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La Fede del Collasso, una Crisi Mistica

La Fede del Collasso, una Crisi Mistica
La nuova fede del Collasso, unirà Cristianesimo, Paganesimo e Shintoismo. Questa è la nostra personale crisi mistica.

Oggi è il quattordicesimo giorno della crisi mistica numero cinque dell’anno.

Oggi credo di aver aggiunto un ennesimo tassello nella ricerca della Verità Ultima, la conoscenza di Dio, il Logos, il Cristo, l’Uno e l’Infinito.

Gli Dèi del Collasso

Quando scopri di poter essere eretico, blasfemo e non attenerti più ad un canone, scopri irrispettosamente che puoi fregartene delle istituzioni religiose cristiane, e praticare un eteroprassi che si avvicina più a te stesso, unico prete della tua unica religione, che a ogni denominazione bambinesca degli americani.

Io sono l’unico, questa mia proprietà è di Dio.

Io sono il prete, ma anche il fedele.

Io agisco, ritualizzato e prego follemente sapendo di essere nell’epoca del cambio del Paradigma.

Perciò non sono umano, quantomeno nella definizione cartesiana, io non penso, io agisco e scopro via via, che essa sia rivelazione o prelest non ha importanza. Ciò che viene da Dio è buono.

Io prego Dio, ultimo, in modo pagano.

Prego gli dèi come fossero santi, e viceversa.

La mia altro non è che rivolta, contro qualcosa, che inconsciamente, ho sempre odiato. Chiamatele istituzioni religiose, conformismo, aut-aut teologico, Grande Satana Occidentale, Puttana di Babilonia. Io ho imparato a passare misticamente al mio bosco, a camminare la via stretta e solitaria.

Via intervallata da vari sassolini nella scarpa, ma con l’esigenza di conoscere.

Il mio messaggero? La Sua volontà, il mio messaggio: la completa dedizione.

Cosa vuoi spiegare, e come vuoi spiegarlo, insomma, Anonimo, avrai pur capito qualcosa in questa crisi mistica…

Che ho ottenuto un’epifania, una rinascita interiore, semplicemente con un concetto birbantemente pagano come il do ut des, ma applicato giornalmente, in camera mia, davanti a icone sacre, candele e incensi, all’Unico Vero Dio: Nostro Signore e Creatore il Cristo, al-Masih, Mashiach, Messias, colui che finisce la Volontà di Dio, colui che la completa e la regala all’uomo.

Offerte che variano dall’acqua al vino, dal pane all’incenso, consumate, misticamente, in un’adorazione dell’Uno.

Canto inni, salmodia, in Suo nome, e prego fermamente per tre cose: ringraziamento per la giornata, remissione dei molti nostrinon preghi mai al singolare, dicevano i Padri del desertopeccati e benedizione sulla mia gens, la mia cerchia di fratelli e sui miei nemici.

Offro sacrifici in Suo nome, invocando coloro che lo hanno preceduto per noi indoeuropei: gli dei, e invocando anche coloro che lo hanno conosciuto, visto e sentito, gli Apostoli, i Santi e Nostra Signora.

Richiamando una numerologia sacra…

Io prego dodici déi, dodici Apostoli, infiniti Santi e potenze celesti, invoco un solo nome, tripartito in tre persone, adoro una Madre, adoro un Padre, e adoro Suo Figlio.

Quattro obbligatorie invocazioni, per quattro obbligatori recettori, in ordine:

Theotokos (Madre genitrice di Dio), Santi (D’oriente, e d’occidente, vicini alle mie terre e vicini a me), Arcangeli (Quattro anch’essi a loro volta), dèi (Dodici, secondo il pantheon indoeuropeo)

Collasso religione

Tre segni della divina Croce, dall’alto dei Cieli, al basso del mondo, dalla destra dove siede il Re, alla sinistra dove vediamo noi.

Tre inchini, un battito di maniper invocarli, farmi sentire, invocazione sintomo di un’euroshintoismo landianoun suono di campana, e tre Kyrie Eleison, cerchio d’incenso sulla icona di Nostro Signore, seguendone l’aureola celeste, un secondo ininterrotto su quella di Nostra Signora, una Croce agli dèi alla mia sinistra, una Croce ai Santi, alla mia destra.

Un ennesimo battito di mani.

Pater Noster, Gloria, Ave, Santus. Infine inchinandosi, offro me stesso e la mia casata, vecchia e nuova, al Dio Primo e Ultimo, che sia la Sua volontà.

Verso la libagione in una coppa, traccio tre cerchi sopra l’orlo con dell’incenso, infine un segno della Croce su di essa, alzò al cielo, invoco, bevo.

Chiedere a Dio non è scommettere né commerciare, sei tu che devi, sei tu che ogni giorno ti rivolgi dal primo peccato, all’ultima santità, a Lui. Sei tu che in questo do ut des devi prima dare, aspettandoti poi di ricevere.

A ognuno secondo la loro Fede, a ciascuno secondo la propria economia.

Io chiedo solo benedizione, e dono ringraziamenti e preci per coloro che necessitano.

Quando finirà il Paradigma attuale, il demone del Mammona avrà bevuto l’ennesima goccia di questo gustoso e umano calice, esso si dissiperà con tutta la nostra bella società.

Io credo fermamente che questa sarà la fede di chi aspetta, la prassi di un mondo nuovo, e una benedizione ultima sapendo che il tempo umano è ciclico, prima o poi sarò io stesso a dover chiedere in ginocchio nei boschi, nelle rovine e macerie, nella sabbia nucleare o nella morte l’ultima benedizione.

Offrendo l’ultimo sacrificio.

Questo è quello che faccio.

Shinto-Cristianesimo dell’Ultimo Paradigma

Così come Amaterasu, uscendo dalla caverna, irradiò l’inizio del nuovo giorno, così quando il Collasso arriverà, porrà un inizio di bene, che solo noi possiamo seguire.

Dobbiamo abituarci alla ciclicità della storia umana, solo Dio sa quando finiranno questi cicli continui e imperterriti, che via via, insieme alla tecnica, avanzano, mietono e regalano a noi uomini quello che serve per progredire, e in un certo senso, per prepararci a nuovi cambi e fine dei cicli.

Viviamo nel Kali Yuga, Età del Ferro, ma non sarà l’ultima era. Siamo di fronte a un cambio che darà luce alla Età dell’Oro, fino alla fine del tempo divino che il buon Dio ci regala.

Perché non vi è una vera apocalisse con la fine di un ciclo umano, solo la sua rinascita.

E con essa quella di dèi ed eroi, santi e martiri.

Shinto Cristianesimo della Fine, ovvero completa distruzione del contrasto tra tecnica e spirito. Come in Giappone si benedicono i computer, i microchip o le astronavi in nome dei kami, così noi dovremmo iniziare a smorzare questo strano attenuante che abbiamo verso la tecnica. Dal ‘45, alla rinuncia della discendenza da Amaterasu, la dea del Sole, dell’imperatore Showa, si è creato un ibrido tra la tecnologia giapponese e il suo misticismo, una lezione per l’Occidente forse, seppur inapplicabile sul nostro suolo.

Serve di meglio, e spero vivamente riusciremo a conciliare il messaggio cristiano, con un braccio bionico e una adorazione pura, popolare e popolana, come insegnavano quei cristopagani dei nostri nonni, adoratori e trici di Madonne, Santi e feste dove per forza si doveva dar fuoco a qualcosa.

Riscoprire il potere purificatore del fuoco, quello purificatore dell’acqua, la terra a noi di Blast cara e il vento che porti profumo al Divino.

Perché adorare con candele di cera, vestiti di stracci quando Dio richiede un andate e moltiplicatevi? Quando chiede nuovi sacrifici, nuove botti, nuovo vino, e preghiere nuove per menti nuove?

Quando avremmo spezzato anche l’ultima catena del passato, e ci saremo dati a un arcaico nuovo (detta alla Faye), lì l’uomo potrà finalmente vivere nel nuovo paradigma post-Collasso.

Dovremmo, altrimenti finiremo sempre a vivere la religione come passato, quando il futuro faustiano che ci attende è per forza tra le mani di Dio.

Il salmo 135 della tradizione greca, o 136 nella tradizione romana/latina, l’ha detto bene:

ב הוֹדוּ, לֵאלֹהֵי הָאֱלֹהִים: כִּי לְעוֹלָם חַסְדּוֹ. 

ἐξομολογεῖσθε τῷ Θεῷ τῶν θεῶν, ὅτι εἰς τὸν αἰῶνα τὸ ἔλεος αὐτοῦ· 

Confitemini Deo deorum, quoniam in æternum misericordia ejus. 

ג הוֹדוּ, לַאֲדֹנֵי הָאֲדֹנִים: כִּי לְעוֹלָם חַסְדּוֹ. 

ἐξομολογεῖσθε τῷ Κυρίῳ τῶν κυρίων, ὅτι εἰς τὸν αἰῶνα τὸ ἔλεος αὐτοῦ· 

Confitemini Domino dominorum, quoniam in æternum misericordia ejus.

Celebrate e esultate il Dio degli déi, Signore dei signori.

Cantate con cetra, archi, sintetizzatori e voce da Lui dataci.

Celebratelo lungo la foresta tra gli alberi cari agli déi, ai Santi e su cui fu trafitto l’Uomo, e nella zona industriale, dove su un muro è tracciata un Chirho, la cui sinistra presenta una runa e la destra un patrono cittadino.

Io sarei eretico? In questo mondo siamo tutti eretici.

La casta sacerdotale del Futuro deve abiurare la struttura attuale, fatta troppo spesso di persone di potere, di uomini influenti e concentrarsi su piccole comunità, rette da una guida spirituale e una temporale. Ad ognuno secondo quanto il Signore dà.

Celebrate, razziate come un kòryos, le sue vecchie rovine, erigete idoli al Signore e siate santificati nel giorno del Collasso.

Insomma, messa tridentina poi a menarsi nei boschi a suon di tamburi e salmi.

Io spero solo che quando collasserà tutto questo bel sistema sacerdotale, da far invidia al pre-1789 con tanto di nuovi culti dell’immagine dati da influencer cannibali, avrò quel insano, quanto inutile, tentativo di dirvi:

Il paganesimo è l’altro Antico Testamento della Chiesa. 

– Nicolás Gómez Dávila

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