MARCO CREPALDI, HIKIKOMORI E MORTE AL MONDO

MARCO CREPALDI, HIKIKOMORI E MORTE AL MONDO
Lettura boomer
Marco Crepaldi e gli Hikikomori, bisogno di produttività e di socialità, malcelata propaganda, malcelata voglia di like, malcelata vita al mondo.

BLAST e chi vuole morire in guerra, bisogno di ozio e di antiumanità, malcelata azione dinamitarda, malcelata voglia di odio, malcelata morte al mondo.

Scrivi sui muri il mio amore per la fine dell’Umanità tutta, scrivi sul mondo quanto la odio.

Questa piacevole riflessione è nata da un episodio depressivo, pensieri di morte, culminati con la scrittura della frase: VOGLIO DIVENTARE UN HIKIKOMORI, su Google.it, finché non ho trovato un omino che mi dice che è brutto essere un hikikomori recluso al mondo.

Il suo nome è Marco Crepaldi, e sembra essere il fattore scatenante dell’articolo.

Non il fine.

Vorrei aprire l’articolo incoraggiandovi a leggere un mio precedente articolo. Lo trovate qui sotto, finito di leggerlo, tornate qua e possiamo parlare.

Non mi va di mentirvi, non mi va di dire ovvietà – ne dirò fin troppe, ne diremo tutti fin troppe qui dentro – non mi va.

Questo non andarmi bene nulla del Mondo, ingrazia ai miei occhi quella visione – tutta speciale – della fama, del riconoscimento e della celebrità.

Ogni singolo individuo, nel mondo attuale e – se avete seguito le mie istruzioni di leggere quell’articolo vecchioumano, pensa che sia quello il massimo. Marco Crepaldi, fin da piccolo, penso abbia voluto non essere più un depresso, recluso e piccolo bambino, ma una star della rete.

Ce l’hai fatta! Gioisci!

Ma penso anche che sia un meccanismo diabolicamente perfido, la fama – sostituta dell’amore, il riconoscimento – la mancanza di critiche, la celebrità – la fine della solitudine.

Tutte queste qualità sono all’opposto nell’hikikomori.

Ogni qual volta si pensa al recluso, bello puzzone e panzuto, nella sua cameretta, tre metri quadrati, muri bianchi e persiane chiuse, si pensa al giapponese. Il fenomeno del hikikomori, antitesi della socialità lavorista e intransigente attuale, è stata resa famosa in anime come Welcome to NHK preferisco la Light novel, ovviamente traduzione inglese, che schifo la Jpop, e da serie anime che non guarderò: ho fin troppi problemi di testa per concentrarmi su cartoni tibetani.

Ma diciamoci la verità: è mancanza di qualcosa: mancanza di una figura di riferimento e paura del rischio del fallimento. Siamo una civiltà occidentale cresciuta per diventare famosa, cresciuta a pane e ambizione, finiamo a spaccarci la testa contro il muro della realtà.

Vi riporto un pezzo di articolo preso nel mio episodio di ideazione antiumana:

L’adolescente, incipente Hikikomori, in questo aprirsi al mondo fa esperienza dei suoi limiti, questo è un movimento in cui siamo passati tutti, ma l’Hikikomori ha un tallone d’achille nello sperimentare che è meno speciale di quanto egli creda e di quanto gli abbiano fatto credere. Il suo tallone d’achille, detto in altro modo, è una fragilità narcisistica e una predisposizione alla mortificazione e all’umiliazione alimentata dalla crudeltà degli ideali interiorizzati durante lo splendore della fase iniziale della sua esistenza. Lo specchio dell’infanzia rimanda al futuro Hikikomori un’immagine magnifica, lo specchio dell’adolescenza gli presenta invece un’immagine molto diversa fatta di sbagli, limiti, mancanze, infinita angoscia e vergogna. Ecco perché si attua la scelta radicale e “incomprensibile” del ritiro nella propria casa, nella propria stanza. Questo movimento consente all’Hikikomori di allontanarsi dallo sguardo giudicante degli altri e la conseguente esperienza dell’imbarazzo e della vergogna

(Carlo Rosso, dal sito della Società Italiana di Psicopatologia Sessuale, 7 aprile 2019)

Ma io ho una piccola aggiunta da fare.

Piccola piccola.

Perché questo mare di sigma males, alpha, Top G, non vanno a fanculo?

Perché questo mare di sigma males, alpha, Top G, non vanno a fanculo?

Loro e la loro voglia di fare i lupacchiotti solitari. Loro e la loro voglia di no fap, keto, paleo, qualsiasi cosa basta che non sia uscire di casa e ristabilire una comunità di pari. 

Propaganda produttivista, devi per forza essere parte della società capitalista e umana, ragazzo mio! Non puoi startene in casa a oziare, no! Non puoi, devi lavorare perché… perché sì!

E essere solo. Sarai felice!

Marco Crepaldi ben si batte per una comunità di hikikomori che escono di casa, seguono le loro passioni e cercano un impiego. Ma per cosa, dannazione? Per una vita siddiata e conforme? Io direi che la soluzione arriva via via lungo questo articolo.

Fa più una partita di calcetto all’uomo che dieci, mille, video di un Jordan Peterson. Così dite e dico io.

Fa più all’hikikomori un giorno a vedere cosa vuol dire isolarsi dal mondo, magari su un Sacro Monte, che tutto quel tempo buttato a ravanarsi su anime, videogiochi e masturbazioni su situazioni che non avranno mai.

Questo è già più cattivello, non trovate?

Nel medioevo sta gente, compreso Crepaldi, avrebbe fatto il benedettino.

Pensate: morire al mondo materiale, i monaci in clausura salgono in verticale.

Perché ostinarsi al volersi inserire in una società i cui scopi sono farti produrre, consumare ciò che producono gli altri, arrivare alla pensione, consumare quanto basta prima di schiattare. Dove sta il bello?

Il bello penso sia dare a ogni hikikomori una regola benedettina.

Sì, io darei una regola di preghiera, anche semplice come quella di San Serafino da Sarov, e gli costringerei a confessarsi, fino a capire, che uscire dalla stanza e cercare una comunità di pari, di carismi e di virtù, quasi cavalleresche, sia il massimo.

Alcuni in questa rivista direbbero: fagli fare l’orto. Io direi: fategli fare l’orto insieme.

E io, schiavo delle passioni, schiavo del Mondo, posso solo invitare l’hikikomori a leggere il seguente:

Stava questo passetto, quasi biblico, in un vecchio magazine scritto da gente particolare. Tratto da un discorso, di un siro, molto tempo fa.

Cosa intendiamo per Morte Al Mondo?

Il mondo è il nome generale di tutte le passioni. Quando vogliamo chiamare le passioni con un nome comune, le chiamiamo mondo. Ma quando vogliamo distinguerle con i loro nomi speciali, le chiamiamo passioni. Le passioni sono le seguenti: l’amore per le ricchezze, il desiderio di possedere, il piacere corporeo da cui deriva la passione sessuale, l’amore per l’onore che dà origine all’invidia, la brama di potere, l’arroganza e l’orgoglio della posizione, la brama di adornarsi con abiti lussuosi e ornamenti vani, il prurito per la gloria umana che è fonte di rancore e risentimento e la paura fisica. Dove queste passioni cessano di essere attive, lì il mondo è morto…. Qualcuno ha detto dei santi che da vivi erano morti, perché, pur vivendo nella carne, non vivevano per la carne. Vedete per quale di queste passioni siete vivi. Allora saprai fino a che punto sei vivo al mondo e fino a che punto sei morto ad esso.

(✚ San Isacco il Siro, VII secolo)

I Padri del Deserto avevano visto lunghissimo, in una guerra, invisibile ma toccabile.

Qualcunə direbbe: sono noiosi, voglio guardare Harry Potter. Ma perché consumare il maghetto, quando Sant’Antonio il Grande meditava nel deserto e uccideva i demoni?

Non pensate sia più figo stare dalla parte del Logos, che dona la possibilità di uccidere il proprio demone e quello altrui, che stare dalla parte del satanasso di turno che vi spinge al consuma-produci-crepa?

Pragmaticamente, non avete – voi hikikomori – nulla che vi renda diverso da un benedettino. Solo sbagliate la Theoria. Vieni qua, Andrea, hikikomori di 18 anni, seguimi e ti mostrerò come mandare a fanculo la società che ti ha rinchiuso. Vieni qua, Giovanni, hikikomori di 23 anni, pronto a osare davanti a Dio? Colui che ti vorrebbe, insieme a Santi e Potenze celesti, felice e retto, in una vita di ammazzaggio di demoni.

Citando Padre Aleksandr Men’:

[…] Perciò, cancelliamo oggi le nostre offese, i nostri dispiaceri, le nostre ansie e aspettative, i nostri peccati; semplicemente, deponiamo le nostre pene, questo sottofondo continuo, che è come un mal di denti. E preghiamo che il Signore ci fortifichi. È questa la cosa più importante. Ed ora preghiamo: […]

(Padre Aleksandr Men’, Manuale Pratico di Preghiera, pagina 17)

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