Quella grande famiglia felice a sinistra

Quella grande famiglia felice a sinistra
Lettura boomer
Feste di Natale in arrivo, in questa analisi i membri della sinistra parlamentare rapportati alla loro famiglia.

La politica della famiglia felice: un’analisi basata

Все счастли́вые се́мьи похо́жи друг на дру́га, ка́ждая несчастли́вая семья́ несчастли́ва по-сво́ему. – Лев Николаевич Толстой, Анна Каренина, 1877.

Nell’arco parlamentare italiano essere di sinistra significa appartenere ad una famiglia felice, mentre stare a destra implica necessariamente avere una famiglia sfasciata. I fatti parlano chiaro.

C’è un aspetto di questo tema che però merita ulteriore attenzione:

La vita famigliare del partito come cambia in base alla lateralità?

(destra o sinistra, ndr) 

Le feste si avvicinano, presto saremo tutti di nuovo attorno ad un tavolo imbandito a sostenere opinioni corsare mentre parenti serpenti si abbuffano di selvaggina e cacciagione postando il tutto sui social: mediocrissimi idioti.

Avrò fame di cibo e non di idee, in quel giorno benedetto, e starò zitto, staremo zitti, perché la democrazia che subiamo quotidianamente ci impone la pacifica convivenza: si sta insieme e ci si vole bene solo perché sotto ai ponti c’è umido e fa freddo.

Io non ho scelto la mia famiglia, ma ho imparato a solidarizzare con i miei aguzzini perché sopravvivere da solo sarebbe stato più difficile. Sono stato debole, lo ammetto, avrei dovuto fuggire nelle terre selvagge come Christopher McCandless, ascoltando Eddie Vedder e gli Offlaga Disco Pax mentre morivo di fame sull’Appennino Tosco-Emiliano.

Per fortuna sono ancora in tempo.

Ho pensato a lungo al perché io mi faccia questa violenza ogni giorno: subire le relazioni interpersonali, mentre la mia massima libertà non può che esprimersi nella solitudine.

La sussistenza dev’essere una motivazione sufficiente. Forse è la motivazione principale, la più fondamentale perché si formino i gruppi umani (Aristotele basatissimo come sempre)

Al pranzo di Natale, si sa, escono fuori le mejo discussioni sulla politica: “è tutto un magna magna”, “la kastah”, “e la Boldrini che fa?” (-Nonna, la Boldrini nessuno la vede da dieci anni! -Sì beh e allora il PD? –Il PD non è di sinistra!)

Io mangio zitto i miei anolini demokristiani mentre penso che quella è solo la punta dell’iceberg. Non sanno che, fosse per me, farei ritirare la tessera elettorale a tutti i pensionati: fancazzisti urnadipendenti che ancora ragionano di lavoro con le categorie di cinquant’anni fa, votano con la pancia affamata del secondo dopoguerra e pensano che Rete4 sia un canale decente.

Penso che una riunione di partito non sia poi così diversa. O forse mi sbaglio.

Conosco gente che vota PD, gente tesserata PD, gente che dà soldi al PD e occupa poltrone grazie al PD. Gente simpatica, intelligente, che tutto sommato stimo, ma che poi quando mi dice che è affiliata al PD mi fa pentire di tutto quanto ho detto di buono: non sopporto i PidDini.

La cosa incredibile è che nemmeno loro si sopportano tra loro.

- Che fai nel tempo libero? 
- Mi dedico alla politica. 
- Che bella passione!, ma ti piace? 
- Mi piacerebbe, ma sono in un partito guidato da vecchie primedonne.

L’ho sentita spesso questa cantilena, l’ho visto accadere. Sono riunioni di un partito con troppe teste, ma nessuna capoccia che pensa. Eppure si sa, tutti quelli che pensano pensano la stessa cosa. Più che riunioni di un partito sembrano effettivamente dei pranzi di famiglia: mille idee tutte diverse, ma tutte idee di merda.

Quando poi gli fai notare le contraddizioni di questo calderone maledetto ti dicono “Eh ma io mica sono tutto il PD!”.

Certamente non lo sei, Marco, non c’eri quando Bersani ha fatto la deviazione a destra prima di lasciare lo scettro a Renzi, né quando Minniti ha stretto gli accordi per tenere i migranti menati in Libia: non c’eri, ma l’hanno fatto anche in tuo nome.

Continua pure a crogiolarti nelle “correnti” di questo contenitore che ha in sé tutto e il contrario di tutto, sperando che nessuno si accorga dell’establishment segreto che avete tirato su.

Se io dovessi tesserarmi, pagare una quota associativa, dedicare tempo, sforzi e impegno ad un partito vorrei almeno avere qualcosa indietro (simbolicamente parlando, signor giudice!)

Con quale fierezza estraggono la tessera del PD: teneri, buffi, ignari ed ignavi.

Per fortuna la mia cerchia di amici copre tutto l’arco (extra-)parlamentare. Ho amici liberali (!) e liberisti (¡), attivisti in liste civiche e partitiche della destra moderata (ho comunque buongusto): feste, eventi, aperitivi scìscì, blackjack e squillo di lusso. Che figata.

Avercela una famiglia così. Una famiglia di quelle che non ti servono gli amici perché i tuoi parenti sono tutti fichi come Pippo Franco, e i pranzi di Natale sono davvero una festa. Ebbene, credo fermamente ci sia una correlazione.

A destra le famiglie sono sfasciate, si è già detto, per questo l’ideologia della famiglia tradizionale è tanto difesa:

Per portare in quelle case un po’ del calore umano che tanto manca.

Il partito diviene quindi il luogo d’aggregazione elettivo: non la famiglia di provenienza, passivamente ricevuta, ma quella che ci si è costruiti, la famiglia che ci si è attivamente scelti (la famiglia cristiana? sic!)

A sinistra è l’opposto: la famiglia, tradizionale o arcobaleno che sia, è unitissima, granitica. L’individuo di sinistra si realizza nel nido familiare, per questo urge trovare un luogo spirituale all’esterno in cui sfogare i suoi lati più deteriori:

Quel luogo è il partito, la discarica emotiva del tesserato di sinistra.

Per i politici di destra, la devastazione interna al gruppo familiare si risolve in una ritrovata armonia all’esterno, nel caldo alveo del partito: è ipercompensazione; mentre per i politici di sinistra sarebbe uno sfacelo imbruttire i rapporti intrafamiliari, idilliaci, con la barbarie della società moderna, perciò il partito è il luogo della sublimazione, la messa a terra di tensioni intrinseche all’individuo non scosso dalla nevrosi.

A destra il partito è meglio di un bar sport, meglio di una bisca clandestina: è il riparo a tutte le intemperie della vita, lì splende la gloria devastata dell’uomo moderno. L’esito si vede chiaramente nel prodotto ideologico-politico che ne risulta: a sinistra l’ideologia è plurima e confusa perché particolarista, distratta dalle troppe teste “pensanti” che hanno bisogno di dire la loro, non animate da vera progettualità politica quanto invece da un infantile bisogno di conferme esterne, mentre l’ideologia dei partiti di destra, in Italia, è farraginosa, confusa, multiforme ed informe.

Inesistente.

La storia dei partiti di sinistra consiste in una continua scissione e filiazione che mai approda ad una ricucitura dei rapporti politici tra i diversi schieramenti: storia politica o affari di famiglia?

Sembra di sentir parlare della nonna e la zia paterna, che non si parlano dalla Prima Guerra del Golfo. A destra i membri del partito difficilmente divorziano, gli schieramenti rimangono comunque capitanati da poche figure chiave: “volemose beneè l’ideologia da applicare dentro al gruppo partitico contro i membri esterni, e non verso i membri esterni, creando tensioni interne al gruppo parlamentare/politico.

Quello che conta, infatti, è sentirsi bene, sentirsi amati, sentirsi scaldati dal grembo familiare elettivo, la famiglia partitica: un’unione idilliaca, fatta di leggerezza e bollicine. Dopo nove anni all’opposizione la destra italiana ha costruito una campagna elettorale sulla flat tax e l’immigrazione: un’intuizione deboluccia in qualsiasi parte del mondo. Questa mancanza di inventiva ci mostra quanto stessero male al mondo questi poveri Cristi, e quanto si siano dovuti svagare per ripigliarsi dal malessere che avevano in casa.

Salvini al Papeete che si finge deejay; Giorgia Meloni che implora di essere donna, madre e cristiana: mancato riconoscimento familiare, atavica carenza d’affetto; si pensi a Ignazio La Russa: come essere orgogliosi di un figlio così? Anche io riproporrei la naja per tentare di rieducarlo.

Anche il fatto che una volta al potere piazzino ovunque i loro parenti: non è clientelismo o favoritismo, ma l’ultimo tentativo – disperato – di tenersi appresso i propri cari.

Natale sta arrivando, presto saremo tutti insieme sotto un tetto e intorno ad una tavola imbandita a insultarci come nella più classica delle famiglie Mulino Bianco.

Un uomo di destra stapperà uno champagne morendo dentro, mentre pensa con nostalgia a quando faceva il saluto romano in spiaggia a Milano Marittima; un individuo “di sinistra” appoggerà lo sguardo sulla moglie e l* figl*, pensando a quando dovrà tornare in quel Vietnam che si chiama PD.

Buone feste.

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