CARL SCHMITT CONTRO TUTTI: DIALOGO POSTUMO SULL'ORLO DEI TEMPI. (PRIMA PARTE)

CARL SCHMITT CONTRO TUTTI: DIALOGO POSTUMO SULL'ORLO DEI TEMPI. (PRIMA PARTE)
Dialogo febbrile con lo spirito di uno dei più grandi giuristi e filosofi del Novecento, Carl Schmitt, ultimo cantore dello Ius Publicum Europaeum e consigliere politico intimissimo di Blast nella nascente era del multipolarismo.

PARTE I

E ci sarà pure la seconda, prima o poi…


Sembra di delirare a leggere, nelle quiete di giornate primaverili, una tra le più grandi fatiche di
un giurista tedesco ormai semi-sconosciuto
.

La pazzia, una sottile linea d’ombra, che non può non essere consapevolezza, si addensa all’orizzonte, insieme ad inquieti presagi che rimescolano nel torbido.

In quelle terre di faglia dove l’ordinamento del diritto internazionale crepa, si scontra con il futuro, dove si accavallano due fronti della Storia carichi di tensioni. In questo scenario fumoso è possibile sentire gli accaniti appelli di Carl Schmitt, oltre la coltre del tempo, oltre la asfissiante contingenza.


Azione disumana è per noi uomini del ventunesimo secolo svicolare dalla quotidianità, esondare,
scavalcare al di là dell’immanenza dei social, delle televisioni, del chiasso di fondo che è la realtà.

Solo allora si tendono le orecchie, alla ricerca di impercettibili vibrazioni che giungono da
lontano. E che non sono generate dal fragore delle armi, specchio per le allodole mediatiche.
Perché nel fango delle pianure ucraine non si stanno confrontando solo due eserciti, ma due
concezioni del mondo, e quindi del diritto


Blastide Furioso: Partiamo da lontano…dove affondano le radici dell'incedente deflagramento dell'ordine
internazionale? Come si è giunti all'esasperazione totale, quasi che durante i lunghi anni di pace
(perlomeno in Europa) i cavalli dei secoli si accumulavano in massa pronti a travolgere l'argine.
Di chi siamo dunque figli noi e i nostri tempi e questa guerra…

Carl Schmitt (con tono arrabbiato)

Lassen Sie sich nicht täuschen!
Non fatevi abbindolare!

Il chiasso dei guerreggianti, le loro ferme condanne e le loro salde
minacce nascondono, almeno da parte occidentale, solo uno spaesamento assoluto, l’incapacità totale di pensare allo svolgersi della storia. E di comprendere da dove essa sia venuta.
Ogni giorno siete sottoposti alle più disparate, quanto simili e fuorvianti, informazioni, appelli,
notizie… Ogni giorno sentite che la guerra in quanto tale è un crimine, e l’aggressore il colpevole, il criminale da punire. E’ chiaro, lineare nella vostra spasmodica ricerca di un totalmente colpevole su cui riversarvi. E allora di conseguenza viene naturale far risalire a certi eventi storici le cause più disparate: al regime politico, al grado di autoritarismo, ai diritti. E dall’altra, che sta sempre come contrasto positivo assoluto, esaltare le lands of freedoms dove risiedono i giusti, da cui guardano con pietoso distacco le terre del caos e dell’ingiustizia… ma è tutto a ragion veduta una questione di linee internazionali.

Blastide Furioso: 
Cioè?

C.Schmitt (con tono calmo)
Tutta la Storia, dalla modernità in poi, ovvero da quando è stato possibile misurare e avere contezza della dimensione globale della terra, è sempre stata attraversata da linee globali che oltre a definire il diritto erano portatrici di una particolare visione del mondo. L’Europa attuale, e il mondo, è frutto di ciò. La linea che vi separa dal resto del globo è figlia della dottrina Monroe, ormai allargata, dal solo emisfero occidentale nel 1823, a includere tutta l’Europa. Essa non è solo una linea di autoisolamento dalle ingerenze esterne, ma è carica, lo è sempre stata, dei valori di cui gli americani sono portatori. Ovvero la pretesa morale e culturale di rappresentare la libera, tipica e autentica Europa. Da quando in Europa i regimi assolutisti e dittatoriali (e dopo l’Unione Sovietica) sono caduti questa pretesa si rivolge chiaramente a tutto il resto del mondo.

Blastide Furioso:
Il destino dell'Inghilterra è ormai segnato e la sua attuale forma di esistenza volge al tramonto.
Se la nostra forza ci permetterà di imporre una legge al nostro emisfero, questa dovrebbe
consistere nel fatto che il meridiano che passa in mezzo all'Oceano Atlantico formerà una linea
di demarcazione tra la guerra e la pace, al di qua della quale non si dovrà intraprendere alcuna
ostilità e il leone e l'agnello vivranno in pace l'uno accanto all'altro.
Così disse Jefferson in un discorso del 2 gennaio 1812 e che lei riportò nel suo libro.

C.Schmitt (con tono felice, perché qualcuno ha letto il suo libro)
Genau wie das! Una linea di autoisolamento dalla corruzione e decadenza dell’Europa per
preservare tutto ciò che di morale, civile e politico vi è al di qua dell’emisfero.
Una linea che però
paradossalmente capovolge i termini dell’isolamento perchè lo stesso è funzionale all’esercizio di
un giudizio storico, morale, politico e del diritto da parte degli Stati Uniti su tutto ciò che al di là
della linea. Ciò che sarà poi messo nero su bianco dalla dottrina Stimson del 1932 dove, in occasione dell’invasione del Giappone in Manciuria, si affermava di non riconoscere alcun governo creato con la forza. Alcun governo nel mondo! Gli Stati Uniti erano così diventati i depositari della legittimità di ogni Stato della Terra, distribuendo il proprio giudizio e dividendo la terra in Stati “canaglia” e buoni. Una bontà arbitraria, che rappresenta ancora oggi un certo tipo di regime politico e un insieme di valori e diritti. Il fine ultimo di tutto questo, oltre alle logiche di potenza e predominio, è chiaramente l’abolizione della guerra su tutto il globo. Una certa visione morale, quella americana, applicata alla guerra permette di condannare la stessa come crimine e l’aggressore come criminale, rendendo la ritorsione contro l’aggressore un mero atto di polizia internazionale, e si sa che ai criminali non viene concesso alcuno status di legittimità. E' un ritorno del justus bellum che lo Stato europeo, veicolo della secolarizzazione, aveva fatto quasi del tutto dimenticare.
Il punto importante è che nella visione che gli Stati Uniti avevano della guerra le uniche esperienze di guerra pre-conflitti globali erano quelle di guerre civili. Guerre civili che hanno sempre incarnato il pericolo maggiore per la sopravvivenza dello Stato e che quindi portano con sé i semi delle cosidette guerre giuste, o d’annientamento. Dove c’è un discrimine dichiarato tra i due o più belligeranti in quanto essi non possono essere considerati rivali, nemici legittimi ma solo e solamente come violatori dell’ordine internazionale e quindi fuori dallo stesso. Nelle guerre giuste il nemico viene ridotto ad anomalia ed eliminato con qualsiasi mezzo.

Blastide Furioso:
La guerra giusta è quindi qualcosa che nasce con l'affermarsi dell'America nel contesto globale?
Vuole dire che le guerre del passato non seguivano logiche discriminanti?

C.Schmitt (con tono deciso)
No affatto. Voglio dire che l’avvento dello Stato, dopo la fine della Res Publica cristiana e del suo concetto di katechon, quale costrutto intellettuale specificatamente europeo, allontanando i teologi dalle più importanti questioni di diritto e separando di netto il diritto pubblico da quello privato ha permesso di svuotare la guerra di qualsiasi contenuto per concentrarsi sull’effettiva forma della guerra. Ovvero, grazie alla istituzione della sovranità, dotare di legittimità il nemico spostando il baricentro del diritto bellico dal piano morale al piano formale: chi poteva condurre una guerra allora? I sovrani europei, che si riconoscevano come pari in un ordinamento spaziale comune, ovvero quello dello jus publicum europaeum. Ciò ha permesso la formazione del concetto di justus hostis, nemico giusto, e la limitazione delle guerre di annientamento (che allora erano guerre civili religiose) dal suolo europeo. La guerra interstatale europea diventava così un duello tra due sovrani regolata dal diritto bellico e sotto il giudizio imparziale degli stati neutrali,
che rimanevano (incredibile per oggi) in amicizia con tutt’e due i belligeranti. La guerra finiva poi in grandi conferenze di pace dove erano presenti tutti gli Stati, perchè le guerre nell’ordinamento europeo riguardavano tutti, e ciò permetteva di imbrigliare il potere del vincitore e ridistribuire i guadagni e i costi della guerra in modo da assicurare l’equilibrio complessivo dell’ordinamento.

Blastide Furioso:
Era, da quanto sembra di capire, una faccenda, quella della limitazione delle guerre
d'annientamento, prettamente europea.

C.Schmitt (con tono calmo)
Esatto!

La limitazione fu possibile finché sullo sfondo ci furono territori liberi per la conquista, ovvero l’Africa e l’America, dove non esisteva alcun tipo di limitazione. Questo perchè considerati territori non civilizzati, che incarnavano lo stato di natura (ed è indicativo che Hobbes quando parlava di stato di natura si riferisse all’America), ovvero uno stato di anarchia, senza regole, dove infine era quindi possibile un libero confronto delle forze. Le spietate guerre coloniali ne sono un chiaro esempio. E’ anche qui una questione di linee globali e di un Nomos della Terra che separava nettamente il territorio statale da quello coloniale e financo dal mare libero. Per ogni tipologia di ambiente quindi corrispondeva una tipologia di guerra precisa. Nel mare c’era ad esempio assoluta libertà e il tipo di guerra navale era più vicina ad essere considerata una guerra d’annientamento, dove navi di uno Stato potevano fare preda di navi private rendendo palese perciò uno squilibrio di forze notevole che in un conflitto europeo intra-statale non sarebbe stato possibile. Perché gli unici titolari dell’uso della forza militare erano gli Stati e limitatamente all’esercito dello Stato nemico, pena la violazione dello ius in bello.
Lo jus publicum europaeum, e l’equilibrio tra potenze terranee che assicurò, fu favorito perciò dalla duplice presenza di enormi territori liberi e dall’egemonia marittima di un Paese, l’Inghilterra, che si poneva come ponte tra un ordinamento terrestre e uno marino.

Blastide Furioso:
Quindi il problema della guerra giusta, o d'annientamento, si può legare alla presenza di un ordinamento spaziale chiaro? Limitato in questo caso all'Europa e solo ai Paesi europei che potevano essere considerati pienamente Stati sovrani.

C.Schmitt (continua)
Finché le due condizioni fondanti lo ius publicum europaeum ci furono esso continuò ad esistere.
Ma quando, in forza di una presunta missione civilizzatrice europea, l’ordinamento si aprì ad attori non-europei ciò fu la fine. Invece di elevarsi universalmente l’ordinamento europeo si dissolse, stretto in una morsa tra gli Stati uniti e l'Unione Sovietica e le loro visioni universalistiche. Con conseguenze multiple tutte dovute alla sparizione di una dimensione spaziale definita, tra queste il ritorno delle guerre giuste, la fine dell’istituto della neutralità (i casi della Svezia e della Finlandia sono esplicativi in questo senso) e la riduzione del diritto internazionale a una serie di enunciazioni, consuetudini generali ed astratte slegate da ogni ambito spaziale. Ma chiaramente teso ad una abolizione formale ed immediata della guerra. Già ci provò la delegazione americana a sviluppare questo nuovo crimine nel trattato di Versailles, poi con il protocollo di Ginevra ed infine si riuscì con il Patto Kellog del 1928.
Il dramma, ancora contemporaneo, è che a una abolizione giuridica-formale della guerra non sempre sono seguite soluzioni politiche oggettive alle vere cause della guerra, che sono la richiesta di sicurezza da parte degli stati e il riarmo. E questo soprattutto da quando l’altro attore su cui si basava l’ordine internazionale, ovvero l’Unione Sovietica, è crollato e il potere dell’egemone, ovvero gli Stati Uniti, cala progressivamente. Con la conseguenza che, invece di limitare la guerra, la si universalizza in nome di una unità spaziale del mondo.

Polverizzando lo stesso concetto di guerra in quanto si nega all’altra parte ogni legittimità o diritto, se non lo status di criminale contro cui ogni misura è concessa (famosa è la formula del policebombing) e si apre la guerra stessa, ormai solo guerra civile, atto di polizia internazionale, a una pluralità di attori fuori dal controllo dello Stato che agiscono autonomamente, rendendo il quadro bellico frammentato, quindi non regolato da istituzioni di diritto e perciò molto più distruttivo.

Blastide Furioso:
Ma scusi, mi permetta di fare la parte dell'ingenuo… è punita l'aggressione, non la guerra in generale, penso al diritto di autodifesa. E la Russia nel nostro caso ha aggredito chiaramente l'Ucraina, è oggettivo.

C.Schmitt (con tono deciso)
Accolgo la sua perplessità e rilancio. E’ necessario in questo punto però uno sforzo logico e terminologico che all’ingenuo potrà sembrare artificioso. Lei mi assecondi. Come già scrissi bisogna distinguere tra la condanna di una guerra di aggressione in quanto guerra nel suo insieme o se invece si intende l’aggressione quale evento a sé distinto da una possibile guerra. E’ chiaro, anche se non sembra così, che l’attacco e la difesa non sono due concetti assoluti e morali ma sono legati sempre durante una guerra a specifiche situazioni. Non è detto quindi che il primo che passa all’azione militare sia il responsabile e il colpevole a priori della guerra. A maggior ragione se nel diritto internazionale c’è una certa riserva sui mezzi necessari all’autodifesa da parte del paese aggredito per cui come io scrissi “può risulta repratico persino il vecchio detto secondo cui la migliore difesa è l’attacco”. Ha visto la controversia sull’invio di armi offensive e armi difensive? Ecco.

La condanna a una guerra di aggressione porta con sé annosi dibattiti sulle responsabilità
morali di una guerra (e lo si può notare ancora una volta bene in questa guerra dove i due Paesi belligeranti portano a loro favore ogni tipo di tesi) sostanzialmente infinite.

Bisognerebbe dunque separare la condanna a una guerra d'aggressione dall'atto dell'aggressione, ovvero un fatto oggettivo come lei stesso ha rimarcato, per permettere di sanzionare l'atto senza giudizi morali di alcun tipo per fermare lo scoppio della guerra. E qui sta la più grande differenza tra una pura mentalità giuridica e una politica, dove la seconda è tesa a ricercare le cause morali.
Aggiungo che per ogni definizione di aggressore sulla carta non si può distinguere se azioni militari servano o meno a scopo difensivo. Alla luce dei fatti è sicuro che l’aggressore sia la Russia? Lo dico per provocarla. Lasciando da parte la propaganda è lampante che la guerra sia scoppiata per un probabile ingresso dell’Ucraina nella NATO da cui la Russia si sente oltre ogni dubbio minacciata. Si può dunque classificare questa guerra agli occhi russi, ma anche nostri, come guerra d’aggressione? Io dubito. In ogni caso è una guerra, ovvero un processo sempre bilaterale, mentre l’atto d’aggressione è sempre unilaterale.
La definizione di aggressore impedisce quindi la soluzione del vero problema della guerra,
ovvero la sicurezza e il riarmo, poiché essa rende necessari i preparativi per la lotta contro un
eventuale aggressore (nel caso dell’allargamento della NATO una profezia auto-avverante) e inoltre, dato il carattere morale delle guerre contemporanee diventa difficile una loro limitazione.

(ora con tono arrabbiato)

Anzi è probabile ogniqualvolta un estensione delle stesse. Perché come può un Paese dichiararsi neutrale e imparziale di fronte all’atto di un criminale? E’ immorale! Pensi che oggi si sta rispolverando quella posizione intermedia tra la neutralità e la belligeranza che fu la non-belligeranza! D’altronde necessaria quando un Paese terzo invia armi e sostegno a uno dei due Paesi in guerra. Dove sta allora il confine tra pace e guerra? Non c’è più, una volta venuti meno gli standard giuridici dello ius publicum europaeum.

Voi vivete in un tempo ahimè… che è fatto di sole sfumature, ma che di fatto è uno stato di guerra latente.

CONTINUA!

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TERZA SERATA STRAGOG, scritto e diretto da ilBlast
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SECONDA SERATA STRAGOG, vista e diretta da ilBlast
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