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La Shitpostata Delle BR

La stampa italiana è facile da trollare.

La Shitpostata Delle BR
Lettura boomer
Bravi Ragazzi, rapimento Moro e Shitpost: la debolezza della stampa italiana

Notte tra il 16 e il 17 marzo 1978, le redazioni di tutta Italia sono nel caos. Spuntano i primi comunicati delle BR:

Aldo Moro è loro prigioniero da qualche ora.

Il vociferare degli articolisti si spande nel crepuscolo dell’italosfera.

Censura subito!

Giunge l’esclamazione con forza dalla redazione de L’Unità a poche ore dall’accaduto.

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Spesso la frase udita soprattutto tra i giornali moderati, in testa il Corriere della Sera.

Volano a destra e a manca giudizi, osservazioni, accuse, minacce. Il coro della stampa nazionale è in rotta dopo l’onda d’urto provocata dallo scoppio del caso.

È guerra. Si scavano trincee a colpi di penne e rotative. Si Spara: “Nella logica delle Brigate le parole dei cronisti sono come le rivoltelle a cui si risponde con le rivoltelle. Non è che il punto di arrivo di un discorso iniziato da tempo”, così commentano quelli dell’Espresso.

Che fare? È troppo dare voce ai terroristi? E poi Moro? Come lo mostriamo al pubblico?

Questa volta l’hanno fatta grossa, il vade me cum mediatico è stato aggirato. Libertà di stampa sì, ma ora che Moro è in mano ai terroristi? Troppo per il popolo?

O SPARIAMO O SPARIAMO avremmo detto noi, ma questa guerra non ci appartiene, non è il teatro bellico per cui il cingolato Blast è stato progettato.

La situazione rimane incerta, ma alla fine si opta per la pubblicazione dei comunicati delle BR durante i 55 giorni di stallo che si interromperanno solo con la morte del prigioniero.

Non è la prima né l’ultima volta che le BR e il cosmo del terrorismo italiano si serve della comunicazione come strumento di battaglia. Una guerra di idee nella testa del lettore medio del quotidiano.

Improvvisamente il pantofolaio con la sua copia del Curierun si ritrova chiamato al fronte dal rullo delle linotype di tutta Italia.

Premesso che qua non ci stiamo interessando delle ragioni delle BR. Il bello di questa storia del sequestro Moro è l’uso dello shitpost ante litteram.

Eh sì, quanto hanno shitpostato le BR durante quei 55 giorni!

Ogni comunicato, ogni parola arrivata per via anonima alle redazioni dei giornali non faceva che sporcare di cacca le mani dei giornalisti

li costringeva ad avere la puzza del terrorista rosso sotto casa.

Premesso che le BR non erano dei veri sovversivi – i volumi sull’influenza dei servizi segreti si sprecano – ma al di là delle motivazioni che misero in funzione il meccanismo dei brigadisti, è apprezzabile quella familiarità strampalata che possiamo intravedere tra la capacità delle BR di farsi pubblicare nei giornali e il nostro zostile internet.

Le BR in questo hanno anticipato internet: il postaggio anonimo, la shitstorm dopo opinioni o gesti considerati poco consoni

(rapire un politico mi sembra poco educato)

la capacità di dire la qualunque con una eco smisurata distraendo il flusso di coscienza collettivo dal rancio parolaio quotidiano.

Per contesto, una definizione di Shitpost come la trovate sul Cambridge Dictionary:

“Qualcosa messo su Internet che non è particolarmente divertente o interessante e non ha molto senso, o non ha nulla a che fare con ciò che viene discusso, specialmente per rendere difficile per le altre persone discutere qualcosa.” (tradotto dall’inglese).

Quella piccola, millimetrica crepa che si è aperta brevemente a poche ore dal rapimento di Moro ha dimostrato l’incapacità del sistema mediatico – seppur per un millisecondo – di riuscire a rispondere con efficacia ad un fattore esogeno entrato in circolo.

Improvvisamente comunisti si son scoperti paladini della censura come gli scagnozzi del pelatone, ex fascisti e conservatori aperti al dialogo. Cortocircuito primorepubblicano.

Uno shitpost bello e buono quello delle BR, proprio ben riuscito.

Sono riusciti ad ottenere un effetto dirompente nell’ecosistema mediatico della Repubblica e utilizzare lo stesso sistema dell’informazione contro sé stesso.

Dalle retrovie del fronte mediatico si levano voci di generalissimi dell’intellighenzia occidentale. Tra queste quella dell’autorevole Marshall McLuhan. Analisi del nemico: “Quello che i terroristi si propongono adesso è di rovesciare la situazione e di manipolare proprio la stampa. Essi cioè vogliono trasmettere informazioni alla stampa per manipolare attraverso esse la stampa”, così risponde lo studioso interpellato dal Corriere riguardo al caso mediatico delle BR.

Le BR hanno lanciato la shitpostata, seguono altri. A pochi giorni dallo scoppio del caso Moro l’intero Paese è in stato di allerta, giunge sulle prime pagine dei quotidiani una notizia sconcertante:

Arrestato Ugo Tognazzi. È il capo delle Br.

br meme tognazzi meme

E ancora una volta, la macchina mediatica si trova con le braghe calate, questa volta con toni più leggeri. Lo scherzo funziona alla perfezione. Totale sovversione mediatica. Ufficiale: Ugo Tognazzi è il capo dei meme e le BR sono 4chan.

La storia sappiamo come va a finire: le BR sono state debellate, la crisi è rientrata, niente più sovversione.

Ai tempi quei sistemi ideologici solidi di qua e di là del Muro hanno risposto alle tensioni e ne hanno salvato la parvenza di normalità, la facciata di libertà era salva.

Le BR ce l’hanno fatto vedere ben e chiaro: tra il giornalismo e la memata corre una sottile linea che separa l’ufficialità dalla cagata, lo shitpost dallo scoop che ha salvato la libertà di stampa.

La sovversione mediatica si infila laddove la serietà dell’informazione non può arrivare.

Più ridicolo e fuori di testa è l’evento più sarà difficile conferire quella parvenza di normalità all’accaduto.

Le gambizzazioni e le sparatorie oggi sono passate di moda, ora su internet il sovversivo combatte su un campo di battaglia fluido, etereo.

Non servono più comunicati per vendere una linea politica, oggi a chi vuole sfidare il discorso ufficiale basta sé stesso, è lui stesso la realtà che sta dietro la finzione che vuol creare.

Internet è così finto che finisce per essere del tutto reale, un microcosmo esistenziale senza appigli nella nostra realtà.

Dentro questo sconfinato scatolone da dove ormai tutti attingono la loro dose di informazione quotidiana non abbiamo neanche più bisogno di un Moro o di un Ugo Tognazzi per minare il sistema mediatico: tutto è informazione, niente è più reale quindi tutto è credibile.

Si spara a colpi di cagata e di fantasticheria, non abbiamo neanche più bisogno di far credere alla gente che quello che sta assistendo sia effettivamente successo.

L’importante è distrarre dalla mole di informazioni che vogliono vendere come vere, serie e accertate.

Non abbiamo neanche più bisogno di un presidente del consiglio da rapire, ci basta solo l’idea per generare una ondata di derisione e distrazione da ciò che ci spacciano quotidianamente.

Le BR hanno distratto dalla pax repubblicana il Paese intero con una shitpostata epocale.

Oggi che il Muro è crollato e i limiti fisici delle comunicazioni pure, come risponderebbe la schiera mediatica al rapimento del presidente del consiglio? E come comunicherebbe con il mondo il presidente durante quelle giornate drammatiche?

I terreni di scontro vanno e vengono, ma non lo scontro.

Si combatteranno guerre psichiche – ci siamo già? – a colpi di neuro recettori bombardati da questo o quell’altro post su internet.

Immaginate: diretta su Instagram della vittima – mettiamo caso un presidente del consiglio – da qualche stanzino anonimo tra un like, un commento e un ringraziamento per aver iniziato a seguire la pagina, così diamo più visibilità alla diretta e gli italiani potranno seguire con il fiato sospeso tra un reel e un meme.

E i giornalisti? Dove sono i giornalisti? Ma è ovvio, anche loro in diretta, ospitati dal presidente del consiglio per un’intervista dalla sua prigione.

È caduto il velo di ufficialità, mettete un pollicione in su.

Non abbiamo neanche più bisogno di prenderli per il culo, ormai ci pensano da soli. Hanno capito che non essere seri, non stare con nessuna parte del discorso, non essere da nessuna parte come si fa su internet, li terrà belli tranquilli e comodi.

Prendiamo un esempio recente come la controversia sui pagamenti arretrati della Salis: sui social della pagina ufficiale di Atreju spunta un video, uno shitpost bello e buono, che tira in mezzo BelloFigo con la sua iconica canzone Non Pago Affitto

Il meme supera la realtà. Si sono auto caccati, sono loro lo shitpost.

Date un meme al popolo e darete al popolo quello che vogliono.

Che fare allora? Hanno vinto? Cosa resta a noi? Non ci resta che memare, memare più forte di loro.

Riprendendo la citazione di prima: “le parole dei cronisti sono come le rivoltelle a cui si risponde con le rivoltelle.” questo si diceva ai tempi. Oggi diremmo: “le shitpostate sono come cagate a cui si risponde con le cagate”.

Non lasciamo il terreno di internet inerte, non permettiamo che ci sia un totale controllo sul linguaggio che più di tutti è singolare degli zostili.

È il momento di tirarla così grossa da lasciarli senza parole

Quel momento di incertezza che aprirono le BR nel mondo della comunicazione, seppur per un lampo, oggi nel mondo fluido e franabile di internet si può tramutare in una voragine senza fondo in cui potremo perdere le nostre tracce. Insomma, per sparare dobbiamo prima sparire.

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