden 1966

Verso la metà del 1970, Stan era riuscito a farci fare un tour in Australia (che non ebbe mai luogo a causa della Musicians Union, che vietò agli artisti dal vivo di suonare lì a causa di un litigio con le radio e le televisioni per il pagamento dei diritti d’autore), ma anche prima che sapessimo del divieto, Paul non poteva impegnarsi a causa del suo lavoro e così a malincuore lasciò la band.

Tuttavia formò la band Hogwoman e, dato che gli Iron Maiden erano headliner al concerto del Cricketers (era uno di quei concerti “nel circuito dei locali” in cui tutti suonavano) ci chiese se poteva fare da supporto, e noi rispondemmo che sarebbe stato fantastico.

Paul:

Gli Hogwoman erano un gruppo che avevo formato dopo aver lasciato gli Iron Maiden, con Gruff alla chitarra e Roger Curphy al basso.

Abbiamo fatto da supporto ai Maiden al Cricketers e a molti altri gruppi, tra cui i Wild Angels, che all’epoca erano piuttosto grandi. Era fondamentalmente un trio basato sulla chitarra blues.

Per ottenere il contratto discografico era necessario cambiare nome, e Paul aveva proposto gli Iron Maiden.

Avevamo una formazione stabile composta da Steve, voce principale/armonica; Trevor, chitarra/voce secondaria; Paul, batteria e io, basso/voce secondaria.

A quel punto avevamo un set completo di canzoni originali, che all’epoca erano piuttosto cupe e probabilmente un parallelo di ciò che facevano i Black Sabbath, anche se all’epoca non avevo mai ascoltato la loro musica e nemmeno sentito parlare della band.

Comunque, l’utilizzo dell’atmosfera della musica ci ha fornito l’immagine di scena.

Usavamo le candele per l’illuminazione del palco, e Steve e Trevor si vestivano con abiti da monaci per aggiungere un tocco occulto al nostro spettacolo; doveva essere molto strano per il pubblico, abituato a band più convenzionali. Ripensandoci ora, credo che fossimo un po’ in anticipo sui tempi per molti aspetti.

All’epoca avevamo appena firmato per la Gemini Records, sottoetichetta della President Records, e ci avevano promesso molto.

Abbiamo registrato alcuni dei nostri brani negli studi di Regent B. appena fuori Denmark St, a Londra, e su questo tornerò più avanti. Tuttavia, l’album non è mai stato pubblicato dalla Gemini che, non so bene cosa sia successo, ma è stata chiusa dalla President Records.

Nel 1998 ricevetti una telefonata dalla Audio Archives, un’etichetta dell’Essex che raccoglieva brani di gruppi della fine degli anni ’60 e dell’inizio degli anni ’70 che definirei “prog rock”. Non so come mi abbiano rintracciato o abbiano deciso di aggiungere i nostri Maiden, ma mi chiesero se potevano pubblicare i nostri brani.

Fortunatamente, Steve aveva ancora la cassetta originale dei brani dello studio Regent dopo tutto questo tempo. Nel 2012 ricevetti una telefonata dalla Rise Above Records; come gli Audio Archives, stavano mettendo insieme un catalogo di band degli anni ’60 e ’70 da pubblicare su vinile.

Ovviamente ero entusiasta del fatto che l’album sarebbe stato pubblicato su vinile, avevano fatto un accordo con Audio Archives per il loro catalogo e mi chiesero se avessi altre canzoni.

Ho cercato nella mia collezione di materiale della band. Come ho detto all’inizio collezionavo tutto ciò che aveva a che fare con i gruppi con cui avevo suonato e ho trovato una vecchia cassetta di registrazioni.

La qualità del suono era terribile come ci si può aspettare, ma l’ho mandata a loro e insieme ai nastri originali e alla Rise Above hanno rimasterizzato il tutto.

Steve e Paul andarono a sentire la rimasterizzazione, io purtroppo non potei essere presente perché in quel periodo ero fuori a suonare in una band.

Avevo anche l’idea della copertina originale e il nome dell’album nella mia collezione (se la Gemini lo avesse pubblicato)

La ridisegnai al meglio e inviai il disegno alla Rise Above, che lo trasformò nella copertina che vediamo oggi. Credo che la prima tiratura di 2000 album in vinile sia andata esaurita molto rapidamente e che l’album abbia ricevuto buone recensioni, inoltre mi venivano chieste interviste a riguardo. La nostra musica è stata anche ribattezzata da prog-rock a doom rock, soprattutto per il suo contenuto dark e avevamo alcune canzoni molto, molto tetre che purtroppo non sono mai state registrate.

Da quando è stato pubblicato nel 2012, e parlo per me e probabilmente per Paul, in quanto unici membri attivi (purtroppo Trevor è morto nel 2010 e anche Steve è stato malato e non ha suonato per molto tempo), abbiamo rilasciato alcune interviste e ricevuto messaggi dai fan, che ci chiedevano se avremmo mai potuto eseguire le canzoni dal vivo.

Non ce lo vedo, mi piacerebbe, ma non siamo più giovani come una volta e con solo noi due non sarebbe davvero la band senza Steve e Trevor.

Lascio la parola a Paul e rimando alla domanda 8.

Iron Maiden 1966
Trevor Thoms, l’anima occulta del gruppo.

Trevor ha aperto la strada a questa direzione musicale, ma tutti noi abbiamo trovato molto facile scrivere in uno stile dark; non so perché. Forse gli attori trovano più facile interpretare il cattivo o l’antieroe e io amavo le strane progressioni di accordi, in più dal punto di vista dei testi era liberatorio non scrivere di fidanzate, amore, separazioni, qualcuno mi ha lasciato, eccetera eccetera, tutte cose pop/blues. È stato divertente cercare di essere il più possibile dark e horror.

Il nostro suono era quello che eravamo e siamo cambiati molto da quei primi giorni di cover blues, quando i nostri Maiden registravano quello che suonavamo così come lo suonavamo.

Se avessimo registrato di nuovo una canzone sarebbe stata diversa; abbiamo sempre suonato sul momento. Avevamo già elaborato strofe e ritornelli, ma ciò che li univa era diverso ogni volta.

C’era qualcuno su YouTube che ha provato a rifare la mia linea di basso in Falling. Non ha mai azzeccato la parte strumentale centrale, ma li ho contattati per ringraziarli di averla copiata e che nemmeno io avrei potuto suonarla, visto che non era mai la stessa due volte, quindi qualsiasi cosa suoniate in quella parte, fatelo:

È vostra.

A parte gruppi come i Cream (per le parti centrali estese), i Led Zeppelin (per le parti più pesanti) e i vecchi gruppi blues (per il feeling) non c’era nessuno che desse una direzione alla nostra musica.

I Sabbath sarebbero stati i più vicini se li avessimo sentiti quando abbiamo iniziato a scrivere, ma nessun gruppo ci ha influenzato più di tanto.

Forse siamo stati addirittura precedenti ai Sabbath.

Il nome dell’album Maiden Voyage sembrava molto appropriato. Sarebbe stato il nostro primo album, era un periodo buio per il trasporto marittimo (e come il Titanic, affondammo senza lasciare traccia, per poi essere riscoperti anni dopo. LOL, che strano)

La maggior parte dei nostri testi iniziava scegliendo un argomento di triste notorietà: la guerra, la carestia, la morte, gli omicidi, la stregoneria, l’occulto, qualsiasi cosa che potesse scioccare e c’erano pile di materiale da scegliere. Poi cercavamo d’intrecciarli in una canzone, versi, ritornelli, anche se il più delle volte scrivevamo prima la musica, cercando quelle progressioni stridenti.

Ned Kelly è stato un pezzo unico. Ci è stato chiesto dalla President Records di scrivere qualcosa per coincidere con il nostro imminente tour in Australia (che non è mai partito) e Mick Jagger stava per far uscire il film Ned Kelly in Australia.

Paul aveva lasciato la band e abbiamo reclutato Steve Chapman alla batteria (Moon, Poco)

Trevor, Steve e io abbiamo scritto Ned Kelly in modo rapido e incredibilmente ragionevole, abbiamo provato in una stanza della casa discografica per una settimana prima di andare negli studi per registrarla. Era molto diverso da quello che suonavamo dal vivo, ma era divertente da fare, forse una pausa da tutte quelle canzoni cupe.

La Gemini era gestita da Karl Denker (credo che il suo nome si scriva così) tramite la President.

Non ricordo bene le politiche della casa discografica, il nostro manager Stan si occupava di quel lato delle cose. Suppongo che sia stata una questione di soldi: un paio di singoli costavano poco da registrare e pubblicare e così sono stati fatti, mentre gli album erano ben più dispendiosi.

Con la mia mente più vecchia e più saggia, mi sarei assicurato che il marketing e la pubblicità fossero in grado di spingere un album, e non sono sicuro che sia stato così all’epoca.

Solo per il fatto che se l’album fosse stato pubblicato quando avrebbe dovuto, la gente avrebbe conosciuto la band all’epoca e avremmo potuto rimanere insieme più a lungo, e la nostra musica si sarebbe sviluppata in quello che non sapremo mai; death, thrash?

Avremmo potuto rivaleggiare con i Sabbath dell’epoca e gli altri Iron Maiden avrebbero dovuto avere un nome diverso. LOL.

Sembra che l’industria musicale si muova a ondate.

C’è stato il boom del blues (Fleetwood Mac, Chicken Shack, Rory’s Taste, Savoy Brown ecc.), del rock (Deep Purple, King Crimsom, Alex Harvey), del punk (Pistols, Clash, Dammed ecc.), dell’elettronica (Depeche Mode, Tubeway Army, Kraftwerk), della NWOBHM (Saxon, Iron Maiden, Judas Priest) e poi il nostro periodo tra blues e rock, che chiamerò i Secoli Bui (Iron Maiden, Bram Stoker, Hackenstack, Gnidrolog)

Non sono sicuro del contrasto con la vita “civile”, dato che molte delle nostre idee provenivano dalla cosiddetta vita “civile” più che dall’occulto, dato che la “vitaè tutta intorno a noi, tutti i giorni, senza bisogno d’incantesimi o congreghe per evocare gli orrori che accadevano nel mondo.

Scrivemmo una canzone di guerra con tutte le sue immagini raccapriccianti e ricordo che il ritornello ci fece ridere, tanto che in realtà cademmo dalle risate, ma purtroppo non la registrammo mai.

Sono sicuro che ce ne sono. Alcuni si spingono troppo in là, magari pensando che un patto con il diavolo li renderà famosi. Noi non ci siamo mai spinti così in là. Direi che non si è trattata di un’operazione di facciata, ma piuttosto di capire fino a che punto potevamo scioccare e ottenere una reazione, e ci ha dato una grande immagine sul palco.

Credo che i BUM abbiano avuto una reazione molto più forte degli Iron Maiden, soprattutto per quanto riguarda il nome e mi sarebbe piaciuto spingerlo di più.

Questa direzione occulta è venuta principalmente da Trevor, ma tutti noi l’abbiamo trovata molto interessante, soprattutto dal punto di vista musicale (si dice che il diavolo abbia tutte le melodie migliori)

Non abbiamo mai praticato l’occulto né ci siamo mai dilettati con una tavola Ouija, per sicurezza, ma alcune immagini erano molto interessanti.

I testi di God of Darkness sono stati scritti principalmente da Trevor con aggiunte di Steve, io ho scritto il riff iniziale e poi tutti abbiamo contribuito alla progressione della canzone. La sezione centrale è stata scritta letteralmente mentre la suonavamo, ogni volta che la suonavamo, facendo riferimento al fatto che non abbiamo mai suonato la stessa sezione due volte.

Se trovavamo una frase o un riff interessante cercavamo di ricordarci di inserirlo, ma sia io che Paul prendevamo spunto dal lavoro di Trevor alla chitarra: se lui si calmava lo facevamo anche noi, se iniziava un riff lo seguivamo.

Fortunatamente entrambi abbiamo scoperto di poter quasi anticipare la direzione che avrebbe preso la canzone e ciò che Trevor avrebbe suonato.

Questa interconnessione è durata a lungo dopo la fine dei Maiden, e nel corso degli anni ogni volta che mi incontravo con Trevor magari facevamo una jam session, ma suonavamo sempre come se non ci fossimo mai separati.

Wow, bella questa. Senza dubbio il momento migliore è stato quando Trevor si è presentato all’audizione, da quel momento siamo diventati una band diversa.

Ci sono due canzoni che non riesco a separare: God of Darkness, di cui adoro il testo, e Falling, soprattutto perché è stata la prima che abbiamo fatto in 5/4. È difficile stabilire quale sia stato il nostro miglior concerto, quello degli Who ha avuto il pubblico più numeroso, ma credo che sia stato il concerto di Bowie quello migliore.

Eravamo così affiatati ed era tutto materiale nostro, comprese le canzoni dell’album.

Non ho mai smesso di suonare.

Dopo i Maiden mi sono unito a un gruppo di nome Zior, un altro tipo di band occultista un po’ fuori dagli schemi, ma assolutamente non in linea con i Maiden, con cui ho fatto 3 album e qualche singolo, oltre a una band derivata chiamata Monument.


Poi ho formato un gruppo chiamato Gypsy, più blues/rock (abbiamo fatto da supporto ai Led Zeppelin al Chelmsford Corn Exchange (poi demolito))

In seguito, con Chris Rose alla chitarra, che si era trasferito da Liverpool a Southend, nell’Essex, abbiamo formato i Mongrel dopo essere andati in un club di Southend, dove si tenevano jam night ogni lunedì; ci siamo alzati per suonare e ci hanno raggiunto un altro chitarrista, Steve Rosenthal (ex IF) e il cantante Al Simmons (ex HGV)

Ora vivo a Newcastle Upon Tyne. Ho lavorato come crew e tour manager di Venom, Skycled, The Quireboys, My Dying Bride, Anathema, Love Hate, Yngwie Malmsteen, Manowar e molti altri e dopo aver suonato e formato diversi gruppi, ora suono nei Godzz of Wor, che suonano principalmente cover rock con Jim Clare, voce e chitarra (ex Venom, Cronos) e Chris Bennett, batteria / voce (ex Groundhogs, Paul DiAnno, Samson, Eric Bells Thin Lizzy, Black Rose): www.godzzofwor.co.uk, come vedrete siamo in concerto senza sosta.

Iron Maiden 2018
Barry Skeels nel 2018

Paul aggiunge:

Nel 1982 diventai il batterista dei Pinkees, un gruppo pop/rock di Basildon.

Abbiamo ottenuto un certo successo, raggiungendo l’ottavo posto nella classifica dello UK Singles Chart con Danger Games, oltre ad altri 3 singoli in classifica e un album.

Ho scritto il brano “Rocking with the Band” su questo album e il lato B di Holding Me Tight, il loro terzo singolo. Siamo stati in tour nel Regno Unito e in Europa e siamo apparsi a Top of the Pops (due volte)

Ora suono ancora la batteria con gruppi locali semi-professionali e mi diverto a suonare in una band blues chiamata The Heaters ogni venerdì da 16 anni, in un club blues che abbiamo creato per farci un concerto. Lo facevamo per niente, tutti i proventi pagavano gli headliner, alcuni dei quali erano piuttosto famosi.

Iron Maiden 2012
Paul Reynolds nel 2012

Grazie, è tutto merito di Rise Above e dello studio che hanno utilizzato.

Oggi è molto difficile fare qualcosa che non sia stato fatto prima, e si possono sentire le influenze di molti gruppi e artisti. Negli anni ’60 e ’70 era molto più facile essere e suonare in modo diverso, anche usando gli stessi strumenti. Dopotutto i Pink Floyd suonavano in modo così diverso dai Deep Purple o dai Manfred Man.

È ancora difficile ottenere un contratto e guadagnarsi da vivere, e anche se si ottiene un contratto, guadagnare abbastanza per diventare un professionista con il costo della vita di oggi è quasi impossibile mentre negli anni ’60 l’affitto, il cibo e i viaggi richiedevano solo una piccola percentuale del tuo reddito.

La grande differenza oggi è rappresentata da Internet e dai social media.

Si può creare un sito web gratuitamente, aggiungere musica, foto, video ecc. da presentare a potenziali case discografiche senza bisogno di organizzare un concerto e con la mia mente più vecchia e più saggia, mi sarei assicurato che il marketing e la pubblicità fossero in grado di spingere un album, e non sono sicuro che sia stato così all’epoca.

Viaggiare per chilometri per permettere agli A&R di vedere la band, a meno che loro vogliano farlo.

Si può raggiungere il mondo dalla propria camera da letto. Potete vendere voi stessi la vostra musica attraverso i numerosi canali e tenervi la maggior parte delle entrate, anche se lo streaming non è così redditizio. A seconda di quanto siete determinati, potete spingere voi stessi o il vostro gruppo al limite e sperare di farcela.


Infine, sarebbe stato bello se all’epoca avessimo avuto gli smartphone per cogliere quei momenti d’oro in cui si mescolano i grandi nomi, mentre tutti si rilassano e le conversazioni diventano mondane e prive di ego.

Grazie, queste domande hanno sicuramente esercitato le cellule grigie. Spero che lo troviate interessante. Una volta che l’avete redatto, potreste inviarmene una copia o un link via e-mail? Io salvo tutto e cercherò d’inserirlo nel nostro sito web.

Cordiali saluti

Barry e Paul

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