French do it BETTER!

French do it BETTER!
Perché i francesi ce lo metteranno sempre nel culo, soprattutto sul cinema.

Per quei quattro misogallici non andate avanti, per tutti gli altri: leggete ed imparate.

Non da me, non verrei mai ad insegnarvi niente, anzi, chissà quanto ho da imparare io da voi.

Tra le cose il cui insegnamento è superfluo vale raccontarvi dell’antica rivalità, ma che dico rivalità, antipatia, ma che dico antipatia, la famosa S.V.S.C (starsi vicendevolmente sui coglioni) che vige tra italiani e francesi.

Un astio, se non sbaglio, risalente a poco prima la formazione del pianeta.

Un odio identico a Carlo d’Inghilterra: brutto e imbarazzante.

Italiani e francesi non riescono nemmeno a fingere di non odiarsi. Tutto questo da cosa nasce? Non ne ho idea, vi ho premesso di non potervi insegnare niente, anche se a onor del vero l’origine, immagino, sia identificabile nella ragione della condanna nell’essere il termine di paragone gli uni degli altri in modo intramontabile. Succede un po’ anche a Cina e Giappone, ma loro giocano a Bastian Contrario, classico esempio: i giapponesi amano i cani, i cinesi li mangiano.

Riflettiamo: su quante cose siamo simili e quanto grandi queste diventano quando la vicinanza geografica le amplifica? Cucina, arte, cinema, regni, intellettuali, uomini di scienza e basta. Poco? Già con arte abbiamo infinitamente incasinato la cosa. A colpi di pittori ci siamo massacrati regnando prima noi con quello che oggi giace in mezzo Louvre, poi loro con l’impressionismo qualche epoca dopo. Il cinema l’hanno inventato, poi abbiamo inventato noi come si faceva. Una cosa manca nell’elenco di cui sopra: sport.

Ed è subito 2006. Che notte, che ricordi, che età. Un attimo che asciugo le lacrime e mi riprendo. Ok, ci sono.

Sipario.

Chi te li dà indietro? Avevo il mazzo di ragazze, oggi ho l’IMU e la gengivite, vivo nel giorno della marmotta e rivincessimo altre due finali non sarebbe la stessa cosa. Quanto sono stato fortunato. Quanto lo siamo stati. Eravamo felici e non lo sapevamo. Solo oggi mi rendo conto quella finale andava oltre il calcio stesso, o in generale lo sport, senza pronunciarne la t come farebbero loro. Era la sfida tra due etnie destinate alla guerra fredda toujours, che a colpi di genio incassavano e restituivano. Loro avevano il talento Zidane, il nostro era distribuito nell’intera squadra e da qui l’eterna domanda: ha vinto il mondiale l’Italia o l’ha perso la Francia? Non importa, di lì a poco avremmo avuto un pallone d’oro in più, anche se con Mbappé all’orizzonte la cosa si mette male. Così come abbiamo un paio di Oscar in più di loro. Va bene, è andata così, tutto a posto sembra.

Alla prossima! 

Eppure, siamo qui. Io ho scritto l’articolo su Blast e voi lo state leggendo, non può essere ridotto tutto ad un semplice amarcord della gara vince chi ce l’ha più lungo. Il nuovo decennio è iniziato e possiamo, anzi dobbiamo in questo caso, tirare le somme di quelli che sono stati dal punto di vista del cinema gli ultimi dieci anni, rigorosamente paragonandoci con i cugi d’oltralpe. Figuratamente è come se fossimo senza pantaloni e ci tenessero con una mano avec le cul à la surface de l’eau, ma più figuratamente ancora: ci hanno fatto un culo cubico.

Se non si era capito, io sono un caso più unico che raro, perché non solo non odio i francesi, gli voglio bene.

Inutile prendervi in giro con parole un po’ dolci, un po’ di stima. Io amo la Francia, non ho alcun odio, amo le ragazze, amo la lingua che un po’ parlo, l’arte, la civiltà, gli scrittori, Parigi, la Provenza e non ultimo il cinema. Prima che urliate alla truffa perché adesso venga tacciato di essere filogallico e quindi veder la loro erba più verde, vi assicuro nelle prossime righe percepirete imparzialità ed oggettiva esposizione dei fatti.

Tutto ha inizio nel 2012 noi arriviamo da una bella carrellata di obbrobri come Maschi contro Femmine e Femmine contro Maschi (titoli dalla difficile approvazione oggi, perché nel frattempo ci sono una 50ina di sessi in più), e con un paio di cinepanettoni e B-movie (dove la B sta per Boldi) ci ritroviamo al cinema Intouchables, titolo originale di Quasi Amici.

Una commedia fatta per due ore di spasso e risate, ma che oggi ha tributi su tutte, non metà, tutte le pagine Instagram dedicate al cinema, quelle da mezzo milione di follower per intendersi e figura nella lista dei dieci film preferiti di Steven Spielberg. Esatto, quel tizio che ha inventato come si fa il cinema oggi.

La verità è che è tutto fuorché una commedia, è il racconto di come si vive la vita e dello schifo e difficoltà, anche nella forbice esistenziale, delle enormi differenze tra le persone, dove non c’è un colore o una dottrina a farla da padrone, ma solo fatica di vivere, accomunati dal sorriso.

Per chi si sia fatto l’idea che le commedie a me risultino poco faticose da fare e di bassa qualità vi assicuro esserci alcune di loro tra i miei film preferiti. Quasi Amici è una di queste. Era dai tempi di Una Notte da Leoni che una commedia non incassava 400 milioni di dollari in tutto il mondo, metteteci che è in lingua francese e il gioco è fatto. Nota speciale per i doppiatori, che in Italia sono artisti, il figlio di Cesare Mori dà quella risata a Omar Sy che ti fa dimenticare Eddie Murphy in tre nanosecondi, mentre l’altra è di Angelo Maggi, a cui voi sarete affezionati per il doppiaggio di Robert Downey Junior in Iron Man, ma che per me rimane sempre il Commissario Winchester dei Simpson.

Ve possino francesi

È il 2013 e ci pensiamo noi ad aggiustare le cose, a modo nostro.

Esce La Grande Bellezza

daje!

A inizio ’14 vinciamo l’Oscar, dici niente, ma non sono convinto ancora oggi, un paio di film valevano di più, per dirla alla Edward Norton in Fight Club è la copia, di una copia, di una copia di Fellini, dai dubbi e reali personaggi e negozi di vestiti, che poi a me che me ne frega se Jep Gambardella si rimette a scrivere un nuovo romanzo?

I due film, che per me, meritavano di più sono The Broken Circle Breakdown, detto Alabama Monroe, e Il Sospetto, dei quali entrambi i finali sono annoverati nella mia personalissima lista di come si fanno le migliori scene conclusive di un film. Ne Il Sospetto troviamo Mad Mikkelsen, stella ormai internazionale che ha preso il posto di Servillo nel cinema hollywoodiano, malgrado non abbia vinto, il che la dice lunga.

Starete chiedendovi:

Ma tutte queste informazioni per denigrare un premio Oscar con cui abbiamo sconfitto noi la Francia?

Boni, state boni direbbe Costanzo con qualche s in meno. È proprio nel 2013 che arriva l’ennesima mazzata gallica, perché in quell’anno esce La Vita di Adele, che per quanto se ne dica non è un manifesto LGBTQ+TURBODIESELINTERCOOLERCAZZERNOW.

Per me è una storia d’amore, anzi, la storia della vita di una ragazza, in cui ti rivedi prima o poi, ve lo dico io che sono 101% etero e pure maschio. Il potere di questo film è raccontato proprio da come ci si immedesima in una delle protagoniste e di quanto ancora oggi sia menzionato e celebrato; La Grande Bellezza l’avessi vista una volta citata almeno in un anfratto facebookiano.

Italiani e Francesi

I più attenti di voi se la rideranno credendo che abbia dimenticato che la Francia nel 2012 ha vinto con The Artist l’Oscar al miglior film, non straniero, proprio miglior film, impresa mai riuscita all’Italia (quasi fatta con La Vita è Bella), aspettavo a dirlo perché sono imbarazzato, dovendo ricordare pure che il suo protagonista ha vinto come miglior attore e che in totale la pellicola ebbe 10 nomination.

È vero, il film non è molto ricordato, ma è comunque bellissimo, ed è muto e in bianco e nero, non hanno preso Fellini, per cui l’Academy si accende come una teenager davanti alla De Lellis e ci han fatto su un’accozzaglia di panoramiche su Roma, è ben più studiato.

Se a questo punto state finendo di leggere stando sul cornicione del vostro appartamento, meglio non ricordarvi che poco prima, nel 2008 Luc Besson ha dato inizio una trilogia famosa in tutto il mondo col nome di Taken del genere picchia duro Mio papà picchia il tu, non sto barando, lo so che il 2008 appartiene al decennio precedente ancora, ma a seguire arriveranno gli anni in cui l’America ci restituirà gentilmente Muccino.

Vi ho parlato dei premiati, ma serve ricordare che la Francia è stata nominata in dieci anni altre quattro volte al miglior film straniero, vincendolo con Amour (assieme all’Austria, come produzione). Emmanuella Riva e Isabelle Huppert sono state candidate come migliori attrici, partecipando alla cerimonia; da noi abbiamo avuto la Ferilli che per aver detto Vado con ‘mi padre da ‘mi madre in un film (grazie Sorrentino per averglielo fatto dire) si è lamentata di non esser salita a ritirare la statuetta insieme al regista e va pure in tele a dire di aver vinto un Oscar.

Morale: è da quando sono un bambino che sento dire che l’incremento demografico in Italia è come l’isola di Peter Pan: non c’è.

A quest’ora dovevo essere l’ultimo nato e vivere sotto scorta, perché morto io si estingueva l’Italia intera. La verità è che noi siamo vecchi dentro, siamo in pigiama e pantofole sul divano durante una corsa dei 100 metri.

Abbiamo fatto anche cose buone, come qualche titolo di Lucchetti e Virzì, abbiamo avuto Gomorra che è diventato un cult Worldwide ed Educazione Siberiana di Salvatores che se non l’avete ancora visto adesso vengo lì e non so che succede guarda!

Perché siamo stati sulla vetta e poi non ci siamo più saliti? Siamo devoti al lato oscuro della Forza, che in questo caso è l’incasso facile con la commediola facile, perché il pubblico non capirebbe una battuta di Ellen Degeneres manco torturandolo?

Eppure i teatri son sempre pieni, Allen è più amato in Italia che altrove, persino che a casa sua.

Io penso che se non alzi il tiro del mainstream, il popolo lo fai adagiare tu in un torpore vegetativo senza inventiva, né qualità. Basterebbe rifare ciò che abbiamo fatto in passato, senza sedersi sulle spalle di alcuno per sentirsi alti. Prendiamoci la responsabilità di rischiare, la responsabilità di fallire.

L’importante è che smettiamo di prendercela con chi non solo ci ha fatto la bandiera, ma pure il sedere a strisce.

Chapeau, et vive l’Italie!

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