CORRI ALLO STADIO!

CORRI ALLO STADIO!
Lettura boomer
Sfogati. Senza paura. Tifa. Urla.

Un articolo dell’Anonimo Milanese iniziava così:

“Conosco cinque ragazzi, e vogliono tutti andare in guerra”

Anche io conoscevo cinque ragazzi così, ma sono tutti andati allo stadio.
Il calcio in Italia negli ultimi anni sembra sempre essere più relegato ai padri di famiglia o ai normaloni che alle fermate dell’autobus senti parlare di fantacalcio.

Una passione poco impegnativa e sulla quale non si ha nessun controllo, ma può essere veramente così? Il calcio continua ad essere lo sport più seguito al mondo solo per inerzia o per la sua facilità nel poter essere praticato ovunque?

Un anno fa, con il solo scopo di buttare un pomeriggio, andai per la prima volta allo stadio a vedere una partita di calcio della squadra del mio paese.

Bastarono 5 minuti per capire che l’innato bisogno di guerra e combattimento non si era mai spento ad occidente: si era trasferito negli stadi

Calci, esplosioni, urla, fumo e cori. Nelle curve degli stadi, soprattutto nella provincia profonda, è sopravvissuta l’anima del guerriero perché lo sport di squadra altro non è che una simulazione di guerra, e non di quelle che siamo abituati a vedere dove si muore da un raid di droni per difendere gli interessi della multinazionale di turno. Allo stadio si rievocano sensazioni ataviche di combattimenti tra clan dove solo un piccolo gruppo di giovani forti e coraggiosi scendono in campo per difendere l’integrità fisica e morale del villaggio.

La curva allo stesso tempo rappresenta il clan con tutti i suoi ruoli rimasti intatti: gli ultras altro non sono che moderni sciamani in grado di drogare e infondere coraggio con cori, vere e proprie formule magiche, e sventolando stendardi che in semplici motti e simboli racchiudono il credo e il senso di appartenenza di tutti i presenti. Per quei 90 minuti odi con tutto te stesso l’avversario per il solo motivo di essere entrato nel tuo territorio, per appunto lo stadio, per vivere troppo vicino a te, o come nelle partite più infuocate per antichi rancori derivati da scontri passati in campo e fuori.

È facile vedere come negli stadi la guerra non ha più bisogno di trovare significato perché il solo combatterla mantiene la sua dignità storica, in grado di dare a tutti, anche se per solo 90 minuti, uno scopo nella vita e uno sfogo dalle tristezze causate dalla tranquilla routine che siamo obbligati a percorrere.

Da un ragazzo come voi arriva dunque uno spassionato consiglio:

urlate, combattete, andate allo stadio!

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