LE DONNE NON CI VOGLIONO PIÙ BENE?

LE DONNE NON CI VOGLIONO PIÙ BENE?
Se la risposta a questa domanda fosse “sì” non ci sarebbe nulla da obbiettare.

Soprattutto dopo un’estate come quella appena trascorsa. Un’estate durante la quale l’unica notizia che sembrava tener testa per rilevanza e frequenza al cambiamento climatico è stata la violenza contro le donne. Eventi di violenza che hanno avuto una grande eco mediatica soprattutto grazie alla dichiarazioni (controverse?) di politici e giornalisti dell’area conservatrice. 

Direi che, passato qualche mese, possiamo farci delle domande con lucidità, soprattutto alla luce del fatto che proprio in questi giorni si sta discutendo di un ddl per il contrasto alla violenza sulle donne, con polemiche annesse.

Cosa c’è di vero in tutto ciò? Ci può essere una soluzione al terrificante fenomeno del sessismo? Chi ha torto e chi ha ragione quando si parla di violenza contro le donne? 

Ma andiamo con ordine, esponiamo i fatti:

Partiamo dal primo caso di molestie che ha infiammato il dibattito pubblico: quello del figlio di La Russa.

 Via Phayzo

Allora praticamentw non è la prima volta che il figlio di un politico si trova invischiato in una vicenda simile, basti pensare al figlio di Grillo (il padre resta comunque insuperabile) e anche in questo caso a suscitare scalpore sono state le dichiarazioni del Presidente del Senato che ha sottolineato come la ragazza fosse dipendente da cocaina e lo stato di alterazione psicofisica fosse stato autoindotto.

In altre parole, secondo La Russa sr. la tipa aveva pippato del cocco, suo figlio non ne era a conoscenza, pensava fosse consenziente e baci baci. Perciò quella del figlio sarebbe semplicemente stata una serata identica a quella descritta da Pippo Sowlo in Spring Attitude, giusto con un finale un po’ più rosa. Ad oggi l’indagine non ha subito ancora svolte decisive.

Ad alimentare le polemiche oltre alle dichiarazioni del padre dell’imputato, ci ha pensato l’uomo più brutto del mondo, Filippo Facci, con un gioco di parole sbattuto in prima pagina che gli è costato il posto di lavoro alla Rai.

Altro fatto è quello accaduto a Palermo, enfatizzato dalle parole di Andrea Giambruno, il Michael Scott del giornalismo italiano.

Qui il fatto sarebbe stato commesso da un gruppo di ragazzini (il famoso branco di lupi) che avrebbe approfittato di una ragazza secondo loro consenziente, secondo tutti ubriaca, secondo sé stessa, per il momento, violentata. 

A rincarare la dose ci hanno pensato quelli del Secolo d’Italia, che, pur di difendere l’ex compagno della Meloni, hanno citato (male) una statistica su come l’alcol porti inevitabilmente una ragazza ad essere stuprata, anche in questo caso l’accusa di victim blaming è stata fulminea, alla quale credo di potermi, in questo caso, accodare.

Come poteva un quotidiano che ha per direttore uno che di cognome fa Bocchino pubblicare un articolo a favore delle donne? 

C’è poi un altro caso che vorrei riportare alla luce, anche se più violento: quello dell’omicidio di Michelle Causo a Roma, del quale i giornalisti hanno immediatamente smesso di occuparsi non appena è venuta a galla l’ipotesi (sottolineo, è bastata l’ipotesi) che la ragazza appartenesse a un giro di spacciatori. 

Questi ed altri misfatti hanno portato il nostro Governo, in data 7 Giugno, a rafforzare il Codice Rosso che fa leva sulla volontà delle donne di denunciare le violenze (che però in Italia, come vedremo è scarsa) e a iniziare un discutibile percorso di educazione sessuale nelle scuole. Un ulteriore disegno di legge verrà varato a breve.

Da questi e da altri spiacevoli avvenimenti di quest’estate si potrebbe pensare che l’Italia sia un Paese pericolosissimo per tutte le donne e ragazze, in cui tutti gli uomini sono degli orchi e i politici e i giornalisti sono dei bifolchi sessisti. Ma non è così. 

Proprio quest’estate infatti, è uscito l’annuale dossier del Viminale dal quale emergevano dei numeri interessanti, ve li snocciolo rapidamente, così da poter passare a questioni un po’ più annose: il numero delle donne uccise nel periodo analizzato nel 2022 è superiore dell’8% rispetto a quello del 2023, sono diminuiti anche i cosiddetti “femminicidi”, ovvero quelli commessi da partner o ex tali. Dal primo Gennaio ad oggi, 22 Ottobre, il numero di donne uccise rappresenta il 35% del totale degli omicidi contro il 38% del 2022. Donne, mi dispiace, ma per quanto riguarda le morti violente gli uomini sono ancora i numeri uno.

E ancora: le denunce per stalking sono passate da 11.160 a 8.607, anche se questa è una statistica inutile, visto che alla fine dei casi denunciati solo il 10% viene condannato. 

Anche a livello europeo come al solito, siamo indietro a Francia e Germania: 0,32 “femminicidi” ogni 100mila donne, dannato spread. Persino il numero di violenze sessuali denunciate ogni 100mila abitanti da noi è più basso (8.25) che nella maggior parte d’Europa (Eurostat) e come sottolinea Luca Ricolfi in un articolo sul Messaggero del primo settembre di quest’anno sembrerebbe che questa statistica sia molto più alta nei paesi ultra civili come Svezia e Norvegia non solo per la maggior attitudine che le donne hanno a denunciare.

Da questo ultimo dato parto per una ulteriore riflessione su un argomento molto caro al giornalismo conservatore:

La statistica per cui il 40% degli autori di violenza sessuale sarebbe straniero.

In Italia infatti le donne tendono a denunciare un molestatore allogeno con una frequenza sei volte maggiore rispetto a quando questo è Italiano. Per quanto riguarda lo stupro si arriva addirittura a un rapporto di dieci a uno. Si può dunque affermare che in Italia il mancato calo delle violenze sessuali non sia colpa degli immigrati ma semmai delle donne (che non denunciano)

In terzo luogo bisogna affermare con decisione che purtroppo viviamo ancora nel mondo materiale, la violenza è un fatto fisiologico in qualunque società e che il giorno in cui in Italia non si commetteranno più omicidi sarà perché avremmo trasceso la nostra forma umana e ci saremmo trasformati tutti in un nugolo etereo di algoritmi e dati.

Passiamo ora all’aspetto mediatico della questione della violenza sulle donne. Parliamo cioè delle accuse di vittimizzazione secondaria che vengono rivolte a profusione ogni qualvolta qualcuno come Giambruno o La Russa metta anche solo in dubbio la condotta morale della (presunta) vittima e la sua importanza eziologica nell’eventuale offesa ricevuta. 

Iniziamo col dire che quello che chiamano victim blaming io le chiamo attenuanti, che sull’articolo 18 e 49 della Convenzione di Istanbul e sull’ottavo della CEDU io ci piscio e ci caco sopra, perfino. 

Quello che viene fatto con la “vittimizzazione secondaria” oltre ad avere valenza per la riduzione della pena dell’imputato ha anche un altro scopo, ben più importante in ambito criminologico che processuale e cioè quello di individuare le cause eziologiche dell’evento criminoso.

Il “victim blaming” non è giustificazionismo sessista ma revisionismo e l’eventuale patema della “vittima” per queste “accuse secondarie” diviene immediatamente sopportabile se solo si pensa a quanto, a livello sociale, condannare atteggiamenti che avvicinano irrimediabilmente la “vittima” a subire il reato, possa portare ad evitare effettivamente di subirlo e, in caso di eventuale reato, colpire l’autore di esso con pene, allora sì, dure per la mancanza di attenuanti. 

È molto straniante vivere in una società che, mediaticamente, a livello geopolitico e di diritto internazionale si avvale pedissequamente della victim blaming, come nel caso della Russia che ha attaccato sì l’Ucraina, ma solo per via dell’aggressiva ed evitabile espansione della Nato o dei Palestinesi che hanno attaccato sì Israele, ma dopo aver subito settant’anni di apartheid.

Perché in questo ambito siamo così bravi a colpevolizzare solo le vittime mentre siamo incapaci anche solo di metterne in dubbio la loro moralità a livello domestico? (inteso come violenza domestica)

È una questione molto problematica, una sorta di attacco mediatico alla logicità del principio di causa-effetto. Ci vogliono far credere che la violenza piova dal cielo come niente fosse, che non esistano ragioni anche solo per colpire le donne, che assumono così le sembianze di esseri angelicati totalmente estranei alle impurità terrene, roba da Dante Alighieri, il più grande simp nella storia della letteratura Italiana.

La verità è che le ragioni esisteranno sempre, basta semplicemente non porle in atto.

Due parole su Andrea Giambruno: un grande.

Se pensate che questo tizio, chiaramente un illetterato, sia riuscito, attraverso un complesso sistema di specchi e leve, a diventare il compagno della Meloni (più grande di lui di 5 anni) e a rimanerlo per dieci anni, sfruttando l’immagine e l’ascesa politica della partner come propulsore per la sua carriera da “giornalista” (letteralmente leggere le notizie dal gobbo e sottoporle al giudizio di Pietro “Gatto Silvestro” Senaldi)  e, non contento di ciò, a organizzare (anche in questo caso accuse tutte da dimostrare) cose a quattro con le colleghe adescandole (pare) col seguente invito: 

Che ne diresti di una cosa a quattro: io, te, l’amore per la Patria e l’odio per i negri?

Cosa direste? Che è un mito, la versione maschile della più classica delle Golddigger, un Incel travestito da Chad che col minimo sforzo raggiunge il massimo risultato. 

Top G(iambruno)

Giambruno ha fatto tutto bene, una sola cosa però la si può rimproverare: è un sessista. Toccarsi la minchia e poi toccare una giovane donna sulla testa non si addice a un gentiluomo, così come l’incapacità di trattenere la sua incommensurabile voglia di chiavare. 

Io lo perdono, perché a uno che è stato appena lasciato dalla tipa perdono tutto, ma mi rendo conto che a gran parte dell’opinione pubblica questi atteggiamenti possono dare non poco fastidio.

Qual’è la soluzione per chiuderla col sessismo? Come possiamo finirla con questo retaggio culturale da bar? Semplice..

Riscoprendo la cara e vecchia misoginia.

Si cominci a odiare le donne da un punto etico e collettivo, piuttosto che colpevolizzare singoli atteggiamenti o affidarsi a stereotipi che possiamo superare. Superare riportando in auge i testi di Nietzsche, Schopenauer e del mitico Otto Weininger. Torniamo alla pseudoscienza, al positivismo! Qui c’è un problema di forma, non di sostanza. 

In questi giorni si sente parlare di educazione sessuale nelle scuole, basterebbe semplicemente insegnare l’educazione. Riprendiamoci i tempi in cui i salotti intellettuali erano esclusivamente per gentiluomini, torniamo a discriminare con classe il gentil sesso, con dei pamphlet e non con le oscenità sul luogo di lavoro, facciamo buon viso a cattivo gioco. Ricordate che la misoginia non impedisce affatto di avere relazioni amorevoli con singole donne. 

Chiudiamo le discoteche, perché anche un uomo fine come il sottoscritto quando beve tende a diventare molesto.

Per questo mi ubriaco solo in compagnia di ragazze.

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