1 mese

Interregno - Iconografie del XXI Secolo

Interregno - Iconografie del XXI Secolo
Non solo su Instagram, l'abbiamo letto veramente

Con questa categoria “Il Singolo” quando qui era tutto sistema su sistema, io presi polemicamente di mira il sistema. E ora, di sistema, non si parla più

Postilla non scientifica alle briciole di filosofia, Severino Kierkegaard

Interregno di Mattia Salvia (@iconografiexxi) è la cronaca storica del nostro tempo.

Alcune apprezzamenti che vogliamo fare subito: LE GRAFICHE. Copertina e meme dentro fantastici, l’idea dei capitoli che vanno al contrario anche apprezzatissima.

Sì, perché siamo nella timeline sbagliata. Ma timeline sbagliata si dice in tre sensi: 1) il fatto di essere su una linea parallela. 2) il fatto che la timeline sia in ordine sparso, in modo disordinato 3) la disposizione della timeline in un altro ordine rispetto a quello cronologico.

Iconografie sceglie l’1 e il 3 e, forse, vuole proprio dimostrarci che la timeline parallela che stiamo vivendo non è altro che un’inversione di marcia. Un ritorno di internet all’800, alla rivoluzione industriale (e le conseguenze…) ma in salsa XXI.

Ma di cosa stiamo parlando? Una donnola rimane fulminata al CERN ed eccoci in un altro universo. Bisogna giustificare le stranezze che viviamo, trovare una minima ragione per tutto quello che accade nel mondo. Questo perché la fine della storia sta finendo, sono i fatti a dimostrarlo (e soprattutto i meme).

Il punto di rottura è stata l’elezione di Trumpquesto evento è anche molto caro a chi scrive, perché è il momento in cui si è radicalizzato ed è entrato nel meme – lo scoglio che ha iniziato a fare affondare la Costa Concordia della coscienza borghese mainstream. Trump ha mostrato che la meme magic è reale e, anche se non citato esplicitamente nel libro, vale la pena ricordare la saga leggendaria di Shia LaboeufHe Will Not Divide Us”. Per averla vissuta in diretta, stando letteralmente su 4chan, posso dire che è stato un momento in cui ho realizzato pienamente il potere di internet perché, come recita il motto di /pol/,

NOTHING IS BEYOND OUR REACH

Patch commemorativa

Questo libro segna il passo. Racconta, per chi si fosse perso l’internet degli ultimi 6 anni circa, cosa è successo. Il collegamento fra gli eventi più rilevanti politici e questo nuovo mezzo che, sembra, sia destinato a dominare il nostro secolo. Come ha cambiato la politica, come ha cambiato la nostra percezione del mondo e verso dove ci sta guidando. Parliamo di eventi di rilevanza internazionale: le proteste di Hong Kong, l’Evergreen, la guerra in Siria e quella Afghanistan, fino alla Russia vs Ucraina. E poi il finale: pandemia e clima. Ma andiamo con ordine.

Tutto è narrato da storico, da archivista, come colui che conosce bene la materia di cui sta scrivendo e fa notare, spesso, quali sono i punti più importanti e ci torna più volte all’interno del libro. L’obiettivo è uno solo: catturare lo Zeitgeist che si aggira fra le pagine, fra l’internet e sfugge, continuamente.

Da essere vestito da sciamano, passa poi a Twitter, a Instagram, fino ad entrare nelle coscienze, o meglio, fino a che non ci rendiamo conto che è sempre stato insieme a noi, tutto questo tempo. E forse, così come è la forza del libro, questa è anche la sua debolezza. Perché alla capacità di analisi non si accompagna la capacità di trovare soluzioni? Mattia è fedele alla Scuola di Francoforte e un po’ al marxismo in generale, ma ci piace anche così.

Fare, ora, il riassunto del libro non vale la pena, anche perché si legge easy, prendiamo qui tre casi per la nostra analisi complessiva: l’Evergreen, i Chadlebani e il finale.

Evergreen

In realtà la nave si chiama Ever Given, detta Evergreen, come l’album di Calcutta, per il suo colore verde e perché ormai l’ho imparato così (lo memai, ammetto di essere colpevole). Si tratta di “un grosso colpo al commercio mondiale a breve e medio termine”. Ma la gente ci fa i meme e di questi disastri ne ride. Realismo capitalista” viene citato, ci stiamo rendendo conto del declassamento, solo merci e niente produzione, “dove andremo a finire signora?”, la paura esorcizzata dai meme per questa nostra fragilità (quasi fosse un libro del RAV), ma no! Questo è il punto, o meglio, questa è l’interpretazione che IconografieXXI dà ai recenti avvenimenti: ipocrisia ( dolce miele scusami se sto usando una parola desueta)-

Noi quel collasso lo desideriamo, ne parliamo, ne discutiamo, facciamo finta di fare la nostra parte, ma in realtà non lo vogliamo. Sarebbe solamente

una forma di divertimento nichilistica, vuota, che ci permette di non affrontare le questioni all’ordine del giorno: questa società o questo sistema economico non ci piacciono, ma che forma vogliamo che abbiano un’ipotetica società e un ipotetico sistema economico alternativi, e come facciamo ad arrivarci?

Interregno, Mattia Salvia

Ma è letteralmente il contrario! Noi non ci passiamo davanti con una risata e basta, non diciamo “le cose sono sempre andate così” e andiamo avanti e neppure ci fermiamo per iniziare una sorta di decostruzione e fare ragionamenti arzigogolati sullo stato di cose presente e quindi, allora ecc. Cosa fa il meme? Perché ridiamo “alla faccia del capitalismo”? Perché ne vediamo le contraddizione interne e ne aspettiamo la fine, direbbe Karl Marx, il poeta della merce. Preferisco le parole di Tutti Fenomeni:

Se collassa il sistema farò una grande cena

Faccia Tosta, Giorgio Quarzo Guarascio

Il meme, la risata generale per questi avvenimenti apparentemente catastrofici, non è una reazione data da “struttura e sovrattura” ma è data dall’interiorità. Tutto quello che succede va reso in modo catartico, non per testimoniare verità storiche, ma per testimoniarmi che

la verità è la soggettività

Postilla non scientifica alle briciole di filosofia, Severino Kierkegaard

e potrà anche crollare il mondo, ma la vera ricchezza, la vita vera è qui e non lì, e, proprio per questo, le mie condizioni materiali saranno pure pessime, ma una risata posso farla e il mio valore non è certo misurabile.

Chadlebani

L’Occidente, la tecnica, il linguaggio (si cita Wittgenstein apposta) e il nichilismo sono le cause dello svagellamento. Svagellare vuol dire iniziare a parlare a vanzera, ad andare fuori di testa in senso negativo (ovvero uguale a loro) e, insomma, dire cazzate. Qua ci sono tutte, in varie gradazioni.

Per questo tengo molto ai chadlebani: un fenomeno che, penso, capisca appieno chi è nel gioco ermeneutico dei meme e non tutti gli altri.

I meme talebani ci colgono di sorpresa perché non siamo abituati a imbatterci in meme che operano in un frame di cultura diverso dal nostro

Interregno, Mattia Salvia

Tu lo dici, ma non come tu credi. Infatti il problema non sono i meme talebani, cha a volte fanno anche molto ridere, ma il frame culturale normalone/mainstream/innocente in cui ci muoviamo.

Il meme è controcultura. Il meme è verità.

Il meme ti dà il fatto così come è presentato e quindi: basta narrazione buonista. Questi alcuni slogan per far capire il concetto. Il meme non è un prodotto culturale, e quindi non dobbiamo stare qui a fare discorsi sul relativismo culturale e yuhu arrivano i fondi UE.

Il meme è trascendentale.

Sia nel senso kantiano: perché è una struttura ironica tipica dell’uomo, dunque collegata alla catarsi (come dicevamo già prima) e collegata all’antropologia, quindi la cultura più sublime; sia in senso medievale: poiché ogni cosa può essere memata in quanto ogni evento e ogni ente è potenzialmente catartico per il Singolo.

Il finale

Probabilmente non si è capito niente, ma questo vuol dire proprio che si è capito tutto.

Il libro è bello, ma si vede che alcune cose sono da spettatore e non da protagonista, cosa che è lasciata al gusto di ognuno, e soprattuto per il mio gusto forse è un po’ troppo marxista.

I meme, l’internet, il mondo unipolare, sognato dagli americani, si sta sfaldando, viviamo in un interregno alla Gramsci. Anche qui: always has been. Siamo sempre stati in un interregno, fra la Creazione del mondo e il Giudizio Universale, si può dire che siamo nell’interregno fra l’Ascensione di Cristo e aspettiamo la sua seconda venuta. Provare a rendere intellegibile il tutto senza questo ci sembra futile o, almeno, errato. L’interpretazione hegeliana di Losurdo e anche quella strana di Wittgeinstein proposte non ci convincono. Quando parla di pirocene, proprietà emergenti e robe varie idem: NCS non ci siamo. Bisogna darci alla filosofia analitica seria, quella metafisica, quella che riprende i problemi tradizionali. Se vuoi che il tutto sia intellegibile o torni a Severino Emanuele (che parla pure dell’Occidente che ci sta tanto caro) o provi la trascendenza Nescolastica e Neoclassica, insomma, un pensiero metafisico fondato in qualche modo. Altrimenti non sarà mai intellegibile niente e, sempre nell’opinione di chi scrive, più che parlare di multipolarità, cambiamenti strutturali et similia, la cosa da fare è interrogarsi sul fondamento ultimo, cioè primo, del reale. Il problema hegeliano, accennato e compreso discretamente, ripreso poi dall’idealismo successivo, non è ancora stato risolto. Questo è il vero problema.

Non è dato che l’unità dell’esperienza abbia limiti. Ma mica è dato che non ne abbia

Studi sull’idealismo, Gustavo Bontadini

Insomma, il vero finale del libro è quello che però ci ha commosso. Come insegna Giovanni Lindo Ferretti, tutto ciò che dice la nonna è vero. Quindi comprate questo libro, che va a unirsi agli altri due libri memetici italici (La guerra dei Meme e Memestatica) e apprezzate il metodo di osservazione ma – se avete vissuto nell’internet con una certa consapevolezzanon leggetevi una riga.

1
FUORI LO STATO DALLE NOSTRE TESTE – NO AL BONUS PSICOLOGO
2
Filosofia di OnlyFans
3
Mangiatori di Sigarette
4
APERITIVO FUTURISTA
5
MidTerm - Miami Trump 2022

Gruppo MAGOG