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LA SINISTRA RIPARTA DA CICALONE

O del perché i sindacati non capiscono più un cazzo dei lavoratori

LA SINISTRA RIPARTA DA CICALONE
Lettura boomer
Se siete mai stati sulla metro di Roma, in particolare sulla linea A, quella che – per intenderci – attraversa la città passando per tutti i luoghi di maggior interesse turistico, vi sarete resi conto di una cosa: fa veramente schifo.

E non lo dico a cuor leggero. È una delle peggiori metro d’Europa non solo a livello estetico, ma anche in quanto a funzionalità e pulizia.

Ora immaginate questa scena: siete un operaio con i vestiti incrostati di calce, in procinto di tornare a casa dopo un turno di lavoro di nove ore sotto al sole o la pioggia, senza prospettive per il futuro, costretto a causa dell’architettura urbana di una città devastata ad essere rinchiusi in un tubo sotterraneo fetido, con accanto, da un lato, un pakistano in videochiamata con la moglie ed i sette pargoli senza auricolari, e dall’altro lato due wannabe startupper ancora non laureati in economia, che parlano ad alta voce dei propri progetti di business e di come la loro espansione nel mercato dello shitcoin sarà la svolta delle loro vite.

Ecco, in quel momento vi tastate le tasche, e vi rendete conto che il portafoglio è sparito: tutto il suo contenuto, cinquanta euro, che ora stanno finanziando il nuovo iPhone di una borseggiatrice rom di quindici anni.

In un momento del genere potreste provare diverse sensazioni, potreste persino riconsiderare il sistema penale dell’Arabia Saudita, terra del renziano rinascimento arabo. Stavate tornando a casa, facendovi i cazzi vostri, e ad un tratto siete stati lesi in uno dei diritti fondamentali che dovrebbe avere qualsiasi cittadino.

Quello di sentirsi sicuro per strada

Poi magari vi incazzate, e pensate di calmare la rabbia ammonendovi mentalmente:

“Dai, in fondo la colpa è la mia che, a causa della stanchezza, sciagura di una vita di merda, mi sono fatto uccellare…”

La prossima volta sarete più attenti. E notate sul vagone quattro/cinque signore sinti in carne che stanno per fare la stessa cosa a qualcun altro. Ecco che alzate la voce, e quelle vi sputano, vi insultano e vi minacciano, scendono dal treno come se niente fosse e, anche quando arriva la polizia, vengono portate in caserma solo per essere rilasciate qualche ora dopo con un foglio di via, che nessuno si preoccuperà di far rispettare.

Ma mentre voi siete occupati a spiegare faticosamente al poliziotto calabrese ciò che avete impedito con il vostro intervento, arriva un’universitaria piena di tatuaggi orientaleggianti, con degli occhiali tartarugati, di ritorno dall’aperitivo con le amiche dopo una faticosa lezione di sociologia, che vi accusa persino di essere dei violenti razzisti e fascisti. Tu di tutto questo non capisci nulla. Sai solo che ti hanno rubato mezza piotta, e a te rode il culo.

Poi arriva Cicalone.

Grosso, forte e circondato da pugili professionisti. Lui non ha paura di fare ciò che va fatto. Ben articolato, non uno sprovveduto, che cala giù per la metro e fa davanti a milioni di spettatori quello che avresti voluto fare tu: tutelare i più deboli, mettere la maschera da supereroe e dare una lezione al manlet peruviano che, dopo aver tentato di scippare la vecchietta – una volta circondato dagli energumeni al suo seguitoinizia ad intonare una lagna fatta di no entiendo fasulli, sguardi bassi e pubblica umiliazione.

Cicalone

Perché non dovrebbe piacerti Cicalone?

Diciamocela tutta, tu non sei un fascista. Sei una persona che lavora, che della razza non si è mai interessato, anche perché la metà dei tuoi colleghi sono albanesi, senegalesi e rumeni. A te rode solo tanto il culo.

Credete che sia un discorso di destra? È proprio questo il problema. Che né io, né il nostro immaginario operaio, protagonista dell’introduzione di questo articolo, siamo di destra. Né tantomeno fascisti.

Se lo pensate, non siete meglio della ventenne con la tessera ARCI che commenterà dicendo che Cicalone si sta sostituendo allo Stato, che stiamo assistendo al ritorno delle squadracce, che si tratta di profilazione razzista, eccetera, eccetera.

Vi sbagliate perché siete intrappolati nella narrazione stantia e retorica che continuiamo a ripeterci e, mentre si guarda al dito piuttosto che alla luna, siete tanto vittima del mainstream quanto la casalinga di Voghera che crede che tutti vogliano mangiare i cani degli italiani perché l’ha sentito da Mario Giordano.

La verità è che Cicalone è il popolo, ed il popolo è con Cicalone, che vi piaccia o no.

Uscite di casa. Andate al bar degli ubriaconi del vostro quartiere, uscite con la zia che vi manda le immagini sgranate con Gesù per augurarvi buona domenica, e chiedete a tutti loro se pensano che Cicalone stia facendo del bene. 

Allora ci dobbiamo arrendere ad un fatto: o la stragrande maggioranza degli Italiani è fascista, o siete voi che del popolo di cui vi riempite la bocca non avete capito un cazzo.

Nel momento in cui la CGIL si preoccupa dei video di Cicalone, capiamo che la democrazia e le istituzioni su cui questa si regge, come i sindacati, hanno perso la loro ratio originale: tutelare le persone più fragili, quelle che – per mancanza di altri mezzi – sono costrette a prendere la metro, e che non possono più farlo con serenità. Le manifestazioni le vedrete solo dopo che il Satnam Sing di turno ci ha lasciato le penne. Ovvero quando la situazione è talmente enorme che l’assenza di una manifestazione farebbe più rumore di una manifestazione fragorosa.

 

CICALONE NON È LA SOLUZIONE AL PROBLEMA, MA SOLO LA SUA MANIFESTAZIONE

Cicalone non è il responsabile dell’emergere di tutti quei fenomeni di emulazione che adesso iniziano a proliferare ovunque in Italia, ma la conseguenza di una politica di convenienza, lontana dal popolo, che ha portato le persone a sentirsi abbandonate, a sentirsi perennemente in pericolo ogni volta che si sale su una metro. E questo vale sia per la destra che per la sinistra. 

Sì, perché non sono stupido.

Perché so che, anche se probabilmente il circolo di Cicalone non sarà composto da esperti di diritto costituzionale o esperti di intersezionalità, lui non è fascista, ma nemmeno di destra, come ha avuto modo di ribadire a “la Zanzara”, in data 27/06/2024.

È semplicemente gente cresciuta nei quartieri popolari, si interfaccia con le persone, e non ha paura di farein modo anche maldestrociò che ritiene in suo potere per arginare nel suo piccolo questo fenomeno. E inviterei i benpensanti che dal comodo delle loro stanze parlano della presenza dello Stato a prendere più spesso la metro.

E voglio ribadirlo: lo dico da persona profondamente di sinistra, che per il fascismo pensa tutto il peggio che è possibile pensare, che odia questo governo con tutto il suo cuore, e che non crede che le ronde o l’aumento della presenza della polizia sia la soluzione a questo problema, quantomeno nel lungo termine.

La soluzione ai borseggiatori sono le case popolari, l’aumento dell’occupazione, i sussidi ai bisognosi e l’integrazione scolastica, l’educazione e la coesione sociale. Ma queste sono soluzioni a lungo termine, possibili solo grazie a grandi strategie di carattere sociale. Stategie che – in teoria – dovrebbero essere care alla Sinistra.

Ma la sinistra ha scelto di salire sul carro del capitalismo (il carro dei vincenti) e su quello dei diritti delle ultraminoranze, dimenticandosi completamente di quella maggioranza di poveri che oggi empatizza con Cicalone. 

So già che non cambierà niente

Lo so perché questa situazione fa bene alla sinistra e fa bene alla destra, che non vedeva l’ora di gettarsi sul carrozzone dell’eroe popolare contro gli stranieri.

In questo modo loro potranno lodarlo, difenderlo dai comunisti fucsia arcobaleno xenoaccelerazionisti del PD, quando in realtà Cicalone rappresenta solo un altro pretesto per gettare benzina sul fuoco della conflittualità sociale, senza prendersi la briga di risolvere realmente il problema con delle politiche di qualsiasi natura.

Per la sinistra, la CGIL, ed i benpensanti, questa non sarà altro che un’occasione per continuare a farsi belli di fronte al proprio elettorato ZTL, ormai sordo a ogni bisogno popolare, sventolando davanti agli intellettuali troppo a sinistra per votare a sinistra la propria attenzione verso lo stato di diritto, l’uguaglianza, la lotta ai pregiudizi… scordando cheper quanto possa non piacerci le elezioni si vincono proprio grazie alle persone che mettono like ai video di Cicalone, e che adesso i liberal-progressisti stanno trattando da coglioni, mentre sono semplici vittime di una guerra tra poveri.

Che poi a pensarci bene molti movimenti di sinistra in passato si sono dedicati all’attività di pattugliamento civile…

Negli anni Settanta si era diffuso il fenomeno delle ronde proletarie in molte città italiane. In non pochi ambienti della Sinistra extraparlamentare si pensava che lo Stato borghese, al fine di fiaccare una generazione pronta alla rivoluzione, fosse complice nel sistema di spaccio dell’eroina, droga fatale per quei ‘compagni che sbagliano’. Le ronde proletarie andavano letteralmente a caccia di spacciatori. Il controllo del proprio territorio con metodi poco ortodossi è stato comune anche ad altri movimenti rivoluzionari, come l’IRA in Irlanda e l’ETA nei Paesi Baschi. 

Ovviamente, si tratta di casi diversi, ma con cause comuni: problematiche troppo sporche per essere quotidianamente risolte dalle forze dello Stato, una popolazione che si sente abbandonata davanti ai seri problemi sociali che si sono cronicizzati al punto tale da diventare un fenomeno macchiettistico di Welcome To Favelas.  

Prima che tutte queste critiche inutili e pretestuose lo spingano sempre più verso la parte a cui forzatamente lo vogliamo relegareossia alla peggior Destra fascista che ci siache i sinceri democratici si facciano un esame di coscienza, che si rendano conto che, agli occhi del popolo, Cicalone è colui che tenta di risolvere un problema su cui la Sinistra, la Destra e lo Stato continuano a fallire.

Insomma, che la sinistra riparta da Cicalone

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