Nascere vecchi –  36 Scatti Kodak® del presente

Nascere vecchi –  36 Scatti Kodak® del presente
(“You press the button, we do the rest”)

Febbraio 2022, suona la musica di Sanremo n*72 in sottofondo, tutti i miei giovani coetanei sulla fine dei loro vent’anni sono appollaiati davanti alla tivù; ridendo goffamente alle battute insulse che ci regala Amedeo Umberto Rita Sebastiani

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Mi sento a disagio.

Quando non si perdono le proprie ore davanti alla televisione, ci si lamenta del nulla: non c’è mai niente da fare – colpa del virus – che noia vivere qua. Esclamazioni condite da un mix di sigarette, alcolici e droghe leggere sui tavolini del salotto e sui poggioli di marmo del balcone. Pare uno spasso, ritrovarsi per alterare la propria coscienza, ma in buona fine è solo anticipare il proprio declino cognitivo, senza aver concluso niente nella propria vita.

Negli anni dell’adolescenza, quando i primi smartphone ticchettarono sotto i nostri polpastrelli, ci divertivamo a “Fai il Test della tua età mentale”, personalmente ero sempre inorgoglito dal risultato che mi attribuiva sempre qualche anno in più rispetto alla mia anagrafica.Kodak Pocket Camera Ad 1972 #vintageads #Ads #vintage # ...

Ma ciò non ha niente a che vedere.

Vi stavo parlando di come l’attuale generazione di gggiovani si sia sempre più piallata e livellata anzitempo, alle abitudini dei nostri padri – ultrasessantenni – di quanto ci risulti difficile essere innovativi, e quanto ci stiano comodi dei pensieri e delle attitudini da nati stanchi, nati vecchi e ancor peggio conservativi nei comportamenti (anticamera di insicurezze), ancora prima di aver sperimentato la vita.

Sarebbe sufficiente dare adito alle proprie idee, crederci fino in fondo e per ultimo realizzarle, senza dare troppi spazi ai pensieri su quali norme seguire. Insomma vivere cogliendo l’attimo, per essere innovativi e cambiare la società.
Invece ci addormentiamo nella comfort zone del divano in pelle, per il quale non c’è nessun merito nostro nel disporne.

Mio padre, da ragazzo mi tempestava sempre di “Non si può fare”. Lapidario puntualmente.
Mai nessuna spiegazione era fornita in corredo alla sua espressione collaudata, pover’uomo, probabilmente lui non ha mai saputo come districarsi all’epoca in un modo che già verso la sua mezza età, non gli apparteneva più e aveva indubbiamente difficoltà a capirlo, in ultima analisi per sé stesso. 

PADRI E FIGLI - Spietati
Foto di Famiglia – 1994

Ok, dispiace, fin qui, nessuno si metta a piangere per lui.


Tristemente però, non mi capacito di come tanti padri ci abbiano educato all’immobilismo, allevati con paure intrinseche che hanno sperimentato loro durante i loro vent’anni, le quali però non hanno più ragion d’essere. Senza saperlo erano e sono stati genitori di informazioni sommarie e spiegazioni avventate. Involontariamente siamo cresciuti, molti ventenni di oggi, con un handicap sulle spalle ancor prima di aver mosso i nostri passi nel mondo adulto.

 Noi 8.658. 000 Millennial (soprav)viviamo alimentati da paure della generazione che ci ha generati, i 9.385.000 baby boomer (dati Istat), la quale ha scolato ogni goccia di vita dalla bottiglia, e teme il fatto che noi ci potremmo ubriacare con un bicchiere pieno per metà. 

Screanzati.

Lasciate che vi parli di un caro amico di Firenze, alias Peter Pan, il quale è conosciuto da noi, suoi amici, per le sue grandi capacità nell’allontanare ogni individuo di sesso opposto. Pensate ebbe la chance di frequentare una Mi$$, e riuscì a farsela scappare perché non poteva sopportare che lei entrasse con i jeans addosso nel suo letto (non è igienico!). Questo credo e i suoi atteggiamenti da ragazzino viziato vennero instillati dalla madre, con la quale convive e da cui non si riesce a separare nonostante abbia un lavoro ben pagato, gli risulta ostico abbandonare casa per le comodità ovattate offerte del nido familiare.
 

Ecco, penso questo sia il ritratto di una gioventù inabile e impacciata, la visione che ingiustamente generalizzano e ci attribuiscono i nostri padri, dei buoni a nulla, sfaticati e senza voglia di diventare adulti. Sono poi loro i primi ad averci viziato, iperprotetto e schermato da ogni male che si poteva far fronte, vendendoci una prospettiva di società perfetta, tesa al progresso, economicistica e sicura. Insomma, ci hanno privato della dualità di bene e male, anestetizzando le nostre capacità di libero arbitrio.  

Furono incapaci ad includerci in una prospettiva di società per il nostro futuro, poiché le loro premesse di un mondo migliore, senza violenze e senza guerre resterà nel mondo delle idee, e delle promesse mai mantenute. Nella mollezza della nostra società di oggi, non c’è spazio per immaginarci diversi da quello che siamo. Cercatori del benessere continuo e dribblatori delle fatiche e degli sforzi. 

Nascere vecchi 1

I nostri padri.

I nostri padri si auguravano di poterci lasciare in eredità la speranza di un perduro e ripetuto miracolo di crescita economica, la quale si è tristemente esaurita, e con essa è stato tradito il ricambio generazionale già dai ragazzi degli anni ’80, a cui la generazione in pectore precedente non ha mai saputo porre rimedio, se non posticipando l’entrata nell’età adulta della generazione successiva. Ritengo sia bene per noi tutti prendere le nostre decisioni, senza l’ausilio di chi ci ha preceduto. 

Saper ascoltare tutti, ma essere centrati su se stessi.

Noi cosa siamo capaci a fare?  Abbiamo nevrosi che si traducono in psicosi, ansie sociali e l’italiano medio non sa nemmeno più parlare con le persone di sesso opposto.

I nostri padri, ci vedono come una criticità della storia, una generazione perduta poiché “Io a la tua età erano già 10 anni che lavoravo.” Non essendo in grado di capirci, e ritrovandosi in un mondo digitale che non gli appartiene, ci indirizzano verso modelli di vita che inesorabilmente si stanno dissipando.
La nostra unica via di fuga, e di salvezza, è tracciare la nostra strada. Credere in noi stessi e nelle nostre idee, guardare al futuro consapevoli che i modelli di cui avremo bisogno per viverlo devono ancora essere creati, e nessuno ha l’autorità per delineare quali siano giusti o quali sbagliati.

Il giudice ultimo sarà, saremo, noi stessi.

Siamo al tramonto del ceppo e della cultura italica.
Saremo presto sostituiti da algoritmi — o immigrati di nuova generazione.

Basta non scrivo oltre, mi state tutti disgustando giovani italiani.


Ripudiate la volontà dei vostri PADRI
Fate figli PER DIO

VIVETE !

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