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ADEALISMO VS DECADENZA, una risposta a Dissipatio

ADEALISMO VS DECADENZA, una risposta a Dissipatio
Adealismo o decadenza? Questo è il problema, o meglio, la domanda che dobbiamo porre. Una risposta a Dissipatio.

Nell’ articolo di Dissipatio L’illusione contro la decadenza si tracciava la linea di un pensiero che da Leopardi, passando per Cioran fino ai giorni nostri, mette in luce come la decadenza di un mondo sia data dalla fine delle sue illusioni.

Con esse vengono indicate le narrazioni che l’uomo e i popoli adottano quando si muovono nella realtà, per “razionalizzarla” o giustificarla. In questo caso si metteva a confronto la decadenza dell’Occidente, privo di illusioni se non quella tecnica-positivista, con la Russia e gli altri popoli “barbari” capaci di imporsi su quest’ultimo grazie alle loro illusioni (nel caso russo l’Impero, o la sua continuazione, come Katechon) e a uno stadio pre-positivista/illuminista.

I popoli cosiddetti civili sono più deboli a detta di Leopardi e Cioran perchè non contemplano il mondo dal punto di vista dell'azione, al contrario dei popoli barbari (spesso giovani), ma del pensiero.

Più deboli, inoltre, perché questo ripiegamento su di sé dei popoli civili li allontana dalla natura, dove secondo Leopardi nascono le illusioni.

Ora, siccome noi di Blast siamo molto umili, e sobri, vogliamo contestare due cose del pensiero leopardiano e una di quello di Cioran, prescrivendo, sempre per la nostra umiltà e sobrietà, una soluzione al dilemma della decadenza posto da Dissipatio.

Innanzitutto dire che le illusioni nascono dalla natura implica, secondo la poetica del pessimismo storico leopardiano, una natura come corpo altro, completamente separata dall’uomo civilizzato.

Ci permettiamo di dissentire dall’illustre poeta, anche se lui non può più rispondere. L'assioma alla base del pessimismo storico è per noi sbagliato (come lo fu anche per lui dato che approdò al pessimismo cosmico).

Perché le illusioni sono chiaramente il frutto del lavorìo umano quando esso è a contatto con la natura.

Essa quindi non viene mai vista per quello che è, ma è vista per quello che l’uomo può sentire, a seconda dei suoi filtri antropologici e del suo retroterra culturale. Più l’uomo si fa civile, ovvero più prosegue sulla strada della ragione, più filtri mette paradossalmente alla sua visione delle cose, facendo della natura un ambiente distorto e piegato ai moti molto poco razionali dell’Io. E qui sarebbe d’aiuto alla nostra argomentazione avere di fronte anche solo un pugno di opere d’arte moderna e contemporanea, a partire dagli espressionisti.

L’altro punto contestabile è sottendere che le illusioni siano intimamente false, cosa che Leopardi fa coerentemente con il suo pessimismo. Dato che nascono dall’uomo e dalla natura come si fa ad affermare che siano vuote dentro? Non sono né false né vere per natura. Esse semplicemente sono. E d’altronde se fossero false sarebbe giusto il loro abbattimento. Pensiero che d’altronde fu propedeutico proprio al loro abbattimento.

Oggi infatti galleggiamo nel deserto delle illusioni: immanente, totale, quasi impossibile da definire come lo era per Pasolini definire nei suoi scritti il Potere. E forse il deserto delle illusioni è stato creato proprio da quel Potere, da quei moti democratici e del mercato che hanno uniformato, omologato la società, facendo strage di illusioni arcaiche, irrazionali, come poteva essere la cultura contadina italiana ancora alle soglie degli anni ’60.

Tutta la storia dell’Occidente converge in quel punto dove sta la fine di ogni illusione, dove l’uomo è un corpo morto sanificato dal vecchiume di ere passate.

Senonché esistono ancora delle pseudo-illusioni, o simulacri vuoti: la religione, la famiglia, l’amore per il proprio Paese, la morale, l’etica… il consumatore è però un essere avulso da ogni cosa.

E probabilmente il più grande successo della massificazione è far credere intimamente ai suoi figli di avere ancora remore di illusioni.

Ma esse sono sterili, aride, e basta osservarle attentamente per capire che sono doppioni, immagini, specchi che mascherano i propri opposti: la mancanza di qualsiasi morale o etica, il disinteresse assoluto verso il proprio Paese, la riduzione della religione a una dimensione pietistica, eccetera.

In questo senso le illusioni residuali contemporanee possiamo definirle false, profondamente false. O meglio false nella misura in cui l’anima dell’uomo è cambiata in modo irreversibile, nella misura in cui non coincidono con un profilo antropologico ormai mutato.

E solo si hanno, che separano dalla cruda realtà desertificata, questi simulacri di illusioni che alla prova della quotidianità non reggono mai, ma si adeguano ai suoi standard, si regolano perennemente e permettono all’uomo contemporaneo di mostrarsi ai propri occhi coerente, mai in difetto, mai in dubbio.

Nonostante la quotidianità sia il palcoscenico tragico dove spesso vengono alla luce le contraddizioni strutturali tra le illusioni correnti e la realtà, ovvero il luogo, proiezione dell’Io, dove dovrebbe avvenire l’effettiva concretizzazione delle illusioni.

Che invero non avviene mai, perchè esse sono limitate in una sfera privata imprendibile, fumosa, incredibilmente vaga e ampia, condizione essenziale per consolidare la doppia natura del consumatore.

Doppia natura che quasi come un meccanismo di difesa annulla l’autocoscienza, evitando il contatto violento con il deserto delle illusioni.

Probabilmente il peccato dell’Occidente non sta, come afferma Cioran, nel fatto che esso non sia abbastanza malvagio… ma che lo è senza saperlo.

Non ha qualcosa che giustifichi o indirizzi la sua malvagità, che perciò rimane repressa: l'uomo civile vive in un non-stato, in uno stato che è privazione, soppressione quotidiana di sé stesso.

I Popoli civili non hanno qualcosa di cui vivere e per cui vivere, se non quella strada di sviluppo permanente che indica la tecnica, le cui divinità sono l’efficienza e il progresso. Ma essa cos’è se non un’illusione, forse la più grande di tutte? L’illusione di poter cancellare le illusioni storiche e così facendo rendere l’uomo intimamente migliore, più razionale, più civile, meno incline alla guerra. Come abbiamo visto però le illusioni e l’uomo sono legati a doppio filo, il loro destino è lo stesso giacché carne della stessa carne. E colpendo uno si colpisce inevitabilmente anche l’altro.

Il fatto che i popoli civili non riescano a comprendere gli altri popoli, perchè barbari ancorati a illusioni ormai accertate dall’Occidente come false, rende solo il quadro più distruttivo.

In ogni caso non c’è via di uscita apparente, perché ormai abbiamo oltrepassato quella linea di consapevolezza antropologica per cui è impossibile che le illusioni tornino integralmente.

Un ritorno al passato è fuori discussione, con buona pace per tutti i conservatori che conservano ormai macerie, e non è neanche auspicabile. Forse la salvezza dei popoli civili sta paradossalmente nell’abbattere le ultime illusioni, quelle ultime che lo separano illusoriamente dal deserto, dal vuoto che si cela oltre la soglia. E così facendo prendere coscienza di sé, in un epifania joyceniana che fa toccare con mano la cruda realtà della civiltà moderna. La consapevolezza di vivere nel deserto, e anzi di essere deserto. E’ il punto estremo della civiltà e dell’illusione tecnico-positivista che annulla l’uomo come soggetto primario delle illusioni.

Per l’umano non c’è niente di peggio del Nulla, se non nella sostanza almeno nell’horror vacui che suscita un simile stato. Dal punto più basso si tratta poi di trovare una via d’uscita, o provando a tornare a uno stato pre-cosciente, cosa impossibile perché l’autocoscienza è una fiamma ormai deflagrata, oppure forti di una coscienza di sé spietata, si può cercare di raggiungere un’illusione autentica. Non è però ancora una volta un ritorno al passato perché è ben chiaro che ciò che è stato è integralmente morto, compreso l’uomo che viveva prima. E’ perciò l’origine di un percorso negativo di dis-illusioni che si potrebbe chiamare Adealismo. Ovvero un riconoscimento e una demolizione intima delle illusioni precedenti, gusci vuoti, prendendo atto non della loro falsità ma della natura distorta dell’uomo, che è ultimamente sfasata da un insieme di valori che sono solo enunciazioni di principio.

L’Adealismo è il percorso opposto dell’idealismo perché ammette a sé stesso che le illusioni, come gli ideali, dell’uomo moderno sono senza fondamenta, e l’uomo moderno è un deserto di illusioni.

E’ la costruzione di illusioni in negativo, quindi dis-illusioni che sono tese a costruire un’illusione profondamente autentica. In primo luogo perché si è radicalmente consapevoli di cosa significa autenticità, e forse nella Storia è la prima volta in cui si è pienamente consapevoli, proprio perchè si è toccato il vuoto con mano.

Le illusioni precedenti quindi vengono passate al vaglio dalla coscienza che le verifica e verifica se esistano le condizioni adatte, reali, sincere, per il crescere di quella illusione. Se non esistono come detto esse diventano dis-illusioni, ovvero si riconosce la loro esistenza come idoli concavi, si accetta il loro radicarsi solo a metà, perchè lo sguardo della coscienza impedisce loro un pieno fondamento, non trovando nell’essere le condizioni giuste.

E’ un setaccio di fatto che vigila in primo luogo su sé stesso e sul suo ruolo di attento separatore.

L’Adealismo dunque è uno stato a metà consapevole di esserlo, ma consapevole anche che questa è la condizione più autentica nel deserto quotidiano delle illusioni. E’ lo sguardo impietoso, demolitore della realtà e dell’uomo stesso. E’ il riscoprirsi macerie e carne, illuminando la rovina di tutto ciò che sta intorno, affilando la coscienza come discernitrice di illusioni e quindi della quotidianità, nemica eppure fonte costante delle stesse.

Si potrebbe confondere l’Adealismo con il cinismo o il nichilismo, ma l’assunto di fondo è che nell’Adealismo si è consci del proprio essere incompiuti, del proprio bisogno di una illusione vera, dello scoprirsi in transito, in costante, lancinante equilibrio.

Quello che è chiaro alla fine è della necessità di una illusione che sia profondamente vera, oltre ogni disillusione, oltre la coscienza e la consapevolezza.

Una illusione completamente autentica per l’IO finalmente cosciente e quindi la possibilità del realizzarsi dell’illusione potenzialmente più originaria della Storia perchè coincidente alla perfezione con un Io vigile, unità minima del Creato.

Questo è il punto di partenza dell’Adealismo, che è per certo uno stato tragico, perché anatomia costante di sé, ma l’unica via che può percorrere l’Occidente per sfuggire alla secolare decadenza.

Attendiamo risposta da Dissipatio.

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