S'ciopa Terùn - Un'analisi sui terroni

S'ciopa Terùn - Un'analisi sui terroni
Lasciate che mi presenti.

Sono un lombardo, un autoctono, senza una sola goccia di sangue meridionale.

Vivo nella Lombardia che produce, la locomotiva d’Italia, la Lombardia mitteleuropea.


Sono stato educato ai valori dell’etica lavorativa, un’attitudine alla professionalità da coltivare fin dall’infanzia, rifuggendo l’ozio quanto più possibile.

La priorità per i giovani lombardi è quella di portare a casa il più precocemente possibile il primo stipendio, siccome tardare le prime esperienze lavorative è visto come motivo di disonore presso la comunità.

In quest’ottica sono visti meglio quegli adolescenti che abbandonano gli studi prima del diploma per pagarsi il motorino, rispetto a coloro che decidono di lasciare il paese per frequentare un liceo di modesto prestigio e intraprendere poi la carriera universitaria.

Il popolo lombardo rivendica orgogliosamente tutte queste proprie caratteristiche, ed ama contrapporre se stesso ai terroni che abitano l’Italia meridionale.

Agli occhi di un lombardo questi meridionali appaiono troppo oziosi, non li si sopporta quando già ad aprile affollano le spiagge, non si sopporta il loro parlare troppo rumoroso, non si sopporta l’eccessiva confidenza e il calore che essi dimostrano nei confronti di altre persone, magari pure sconosciute.

Come detto, un lombardo tende a ritenersi più affine alle popolazioni del centro Europa che non ad un salentino od un catanese.

Questa affermazione è obiettabile, da che basta passare qualche settimana a Strasburgo o a Zurigo per rendersi conto di quanto noi lombardi siamo latini, nonostante il nostro snobismo. È però vero che la Lombardia ha mutuato dal protestantesimo elvetico una certa etica lavorativa. Il lavoro è così glorificato presso noi lombardi, in modo simile a quanto avviene nei Paesi anglosassoni. Questa glorificazione del lavoro ha tuttavia poco a che vedere con la mentalità mediterranea.

Nel mondo classico il lavoro era sì una necessità, ma non certo un vanto. Il negotium era molto meno considerato dell’otium, il vero sale della vita. Il dolce far nulla, lo studium come piacere inattuale e senza finalità pratiche, questo era amato dagli antichi.

Il poema epico di noi popoli latini dovrebbe essere, forse ancor prima dell’Iliade, il Satyricon di Petronio Arbitro.

Ecco, questo è il fatto.

  • Sono latino e mi piace ubriacarmi, fare baccano di notte, alzarmi tardi, urlare allo stadio e per le strade quando la mia squadra di calcio preferita vince una partita.
  • Sono un lazzarone e me ne frego dell’etica lavorativa, non mi importa di quanti anni avevo quando ho portato a casa i primi soldi.
  • Non mi preoccupo di essere finanziariamente indipendente, mi sta bene stare a casa con mamma.
  • Lavoro solo se necessario e controvoglia, non trattenendomi nemmeno un solo minuto dopo la fine del mio turno. Non mi importa di essermi meritato ciò di cui godo e non mi sento in colpa per nulla di tutto ciò.

Non mi interessano tutte queste fisime morali perché la morte giunge per tutti, e questo fatto è per me un motivo sempre valido per divertirmi mentre voi, miei conterranei, con il vostro odiare il rumore e con la vostra avversione per lo svago anticipate la vostra stessa morte, privando il mondo di ogni gioia e vivendo all’insegna della noia che deriva necessariamente da quei supposti doveri morali che ponete a voi stessi.

Questo irrigidirvi sull’etica lavorativa ha spento la vostra creatività, e per questo la nostra regione non vanta ormai più alcuna produzione culturale di rilievo. Non verremo ricordati perché non stiamo contribuendo in alcun modo alla conoscenza umanistica che, ritenuta improduttiva, tendiamo a schifare.

Questa Lombardia è il prodotto di un’Europa estromessa dalla Storia da intere decadi.

Quando non si può più fare la Storia, si decade e ci si dedica alle raffinatezze, e l’economia è una di queste. A me, tuttavia, importa solo relativamente della mia professione e del mio benessere.

Vorrei votare la mia vita a qualcosa di più grande e memorabile, ma capisco la mia sia una solitaria lotta contro i mulini a vento. Voi lombardi non potete comprendere la grandezza perché la vostra patria non esiste. La Lombardia non esiste più.

Di essa rimane solo un grande polo produttivo, inorganico, vuoto, neutrale e neutro, prospero e cauto. Voi lombardi avete tanto cari il lavoro e l’economia da sacrificare ad essi l’esistenza dello spirito.

Che sorta di patria è mai questa, che non concepisce valore più nobile dell’economia?

Oggi io non ho più nulla di lombardo, se non il sangue.

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