Giampiero Neri: Un Maestro in luce

Giampiero Neri: Un Maestro in luce
Lettura boomer
Il Maestro Giampiero Neri si rivela a noi di ilBlast con tutta la sua sincera poesia, 95 anni di maestria.

Qualche tempo fa la casa editrice Edizioni Ares ha pubblicato l’ultimo libretto di prose liriche di Giampiero Neri, al secolo Giampietro Pontiggia: Un insegnante di provincia.

Per me, aspirante poetucolo figlio patricida di Narciso, conoscere Neri voleva dire fare i conti con la Storia.

Lessi per la prima volta Neri in Da un paese vicino (Ares), regalatomi dal suo allievo, Alessandro Rivali.

Rimasi trafitto, estasiato.

Neri mi insegnò cosa poteva essere la poesia.

Non solo distruzione, tragedia e sangue, ma anche pace, ricordo, bellezza, nostalgia e qualche lacrima. Neri ha sempre scelto questo modo di fare poesia. Sondare il mistero. Il Maestro in ombra, lo chiamano. Lo è. È Maestro – e fa dell’ombra la sua casa, ma solo per godere di più la Luce.

Il prossimo libro del Maestro, edito ancora da Ares, si intitolerà Utopie.

Questo dice tutto su di lui.

Giampiero Neri pubblica per la prima volta in età adulta, a 40 anni. Ma ha gli occhi di un bambino.

Li ha ancora adesso. Brillano nella felicità, si oscurano nella riflessione interiore. La sua poesia non conosce la forza dirompente della giovinezza. Ha, invece, il gusto e la maturità di chi contempla la vita. E in questa contemplazione sta l’essenza poetica di Neri. La stupefacenza della natura – furono per lui segnanti i Souvenirs Entomologiques di Jean-Henri Fabre, l'Omero degli insetti, lo definiva Galileo – si disvela pacatamente, contenuta in un alone di misticismo ed echi sottili e dispersi. La vita, l’infanzia, la gioventù, aleggiano sparsi, con una specificità assidua, qualche volta nostalgica.

Mai barocco, mai di troppo. Sensibile, non romantico. Neri sa qualcosa che io non so. Che nessuno sa.

Conosce il segreto della vita(?)

Segnali

Dei vari colori
pericoloso è il giallo
accompagnato al nero
nella forma dell’ape
e di altre specie più rare,
e la diversità dei grigi
dei bianchi specialmente.

(da Altri viaggi)

Negli stessi giorni la nostra sorella maggiore – ben più seria e zelante di noi –, la rivista Pangea, pubblica un’intervista/dialogo tra Davide Brullo e il Maestro Neri. Titola con la frase di NerI:

«Sono un conservatore e mi affascina lo spettacolo della vita»

È lui. Leggiamo come infervorati.

DB: Il suo libro è anche un omaggio alla provincia italiana: esiste ancora?

GN: La provincia ha in sé qualcosa di arretrato e insieme di libero, che allarga il cuore. Qui in città si ha l’impressione di essere un po’ tutti allineati; in provincia no: se parli con qualcuno, anche per caso, per strada, riconosci la forza delle sue idee. Oggi qualcosa si è inquinato, perché il bombardamento massiccio dell’informazione uniforme è arrivato anche lì. Però la sostanza è ancora quella: l’isola felice, se esiste, è in provincia.

Noi abbiamo parlato a profusione di Provincia:


Siamo estasiati, ovviamente.

«Nostro!», grida uno, «Nostrissimo!» aggiunge un altro.

Decidiamo rapidissimi: andremo a trovarlo a Piazza Libia, nella sua casa milanese. Nato a Erba, Neri è ancora legatissimo alla sua amata provincia.

Perché allora da cinquant’anni vive a Milano? Lo capisco attraversando per la prima volta Piazza Libia. Una miniatura provinciale, un’oasi periferica in mezzo alla metropoli.

Giampiero Neri
BR!

Ha smesso di piovere, e Piazza Libia comincia a rassomigliare a una recondita piccola radura. Umida, pregna di nostalgia, pensierosa. Provincia. 

Suoniamo al campanello. Abbiamo appuntamento con Neri a 12:30. Entriamo nell’atrio del palazzo. Il Maestro si sporge dalla porta di casa sua e ci fa un cenno familiare, come fossimo amici da una vita.

«Venite, entrate»

È una casina piccola, spartana. È la casa di un poeta che vive a Milano da cinquant’anni e che ingora – volutamente – il frastuono del tempo che passa. O forse, semplicemente, è la caso di un Poeta. Decine e decine di libri e quadri ingombrano scaffali e pareti, come se in quella casa non trovasse spazio altro che l’arte. La rivincita di chi, per necessità umana, ha dovuto lavorare una vita in banca, sommerso dalle scartoffie burocratiche e dall’oggetto più anti-poetico che esista: il denaro.

Governa la penombra. Ci accomodiamo in salotto. Il Maestro ci offre del vino. Sceglie una bottiglia di vino bianco. Niente etichetta. Stappiamo, versiamo, conversiamo.

«Quelli in provincia sono stati gli anni più belli della mia vita»

Sono parole che profumano come l’aria di campagna a fine estate. Ci racconta bricconate ed episodi di vita. Nei suoi stessi libri è proprio la memoria a governare indiscussa. Neri ama la vita. Profondamente.

«Con questo maledetto lavoro letterario puoi lavorare molto e ottenere ben poco: è una scommessa»

Il mestiere di chi scrive è morire tutti i giorni – sconfitto – per risorgere il giorno – o tre giorni – dopo. 

«Non lasciare la magnanima tua impresa», scriveva Petrarca. Giampiero Neri ripete con forza questo verso durante il nostro incontro.

«In banca, dove lavoravo, per accedere a un prestito, due fratelli baffuti mi dissero: ‘si fidi di noi: se non ci si fida dei poveri, di chi ci si deve fidare?’ – Concessi il prestito. In banca capitano anche queste cose, ma il resto… è silenzio»

Si può trovare poesia in tutto, dunque? Anche tra le gelide pareti di un ufficio? 

Ogni parola è isolata da una lunga pausa. Ogni frase intervallata da lunghi momenti di silenzio, in cui si ode solo il respiro un po’ affannato ma vivido del Maestro.

Sono pause profondissime, le sue.

Si fa strada la nostra reverenza, che ci intima di recepire, abbeverarci delle sue parole, delle sue esperienze, della sua vita. Assaporiamo anche tutte quelle lunghe pause. In quelle pause si depositava la memoria, si accumulavano via via i ricordi come i detriti trascinati dalle onde. E alcuni di questi detriti venivano coperti dalla sabbia, mentre altri emergevano luminosi.

Sfidavano il tempo, lo sfiorire della memoria.

Si dice che più si invecchi, più affiorino ricordi reconditi, rimasti incustoditi per la maggior parte della propria vita.

Giampiero Neri scava dentro di sé come Ungaretti che si addentra nel Porto Sepolto, come Percy Shelley che annega sulla Ariel nel mezzo del Golfo dei Poeti.

Come la loro, la mano di Neri riaffiora dalle tenebre dell’oblio, serrando nel palmo quel segreto serbato ai poeti. Il segreto di Neri sta nella sua memoria. La prosa poetica di Neri, di cui i quattro libretti pubblicati da Edizioni Ares (Da un paese vicino, Piazza Libia, Un difficile viaggio e Un insegnante di provincia) sono cristallino esempio, si articola proprio in una battuta di pesca, durante la quale, per quattro volte, il Maestro getta la rete nel suo mare per recuperare i 95 anni che hanno preceduto questo giorno. 

Che la seconda parte della vita sia occupata a contraddire

la prima è di comune esperienza, per quanto spiacevole.

Si salva poco di quello che avevamo pensato, forse niente.

Cosa rimane allora del tempo passato?

Si dice di un maestro zen che, prossimo a morire, aveva 

invitato i discepoli nel suo giardino, e rivolto a loro, sentendo

gli uccelli cinguettare sui rami, avesse detto: 

«È tutto questo e nient’altro».

(da Via Provinciale)

Mentre Neri parla della sua vita, della poesia, di Dante, un subitaneo raggio di sole irradia e accende l’intero salotto. È la presenza di Dio che si fa luce tramite la Poesia. Ne siamo certi.

È il Maestro in ombra che si concede alla Luce.

Entusiasta di scrivere. Entusiasta di vivere.

Un libro di letteratura italiana che aveva adottato,

di una casa editrice secondaria, era pieno 

di sottolineature e di suoi appunti.

Fra gli altri, uno in prima pagina diceva: 

«Gli occhi sono al servizio dell’anima e l’anima

non deve essere un muro».
(da Un insegnante di provincia)

1
CROCIATA A CEUTA
2
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3
UNISCITI ALLA GUERRIGLIA
4
PRIMA DI SPARARE PENSA
5
BELLO DA MORIRE

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