Sanremo 2022 - Prima serata

Sanremo 2022 - Prima serata
Molti si sarebbero aspettati un bell'articolo blastante contro Sanremo, ma a dire la verità a noi il festivàl piace un sacco. Ed è giusto così, è l'unica festa nazionale rimasta. Recensiremo le serate, sperando che l'anno prossimo ci accreditino come membri della sala stampa.

Molti si sarebbero aspettati un bell’articolo blastante contro Sanremo, ma a dire la verità a noi il festivàl piace un sacco. È l'unica vera festa nazionale che abbiamo, un evento magniloquente in cui la TV pubblica dà il meglio di sé, la musica, la moda, tutto il made in Italy è esaltato (salvo eccezioni tipo Ana Mena, ma vabbè ci siamo capiti), e nessuno che può ignorarlo. l’Italia ha solo due festività nazionali laiche: il 25 aprile e il 2 giugno.

Ma diciamoci la verità, quanta gente in Italia nemmeno sa cosa si festeggi, o se ne dimentica presto, o ne approfitta per andare a fare shopping negli outlet di periferia.

Sanremo è invece l’unica ricorrenza annuale in cui chiunque è coinvolto, qualcuno anche per andargli contro a priori, un’attività che qualche anno fa in particolare andava molto di moda e ora per fortuna è un po’ scemata, ma che se lo si guarda con attenzione non si potrà fare a meno di notare quanto sia lo specchio del paese reale.

Il festivàl vuole essere populista e rappresenta tutti: le marchette LGBTQ per la gioventù finta impegnata, le gag imbarazzanti con vaghissime allusioni politiche per i sessantenni grillini, magari a noi non piaceranno ma c’è chi desidera quello, e puntualmente lo trova.

Il festival di Sanremo è l’Italia e come essa cambia, si modella e dissimula sé stesso magnificamente.

Per cui sì, giustissime le commemorazioni di giornate importanti per la nascita del paese e tutto quanto. Ma io proporrei che lo stato istituisse una settimana di festa per il festival di Sanremo in modo che tutti possano seguirlo: scuole chiuse, uffici pubblici pure, bar che organizzano eventi per seguire le serate, supermercati addobbati con i fiori di Sanremo, le radio che trasmettono solo vecchi classici sanremesi, ogni sera a casa di parenti e amici diversi, bevendo “caffè nero bollente” (Fiorella Mannoia) o “L’assenzio” (Bluvertigo) (anzi, aspettate un attimo che vado a fare una bella petizione su change.org).
Insomma, non ce la sentiamo di fare gli spigoloni, per cui da oggi in avanti ogni giorno seguiremo le serate del festivàl e le recensiremo come fanno i giornali seri, sperando che l’anno prossimo ci accreditino come membri della sala stampa per poter votare alle prime serate.

Perché ci sono cose che non si possono sfregiare; per tutto il resto c’è Blast.

Achille Lauro: l’ormai habitué del festivàl, cantante di punta della Rai, cambia totalmente immagine, provando il grande salto da turbofrocio a maschione over 7 in un solo anno, riuscendoci solo in parte, ma lasciando pressoché inalterato lo stile musicale. La strumentale della canzone è estremamente simile a Rolls Royce ma il ritornello è divertente. Buona idea il coro di negrosse alle sue spalle, anche se avrebbe potuto sfruttarle meglio con qualche armonia vocale più complessa.

Yuman: per essere stato selezionato tramite Sanremo Giovani suona abbastanza vecchio, ma va bene così. Parte un po’ intimidito, poi prende coraggio e tira fuori una buona esibizione soul. Non memorabile ma godibile.

Noemi: lei ha sempre un grande stile, per carità, però diciamo che ha cantato roba migliore. Forse quel pre-ritornello e ritornello quasi house l’ha un po’ destabilizzata.

Gianni Morandi: si conferma uno dei personaggi più blessati della musica italiana. Canta con grande energia una canzone pop ‘n roll che ricorda i suoi esordi, sulla quale anche il testo bambinesco di Jovanotti fa la sua figura. Esibizione davvero divertente, e anche la canzone penso che la sentiremo a lungo in radio.

La Rappresentante di lista: appena saliti sul palco non credevo fossero loro. Esteticamente diversissimi specialmente lei, passata da peli sotto le ascelle tinti di rosa ad un assoluto would bang. La canzone ha influenze un po’ da quel genere Lorella Cuccarini/Heather Parisi, un po’ dalle canzoni della baby dance (ottimo il format "testo che cita varie parti del corpo e balletto con le rispettive parti" in stile "Ho una zia che sta a Forlì"). Esibizione che colpisce, canzone che rimane impressa in testa, per cui bene così.

Michele Bravi: poraccio, questo c’ha esperienze passate tipo Beppe Grillo nell’81, e puntualmente fa un’esibizione noiosa come uno sketch politico di Beppe Grillo. Poi dice “papalina” sul palco solo per il fantasanremo, si presenta con un’acconciatura alla Michael Jackson che non gli sta bene, non lo so, tutto un po’ forzato.

Massimo Ranieri: canzone che parla dell’emigrazione italiana in America, tema che si presta benissimo ad essere cantato da lui, quindi aspettative elevate; tuttavia la canzone non prende, manca il ritornellone glorioso dei suoi pezzi migliori, e per giunta stecca pure in qualche occasione (davvero non da lui). Nonostante ciò a un certo punto il groppo in gola mi è salito.

Mahmood & Blanco: erano chiamati alla grande prova e hanno risposto presente: esibizione tecnicamente impeccabile e allo stesso tempo molto sentita, canzone supersanremese, con la particina rap per mettere in chiaro che nascono rapper (Che poi veramente oh, non c’è più religione, mo i rapper sono pure capaci a cantare). In ogni caso tra le canzoni candidate per la vittoria finale.

Ana Mena: fisarmonica in primo piano, ritmo ballabile, melodia da canzone popolare: sembrava proprio una delle canzoni latinoamericane di Gigi D’Alessio. Ma probabilmente ha anche dei difetti, visto che la sala stampa l’ha posizionata all’ultimo posto. Forse doveva spingere di più sul fattore hornyness.

Rkomi: un pezzo che potremmo definire alternative-rock, come alcune delle composizioni del suo ultimo album. Un po’ piatto, non che la canzone sia brutta, ma ci si aspettava qualcosa in più.

Dargen D'Amico: che potenza, signore e signori, questa si piazzerà bene. Il dinosauro del rap italiano rappa bene quando deve e soprattutto porta un ritornello con una melodia eccezionale. Il titolo è “Dove si balla“: spero che il complemento oggetto sia “un remix di questa canzone" e la risposta alla domanda “una qualsiasi discoteca d'Italia“.

Giusy Ferreri: pezzo abbastanza generico però, ha il merito di riportare la mente alle cantanti di Sanremo degli anni 50-60 con la sua capigliatura vaporosa e il ritmo che in termine poco tecnico chiamerò “zum-pa zum-pa”.

Ulteriori note:
-Amadeus ormai ha preso l’abitudine, si muove benissimo e con Fiorello dà il meglio: sembrano due compari d’estate in Riviera Romagnola che fanno caciara con ancora qualche granello di cocco che gli cala dal naso (straordinariamente popolana in particolare la gag di Fiorello che dice di avere un microchip nel braccio che lo costringe a fare “teschio” al socio).

-non ho mai aspettato così tanto di rivedere una pubblicità come sta succedendo con quella della playlist di Sanremo su Spotify in cui c'è Tony Effe che ascolta "La solitudine" di Laura Pausini

-ho l’impressione che Eni e Costa Crociere abbiano messo infiniti soldi per questo festivàl

-spero che Rovazzi tutto impettito e Orietta Berti travestita da mazza chiodata sia l’immagine che metteranno nei libri di storia del futuro per raccontare la nostra epoca

-bravissimi i Maneskin, ottima esibizione con commozione finale del Damianone che sembrava anche genuina, però vi prego inquadrate meno spesso la faccia rovinata dal crack del chitarrista ché ci sono i bambini che vi vedono

-ben riuscita la prova di culto della personalità nascosta dall’ironia del nostro Fiorello che a un certo punto a caso lancia un coro per Mattarella seguito dalla platea

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