Leggere Ezra Pound, letteralmente nostro padre

Leggere Ezra Pound, letteralmente nostro padre
Maestro di poesia e non solo, continua imperterrito a ispirarci...

Siamo dei reietti. Facciamo schifo. Puzziamo. Siamo sempre sudati. Sempre stanchi di lavorare e stufi di dormire. Produciamo e smantelliamo. Distruggiamo e costruiamo – male – castelli di merda, acciaio e dinamite. Il Blast – l’avrete capito – è una massa pulsante, un’escrescenza – un ponfo! – della nostra epoca: è il cancro che si vorrebbe estirpare perché costringe a guardarsi disgustati allo specchio. Il Blast siete voi che ci guardate con sospetto e ribrezzoma ci avete visti a Olmeneta?
Mezzi drogati, mezzi ubriachi, con le spade sguainate, le ascelle pezzate, i capelli unti, le camicie appiccicate. Ma noi non siamo un Blob, siamo Blast.

Abbiamo fratelli dissipati e primordiali, abbiamo la Matrice Madre, abbiamo nemici – tantissimi, diffusi come virus nel sangue –, e, come tanti, abbiamo un Padre.

Padre nostro, Ezra Pound, che sei nei manicomi e sugli altari, venga il crepaccio e ci inghiotta se non ti leggeremo, non ti guarderemo smaniosi di verità.

Di maestri ne abbiamo tanti – ma su tutti (o quasi) abbiamo sputato («NESSUNO È MAESTRO A NESSUN ALTRO», declamava Carmelo Bene) –, abbiamo rintracciato veri e falsi profeti, da Paolo Sizzi a Lino Ieluzzi, abbiamo riconosciuto cantori che ci assomigliavano, nello schifo e nel dente affilato, da Rhove a Tutti Fenomeni. Un Padre – quello l’abbiamo sempre avuto, ma l’abbiamo sempre taciuto. L’abbiamo nascosto dalle vostre parole bigotte, dal vostro costume lascivo, così uso alla falce del progressismo consapevole. Ve l’abbiamo taciuto troppo a lungo, quasi complessati. Ma a noi queste seghe da studenti di psicologia del primo anno fanno veramente cagare.
Vi presentiamo letteralmente nostro padre: Ezra Pound. Lo ricordiamo oggi, nel giorno della sua morte, avvenuta il 1º novembre del 1972.

CONTRO L’USURA

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v'è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l'Annunciazione dell'Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l'usura, spunta
l'ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe' con usura
Duccio non si fe' con usura
nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis,
nessuna chiesa di pietra viva firmata : "Adamo me fecit".
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;
l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d'usura.

(Dai Cantos)

L’anno scorso, nell’indifferenza del mondo intero, si sono celebrati i cinquant’anni dalla morte di Ezra Pound, il grande profeta del Novecento, l’uomo che ha fatto della Storia, poema. Un grandioso poema del frammento, della scheggia: i Cantos di Ezra Pound sono come lava, magma bollente, ci circonda, ci soffoca, ci apre gli occhi. Uno sguardo illuminato, allucinato, straziante sulla devastazione del secolo breve, sulle folle e le follie del Novecento, sulle puttane, i leccaculi, gli eroi, i grandi duci, i combattenti.

Ah, Ezra, quanta possanza!

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità

Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami e’ la tua vera eredita’
La formica e’ un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!

(Dai Canti Pisani)

BLAST, scritto così, a caratteri cubitali, obliqui, neri, su copertina magenta, durò due numeri – la durata di un colpo di cannone, di uno sparo di pistola, di una coltellata. Il primo opuscolo fu stampato il 2 luglio del 1914. Il secondo il 15 luglio del 1915. La rivista fu il parto di Wyndham Lewis – che, secondo il suo stile aggressivo, a morsi, la scriveva quasi tutta – sotto la benedizione di Pound, L’autentico demiurgo. Vi collaboravano, tra gli altri, Ford Madox Ford, T.S. Eliot, Rebecca West. Figure di contorno, comunque – e quasi mai conformi –: BLAST fu, di fatto, il ring del perpetuo incontro/scontro tra Lewis e Pound. Fu, nell’era dominata dagli -ismi, dal desiderio di definire per distruggere, la testata del Vorticismo, avanguardia pittorico-letteraria fondata da Lewis (che era artista e scrittore) e da Pound, che mescolava Cubismo e Futurismo, all’urlo – vago & indefinito – di

“La nostra Causa è DI NESSUNO”

“Siamo primitivi Mercenari nel Mondo Moderno”

“Oltre Azione e Reazione, stabiliamo noi stessi”

Al di là dei proclami, velleitari, di violenza spuria, sono proprio questi i caratteri corruschi, ancora corrosivi di BLAST: la ricerca del primordiale – non del primitivismo –, dunque di una lingua inscritta in pietra, l’antimodernità assunta come un fiero veleno, farsi mercenari del sé (fomentando “la Guerra Civile tra scimmie pacifiche”). Di mezzo c’è Filippo Tommaso Marinetti. Atterrò a Londra nel 1910, disse che gli inglesi erano

“vittime della tradizione e dei drappi medioevali”

riuscì a imbonire le masse. Un po’ tutti furono sedotti dal Futurismo. A Lewis il successo di Marinetti stava sulle palle, disse:

“L’Inghilterra ha praticamente inventato ciò che il Signor Marinetti si è preso la briga di venire a predicare quassù"

s’inventò BLAST – che, in effetti, è pieno di stoccate anti-marinettiane.

Dio, quanto siamo cattivi. Il nostro Paradiso è l’inferno.

Ho cercato di scrivere paradiso.
Non ti muovere
Lascia parlare il vento.
Questo è paradiso.

(Ezra Pound)

1
“Siete insetti”
2
Ultimi Romantici
3
Figli della Stessa Rabbia- Overanalisi dell'Identità Europea
4
Italia 2050 parte 2: il Maovimento con Di Maio
5
COME VEDI LA TERRA?

Gruppo MAGOG