CCCP-FELICITAZIONI! La mostra-evento dell’anno

CCCP-FELICITAZIONI! La mostra-evento dell’anno
Lettura boomer
Berlino, Reggio Emilia...
Provincia di due imperi
Provincia industrializzata
Provincia terziarizzata
Provincia di gente squartata
Un quarto al benessere, un quarto al piacere, un quarto all'ideologia
L'ultimo quarto se li porta tutti via
Dammi una mano, dammi una mano
Ad incendiare il piano padano

Rozzemilia – CCCP

Si narra che durante la discesa di Attila in Italia, l’allora vescovo di Reggio (di Lombardia, oggi d’Emilia) abbia pregato affinché la città fosse nascosta nella nebbia. Solo così si evitarono le ire e la devastazione dell’Unno (lo sappiamo solo perché c’eravamo)

Il suo nome era Prospero. Lo si legge ancora sul frontespizio della chiesa attaccata ai chiostri di San Pietro. Non molto distante, sull’edificio adiacente, la Madre. La stessa icona che troviamo come copertina dell’album Bella Gente d’Appennino, di madri e di famiglie, live di Giovanni Lindo Ferretti svoltosi proprio in quel luogo. Gli stendardi rossi come il sole segnano l’ingresso della mostra:

CCCP

Felicitazioni

Varcata la soglia si è subito in un ambiente sovietico: i soldati di Ortodossia accolgono il visitatore con Felicitazioni!.

La biglietteria è deserta, non c’è anima viva oltre al commesso. Le guide in italiano sono finite, o forse non ci sono mai state, ci si deve accontentare di un A3 nella lingua americana, dopotutto siamo nell’ultima provincia dell’impero

ALL’ERTA STO
cellula dormiente risvegliata al PRESENTE
ANNO DOMINI bimillenario vigesimo terzo/quarto
INTRATTENIMENTO
PROPAGANDA
DISSOLUZIONE
guerra GUERRA guerra
on line mondovisione
all’erta sta, attende
Grandine come pugni
dai cieli irritati, di piombo
non dura che un istante la vita
oh Bestie!
qua si chiude un cerchio.
RIPASSO
erano gli anni 80 in tutto il loro splendore
fuoriusciti da televisori grossolani
incastonati a mobile polifunzionali,
appena prima dei mercati global
– produci consuma crepa –
erano gli anni 80, in Occidente
dove tramonta il giorno
dove le cose vanno a compimento
RIEPILOGO
la Benemerita Soubrette e l’artista del popolo
la chitarra grattugiata e l’urlato declamante
bestie da palcoscenico in vita vivente
ciò che fu, ciò che è stato
che è ciò che SCAMPATO
In FEDELTÀ La LINEA c’è.
ALL’ERTA STO. Contemplo
la posizione le dimensioni gli spazi
i vuoti la luce ombre silenzio
Chiostri di San Pietro, via Emilia un’ultima stagione l’ultimo palcoscenico.
Al Valli l’ultima messa in scena.
FELICITAZIONI 40 anni
CCCP – Fedeli alla Linea.
Ohl Reggio Emilia! per Te
punk già filosovietico e musica melodica
memoria e monita. Danni Collaterali
all’erta sto, inquieto l’orizzonte

Il benvenuto dei CCCP alla mostra, apposto sullo stendardo arancione a destra

– Chiostri di S.Pietro, Reggio Emilia

La mostra.

Qui il muro non è ancora caduto. Il primo piccolo chiostro che ci accoglie ha sospeso in alto le bandiere di tutte i Paesi socialisti – ancora esistenti e non. Un tour del Mondo Altro attorno il perimetro del cortile. Al centro, come ad abbracciare il mondo (ma sicuramente a nascondere un pozzo), ci sono i CCCP.

Felicitazioni
Felicitazioni
Felicitazioni

Poi si passa al chiostro principale, quello più grande. Ma non prima di avere letto l’indicazione: questa mostra è un epigono dell’impero mentale.

Quello in cui siamo costretti a vivere e quello che ci è rimasto dal 900. Proseguendo nel chiostro ci troviamo nel pieno di esibizioni e live.

Felicitazioni
Fatur sembra Nicola di Dimensionebrama

Dopo tutto, è una questione di qualità.

È una questione di qualità. 

La frase è ripetuta ossessivamente, bisogna prepararsi mentalmente a questo viaggio, che non sarà solo visivo.

Felicitazioni
Felicitazioni

Al centro del chiostro un altoparlante spara a ripetizione canzoni, canzoni e canzoni. Affianco una Trabant con targa Italiana e della DDR. Immagine mentale della Germania Est, ma sicuramente mostra cosa bisogna avere in testa entrando alla mostra. Sulle pareti, con effetti ottici, altri testi mistico-propiziatori recuperati dalla tradizione CCCP. E poi il cartello:

ACHTUNG! Stiamo lasciando Berlino Ovest

Felicitazioni

È giunto il momento di ripercorrere il viaggio e la storia della band(a). Non in ordine cronologico, ma nell’ordine eterno, in cui si ricompone lo spirito del tempo che quarant’anni fa si è dispiegato.

A Mali Estremi – Estremi Estremi

Uno Stato mentale, una Repubblica del Cuore. Questo tempio-museo è la proiezione fisica di un oggetto onirico, ideale, strumento che abolisce le pareti del cervello e restituisce plasticamente un paesaggio etico. All’effimero occidentale preferiamo l’Est. Prendetevi due minuti e leggetevi queste due colonne. Le abbiamo trovate nella prima sala, assieme ad altre memorabilia e ninnoli che arrivano da un’altra epoca. Da un altro mondo. C’è il senso di anni di musica.

Il tavolo della sede del PCI ReggioEmiliano con il busto di Lenin che intimorisce chiunque osi impugnare la cornetta di un vecchio telefono a disco, il muso di un trattore smontato e in posa quasi fosse una fusoliera, le gigantesche statue dei CCCP come eroi del lavoro.

Felicitazioni

Le prime sale ci restituiscono un racconto preciso. È l’Emilia, ed è paranoica.

Una regione indipendente dall’Italia e dalla Storia. Dove la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente. La musica è solo parte di uno stato di agitazione mentale permanente, composto da performance, provocazioni, installazioni, idee, video e luci e suoni non sempre melodici. In Emilia anche la musica diventa politica.

New Order, Joy Division, The Cure, Siouxsie and the Banshees: perché l’egemonia culturale e musicale appartiene a gruppi anglofoni e atlantisti? I CCCP sono la risposta alternativa e genuina di una terra che non ha mai voluto seguire le mode anche quando le seguiva. Dal 1982 al 1990 raccolgono il sentire comune di una generazione che non ha mai ritenuto che l’unica felicità possibile fosse quella americana. E l’unica musica possibile non è quella inglese.

E l’unica avanguardia non è quella parigina. A Reggio Emilia e dintorni c’è una risposta per tutto e tutti. C’è posto per tutto e tutti nella grande Emilia punk sovietica.

Felicitazioni
Felicitazioni

O SPARIAMO O SPARIAMO

Il grande motto di Blast ritorna implicitamente anche nel più insignificante ammennicolo in esposizione. Eccoli qua, hanno fatto il meme

Maledetti, perché sempre così relatabili?

Un soldato giapponese fa seppuku davanti a noi… P S I C O L A B I L E. La democrazia appartiene ancora a noi.

“Se deve essere realismo, sia almeno inquieto. Se è decadenza lo sia davvero”.

Era il 1985, due notti prima di Natale. Quasi 40 anni dopo lo ribadiamo: A MALI ESTREMI, ESTREMI ESTREMI.

La ricetta non è cambiata. La troviamo su questo foglietto, appena prima di salire le scale, illuminate di rosso violento. Siamo davanti Lindo Ferretti che canta Madre come una litania sacra: la sua voce è stentorea e nasale, lui sembra un santone o un prete. È una scena surreale, in cui spirito secolare e culto cattolico si fondono in un sincretismo che poteva nascere solo in Emilia.

Galvanizzati, aderiamo a questa nuova religione.

Un nuovo futurismo padano, pagano, comunista, identitarista, nazionale e digitale. Iperstizione: i CCCP avevano previsto Blast. D’altronde, chiunque pensa, non può che pensare la stessa cosa.

In un mondo che cambia tutto per non cambiare nulla, noi agiamo, ci agitiamo, sempre di più.

“Se dev’essere decadenza, che lo sia davvero”

Se vuoi farti male, fallo bene. Eccola qui, l’accelerazione, il grande turbinio delle menti e dei cuori, che non ha mai smesso di agitare questa fertile pianura. La sottile linea che si erge sul promontorio estremo dei Secoli unisce Marinetti a Ferretti e si ripiega su se stessa per gettarsi nell’Assoluto. Palingenesi. Un nuovo inizio comincia con la mostra della Fine e noi acciuffiamo il testimone prima che scompaia nell’oblio. Il piano superiore è dedicato alla Memoria, a ciò che è e non bisogna dimenticare. Un sorso di Schizo e usciamo dal tunnel rosso. 

glu glu glu… AHHHHH

Allah è grande, Gheddafi è il suo Profeta.

L’eterna lotta del popolo arabo e dei musulmani, dalla Palestina alla Libia. I CCCP ce ne parlano in alcune sale. Punk Islam: nel 1984 a Berlino ci sono più di 200k turchi, i maranza del passato, un coltello alla gola dell’Europa americanizzata.

“Lunga vita a Gheddafi, lunga vita a chi in ogni modo si oppone al nuovo credo – non avrai altra vita al di fuori di me e io sono l’America”.

Questo lo portiamo volentieri con noi, nel ventre del nuovo millennio. 

Non dimenticarti la malattia!

Una saletta è completamente ricoperta di cellophane, sembra il set di American Psycho. CURAMI! Ma non c’è cura, non c’è riposo che possa guarire ferite così profonde. Un enorme foglietto illustrativo di un ansiolitico su una parete contribuisce paradossalmente ad esasperare le nostre ansie. Vogliamo solo un po’ d’amore. Annarella suona a ripetizione in un’altra auletta.

La cerchiamo affannosamente.

I muri ribadiscono: Amarti m’affatica… mi svuota dentro. Cercavamo la nostra Annarella, cercavamo un po’ d’amore, ma abbiamo finito con l’amare. Poi una lunga galleria di ritratti di leader socialisti. Grigi burocrati incravattati, volto composto del sangue rosso e vivo degli emiliani. Cristallizzati, morti. Eccolo, il più grande degli amori non corrisposti: il comunismo.

Ogni angolo ci commuove, ogni spigolo ci ferisce, ci graffia. La memoria qui è tutta visiva, ma… the radio plays. 

Fedeli alla lira. La lira non c’è. 

Quando l’imperatore sonnecchia, noi balliamo. Buonanotte America. L’ultima stanza è il sogno bagnato del Marco Rizzo che alberga dentro ognuno di Noi. Gli Estremi qui si toccano. Poi, c’è persino l’immagine della Renault 4…

“L’ultima occasione di prenotare un mito”. Evidentemente siamo arrivati al Bookshop. Non poche le famigliole emiliane che si permettono di acquistare qualche vinile o CD. Si vede che il pricing è stato fatto pensando al loro portafoglio e non a quello di universitari squattrinati come noi.

I CCCP qui sono un culto, sono davvero un fenomeno, e questa mostra ci ha fatto capire il perché.

A riprova di ciò, là fuori, la fila sembra ora non avere una fine. Sono decine le persone che hanno deciso di venire a salutare la band, da tutta l’Emilia, spesso con i bambini al seguito.

Il Sole avrà il suo Avvenire. E noi saremo qui per raccontarlo.

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