CARL SCHMITT CONTRO TUTTI: DIALOGO POSTUMO SULL'ORLO DEI TEMPI. (SECONDA PARTE)

CARL SCHMITT CONTRO TUTTI: DIALOGO POSTUMO SULL'ORLO DEI TEMPI. (SECONDA PARTE)
Siamo di nuovo collegati spiritualmente con Carl Schmitt!

PARTE II

E ANDATEVI A RECUPERARE LA PRIMA

Blastide Furioso: Il diritto internazionale è scollato dunque dalla realtà, o lo è sempre stato? Mai come in questa crisi si nota un affanno dello stesso dato innanzitutto dal fatto che non sembra più in grado di impedire lo scoppio delle guerre intrastatali. E quando per la prima volta l’argine crolla poi è impossibile ricostruirlo.

C.Schmitt (con chiarezza espressiva)

Il successo del diritto internazionale fino ad oggi nella limitazione della guerra è dato, mancando ancora una volta una dimensione spaziale, da condizioni che esulano dal diritto in sé. E si rifanno ai garanti di quel diritto, ovvero due superpotenze globali. E’ chiaro che più lo strapotere globale degli Stati Uniti, ultimi garanti, viene meno, più il diritto internazionale vigente, non più sostenuto con la forza e nemmeno da un organo internazionale come l’ONU perennemente bloccato, traballa. Anche perchè, e scusi la mia ossessiva ripetitività, il diritto internazionale attuale è una mera conservazione di uno status quo. Lo status quo globale dell’egemone. E d’altronde mancando una dimensione spaziale chiara altro non potrebbe essere. E’ dunque la natura conservatrice del diritto vigente (che si rifà alla condanna tout court delle guerre d’aggressione) che irrigidendosi favorisce uno scontro con i cosidetti paesi revisionisti. Più il mondo transita verso il multipolarismo più le condizioni globali che hanno favorito il diritto attuale verranno a mancare. Con il risultato di una frammentazione che potrebbe ricalcare la teoria dei grandi spazi. Ovvero, anticipo la sua domanda, la teoria per cui a un grande spazio culturale ma sopratutto fisico definito corrisponda un tipo di diritto internazionale peculiare. Come fu lo ius publicum europaeum prima della sua universalizzazione.

Blastide Furioso: Torniamo dunque al punto, secondo me, fondamentale. Per una reale limitazione della guerra è necessaria la definizione di una dimensione spaziale e un certo grado di omogeneità culturale. Sembra però che questa limitazione sia legata a un processo di secolarizzazione che è, fino a prova contraria, prettamente europeo ed occidentale. Processo che d'altronde come stiamo vedendo non implica per forza di cose una limitazione. E' possibile una limitazione senza secolarizzazione come è possibile una secolarizzazione senza limitazione?

C.Schmitt (con calma)

Innanzitutto c’è da chiarire cosa si intende per secolarizzazione, e già in parte lo ha fatto. Se si intende il processo storico frutto del pensiero europeo allora chiaramente l’Occidente è l’unica zona del pianeta secolarizzata. Se invece intende per secolarizzazione semplicemente la divisione della sfera politica-pubblica da quella religiosa, relegata a fatto privato o in ogni caso ininfluente, allora quasi tutto il mondo è secolarizzato. Semplicemente la differenza tra occidente e resto del mondo è che se per il primo la secolarizzione è frutto di una cultura viva, e così non potrebbe che essere, per il secondo è un dato di fatto funzionale alla creazione di uno Stato. E’ quindi una auto-imposizione, una scelta fatta dai paesi extra-occidentali per competere con i paesi occidentali sulla base di una scelta di convenienza, dato che lo Stato ad oggi è la forma di organizzazione del potere più efficiente. Ma è chiaro che la secolarizzazione non sia frutto di una cultura. La domanda interessante da porsi è allora: cosa succederebbe se la secolarizzazione sempre di meno favorisca la limitazione delle guerre? E lo Stato di conseguenza? Si aprirebbero prospettive sconosciute e nuovissime, e i paesi che solo hanno “adottato” la secolarizzazione potrebbero liberarsene con facilità. Come le guerre civili religiose dettero l'impulso per la creazione dello Stato così sarebbe logico aspettarsi un grande shock storico davanti a cui l'efficienza della creatura Stato venga meno. Ma sto divagando.

(con fare deciso)

Per rispondere alla domanda quindi, è possibile una limitazione senza secolarizzazione semplicemente perchè ciò è gia successo nella storia e in particolare nel Medioevo cristiano. Il processo di secolarizzazione e centralizzazione del potere (ovvero lo Stato) è comparso quando l’omogeneità culturale era venuta meno. Ovvero nel periodo delle guerre civili di religione conclusasi con la pace di Westfalia. Nel Medioevo l’omogeneità culturale era favorita dall’unità della Chiesa cattolica e dalla figura dell’imperatore, due sfere della stessa respublica. Con la particolarità che nel Medioevo tutti i territori che esulavano dal controllo dei principi cristiani, in special modo quelli islamici, erano considerati luoghi di conquista dove si concretizzavano le guerre giuste, ovvero le crociate. In ogni caso ancora una volta si giungeva a una parziale limitazione sul territorio europeiìo dovuta all’appartenenza a istituzioni religiose comuni. Non è un caso che nel trattato di Tordesillas (1494) due principi cattolici, che quindi riconoscevano il potere del papa, si accordarono, sotto la autorità del papa, per una spartizione pacifica dell’America. Mentre appena un secolo dopo tramite le cosidette amity line Francia, Spagna e Inghilterra stabilirono linee che avevano come scopo la divisione tramite un meridiano tra una zona pacificata (la parte di mare più vicina all'Europa) e una di libera lotta (la parte più prossima alle Americhe). Questo perchè mancava un comune riconoscimento di un potere superiore, in questo caso il Papa, cioè una comunanza culturale riconosciuta. 

(continua)

Bisogna quindi distinguere diversi tipi di omogeneità culturale. Nel caso della Res Publica cristiana il “principio omogeneizzante” veniva dalla religione, tutto discendeva da essa compreso il diritto, nel caso dello Stato europeo veniva da forme e pratiche giuridiche basate su modelli comuni di organizzazione del potere. Quindi in sostanza si, è possibile.

Blastide Furioso:
Come ha detto prima però, una limitazione è possibile solo con spazi di lotta libera. Nel medioevo i territori islamici erano territori nemici dove si concretizzava la guerra giusta. Nell'eta moderna l'Africa e le Americhe erano territori liberi. Ma dov'è la valvola di sfogo in un mondo saturo? Qualora il potere dell'egemone diminuisca sempre di più e si affermi una struttura multipolare su cosa può fondarsi una limitazione a livello globale delle guerre d'annientamento.

C.Schmitt (con tono arrabbiato)

A questa domanda risponderei impulsivamente che non è possibile, non può fondarsi una limitazione a livello globale della guerra d’annientamento, perchè la guerra necessita in ogni caso e fino a prova contraria di spazi liberi. La risposta potrebbe parzialmente risiedere nella sistematizzazione globale di una teoria dei grandi spazi che lasci un margine di scontro nei mari. Il pericolo di questa teoria è che essa può facilmente tramutarsi in uno scenario da scontro delle civiltà a livello globale, esasperando a livelli mai visti le guerre d’annientamento. In ogni caso, a uno sviluppo dei grandi spazi sempre più probabile e quand’anche sia ben strutturato, rimane il punto che manca uno spazio libero terraneo. Con la questione tutt’altro che secondaria che lo sviluppo della tecnica rende globale l’esercizio della guerra, annullando ogni tipo di divisione spaziale e quindi una possibile limitazione. L’unica risposta che sento di darle, illusoria o bizzarra che sia, è che lo Spazio come estensione fisica pressochè infinita, e i suoi corpi celesti, potrebbero rappresentare la soluzione. Potrebbero svolgere la funzione che lo spazio del mare e quello dei nuovi continenti hanno svolto per 4 secoli, seppur con aspetti e implicazioni di diversa, ed enorme, portata. Ma questo sarà possibile solo quando la tecnologia lo permetterà…

Blastide Furioso: Detto tutto ciò, qual'è la sua visione del conflitto in Ucraina?

C.Schmitt (con fare deciso)

Come ha già accennato lei si scontrano due concezioni del diritto e quindi dell’ordinamento spaziale di tutta la terra, è in gioco da qui a qualche anno la definizione di un nuovo Nomos della Terra. Da un lato un diritto internazionale in parte ancora erede dello ius publicum europaeum e in parte frutto dell’influenza americana, e l’esempio più lampante di ciò è il contrasto tra la concezione assoluta della sovranità e quella della sovranità declinata in responsabilità e quindi subordinata a un certo regime di diritti. Un diritto a forte vocazione universalistica teso al mantenimento dello status quo, ma sempre più fragile mano a mano si affermino sfidanti credibili all’egemone. Dall'altra mi sembra una concezione del diritto di totale rottura. Portatore di una profonda revisione verso le colonne portanti del diritto internazionale vigente. Rottura che si incarna nell'importanza attribuita nella ridefinizione dello spazio dalla lingua e nella appartenenza a un certo bacino culturale e storico, fermo restando le classiche richieste di sicurezza e le logiche di potenza. Fattori quindi che rompono i confini rigidi garantiti dal diritto odierno per spaziare in dimensioni nuove (e vecchie allo stesso tempo) che lo Stato non ha ancora mai affrontato, ma solo rinviato. Ed è curioso che ciò avvenga da uno Stato ben particolare come è la Russia, che per conformazione assomiglia di più a un Impero.

Blastide Furioso: 
Così si giunge a un tema non di minore importanza. Come è possibile strutturare in questo scontro senza sbocchi una pratica riconosciuta di mutamenti territoriali (o peaceful change) che possa traghettare il mondo in un nuovo equilibrio?

Carl Schmitt (con fare deciso)

Sarebbe possibile solo con un grande sforzo da entrambe le parti. In ogni caso, a prescindere dalle singole volontà, molto improbabile. Sia perchè servirebbe la definizione di un ordinamento spaziale riconosciuto, cosa che fino a quando sussisterà il diritto internazionale vigente non è possibile, sia perchè un’ apertura su questo tema è probabile provocherebbe il crollo definitivo dello stesso. Il diritto internazionale attuale, e qui sta il dramma, per sopravvivere alla Storia deve irrigidirsi sempre di più per scoraggiare ogni tentativo revisionista. E ciò è suffragato dall'atteggiamento fortemente sanzionatorio dell'Occidente nei confronti della Russia... se si ammettessero deroghe al principio di inviolabilità dei confini e al divieto di guerre d'aggressione sarebbe la fine del diritto internazionale per come lo conosciamo. 

Ma già in questi tempi si sentono i primi fragorosi scricchiolii, al che giungono come un fiume straripante domande di assillante attualità che aprono alla fragile capacità umana di pensare al futuro dimensioni impensabili.

Cosa accade nel momento in cui uno Stato per come lo abbiamo inteso non riconosce la legittimità degli altri Stati? Esaspera la questione delle guerre giuste tramutandola in grandi crociate globali o la ridefinisce? E’ la fine del diritto internazionale come lo abbiamo conosciuto e la fine di una concezione di Stato che bene o male dura da quattrocento anni? E’ il ritorno di grandi aggregazioni imperiali o il frantunamento delle unità nazionali? 

Queste sono domande a cui solo voi potrete rispondere. Ribadendo che solo a chi sarà pronto, ai miti, sarà data in dono la Terra, ovvero si schiuderà la possibilità di un nuovo Nomos della Terra.

Viel Gluck!

Vi saluta così!
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