LA RIVOLUZIONE NON È UNA JAM SESSION

LA RIVOLUZIONE NON È UNA JAM SESSION
La sinistra, i finto alternativi, i centri sociali poco impegnati. Tutto questo non fa rivoluzione, ma jam session.

Era da tempo che cercavo un concetto, una frase ad effetto per smascherare ed esprimere al meglio quello che penso della sinistra che è rimasta, quel microcosmo extraparlamentare che va dai centri sociali a taluni circoli giovanili e che viene spesso frequentano da quelli che io chiamo finti alternativi, neanche indie, ma proprinti finti.

Perché per loro l’alternativa è solo una posa passeggera e non provano neanche a darle concretezza.

Insomma, quella sinistra un po’ più autentica che non è PD o +Europa. L’espressione l’ho trovata grazie ad Andrea Scarabelli, in un articolo-recensione di una recente edizione di Grande Ospizio Occidentale di Eduard Limonov, da lui curata:

E se è vero che la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è neanche una jam session.

Cala il sipario amici, tutti in piedi, battere le mani. In una frase c’è tutto.

Nelle rivoluzioni si spara, cari finti alternativi: meglio che ve lo ricordiate.

Ma partiamo dall’inizio: chi sono i finti alternativi? Sono quelle persone il cui ideale di vita è un generico peace & love, spesso accompagnato da abbondanti dosi di marijuana. Hanno una visione tutta loro, e tutta occidentale, del buddismo: lo chiameremo neobuddismo. Sono vicini al veganesimo, al femminismo, parlano spesso di disobbedienza civile (si è visto a cosa è servita al G8 di Genova)

Cosa rimprovero a queste persone? Il fatto di non essere una vera alternativa al sistema, il fatto di non perdere amicizie per via delle loro idee, il fatto di vivere senza alcun particolare disagio in questa società. In poche parole: non sono incazzati.

Questa è una filosofia di vita che ha presa soprattutto sul sesso femminile: la mia teoria è che la sensibilità femminile odierna, la loro propensione alla tenerezza e alla compassione, renda le ragazze capaci di intendere la profonda cattiveria e aridità spirituale del sistema.

Dato che la religione cristiana non è considerata un’opzione, non resta che rivolgersi alla scuola hippie sessantottina. In questo passaggio da Cristo a Woodstock penso ci sia una grande perdita di senso. I finti alternativi hanno paura, paura della Storia: rinnegano la religione e le patrie in quanto fautrici di guerre, il futuro dev’essere una festa con Bob Marley come sottofondo. Purtroppo, o per fortuna, non sarà così.

Questa scuola finto alternativa ha vari riferimenti culturali: ad esempio Herman Hesse e il suo Siddartha. Il protagonista del capolavoro di Hesse è un giovane dell’Oriente che girovaga e tenta vari percorsi spirituali o ascetici per raggiungere il Nirvana, per poi accorgersi che l’unica via percorribile è una via personale, lontana dagli schemi predefiniti della tradizione buddista.

Insomma, non me ne voglia Hesse, sicuramente più colto di me, ma anche qui c’è la solita condanna del dogma: e non c’è niente di più aderente all’attuale spirito occidentale che la condanna del dogma.

Tutto è relativo, non c’è un assoluto (e non c’è perché la gente non ci vuole credere). Del resto, ognuno può vivere come vuole, no? 

Anche Terzani, uno scrittore che potrebbe benissimo essere appropriato culturalmente dai neobuddisti, aveva riconosciuto una fallacia in questo fenomeno della fuga ad oriente. Egli, infatti, si diceva intenerito dagli europei che incontrava nel suo girovagare asiatico e che magari si erano fatti monaci in India o in Thailandia. Perché mai, pensava lui, con l’immenso bagaglio culturale cristiano, vai a cercare il tuo senso in una cultura a te aliena?

Insomma, un Terzani patriottico e radicato, ma non ditelo a questi cosmopoliti.

Politicamente come si collocano queste persone? Beh, a sinistra. E a sinistra del PD. Avevate dubbi? Peccato che per loro il nemico numero uno resti il pelatone, seppellito nel 1945, e non il PD e il Potere profondo che rappresenta. Delle varie correnti di opposizione al capitalismo, tra cui potremmo citare i cattolici tradizionalisti e i neofascisti, probabilmente questa sinistra è la più numerosa. Ma il motivo è presto detto: è la più numerosa perché è la più semplice.

Questi circoli se la prendono con ciò che nel capitalismo è più evidente e scontato da colpire: i difetti economici. Le diseguaglianze, sempre le diseguaglianze: ma ormai, cazzo, tutti sono contro le diseguaglianze, pure Letta, probabilmente pure Bezos.

Questa sinistra non chiede grandi sacrifici, a differenza della disciplina di destra e di quella religiosa.

Anzi, tutt’altro: molti si avvicinano all’ambiente perché fico, perché c’è la serata hip hop, la birra a basso prezzo, ma poi se le cose si fanno più serie, scompaiono. Lì dentro molti giovani sono vagamente ribelli e vagamente impegnati. Questa sinistra finisce per essere un modo più alternativo per svagarsi e, quindi, conformarsi.

Hanno inoltre un rapporto molto ambiguo con la violenza e con la moralità. Per carità, chi oggi si scontra con la polizia per motivi ideologici ha tutto il mio rispetto, mentre io sono qui a sparare sentenze da una scrivania (ma la strada non mi si confà)

E sicuramente nei centri sociali c’è gente seria, coerente, dura da affrontare. Però ammetto che qualsiasi minaccia da parte di queste realtà, o slogan assurdi tipo il recente che bello quando brucia Tel Aviv, mi fanno abbastanza ridere.

Voglio dire: questi sono ambienti che si rifanno ad un’ideale tutto sommato socialmente accettabile ed è comico vederli adottare pose da ultras di estrema destra. Inoltre, si nota come la loro risulti essere una moralità a doppia mandata: loro sono eticamente corretti, loro sanno cos’è la libertà, ma in nome di essa esaltano il sequestro Moro: si pensi al gruppo musicale P38, che comunque è un fenomeno che approviamo e che meriterebbe una riflessione a parte.

Insomma, forse le idee sono un po’ confuse, e questo ci conferma che l’unica moralità possibile è quella che loro rifiutano come retaggio del passato, quella di Cristo. La loro religione però è un’altra e si chiama comunismo. L’uguaglianza è un Regno Celeste (e mai si realizzerà), Marx è un dio, (o meglio, quello che loro sentono dire di Marx) e le fasi finali della sua teoria, dalla dittatura del proletariato alla scomparsa dello Stato, suonano come escatologiche, nebulose, misteriose.

In questa loro opposizione al sacro e al divino si nota come l’attuale comunismo non metta in discussione il sistema in toto ma, come già detto, solo la sua parte economica, che se vogliamo è anche la più banale.

La loro aderenza a parte del sistema si vede ad esempio nel sostegno alle politiche LGBT, una questione che va a toccare temi probabilmente ancora più centrali dell’economia. Alla vista dell’importanza che i comunisti di oggi danno alle politiche arcobaleno, penso che Trotsky (loro vero idolo, contro lo Stalin fascista) si rivolterebbe nella tomba.

Poco tempo fa ho conosciuto un compagno, uno vero, duro e puro, proprio grazie a Blast. Ho pensato Stalin carica ancora.

Pure lui disprezzava gli alternativi. Poi vedi queste jam session e tutta la libido si sgonfia. Comunque, tutto ciò ai vagamenti comunisti non interessa. Loro hanno la via, la verità e la vita. Tutti noi altri? Sono fasci! 

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