Marcantonio Bragadin - Famagosta mentale

Marcantonio Bragadin - Famagosta mentale
Marcantonio Bragadin, condottiero, tra falsi miti, la sua eroica gesta e la Serenissima.

A Capolettera

ll’ombra delle mura veneziane sulla costa orientale dell’isola sacra a Venere ancora oggi il Leone veglia sulle coste del Mediterraneo.

Approcciando la città di Famagosta Gazimagusa in turcol’impronta della Serenissima è palese, se non fondamentale. Lo stesso nucleo della città storica è ancora contenuto nelle mura rinascimentali ideate dagli architetti della Repubblica Veneta, la moschea principale della città sorge sulle spoglie della cattedrale cattolica; non mancano le innumerevoli rovine di chiese e roccaforti, cicatrici dell’antico scontro. Camminando lungo le mura ci imbattiamo in qualcosa di simbolico:

Una statua del Leone di San Marco si staglia ai piedi dei bastioni, riparato dal sole mediterraneo, abbandonato e in rovina, a testimoniare la spaccatura violenta subita dalla città nel 1571 con l’arrivo degli ottomani.

È una città dai forti contrasti, sulle antiche soglie della Societas Christiana, a partire dal primo governo sotto i Lusignano durante le crociate, quando i cristiani dovettero ritirarsi dalla Terra Santa. Una città mediterranea, azzarderei mediorientale, con una lunga storia di dominazione europea: prima francesi crociati, poi Genova ed infine l’arrivo della Serenissima nel tardo ‘400.

Protagonista di questa città è Marcantonio Bragadin, l’eroe di Famagosta, anche se non tutti saranno d’accordo con questo epiteto.

Nasce mezzo millennio fa nel 1523 a Venezia, figlio del patriziato veneziano. La sua vita è dedicata al servizio della Repubblica, per terra e per mare: magistrato, governatore e capitano di galea. Il suo incarico più importante, tristemente anche l’ultimo, fu quello di rettore e capitano generale della città fortificata di Famagosta.

Il momento fatale arriva nel 1570, quando i turchi sbarcano a Cipro. La scimitarra dell’Islam miete veloce: nel giro di due mesi cade la fortezza di Nicosia, la principale roccaforte della Serenissima sull’isola. La popolazione viene massacrata e i dignitari veneziani decapitati, nonostante gli accordi che garantivano un salvacondotto.

Presto lo stesso sarebbe toccato alla roccaforte del Bragadin.

Nemmeno la barbara diplomazia dei giannizzeri funziona col capitano d’armata: fanno recapitare la testa del governatore di NicosiaNiccolò Dandolo – ai bastioni. Se ne frega – non si tratta con i maomettani men che meno se turchi. Vero uomo del Leone, campione dei suoi valori e pronto al sacrificio: affila le spade e rivolge le sue preghiere al Cielo. Il gonfalone di San Marco non calerà dalle mura se non bagnato di sangue.

L’assedio supera ogni aspettativa: svantaggiata (6000 uomini contro 200.000), la piccola guarnigione regge al fuoco dei cannoni del sultano per più di un anno. A caro prezzo i turchi di

Lala Mustafa Pascià

vengono respinti dalle brecce volta per volta; il Leone veglia sull’Armata Grossa, ma non a lungo. Il tracollo giunge nell’Agosto del 1571: la guarnigione ridotta alla miseria e i magazzini ormai vuoti costringono il Bragadin ad arrendersi. Viene pattuita una resa onorevole: un salvacondotto per i sopravvissuti, compreso il capitano Bragadin. I turchi perdono il pelo ma non il vizio: puntualmente come accadde a Nicosia gli ottomani non si fecero scrupoli a tradire la parola data.

Bragadin non commette apostasia: anche alla mercé dei turchi non si genuflette, pronto ad andare fino in fondo. Viene catturato e sottoposto ad un trattamento da protomartire: rinchiuso, mutilato, affamato e assetato per 12 giorni; gli viene allora concessa una scappatoia:

Diventare islamico

Bragadin, anche se messo alle strette, rifiuta categoricamente e decreta così il suo sacrificio dinanzi a Dio e alla Serenissima.

Perché parlare di un uomo come Marcantonio Bragadin a 500 anni dalla sua nascita? Cos’ha da insegnarci un capitano d’armata seviziato e martoriato in una sperduta cittadella ai limiti del Mediterraneo?

Bragadin era sì un uomo della Serenissima, ma in primis un Europeo. In quanto Europeo la sua identità ancestrale, le sue profonde radici etiche che guidano la sua volontà, non possono che essere riferite al cristianesimo, il gran denominatore comune dell’Occidente. Non fu solo un uomo di guerra e di comando: Bragadin è un simbolo affrescato sulla volta monumentale della nostra storia collettiva. Il suo comportamento eroico e quello di molti altri uomini di valore sono dei punti fissi a cui oggi noi possiamo fare riferimento per navigare questo marasma post-moderno che alcuni, compresi noi di Blast, desiderano solcare a bordo di un vascello battente una nuova bandiera, qualcosa di giovane, forte, in grado di proiettare nel futuro una visione che noi abbiamo deciso di esprimere: qualcosa di nostrano, grottesco e a suo modo parodico. Rapinare il presente e sbarazzarsi della refurtiva gettandola nel fuoco del futuro. 

La stessa vicenda del Bragadin è grottesca, sanguinolenta e indigeribile per le nostre moderate maniere occidentali. Comodi nella nostra bolla di onanismo consumistico siamo veloci a sparare giudizi sul passato: eh ma il Bragadin era solo un invasato, per di più era un colonialista europeo…

Zitto neoliberale. Sì, lo era e per questo è eroico. Nella dimensione odierna di pensiero e di materia siamo diventati pigri e innocenti esecutori di una visione del mondo monca, schizofrenica e distaccata dalle necessità reali. Con questo non significa che la Serenissima avesse bisogno di invadere Cipro o che gli ottomani avessero bisogno di decapitare i difensori di Nicosia; ma loro a differenza nostra i problemi se li creavano, sceglievano quale tragedia mettere in scena. Per questo erano eroi: erano votati a tramutarsi in mostri spettacolari della loro sofferenza, agire raccapriccianti atti di scandalosa eccezionalità; decapitazioni, stupri, spellamenti, impiccagioni, torture e chi più ne ha più ne metta. 

La libertà di questi eroi va oltre le loro ideologie e la bandiera che battevano: sono cani rabbiosi della volontà, iperbolici attori di una proiezione mentale sulla materia. Sono esecutori di un bisogno umano oggi più che mai trascurato: essere per fare, essere il tramite per uno scopo. 

La morte del Bragadin non fu vana: quel terribile momento che mise fine alla sua vita è l’apice di un anno di lotta contro ogni pronostico, che ha permesso alle forze della Societas Christiana di riunirsi per respingere gli ottomani a Lepanto pochi mesi dopo la sua morte. Contro tutte le condizioni materiali del presente ha lottato e ha proiettato nel futuro la sua volontà, ha coronato la sua vita in una ecatombe parodica della lotta militare e spirituale.

Bragadin non muore da guerriero e neanche da governatore: muore da eroe, è il mezzo in cui si incarna l’eccezionalità dell’evento, diventa lui stesso la parodia della lotta che lo ha spinto fino a quel momento. 

E come oggi il Bragadin ci fa da guida?

Vivendo in quella realtà solida del passato che oggi a noi sembra così lontana dalla pratica per lui fu sicuramente più facile muoversi e agire. Oggi da lui dobbiamo imparare ad essere parodici, a trollare: lui fu un troll coi fiocchi, ha trollato 200.000 ottomani per un anno. Poteva arrendersi e morire fin da subito, ma perché non metterci di mezzo un anno di lotta? Cosa glielo ha impedito? Niente, ha carpito che non c’era assolutamente niente a fermarlo dal combinare un enorme casino. E l’ha fatto, ha trollato fortissimo, ha fatto prevalere la sua volontà sulla materia. 

Oggi mancano i mezzi materiali per fare quello che ha fatto il Bragadin: siamo ancora lungi dal poter occupare una roccaforte mediterranea e combattere…

I cattivoni turchi

.

O almeno: noi non siamo in grado – la società civile si intende – non parliamo delle cricche che muovono i fili del potere. Ma c’è ancora una dimensione dove è possibile condurre la battaglia: la tua, la mia, la nostra, la testa di tutti. Andate là fuori consapevoli che non possono ancora impedirci di agire sui nostri pensieri: insinuate parola dopo parola, passo dopo passo quella volontà di essere mezzo di azione che così a lungo ha spinto alla pazzia e alle sofferenze molti uomini battezzati eroi.

Combattere contro i turchi nella propria Famagosta mentale. Ti arrendi o sarai un Bragadin?

Arriverà il giorno in cui nuovi eroi solcheranno le onde del delirio comunemente chiamato vita. 

Le nostre armi? La parodia, l’esagerazione, il lancio disperato e violento delle nostre intenzioni in questo mondo-piccionaia. Raccogli i simboli del passato e cospargili di guano post-moderno: quando la merda è issata alta sulle aste diviene atto eroico.

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