Brama: La Setta Artistica

Brama: La Setta Artistica
Il Blast si aggira trottolante e cangiante nell’italiosfera alla perenne ricerca di singolarità acceleranti.

Rapide e rumorose come un treno merci, bizzarre come un monopattino elettrico. Tipo Brama.

Talvolta si imbatte in delle prede e le fagocita donandogli le proprie caratteristiche magliette tecnopiratesche. Questa volta è toccato a Brama, collettivo di otto musici che sta mettendosi in mostra per le strade della capitale grazie ad un modo di fare arte che è avanguardia vera.

Ci incontriamo in particolare con i due santoni di questa setta itinerante, due inconfondibili teste della Roma centro post-moderna: la nobile glabra lucentezza di John Bramante e la villosità di matrice intellettuale più che boscaiola di Ducetrix (con l’accento sulla I), rispettivamente voce e chitarra del gruppo.

Saranno i loro racconti a nutrire il folle desiderio di novità cui il BLAST è condannato.

Le origini

Vi abbiamo detto poc’anzi che Brama è una band.

Tuttavia questa è solo una frazione della verità. L’avanguardia del gruppo sta proprio nella pluralità di forme d’arte che propone, in cui è complesso, se non impossibile, capire quale sia prevalente e quale solo di contorno. Potremmo chiamarlo teatro-canzone, ma anche questo sarebbe riduttivo, perché la performance si mostra al pubblico al contempo come spettacolo, ma anche come azione politica o financo rituale religioso.

Vi sia d’esempio per comprendere questa multiformità le diverse origini del progetto descritte dai due nostri eroi:

Secondo una versione le origini di Brama vanno rintracciate in una sgangherata compagnia teatrale messa su da un impicciarolo locale che cercava di fare creste sui bandi pubblici per la cultura assumendo e formando dilettanti allo sbando; un’altra pista si va a perdere in una scuola occupata per provare a girare una serie TV; un’altra ancora conduce invece alla scena musicale della trap alternativa romana dei vari Tauro Boys, Wing Klan e affini, con cui i due hanno condiviso alcuni anni nei soliti conosciuti licei del centro di Roma che fungono da cantera per gli artisti della capitale.

La data di nascita del collettivo viene però datata a luglio del 2020, con Bramante ed un pianista classico (attuale tastierista del gruppo) in cima ad una terrazza accompagnati dai dubbi di Ducetrix, che reputava questa ennesima attività una mondezza e ci si è ritrovato comunque invischiato fino al collo.

Ma almeno una sola certezza in questo caos c’è ed entrambi ci hanno tenuto a mettere in chiaro:

Non fatevi ingannare dalle due sole tracce pubblicate come solisti da Bramante e Ducetrix, nessuno dei due ascoltava rap o affini in gioventù, qua si fa solo musica suonata. Pressoché esclusivamente dal vivo, come vedremo nel prossimo paragrafo.

Le strade

A partire da una terrazza, oggi Brama è alla conquista delle strade di Roma. Non è un modo di dire, è il loro modus operandi, così come lo era per le B.R. e per l’Ama (l’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti a Roma), le due entità che unite formano il nome del collettivo.

Quando suoni in un luogo, o lo conquisti o ne vieni conquistato, afferma Ducetrix. Loro hanno senza dubbio conquistato gli improbabili locali in cui hanno suonato, per cui sono passati allo step successivo provando a confrontarsi con la realtà più complessa e più reattiva dello spazio aperto.

Emblematica è in tal senso la loro partecipazione alla parata per la Festa della Repubblica, in cui con bandiere tricolori al seguito, hanno portato il loro contributo ed il loro punto di vista sull’evento esibendosi sotto gli occhi al contempo divertiti e confusi dei militari presenti; oppure il matrimonio della Giovane Italia, magistralmente interpretata da John Bramante, col fascismo, celebrato di fronte al Colosseo quadrato (o Palazzo della civiltà italiana, se preferite), prima del rapimento della sposa da parte del comunismo. Come si schierino i nostri nelle spinose questioni che mettono in scena per le strade non ci è dato saperlo, perché effettivamente non si schierano. Loro irrompono con arroganza, contribuiscono con una propria riflessione, basiscono un po’ il pubblico tra saluti romani, bandiere degli USA, divise militari e quant’altro e infine si ritirano a sintetizzare la strana giornata vissuta con criptici post su Instagram.

Un tempo si chiamava situazionismo, Brama stesso si definisce collettivo situazionista, ma tutto ciò è indubbiamente BLAST

Così come è davvero BLAST la loro riflessione sul Novecento, la fine delle ideologie, della storia e tutte queste menate qua.

Sembra che il Novecento sia stata l’ultima eiaculazione della storia, che ha gettato il suo sperma su un plexiglass e lì lo ha cristallizzato. Ma è una cazzata: noi siamo ancora qui a sborrare. Un’immagine di grande poesia dipinta da Ducetrix, che effettivamente sintetizza il compito della controcultura oggi: sguazzanti tra i cadaveri delle vecchie ideologie lanciare spunti affinché un giorno ne sorgano di nuove.

Gli spiriti

Ci sono delle entità spirituali la cui ricerca guida Brama nel proprio percorso artistico.

Quando all’inizio si parlava di rituali religiosi si faceva riferimento a questo. Ogni esibizione nasconde un culto. Il culto della Giovane Italia è uno di questi. Ma uno fondamentale è quello di Onan. Il nome del personaggio biblico è apparso in sogno nelle menti di Brama, librantesi sopra i tetti dell’antica Roma, come il monogramma di Cristo per Costantino.

Onan rappresenta un inquieto vivere spettacolare, la piacevolezza della vita nella sua ribellione contro le leggi tradizionali di Israele.

Questa è la dimensione di Brama ci rivelano i nostri ospiti.

Poi si correggono.

In realtà il vero spirito di Brama, che è un’altra entità divina, lo stiamo ancora cercando. Forse Onan è solo il lato oscuro di Brama.

La loro ricerca continua a quanto pare. Ci saranno nuovi momenti di assoluto misticismo nei prossimi concerti in cui questi spiriti potrebbero da un momento all’altro incarnarsi nelle viscere di uno dei membri della band (spesso il malcapitato è John Bramante) e una improbabile verità si rivelerà anche al pubblico di Brama, come a degli iniziati.

La bussola

La nostra ciurma si muove nel mare infodemico con le più potenti tecnologie nautiche a disposizione della razza umana. Ma i ragazzi di Brama, per orientarci nella loro multiforme carriera, ci hanno fatto dono di una bussola. Dopo avervi confusi abbastanza in questo articolo, tra spiriti di origine biblica e performances esoteriche, è il momento di mostrarla anche a voi.

A nord la Milano fashion week: è vero che John Bramante ha sempre un grande stile, ma non ci saremmo mai aspettati che li avrebbero chiamati a suonare ad un evento del genere;

Ad est il circolo Che Guevara, sede di Rifondazione Comunista nel quartiere romano della Montagnola, secondo i membri del gruppo di stampo molto maoista (da cui la scelta di porlo ad est in questa mappa) Qui Brama si è esibita in collaborazione con la giovane organizzazione accelerazionista Inventareilfuturo;

A sud il festival al parco divertimenti Cinecittà World con, tra gli altri, i rapper Ketama e Noyz Narcos, specialmente il secondo simbolo di Roma Sud. Questo concerto è in realtà in programma prossimamente, quindi tenetevi aggiornati;

Ad ovest l’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede. Avranno forse tenuto un concerto reggaeton?

Non ne abbiamo idea. In ogni caso sono questi gli estremi confini, geografici o ideali, cui si è riuscito a spingere l’estro e la smania di conquista del collettivo. Quattro poli tra loro diversissimi, incompatibili apparentemente, nei quali si direziona Brama, nell’attesa di raggiungere un quinto polo, il centro della bussola: un concerto con CasaPound. Gli auguriamo di conquistare presto quest’ennesimo orizzonte.

Il futuro

Volete anche voi la maglia?! Cliccate qui!

Sappiamo che Brama parteciperà a quel festival con Noyz, Ketama e altri amici del rap romano. Sappiamo che stanno preparando un terzo atto nella vicenda della Giovane Italia.

Pare anche che suoneranno all’auditorium…Ma è tra due mesi quindi boh.

Ecco, questo sintetizza davvero la dimensione di Brama.

Una dimensione cui non si accede con la programmazione, i discorsi fatti a tavolino e i biglietti comprati su internet, ma con l’azione e lo scambio reciproco con ogni possibilità del presente.

Hic et nunc. Essere al posto giusto al momento giusto, questo è il modo migliore per godere della sua arte.

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