Morto Abe, Viva Abe

Morto Abe, Viva Abe
Shinzo Abe, ex premier dell’Impero Giapponese, è morto oggi: 8 luglio 2022, dopo aver lottato per le ferite riportate dopo un attentato, dalle ragioni per ora ignote.
Il video dell’attentato

Shinzo Abe ha segnato un vera e propria epoca economica giapponese, con la sua Abenomics ha traghettato il Giappone fuori da un’epoca lunghissima di recessione economica, il cosidetto Decennio Perduto, decennio forse diminutivo essendo scaturita dall’esplosione della Bolla Economica Giapponese a fine anni ‘80.

La notizia della NHK

Un ventennio dominato all’inizio dal Partito Democratico Giapponese, poi dal LPD, il Partito Liberal-Democratico (Shinzo Abe ne era membro e precedentemente il presidente) che ne tiene tutt’ora le redini, nonostante la dipartita dell’importante ex primo ministro.

Nazionalista, capitalista, alleato strategico sia dentro che fuori il Sol Levante, lasciandoci, e lasciando il Giappone, ha soprattutto sottolineato una cosa: la bestia dentro il giapponese medio sta uscendo fuori.

Decenni di crescita economica hanno portato il Giappone a leader dell’Economia asiatica, prima di essere spodestato dal Dragone Rosso di Pechino-Shanghai, il Giappone è un punto strategico nel Teatro Asiatico, in quanto domina l’omonimo mare (Mar del Giappone) su cui si affaccia la Corea e la Siberia (Vladivostok, importante porto russo), nonché la Cina, che vorrebbe avere influenza su questo Mar Mediterraneo d’Oriente, costellato di isolette strategiche, la più grande: lo stesso Giappone.

Decenni di crisi, quasi un colpo di coda del Miracolo Economico Giapponese, hanno fatto sprofondare l’ottimismo nel cieco buco dell’escapismo, e una profonda crisi socio-spirituale ha trasformato la bella illusione degli anni ‘80 in un buco in cui mettere la testa per mai uscirne.

Escapismo fatto di beni di consumo, pubblicità ossessiva, marketing compulsivo e un giapponese sempre più dedito al suo lavoro, con orari estenuanti e il fenomeno del karoshi (suicidi per il troppo lavoro, o semplice morte per fatica lavorativa) ha reso il Nippon uno stato in costante e cieca crisi spirituale.

Non si sa che cosa sia.

Non si sa chi sia a comandarlo.

Non si sa chi sia il giapponese.

Ricordiamo tutti tre eventi (fatevi tre ricerche online):

  • L’omicidio di Inejiro Asanuma da parte del nazionalista Otoya Yamaguchi,
  • Il tentato colpo di stato di Yukio Mishima e della Tatenokai
  • L’attentato con gas sarin alla metropolitana di Tokyo da parte della setta Aum Shinrikyo.
L’arma fabbricata in casa usata durante l’attentato

Velocemente dal ‘45 al ‘95 il Giappone ha subito ogni tanto la classica scena del giapponese medio che non ne può più.

Che sia esso un nazionalista, uno scrittore o un cultista.

L’uomo medio giapponese, da almeno cento anni, non ha scopo, non ha esistenza, se non arricchire la Zaibatsu di turno, che essa produca acciaio, metano, armi, manga o gestisca la finanza.

Il dominio indiscusso del capitalismo giapponese ha creato un clima cyberpunk, dove grattacieli stipati di gente, cartelloni pubblicitari e computer aziendali sempre accesi, in tutto questo l’attentato a Shinzo Abe ha solo sollevato gli altarini di un paese che potrebbe regalarci belle sorprese.

Hikikomori (reclusi sociali), sette estremiste, nazionalisti, simpatizzanti della Nord Corea e lo zampino di Pechino, gli occhi della opinione pubblica cercano un mandante, un artefice, in un clima distruttivo e di caccia all’uomo, dove ognuno potrebbe smattare e prendere le rari armi (il Giappone ha leggi molto restrittive sulle armi da fuoco) o fabbricarne una in casa (come è successo in questo caso) e andare a caccia di manager e politici, colpevoli di aver tradito questa o quella causa.

Ne vedremo delle belle, rimanete in ascolto.

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