Libreria BILLY alle Crociate del mobile

Libreria BILLY alle Crociate del mobile
Già si sa. Lutero cinquecento e più anni fa distruggeva l’ordine delle cose, attaccando le fondamenta dell’istituzione più Sacra e antica, la Chiesa, con l’affissione delle Novantacinque tesi.

Un pezzo di carta, un chiodo e il portone di una cattedrale. Così a Wittenberg, in Germania, iniziavano i conflitti religiosi che hanno sconquassato per oltre un secolo il Continente. Accuratamente dimenticata è invece la sistematica guerra del mondo protestante all’arredamento, plasticamente iniziata proprio con la martellata di Lutero, sul finire dell’ottobre 1517. Da allora nessuna tregua. La Crociata contro il Mobile miete, nella generale indifferenza, innumerevoli vittime tra le file del Buon Gusto, serpeggia silenziosa nei corridoi e nei salotti di tutto il mondo occidentale per secoli e secoli fino al 1979; anno topico per il Cataclisma.

Gillis Lundgren abbozza sul retro di un tovagliolo BILLY (tassativamente in maiuscolo, come i nomi in codice delle testate atomiche o i virus ingegnerizzati per lo sterminio di massa): una libreria semplice, minimale e rivoluzionaria destinata a diventare cifra e unità di misura dell’arredo contemporaneo.

le ripercussioni della bruttezza sono infinite

Massimo Vignelli, Il Canone Vignelli

La bellezza salverà il mondo

Principe Myskin ne “l’Idiota” (di Fedor Dostoevskij)

Negli anni ottanta, giardino fertile per il proliferare del pensiero debole, IKEA stabilisce la sua testa di ponte (rigorosamente in compensato) nell’Italiosfera. Schiere di giovani coppie sono più che felici di montare in casa propria questo ospite fresco, carismatico e flessibile; profeta foriero di una nuova Trinità (modello Ad Angolo, Stretto, Standard) e di una nuova religione che non fa rumore e non si trascina appresso il peso massello delle generazioni precedenti (la croce).

Già Walter Benjamin in “L’Opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica” illustra come l’architettura, e ancor di più il concetto millenario di dimora, attraverso il suo utilizzo quotidiano sia attivo che passivo sia in grado di plasmare in maniera significativa le percezioni culturali e personali di chi ne occupa gli spazi (e ne utilizza quindi anche la mobilia).

Anche il sociologo Pierre Bourdieu basa gran parte delle sue conclusioni sulla sottile osservazione della narrazione e dei miti che le diverse comunità e classi sociali fanno inconsapevolmente di sé attraverso l’organizzazione e il gusto delle proprie abitazioni e suppellettili.

Se i ricordi personali e affettivi, nonché i valori e le aspirazioni delle singole menti vengono anche in parte modellati dagli scenari casalinghi in cui questi si svolgono, esiste allora un’eredità da difendere dal potentato omologante della pax svedese di IKEA (più di 60 milioni di unità Billy vendute nel 2017).

L’EREDITÀ DEL FOCOLARE

Libreria Billy

Cosa se nello studio del San Girolamo di Caravaggio ci fosse stata una libreria Billy?

Soprattutto in Italia (figlia di una secolare tradizione rurale declinatasi in maniera differente nelle varie realtà provinciali e locali), ognuno di noi ha almeno una volta avuto modo di interfacciarsi con la materialità e l’eloquente concretezza di una generazione cresciuta condividendo gli spazi coi propri attrezzi da lavoro, talvolta oscuri e specifici per ogni mansione. 

Dai meno ai più benestanti, alle pareti e nelle cucine una pletora di storie domestiche di inquilini che producono e hanno un sapere da tramandare. La distinzione fra sacro e profano è chiara e fra i legni laccati e le piastrelle in cotto si oscilla fra la frugalità schietta e il ridondante sfarzo; anche la televisione, estraneo ordigno tecnologico, è stata inglobata da un centrino e da una statuetta della Madonna. Immancabile l’angolo dedicato alle foto dei defunti, in sala da pranzo, dove si sintetizzano le attività della casa padrona dei propri destini.

Insomma, quel non so che di “molto italiano” che vediamo su Pictures from Italian Profiles nasce anzitutto nelle nostre case, il palcoscenico nel quale agiamo, fatto di stratificazioni, soprattutto nelle abitazioni più datate e tradizionali: l’identità muove anzitutto dai luoghi che viviamo, anche i più intimi. Questi ci definiscono, ci dicono chi siamo. Casa, anche nel linguaggio figurato, significa radici, stabilità. Un punto dove tornare e dove trovare, sempre, noi stessi.

Ai giorni nostri BILLY, la cui filosofia muove in senso radicalmente opposto a quella che si associa da sempre al senso stesso di casa, si è ormai instaurato da anni in salotto. Senza dare troppo nell’occhio ha pure figliato altri enigmi modulari di scaffali delle più svariate misure ispirate a lui che vanno ad occupare angoli asettici per funzioni senza un senso. 

Non c’è lascito, non c’è eredità, tutto il vissuto è al sicuro nel Cloud. 

Ridotta imbelle sterile igienica

Una Unità di Produzione

Unità di Produzione”                              

Unità di Produzione

C.S.I.

In una società incerta, senza più i mezzi sostanziali e culturali per mettere radici, siamo nomadi in casa nostra così come lo siamo nelle rete e, attraverso una gestione delle risorse minimalista e univocamente efficientata; meno accumuliamo più siamo liberi di passare senza sforzi al prossimo luogo igienizzato dalle inconvenienze del vissuto materiale.

Tuttavia il concetto di Dimora è millenario e il catalogo IKEA viene in soccorso a tutti coloro che vogliono allestire nel loro monolocale il mood e le vibes ad essi più affini; come un avamposto-vetrina di una multinazionale di profumi in Corso Buenos Aires, in cui nessun cliente entra mai.

BILLY si è particolarmente distinto recentemente offrendo i suoi servigi a tutta quella risma di divulgatori, politici e virostar che sarebbero altrimenti rimasti sprovvisti dello sfondo perfetto per le loro apparizioni pubbliche durante il conato mediatico che è stato il palinsesto televisivo in era Covid. 

Lontani sono i tempi degli scranni in ebano dei grandi umanisti, l’élite ha abbandonato la sua torre d’avorio per una ben più snella e affabile, made in IKEA. La nicchia intellettuale del Paese, come un qualunque booktuber del più basso calibro, ha goduto salivando nell’isteria consumista di massa, durante la quale le proprie letture e i propri tomi (spesso di poca sostanza, materiale da tecnici) sono state esposte come feticci sui freddi scaffali di 80cm. Come una fetta di lonza sul banco del macellaio: unica misura in cui il libro sembra poter esistere oggi giorno, come oggetto appunto.

Quali sono le speranze di vincere questa crociata se ormai Billy, il temuto e onnipresente avversario, si è insediato anche negli studioli della guida culturale e morale del Paese? Forse si potrebbe iniziare dai nostri appartamenti.

Hai una libreria BILLY? Bruciala!

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