LA SERBIA CARICA ANCORA

LA SERBIA CARICA ANCORA
Lettura boomer
C’è chi sabota gasdotti mentre nessuno guarda, e chi attacca frontalmente il nemico, come la Serbia.

Cosa è rimasto alla nostra società di epico, ideologico, o anche solo idealistico? Gli attivisti climatici che bloccano le strade facendo incazzare poveri soldati semplici diretti al lavoro, dall’alto della loro consapevolezza borghese che la battaglia per il clima è la più importante di tutte le battaglie? Beh, scusate, ma mi pare poco.

A Olmeneta quel mattacchione di Antonio Soldi che ha fatto un bell’intervento sulla techno degli anni ’90 (solo a Blast si può fare filosofia su Franchino), quando gli ho chiesto perchè avesse sostenuto che i rave e le droghe sono il più grande favore che si possa fare al capitalismo, ha risposto:

“Allora, un giovane, essendo tale, deve fare due cose: o mettere le bombe per contestare il potere, o studiare per occuparlo in futuro…”

si ferma, forse consapevole dell’eccentricità delle sue parole, mi guarda e mi dice

“ma veramente eh”

io annuisco con convinzione. 

In tal senso gli anni ’70, con tutti i morti che hanno lasciato sull’asfalto, erano comunque più vivi. I giovani (e i meno giovani) facevano davvero quello che dice Antonio. Ora quel livello di violenza accettabile e forse necessario in ogni società per far vedere che è viva lo garantiscono solo gli ultras.

La violenza si è persa perchè si sono perse le sue basi ideologiche

Ci sono Paesi, però, che non hanno perso queste basi (che non sono necessariamente di estrema destra o di estrema sinistra), Paesi che coltivano ancora una mentalità “eroica”, per citare Grande Ospizio Occidentale del buon Limonov.

Uno è clamorosamente vicino a noi

Sarete sicuramente informati sulla questione KosovoSerbia.

Perché il Kosovo è così importante per la Serbia?

Per via della battaglia di Kosovo Polje, anche conosciuta come Battaglia della Piana dei Merli, del 15 giugno 1389. Si fronteggiavano venticinquemila cristiani provenienti da Serbia, Bosnia, Albania e Romania, e cinquantamila musulmani sotto i comandi di Murad I.

Si narra che nella tenda del comandante serbo Lazar Hrebeljanovic comparve un angelo, che gli chiese di scegliere tra la salvezza eterna, intangibile, e la vittoria in battaglia, concreta ma effimera. Il principe scelse la benedizione di Dio, e i cristiani persero la battaglia. Da allora i serbi si auto nominarono “Popolo Celeste”.  

Il Kosovo ha dunque un valore simbolico, perché sede di uno degli eventi più importanti per l’identità serba. Ecco, tenendo presente sullo sfondo queste premesse, succede che qualche notte fa un commando “di circa 30 uomini” (fonti kosovare), a quanto risulta supportato da blindati, è penetrato nel monastero ortodosso di Zvecan, nel nord del paese, zona a maggioranza serba. Nel corso dell’azione è stato ucciso un poliziotto kosovaro , poi sono arrivate le forze speciali di casa e quattro uomini del commando sono stati uccisi, altri feriti, altri ancora sono fuggiti. 

Secondo esperti, la presenza dei blindati e l’alta professionalità del commando, così come la reazione del presidente serbo Vucic, che dichiara chiusa ogni possibilità di riconoscimento del Kosovo e lo scoppio di un’”insurrezione” nel nord del suddetto paese indicano che dietro l’operazione ci siano proprio i vertici serbi. 

Mi metto nei panni di questi 30 assalitori ignoti: chi erano? Membri delle forze armate regolari serbe altamente addestrati? O paramilitari che operano nella zona? Poco importa: in ogni caso, per fare un’azione simile ci vuole una volontà di ferro. La morte dei quattro assalitori rende evidente come non fosse un’operazione facile, sei in terra straniera e le forze speciali locali arrivano in massa. La morte, probabilmente, era da mettere in conto.

Capite allora la base ideologica? Capite la mentalità “eroica”? Se poi dietro ci fosse davvero il governo, la cosa avrebbe del clamoroso.

Poi, per carità, i 30 presunti serbi potrebbero essere dei semplici tagliagole che di complicate elucubrazioni storico-politiche e mistiche se ne fregano altamente, ma poco importa. Rimane il contesto di fondo, rimangono l’odio e il sangue, due forze che possono fare schifo o paura, ma che hanno sempre fatto la Storia. Lo capisci quando, nelle proteste di qualche mese fa sempre nel nord del paese, vedi cittadini serbi picchiare a mani nude, con tutta la forza che hanno in corpo, sui manganelli delle forze KFOR. Questi a tre anni si fanno le ossa in strada, noi mangiamo Mulino Bianco, e per questo ci mangeranno vivi. 

Serbia

Qualche commentatore del web legge l’attentato di Zvecan come l’ennesima conseguenza del bullismo geopolitico USA seguito alla caduta dell’URSS, concretizzatosi in questo caso col sostegno al Kosovo e una Serbia messa alle strette. Insomma, alla fine i serbi si sono rotti le palle e hanno fatto all-in, come la Russia il 24 febbraio, poco importa poi se strategicamente potrebbe rivelarsi un errore.

Ci avete rotto il cazzo, punto, ora vi facciamo vedere come si fa 

Certo, il poliziotto kosovaro che era nella zona a fumarsi, pacifico, una sigaretta, non lo riporterà in vita nessuno. E allora tutto ciò è giusto o sbagliato? Non lo so, so solo che è una storia vecchia come il mondo, perché il mondo è uno stadio. La Serbia lo sa bene, mentre noi al momento abbiamo il daspo. 

Occidente non mollare, torneremo a caricare!

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