Corrida: Lettera Aperta a Nova Lectio

Corrida: Lettera Aperta a Nova Lectio
Lettura boomer
Il video sulla corrida di Nova Lectio e il suo farneticare quanto sia sbagliato e ingiusto ci ha fatti pensare: Non sarà la fine della morte nel mondo moderno e la censura verso il sangue ad essere sbagliati?

Ciao Simone,

Non posso dire di essere un follower assiduo del tuo canale. A volte guardo un video, a volte no. Tanti non mi piacciono perché in fine dei conti fai introduzioni, non approfondimenti, e quindi lasci sempre con più domande che risposte, per giunta le risposte alle quali spesso già sapevo; è dunque una perdita di tempo. Ma a volte fai video interessanti, questo sì – quello delle Foibe per esempio mi è piaciuto perché non capita spesso di vedere gente che ne parla, e mi ha fatto ridere quando hai scritto la lettera alle Nazioni Unite.

Il tuo ultimo video parla della corrida, che poi in realtà non si dovrebbe manco dire corrida ma corrida de toros – oppure se proprio vogliamo essere fiscali tauromachia.

Quindi già che dici corrida, cominci a navigare verso cattive acque.

Però l’elefante, anzi il toro, nella stanza, anzi l’arena, sicuramente non è il nome che gli dai, né il fatto che parli spagnolo un po’ come io parlo tedesco, né il fatto che hai intervistato gente che chiaramente non ha idea di cosa sta dicendo e che le informazioni che diffonde le ha ricevute tramite comunicazione divina in un sogno.

A me sembra stranamente conveniente che tu non sia riuscito a ricevere interviste da una persona pro-corrida, ma non preoccuparti, adesso ci sono io tesoruccio.

Il problema è: ma te che cazzo ne vuoi sapere?

Te Simone sei italiano, anzi pratese(che non aiuta la tua situazione dato che io i toscani li detesto) e io sono italiano, però sono mezzo spagnolo, e oggi per risponderti divento tutto spagnolo. Il problema che ho è che tu vai in Spagna, guardi il toro che muore, ed esclami:

“Oh My Science! Come è possibile che nell’Anno Corrente esista ancora il sangue!”

Capitano, non so se te ne sei accorto, ma la gente crepa ancora, nel senso che quando vedi un’ambulanza è qualche vecchio che è caduto dalle scale e ora il suo cervello è diventato un quadro di Pollock sul muro, nel senso che quando vai al cimitero si riempie e non si svuota, nel senso che se vai per esempio in Siria la gente addirittura si spara addosso, cioè pensa tu che esiste ancora gente tipo in Africa che si prende a botte col machete. Anzi, non serve andare in Africa: se prendi la macchina (elettrica) e vai alle Cascine ti giuro che ne vedrai quante ne vuoi di queste cose. Tu ti scandalizzi per un fenomeno completamente naturale, cioè la morte violenta.

La morte violenta dovrebbe essere un patrimonio dell’umanità, perché è in via di estinzione.

Tu dici, a ragione, che se una tradizione non entra più nel mondo moderno è ora di abbandonarla.

Ma il mondo moderno che vorresti non è il mondo moderno che hai.

Il mondo moderno che hai è un posto ipersanitizzato, un pianeta di ipocondriaci dell’anima, dove addirittura puoi finire in galera per dire brutte parole. Fermiamoci un attimo a riflettere che le parole, che sono ad ogni modo simboli che rappresentano cose o azioni, sono state bandite perché le cose o azioni che simboleggiano apparentemente sono così terrificanti da voler distruggere, annullare, scacciare perfino dalla nostra mente. Preferiremmo perdere perfino i termini che le indicano, per eliminare anche solo la possibilità che queste cose o azioni esistano.

La Corrida de Toros è un fenomeno in cui i toreri sconfiggono il toro. Quella del toro è una morte tragica, è uno spettacolo, è un copione che ha il morire come atto finale. Il toro è un attore tanto quanto i toreri. La differenza è che la performance di tutti è valutata sulla base del fatto che è tutto vero.

Questo spettacolo non è fatto per piacere a te, caro Simone, in realtà non è fatto per piacere proprio: che poi piaccia a qualche paio di braccia rubate all’agricoltura è un altro discorso, ma la corrida è un lavoro di esplorazione di quel momento liminale fra la vita e la morte, che lo prolunga, lo esaspera, nell'arco di quei 15 minuti che sembrano un'eternità.

La corrida è un rituale perché - i miei lettori lo sapranno e i tuoi saranno troppo impegnati a giocare a Hearts of Iron per leggere quello che scrivo e prenditi sta L -solamente tramite il rituale è possibile ingabbiare e propriamente interagire con quelle forze incredibili sprigionate da un essere vivente che corre incontro alla morte.

Te Simone non sei un aristocratico, sei un avistocvatico, che è tutto il contrario. Te sorseggi il vino dai calici di cristallo finissimo e non ti curi di quello che succede al di fuori del tuo palazzo. Per cui è solo normale che quando vieni esposto a un po’ di sangue e qualche colpo di spada, il tuo intero essere si senta violentato dall’esperienza, dici: ma come è possibile che questa cosa esista davvero, come è possibile che il mio mondo interiore debba fare i conti con la realtà esterna?.

Tralasciando il fatto che, per gli scopi spirituali che la corrida si prefigge, praticamente qualsiasi brutalità sarebbe giustificata; sento già lo stridio dei tuoi iscritti che mi dicono, ma è uno spettacolo crudele, il povero toro, è così violento e insensato. Una persona che chiama violenta e insensata la corrida, non ha bene un’idea di cosa sia veramente violento e insensato, altrimenti terrebbe la bocca chiusa.

Vuoi sapere cos’è violento e insensato?

Ora ti racconto una storia caro Simone, ma affinché tu non venga offeso prenditi un bel bicchierino di latte di soia, mettiti la cintura di sicurezza, mettiti anche il salvagente, e per finire prepara il paracadute perché corri il rischio di cadere dalle nuvole.

La prima volta che ho mai tolto la vita a qualcosa che non era un insetto, dunque la prima volta che ho mai distrutto qualcosa con cui mi identificavo, ero in giro con il mio cane. A lato della strada c’era questa nutria morta, che alcuni potrebbero conoscere col nome di pantegana, ad ogni modo un myocastoride, che il mio cane volle annusare per pura curiosità. Io, non avendo mai visto un cadavere così intatto di questo animale, lo spostai con la punta del mio bastone per vedere meglio cosa gli fosse successo. Il cadavere allora saltò su e cercò di scappare. Il mio cane chiaramente lo insegue, e dato che il mio cane non era molto più grande della pantegana, corsi dietro a tutti e due per cercare di separarli. La pantegana finì per infilarsi in un cespuglio di rovi a una ventina di metri di distanza; tuttavia il buco in cui si era infilata era bloccato su tre lati, ergo una trappola, la cui unica uscita era bloccata dal mio cane. 

La pantegana allora decise di combattere e saltò addosso al mio cane, che fortunatamente non era estraneo a combattimenti di questo genere e saltò indietro, evitando i morsi. Io infilai il bastone in bocca alla pantegana e con quei dentacci gialli ne staccò un pezzo. Immaginando cosa sarebbe potuto succedere al mio cane se venisse morso da quell’animale, decisi di cercare di scacciare il ratto, e gli diedi una bastonata.Ignorò la prima bastonata e gliene diedi una seconda sulla testa. L’animale era in trappola, non poteva uscire. Gliene diedi un’altra, e non ebbi il tempo di realizzare cosa stavo facendo, perché la realizzazione colpì me. La pantegana, in completo shock, cominciò a tremare e contorcersi, e morse convulsamente il mio bastone e alcuni arbusti intorno a lei.
Respirava a fatica, rantolava anzi, e sentivo benissimo il rumore che produceva forzando l’aria nei polmoni.

Con il bastone la trascinai fuori dai rovi e diedi altri colpi finché non vidi il sangue uscire dalle orecchie. I colpi erano attutiti dalla terra morbida e dallo strato di foglie del boschetto. Presi in braccio il cane e lo portai a casa, dopodiché tornai: era più forte di me, dovevo vedere, dovevo sapere cosa sarebbe successo, dovevo scoprirlo fino in fondo. Venti minuti dopo la pantegana era ancora lì, più sveglia di prima, in preda alle convulsioni per terra, ferita a morte. Presi il bastone in entrambe le mani e la colpii sulla testa, forte, fortissimo, per ucciderla, finirla finalmente. La colpii tantissime volte, si fermò dopo le prime cinque, ma aveva il cranio durissimo. Il bastone era completamente rosso dal sangue, non mi fermai finché non fui sicuro di averla ammazzata.

Tutto questo per cosa? Perché stava dormendo a lato della strada.

Questo è violento e insensato. Questo è brutale, stupido, tragico, un essere vivente che è stato ucciso per nessun motivo, per nessuna colpa di nessuno, essere al posto sbagliato al momento sbagliato. La morte non è veloce caro Simone, arriva con i suoi tempi e le sue modalità, e non è mai bella da vedere. Quando guardo le corride e vedo il toro inginocchiarsi e ribaltarsi dopo che la spada ne ha forato il cuore cos’è questo, di cui tu ti scandalizzi?è la morte più veloce e pulita che gli si può dare, salvo forse sparargli.

O forse parli dello spettacolo prima, dei picadores, delle banderillas? Non servono ad altro che a preparare il toro per l’atto fatale, affinché i suoi difetti vengano corretti. Ma tu non ti sei informato su questo Simone, tu non hai letto neanche Hemingway, o se l’hai letto non ne hai fatto menzione. Tu hai preso la strada più breve e più comoda, la via di minor resistenza: sei salito sul carretto degli altri, eh ma la corrida è brutta, la corrida è violenta, c’è il sangue, il toro muore, non è bello da vedere.

Neanche tu sei bello da vedere, eppure la gente ti ascolta uguale. Neanche io a dirla tutta, non pensare che ti stia offendendo, cioè forse un po’ sì, ma la questione va molto più a fondo di così.

Pensi veramente di poter ricevere rivelazioni sulla vita scritte su pergamena in prosa manzoniana, con descrizioni da tre pagine, magari con un bel disegno fatto dai più grandi pittori, insomma  sotto forma dell’arte più raffinata che si possa concepire?

La raffinatezza è il nemico della vita grezza, breve, violenta, impulsiva, l’impulso riassume tutta la vita, la vita si riassume nel singolo esatto momento in cui viene deciso di ammazzare il toro, in cui il matador alza la spada sopra la muleta, in cui guarda negli occhi il toro, in cui stringe il culo come non ha mai fatto perché deve passare sopra le corna del toro che stanco e ferito può ancora sbudellarlo in un istante.

L’hai visto questo, Simone? O eri impegnato a postare su Instagram #corridamerda #iostoconiltoro? 

Non puoi riceverlo, non puoi riceverlo da niente e da nessuno se non dalla coppa della vita stessa.

Io scrivo e cerco di invogliarti a trovarlo, a scoprirlo, a capirlo, a cercare dentro la tua esperienza e rivoltarla come un calzino, ma chi non lo ha mai visto non può saperlo. Non posso scrivere qualcosa qui che equivalga al vederlo. La mia arte, se così vogliamo chiamarla, si ferma al fatto di essere arte: si ferma al fatto di raccontare la realtà, ma il racconto non è che una sintesi, un’approssimazione, ci sono così tante cose che io non posso sapervi dire. 

Suppongo sia la stessa cosa che tu mi diresti riguardo il fare sesso, caro Simone, ma io non scopo e non voglio scopare, e a te invece non piacciono le corride. Siamo pari.

La corrida non è fatta per piacere, perché se fosse fatta per piacere, non sarebbe la corrida. L’intero spettacolo esiste su una linea sottile, così sottile da essere quasi indefinibile, e sei tu a doverti avvicinare, non lui. Forse tu preferiresti un episodio di Rick e Morty in cui a Rick cade il pisello e a lui non gliene frega niente perché tanto vuole morire uguale ma alla fine lo riattaccano usando la scienza, forse tu preferiresti una corrida dove il toro è di cartapesta e gli tirano le freccette contro, oppure una corrida dove il toro viene schiaffeggiato con uno Swiffer prima di essere rimandato al pascolo. Capisci il pericolo?

Se non c’è il sangue, se non c’è la morte, se non c’è quell’istante finale che viene prolungato ed esplorato, che senso ha di esistere la corrida?

La morte del toro comincia quando carica il cavallo del picador e finisce quando la spada lo trafigge. Il banderillero non si prende gioco del toro, ma lo prepara per l’atto finale, per il momento in cui il toro incontra il matador. Il matador non si prende gioco del toro, ma della morte, per la quale il toro è solamente un attore, un’incarnazione se vogliamo. Ed avendo il matador giocato e vinto con la morte, avendo spinto il toro allo spasimo finale della vita, avendo di fronte il toro al culmine del suo sforzo vitale, il matador chiude il rituale con la morte del toro. 

Tu pensi che sia un gioco, Simone? Pensi che il toro sia lì per essere deriso, guarda com’è stupido, segue il mantello e non la persona! Haha, che ridere, guarda come si incazza quando lo colpiscono con le banderillas, guarda come è stanco, poverino, è così scemo che si è stancato da solo.

È questo che pensi quando vedi una corrida? 

Ma fammi il piacere.

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