Analisi Elettorale (s)Bilanciata

Analisi Elettorale (s)Bilanciata
Le Elezioni del 25 settembre 2022 sono state un vero e proprio spartiacque nella Storia della Seconda Repubblica.

Se negli ultimi anni il panorama politico italiano è stato contraddistinto dall’incertezza, ben rappresentato dagli esiti delle ultime due tornate elettorali, nel 2013 e 2018, che portarono alla formazione di Parlamenti senza una maggioranza solida, all’indomani del 25 settembre il futuro sembra chiaro.

Fratelli d’Italia, il partito che ha guidato la Coalizione di CentroDestra, si erge come il chiaro vincitore uscito dalle urne.

Dall’alto del suo 26%, una percentuale che da sola basta per comprendere l’intero CentroSinistra, Giorgia Meloni si candida a diventare la prima donna a sedere sugli scranni di Palazzo Chigi. Non male per un partito che quattro anni fa aveva a malapena superato lo sbarramento. Ovviamente, trattandosi di un partito di UlTrAdEsTrAh NeOfAsSiStAh, FdI ha subito gli strali di tutto il panorama politico e giornalistico italiano, che evidentemente teme il ritorno al potere di Benito Mussolini nella sua reincarnazione in tacchi e chioma bionda. Solo il tempo ci potrà dire se la netta virata a Destra che le urne hanno sancito dopo il 25 settembre avrà risultati duraturi nel tempo, e rivelarsi come il primo passo della seconda ondata nera che dal 2016 coinvolge tutti gli elettorati d’Occidente, o se FdI sia solo l’esempio più recente di partito-bolla pronto ad esplodere alla prima difficoltà.

Ma il fatto che l’avvento di Meloni come donna forte della politica italiana abbia fatto schiumare molti è già di per sé una vittoria per lei e per noi. 

Se Meloni può ridere, lo stesso non si può dire dei suoi rivali diretti.

Per tutta la campagna elettorale, il Partito Democratico di Enrico Letta sembrava essere destinato ad un serrato testa a testa con FdI. Le urne, tuttavia, hanno consegnato alla Coalizione di CentroSinistra un risultato impietoso: il PD ha conseguito il peggior risultato della sua Storia a livello numerico, è finito sotto 7 punti percentuali il suo diretto concorrente e si ritrova con le ossa rotte.

Anche nel resto della Coalizione l’indomani del 25 settembre è stato traumatico: solo AVS, unico dei partiti minori a superare il 3%, può gioire. Ora, come sempre accade all’interno del PD, il tragico risultato elettorale è stato il preludio ad un periodo di lotta feroce fra le varie fazioni. Mentre le ombre di Stefano Bonaccini e Elly Schlein (i due candidati più papabili al trono che fu di Enrico Letta) si stagliano sulle macerie del partito, a molti appare chiaro che, dinnanzi allo strapotere che la Destra ha conquistato nel Paese, la Sinistra debba lavorare, e molto, per poter ricostruirsi. 

Chiaramente Meloni e Letta sono apparsi, rispettivamente, come la grande vincitrice e il grande vinto della tornata elettorale.

Ma all’interno del variegato panorama politico italiano il concetto di vittoria e sconfitta dopo un’elezione è molto labile. Alcuni partiti che hanno conseguito risultati modesti, infatti, possono essere inseriti nella ristretta cerchia di coloro che possono vantarsi di aver vinto il giorno delle urne.

Fra questi il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte. I lettori non si scandalizzino troppo dinnanzi a questa affermazione, che, di fronte al crollo dei consensi elettorali del M5S (passati dal 32% al 15% nel giro di quattro anni e mezzo) rischia di sembrare una blasfemia. Ma se prendiamo in considerazione la situazione del Movimento agli inizi del 2022 non possiamo non rendere atto che l’ex-premier ha fatto un lavoro notevole nel corso della campagna elettorale.

Conte è riuscito ad intercettare il malcontento degli italiani, presentandosi prima come il principale autore del Draghicidio di luglio, poi incentrando la sua campagna elettorale sulla difesa della legge-simbolo del M5S, il Reddito di Cittadinanza, finito sotto gli strali di Meloni, acerrima nemica di tale misura. Una serie di mosse oculate, che, infatti, hanno permesso al M5S di mantenere una base salda di consensi al Sud, dove la misura assistenzialista del RdC ha avuto particolare successo (chissà come mai), e di recuperare qualche punto nei sondaggi rispetto ai concorrenti diretti di Lega e PD. All’indomani delle elezioni, infatti, appare chiaro che la principale forza di opposizione allo strapotere di Meloni non sia il CentroSinistra, ma lo stesso Movimento, avversario della linea di FdI su più punti. Mentre il PD dovrà fare i conti con la sua eredità, il M5S può puntare, sempre sotto la leadership di Conte, a diventare il nuovo partito leader della Sinistra.

Al contrario, la Lega di Salvini, il partito che fu il principale attore politico della legislatura appena conclusasi, si trova a fare i conti con un vero e proprio incubo.

I risultati parlano chiaro: 8%, poco più di FI e Terzo Polo, meno della metà rispetto al risultato ottenuto appena quattro anni prima. Un disastro che sembra aver azzerato in un colpo solo la politica nazionale condotta dallo stesso Salvini. I tempi della ruspa, dei porti chiusi e delle sagre di paese sembrano ormai uno sbiadito ricordo mentre all’interno del Partito si parla già di ristrutturazione profonda, che avrebbe coinvolto anche le alte sfere. Infatti, in seguito ad una tragedia di proporzioni così grandi, la Lega ha ben poche alternative dinnanzi a sé. Ora si aprono due strade per Salvini:

  • chiedere teste (penso a quelle della cosiddetta linea governista, i moderati filodraghiani che hanno sostenuto il governo uscente, incarnata dai vari Zaia, Fedriga e Giorgetti)
  • o perdere la testa, forse per mano degli stessi governisti.

Quello che rimane, dopo il 25 settembre, è un partito da ricostruire praticamente da zero, con il concreto rischio di vedere il proprio bacino totalmente assimilato dentro FdI o disperso fra le varie forze di CentroDestra e Destra antisistema. 

Molto più difficilmente inquadrabile è invece Forza Italia. L’uomo non nuovo della politica italiana, Silvio Berlusconi, infatti, sembrava destinato a sparire dallo scenario politico italiano.

Davanti a lui, Meloni e Salvini, che ormai sembrano aver eclissato il Cavaliere del Lavoro come leader del CentroDestra. Dietro di lui, un Centro in crescita e che può andare ad erodere i consensi di FI, ormai una forza sbiadita del panorama politico. Ma, ancora una volta, Silvio Berlusconi è stato capace di rompere tutti gli schemi. Forte del potere dei suoi TikTokTak, diventati ormai un meme virale, il Silvione Nazionale ha conseguito una pazza rimonta che, contrariamente a tutti i sondaggi, ha scongiurato il tanto temuto sorpasso del Terzo Polo, confermando Forza Italia come una delle principali forze del CentroDestra al governo.

C’è molto poco da fare e ancora meno da dire: se punti su Silvio Berlusconi vinci. Sempre.

Al contrario, mi sento di dire che il Terzo Polo del dinamico duo Carlo Calenda e Matteo Renzi si è rivelato una delle grandi delusioni di questa tornata elettorale.

Non mi sento di definire l’alleanza fra Azione e Italia Viva come uno sconfitto. Il risultato elettorale (7%, quasi 8), è stato molto positivo per una formazione politica nata appena due mesi fa. Ciò che ha penalizzato molto il nuovo Centro, e che mi ha portato ad inserirlo nell’ignobile schiera degli sconfitti sono due elementi.

Su tutti l’esorbitanza quasi irriverente e arrogante dimostrata da Calenda: per tutta la campagna elettorale il leader del Terzo Polo non ha mai nascosto il suo entusiasmo, uscendosene spesso con frasi pompose del tipo Supereremo Forza Italia!, Supereremo la Lega!, Supereremo Fratelli d’Italia!, Supereremo i voti presi dal PNF!.

Sarebbe anche positivo, se solo, numeri alla mano, le tue parole fossero confermate dai fatti, cosa che non è successa. In secondo luogo, a pesare molto sulla prestazione del Centro è il mancato sorpasso su Forza Italia, dato come praticamente certo da tutti i sondaggisti, ma che alla fine non è mai avvenuto. Anche prevedibile, dal momento che sia Calenda che Renzi, fuoriusciti dal PD, hanno attirato le attenzioni di molti ex-elettori del CSX, più che del CDX, alla fine rimasto fedele a Berlusconi. Sconfitta? Non direi, tutto sommato. Più un pareggio subito in rimonta con rammarico, ma di sicuro non un risultato che fa sorridere. 

Mi sarebbe piaciuto analizzare anche i risultati elettorali di Impegno Civico con Luigi Di Maio, l’uomo che fu il grande protagonista dell’ultima tornata elettorale. Ma ho preferito optare per la pietà e non andare ad infierire. 

Per concludere, parlo di quello che, a mio giudizio, è stato il più grande sconfitto di questa tornata elettorale:

Niente meno che il premier uscente Mario Draghi.

Presentato come l’uomo che avrebbe salvato l’Italia, Draghi si ritrova alla fine del suo governo con le ossa rotte, portando a casa solo una piccola parte degli obiettivi che si era prefissato all’inizio del suo mandato. Per di più, come da me precedentemente detto, le due forze politiche che più hanno giovato di queste elezioni sono state letteralmente l’unico partito di opposizione (FdI) e il partito che alla fine dei conti è stato il principale autore della caduta di questo governo (M5S).

Un vero smacco per un governo gestito da colui che è stato battezzato il migliore. 

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