Filosofia di OnlyFans

Filosofia di OnlyFans
Da Guardare: How OnlyFans hacks your brain.

Il Capitalismo vi può vendere la sensazione di non essere soli?

Oggi parliamo di OnlyFans: la nota piattaforma nata con non si sa che obiettivi ma fattualmente diventata un enorme social pornografico.

Come funziona OnlyFans?

In breve in cambio di una sottoscrizione mensile ad un singolo canale di un content creator (aka. una persona che si spoglia) l’abbonato ha diritto a vederne i contenuti che sono, appunto, a carattere pornografico e possono variare dall’essere foto a video con diversi gradi di personalizzazione ecc, ecc…

Chiaramente la domanda è:

Cosa rende sensato questo meccanismo considerato che la pornografia gratuita è letteralmente l’unica cosa infinitamente presente su internet?

Il fatto che Only Fans in realtà venda una sorta di personalizzazione del rapporto tra il cliente e chi vende il prodotto pornografico: è possibile, sempre pagando, scambiarsi messaggi, fare richieste e ottenere quindi fotografie o video personalizzati, generando una sorta di finto rapporto che in qualche modo ricorda esteriormente una qualche forma di relazione. Il content creator ha un rapporto più stretto con la propria community e non quasi anonimo come il vecchio mercato del porno e pertanto si creano curiosi rapporti tra subs (che starebbe per iscritti ma in qualche modo anche sottomessi direi) e chi crea contenuti in cui i primi sono possono essere inconsciamente convinti esista una sorta di legame o di investimento emotivo tra i due sensi, mentre è ovvio che il sub spende soldi e crea investimento emotivo ma chi vende contenuti lo fa, ovviamente e giustamente per motivi economici, altrimenti lo farebbe gratis.

Essendo la popolarizzazione del porno, OnlyFans ha diffuso e bypassato il mondo del porno disintermediandolo e  diffondendo nuovi modelli:

Cioè la ragazza che lavora al bar sotto casa, la vostra collega di università, la tizia che incrociate in pullman potrebbe avere OnlyFans; e in tal senso si costruisce una dinamica e si occupa una nicchian completamente nuova rispetto al mercato del porno, che invece proponeva l’idea della modella star che ovviamente non si incontra nella propria quotidianità e con la quale non si può fantasticare di avere una relazione.

Pertanto il vero quid di OnlyFans non è tanto la vendita di materiale pornografico (che infatti è possibile trovare anche altrove e a costo minore o zero) quanto la mimica di un rapporto umano, un rapporto che chiaramente non è un sincero scambio amoroso (e onestamente nessuno dice che debba esserlo), ma che mimando lo stesso costruisce nuove esigenze e riesce a valorizzarle.

Tutto questo avviene nel contesto di cui ho parlato altre volte sul nostro canale youtube (e nel libro Stregoneria politica) di quel fenomeno che abbiamo chiamato l’inversione tra reale e virtuale: vale a dire oggi il centro della realtà è il virtuale, quel che è offline non è reale, ma residuale.

Questo discorso vale anche per i rapporti tra uomo e donna. L’intermediazione del piano social o virtuale è diventata preponderante. Nei fatti questo è uno splendido esempio di quella che Marx chiamava reificazione: la reificazione è la tendenza del capitale di parcellizzare, misurare, estrarre valore da ogni aspetto del reale trasformando tutto in merce.

Ora ha trasformato in merce, contabilizzato, anche il meccanismo che regola le relazioni umane…

Come diceva Pound infatti, al contrario, quel che è sacro, quel che ha valore, in realtà è proprio quello che riesce a scampare a questo fagocitamento: come fenomeno o come individuo è libero chi ha la forza di rimanerne fuori e affermare un altro modello. Pound diceva dopotutto Il tempio è sacro perché non è in vendita, centrando in una frase quel che a mio avviso decine di filosofi non sono riusciti ad inquadrare in migliaia di libri e milioni di pagine.

Non sono così fanatico da applicare necessariamente categorie marxiste a tutto ma qui mi pare che la sovrapposizione sia calzante:

Quando si parla della contrapposizione tra capitale e lavoro e capitale e rapporto uomo-donna in generale bisogna evitare gli approcci moralisti, non è questione di giusto e sbagliato, ma di coscienza e rapporti di forza.

Non sbaglia il capitale a cercare di massimizzare il profitto in ogni istante in ogni ambito compiendo quello che è a tutti gli effetti un calcolo automatico, neanche ricercato; sbaglia il lavoratore ad ingannarsi che non vi sia sfruttamento, sbaglia il lavoratore a non mobilitarsi, a non riconoscersi come lavoratore, come essere umano pensante, dotato di volontà, di un passato, di valori e a non provare ad imporsi a propria volta.

Blast su OnlyFans?!

È il lavoratore che sbaglia e non si comporta in maniera razionale perché o crede alle bugie del capitale (ne subisce l’egemonia direbbe Gramsci) o perchè non è in grado di comprendere la propria condizione di svantaggio e sfruttamento (cioè non è in grado di passare dall’essere una classe in sé ad essere una classe PER SÉ).

Allo stesso modo chi sbaglia in merito alla questione dell’osceno sfruttamento di OnlyFans che sfrutta sostanzialmente la solitudine dell’adolescente maschio vendendogli dei rapporti sociali mercificati (che sono fasulli perchè non sono autentici: la ragazza ti dà attenzione in quanto sei un cliente, non un amico o un amante), chi sbaglia, dicevamo, è l’uomo che paga e alimenta questo meccanismo che lo sfrutta e usa quel denaro per perpetuare tale sfruttamento e/o addirittura per peggiorare la condizione dell’uomo stesso. (d’altra parte perché dovrebbe risolvergliela? Non avrebbe senso)

Non credo, come hanno creduto per decenni le femministe, che la soluzione del rapporto non paritario tra uomo e donna stia nella militarizzazione di questo rapporto (infatti le femmine oggi nei paesi occidentali vivono condizioni di infelicità superiori a quelle di paesi teoricamente retrogradi). E non lo credo neanche a livello economico: cioè non credo che il lavoratore in sé debba eliminare i capitalisti (cosa che per altro non potrà mai fare con l’efficienza del capitale stesso che accumulandosi in sempre meno mani ne sta uccidendo molti e a ritmo forsennato)

Ah, che dire in merito alla teoria secondo la quale il sex work sia emancipante e OnlyFans sostanzialmente liberatorio?

Stronzate.

Letteralmente stronzate.

Anche e soprattutto quando si inquadrano in una pretesa visione marxista di analisi: non è vero che la tizia su OnlyFans è emancipata in quanto proprietaria e utilizzatrice del proprio capitale per 2 ragioni:

  1. Prima di tutto con la stessa logica allora la sinistra dovrebbe essere a favore delle Partite IVA o dell’azienda artigianale come proprietarie e utilizzatrici del proprio capitale e come antidoto allo sfruttamento, corretto? Niente di più falso. La sinistra, infatti, non è a favore delle P-IVA e comunque sarebbe falso dire che la P-IVA non viene sfruttata dal capitale perché facendo parte del capitale marginale è sostanzialmente più vicino alla condizione di lavoratore che a quella di capitalista.
  2. la ragazza che vive di OnlyFans è a propria volta sfruttata dalla piattaforma stessa e lo si evince da due punti:
    1. Parte del plusvalore le viene sottratto. Cioè lei si vende e vende i suoi rapporti sociali con qualcuno ma la piattaforma se ne trattiene una parte. Quindi c’è sfruttamento non emancipazione, altrimenti dovremmo considerare i rider che portano la pizza come emancipati, sarebbe da pazzi, ZioPera
    2. A riprova della non-emancipazione, la tizia per stare sul mercato è costretta a fare cose che non farebbe, anche solo parlare e intrattenere rapporti con persone brutte o noiose che solitamente scarterebbe quindi in realtà la content creator è sfruttata. La sola differenza che potrebbe essere rilevata è che, talvolta, è ben remunerata. Ma bisogna essere completamente digiuni di marxismo e anche di logica per pensare che siccome un lavoratore è pagato bene smetta di essere un lavoratore, se non in casi microscopici e numericamente quasi insignificanti sicuramente non per tutto l’esercito di ragazzine che vende nudi e che plausibilmente a 35 anni con un figlio in cantiere si pentiranno della propria scelta nonché della propria capacità di ri-piazzarsi sul mondo del lavoro, nel caso non abbiano accumulato abbastanza risparmio, considerato che non avranno maturato grandi skill.

Penso invece che il rapporto tra Capitale Lavoro ma anche tra Capitale e rapporto Uomo-Donna vada risolto tramite un terzo percorso e che la collaborazione e la sintesi siano possibile e che la vera risposta alla reificazione dell’esistente da parte del capitale sia la poesia, la sacralizzazione della realtà, il mito.

Come diceva Pound il Tempio è Sacro perché non è in vendita e credo sinceramente che questo sia il modo per bloccare questa volgarizzazione e mercificazione dell’esistente.

Non rispondere ad un femminismo rivendicativo che ha rovinato la vita a milioni di donne con un maschilismo frignone che non farà altro che rovinare l’esistenza a milioni di uomini; ma la costruzione di nuove categorie o la riscoperta di vecchie, che siano religiose, spirituali, sacre (chiamatele come volete) che semplicemente fermino la pressione del capitalismo a trattarvi come merce perché lo vogliamo fermare e non perché ne avremmo un qualche supposto diritto.

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