L'Assoluto Stato della Repubblica Italiana

L'Assoluto Stato della Repubblica Italiana
Lettura boomer
Lo Stato della Repubblica Italiana e le sue conseguenze... Ziopera!

La repubblica democratica italiana – come tutte le repubbliche occidentali a parte Israele – non è pubblica, nè del popolo, nè tantomeno italiana.

-Uno dei miei migliori amici che monta pannelli solari e che mi ha appena scritto questa frase 
e ho deciso di metterla nell’intro.

No, no, no, non si può più dormire

la luna è rossa e rossa di violenza!

Bisogna piangere insonni per capire

che l’ultima giustizia borghese si è spenta!

– Yu Kung, Piazza Fontana

Comunque non penso nessuno dei nostri politici sia stato eletto con suffragio popolare, ce varda Mattarella o Conte, che ha ucciso più gente di Hitler.

– Parafrasi fatta da me. Fonte originale un discorso al bar del mercato di Varedo (MB).

So’ venute li Francise

Aute tasse ‘nce hanno mise

Liberté, Egalité

Tu arrobbe a me, io arrobbo a te.

– Canto dei Sanfedisti, canzone proborbonica

L’Assoluto stato

Mai mi sarei aspettato una deriva fascista dallo stato, bensì mi aspettavo una deriva completamente fottuta nel cervello. 

Ricapitoliamo quindi un annetto buono di stato della repubblica italiana.

L’assoluto stato si riferisce alla mia particolare ricerca dell’oggettività, il nuomena (Kvnt), l’esperienza pura (Nishida126) o direttamente l’idea platonica alla base di tutto (Platogang). Trovarla nello stato della repubblica italiana è un gigantesco sforzo, mental-fisico, che ti porta in una sorta di road trip della tua zona a intervistare gente, o meglio, origliare discorsi, come quelli riportati nell’intro.

Ma visto che io sono il principale inviato di questa rivista, nonché il principale che finirà un giorno in un esilio sino-russo lontano dalla Brianza, penso di dover dire assolutamente quello che cerco:

La fine del sogno italiano e lo stato della repubblica italiana, ovvero la verità tra i due opposti:

Stato Provincia GIF
Stato Milano Citylife GIF

È capitato un buffo avvenimento prima di scrivere ciò:

Un ragazzino di 11 anni, probabilmente col pistolino alla mano, dopo una bella ravanata su quel demone babilonese della FERRVGNI, ha tirato una strigliata tramite commento alla signora FERRVGNI, non so che cazzo sia successo ma farebbe morire se fosse tutto organizzato ad arte.Del tipo: FERRVGNI che paga il bambino in foto piedi in cambio del commento. Alla faccia di FED-EX che si fa inculare da LVIS.

In questo caso vi ho portato un esempio empirico del male italiano.

Scoprii in seguito che il ragazzino era una ragazzina, ma il mio ragionamento non fa una piega.

Avrei preferito vivere in un paese civile, direbbe una simpatica donna votante PD, ma sinceramente: l’Italia è il manichino da crash-test per quello che voglioni testare su scala mondiale.

A livelli che non ce ne accorgiamo: perché i manichini non pensano.

Quindi mi sembra stupido continuare a scrivere questo articolo, mi sento Cicciogamer che non voleva fare il video: ma lo fa comunque. Io seguirò il suo esempio lanciando quello che ho capito, senza fonti ne influenze, pura esperienza vissuta, puro nuomena:

L’Assoluto stato della repubblica italiana altro non è che essere sia l’organismo più repressivo e imperiale, nonché mentale e psicotico, al mondo. Sia essere il paese che nella sua libertà illusoria ti permette di fare ciò che vuoi, impunito.

A livelli di stato equivalgono diversi livelli di illusione che esso in realtà non esista proprio.

Facciamo l’esempio capitalista solito: ovvero lo stato sviluppa il privato tramite sussidi, lo sprona a produrre per aumentare le entrate di tasse e lo difende da eventuali concorrenze esterne/lavoratori. 

Sostanzialmente non c’è differenza tra lo stato e un semplice sistema feudale. Dove il re si affida ai vassalli, così lo stato si affida al privato. 

Il piccolo-medio imprenditore altro non è che lo stesso livello del privato, solo che non riesce ad avere un tiqquniano monopolio della violenza. Quindi di base è un valvassore. Quando si arriva all’ultimo livello, si va sulla servitù della gleba. Ovvero tutte quelle persone non del ceto medio – se ancora esiste – e senza proprietà dei mezzi di guadagno/produzione.

Che per carità, per ora regge come sistema, ma è puramente gerarchico e mi fa pensare che tutto quello starnazzare di bestie avvelenate da propaganda yankee – sul fatto che siamo tornati al medioevo sia vero. 

In tutto questo ci aggiungiamo un forte apparato illusorio-propagandistico – che a me sembra un’ovvietà che esista, poi fate voi – ovvero televisione: fatta di pupazzi e drammi inventati per non far pensare, social network: che seguono la stessa matassa televisiva con volti nuovi, e sfogatoi: come il calcio deciso a tavolino, la politica: show-business o il voto dopaminico.

Quando avrete finito di pensare che lo stato sia un organismo atto alla tutela e valorizzazione del cittadino, smetterò di scrivere per Blast e mi metterò a coltivare tulipani.

Tornando alla primissima urlata che ho lanciato, ovvero che lo stato faccia finta di non esistere, il suo osservare dall’alto o in uniforme, o sotto spoglie di intrattenimento e sfogo, è intrinseco che non voglia che tu sappia che sia sempre lì ad osservarti. È nella sua natura biologica, non vuole farsi scoprire mentre da dietro manovra tutto. 

Ma capiamolo, ha bisogno di fare tutto ciò, come un demonio all’Inferno si sentirà solo, tra i suoi amici sovrastatali più fighi di lui. E il rischio che la sua forma cambi alle prossime, inutili e illusorie, elezioni. 

Lo stato sa benissimo che è un sistema feudale sotto mentite spoglie post-1789. Ma laddove una volta un Enrico IV di Borbone sapeva farsi voler bene, oggi può solo ingannare e manipolare. Un perfetto Disturbo Narcisistico di Personalità Covert.

Tutti sanno che questa merda un giorno ti farà venire un pesante cinque minuti, invito quindi alla materna cura dell’unico teorico della rivoluzione – vera e gioiosa – Alfredo Maria Bonanno. Quanto afferma nella sua Gioia Armata è puro collasso, ovvero smetterla di lavorare per una rivoluzione che comunque porrà la parola stato a un sistema.

Non vi è nulla di glorioso nel battersi per una rivoluzione, se il giorno dopo devi svegliarti per arricchire l’apparato statale. Non penso ci sia molto da dire su tutto quel ricettacolo di veemenza passatistanel senso proprio marinettiano del termine – che è la memoria, la tradizione o la difesa di questo o quell’altro ordinamento, tutti e tre che rincarano la visione di stato, della sua presenza e della sua uscita dalle tenebre. Esempio lampate è la difesa - quasi fanaticale - della costituzione dello stato della repubblica italiana.

Alle ultime elezioni ben tre partiti sovversivi a fin di stato erano scusate partiti con una base di voti estremista, finendo poi per appoggiare la costituzione italiana con una foga che sembrava che bastasse attuarla a puntino – a mo di sharia – per avere uno stato, ricordiamo stato, utopico e giusto.

Ma la matassa non cambia, probabilmente e un po’ oniricamente penso esistano ancora dei novelli Bonanno che sappiano recepire questo articolo e far partire una micro - quanto ingegnosa - cospirazione.

Perché battersi per uno stato nato da un progetto fallimentare di creazione e omologazione di almeno una manciata di popoli sparsi per la nostra penisola, sotto una casata imparentata a doppio filo con una borghesia sovranazionale volenterosa di togliere dazi, dogane, accentrare il potere in poche città importanti come Torino e di creare un mito fondativonon riscoprirlo ne mantenere quelli attivi nei popoli italianiquanto più legittimista del fatto che lo stato della repubblica italiana sia un’idea partita dal basso, dal popolo e dalla sua romantica forza. Finito poi per diventare questo:

Un ammasso totalitario e omologante, dove tutti parlano la stessa lingua, codificano lo stesso DNA e lodano lo stesso stato. Questo non è il mio paese, e vorrei dover andare a coltivare tulipani, quindi è importante una presa di posizione scaltra:

Aboliamo lo stato italiano, rispolveriamo il comune e le leghe cittadine, creaiamo una vera democrazia - ne oligarchica e centralizzata di stampo romano-torinese, ne tantomeno una oclocrazia manovrata dai volti macabri nascosti dietro maschere televisivo-social. Una democrazia che pensi prima al suo comune, poi a sentirsi italiano. Cosa che comunque mi fa pensare che dovremmo togliere il tricolore, segno statale e sostituirlo col gonfalone del nostro comune. E ricordiamo e affermiamo: puntiamo al Futuro, alla eterogeneità della nostra cultura millenaria, che non deve abbassarsi a essere una sola stupida Dolce Vita alla FEǁiNI.

Eppure starete già dicendo che queste cose le avete già sentite. Ma sinceramente: rincarare la dose non basta mai, come un medicinale fatto di carne e scrittura, penetrare a mo di supposta lo stato. Iniziate a mettere in giro la voce. Cospirazione anti-statale. Fategli venire la para, le noie.

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