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Servire il Popolo - Comitato Ventotene

Servire il Popolo - Comitato Ventotene
Un sacco di spazzatura spuntò fuori dal montacarichi e si spiaccicò sul marciapiede.

Giacomo lo evitò, trotterellando sulle gambine magre: era esile, pallido, ma aveva comunque un aspetto gradevole e una predisposizione simpatica che si sforzava di mantenere sempre. 

Indossava una camicia aderente, prestata dal fratello che aveva dieci anni di meno e una costituzione molto più robusta, e un paio di jeans rammendati a modo per far notare il meno possibile gli interventi di riparazione, ai piedi scarpine sportive di marca ma consumate.

Giacomo era contento perché gli avevano messo libero il fine settimana, dopo che era riuscito a ridiscutere i turni di sabato dal ristorante dove lavorava come cameriere.

Giunse al palazzetto dove si trovava il suo appartamento: rapidamente s’infilò nell’abituato che condivideva con altri affittuari, in un via vai continuo, e si concesse una veloce toeletta; subito dopo registrò un messaggio vocale sul telefono cellulare:

Hey cara, come stai? Ti va domani sera di venire a cena da me, faccio la pasta allo scoglio come so io, e poi ci aggiungo un po’ di vino bianco che m’hanno regalato al lavoro, che è la morte sua insieme!-

Dopo dieci minuti, era di nuovo lindo, coi capelli neri tirati come se glieli avesse leccati un bue, i denti come perle; sorrise allo specchio, si rivestì e corse giù: il sabato sera lo aspettava e voleva iniziarlo al secondo pub di fiducia in ordine di preferenza.

Di nuovo camminava nelle strade bagnate di urina e umidità, sotto un tramonto scarlatto che affondava oltre la linea dell’orizzonte al di là del fiume.

Girato un angolo incrociò un altro giovane: alto molto più di lui, incarnato un po’ malsano, con capelli biondi rasati e una barbetta incerta; indossava occhialetti squadrati che rendevano il suo sguardo quasi opaco.

Giacomo gli guardò le mani: stava distribuendo dei volantini.

Amico, ne vuoi uno? Stiamo facendo campagna per il nostro gruppo, il Comitato Ventotene, abbiamo una sezione anche in questa città.-

Ok, di che cosa parlate?

Di futuro, Europa, giovani, lavoro… domani facciamo una riunione alle undici, ti va di venire?

Eh, se non mi sveglio tardi provo a venire!

Allora a presto…

Giacomo camminò via, piegando il volantino nella tasca.

La mattina dopo Giacomo era di pessimo umore, con un leggero raschio in gola, e dopo colazione si era avviato all’indirizzo segnato sul volantino; Lisa non aveva risposto al messaggio, il mal di testa stava in agguato e voleva quindi distrarsi assolutamente; pensava che in quel posto avrebbe potuto conversare a proposito di politica estera e diplomazia, argomenti di suo interesse in quanto studente part-time, e magari conoscere qualche ragazza.

Arrivò di fronte a un vecchio portone incrostato, particolarmente cadente, e vide un’altra persona: un ragazzo probabilmente di origine centroafricana, con capelli setosi quasi schiacciati e occhi luccicanti, molto probabilmente sui trent’anni.

Oh, ciao, sei anche tu qui per l’incontro?

Sì, mi hanno dato questo volantino pochi giorni fa.

Mi chiamo Samuel.

Oh, piacere di conoscerti, chiamami Jack!

Si strinsero la mano, sorridenti.

La porta si aprì, e fece capolino il ragazzo biondo che aveva dato il volantino precedentemente ad entrambi.

Oh, benvenuti… 

Stiamo quasi per iniziare.

I due ospiti furono scortati dentro il vecchio edificio: l’interno era praticamente in sfacelo, e qua e là cartelloni e manifesti pubblicitari plastificati dai contenuti e messaggi europeisti trasmettevano una strana sensazione di contrasto con l’ambiente; Jack si sentì prudere il naso.

C’è uno strano odore, come di sale!? pensò, poco prima che il giovane aprisse ai due una sala, dove si teneva l’assemblea.

I convitati erano divisi in due gruppi: una larga schiera di giovani ben vestiti seduti a ridosso dei muri su vecchie seggiole, sia maschi che femmine, e un gruppo di cinque individui forse sui quarant’anni, anche meglio vestiti, che sedevano tutti vicino nel punto dello stanzone opposto all’entrata. 

Giacomo e Samuel furono fatti sedere su due sgabelli al centro della sala; lì per lì rimasero un po’ guardinghi ma i sorrisi dei ragazzi presenti ebbero come un effetto ipnotico su di loro, e accettarono di essere esposti al centro di quell’assemblea.

Giacomo adocchiò una ragazza bionda nel gruppo dei giovani, e questa gli sorrise.

Ad un certo punto, uno del gruppo dei più attempati fra i convitati alzo una mano.

Diamo inizio a questa riunione della sezione regionale

Siamo contenti di aver raccolto per questa sessione almeno due esponenti della classe lavoratrice del Comitato Ventotene.

Il nostro interesse maggiore è far fruttare queste risorse in modo dignitoso ed efficiente.

A un certo punto, Giacomo ebbe un fremito.

Hey, ma in questa sala non ci sono finestre!

Purtroppo, dobbiamo accelerare i lavori di questo consiglio per far fronte alla nostra tabella di marcia e i nostri ospiti saranno felici di essere parte integrante di questo processo.

Giacomo cercò il volto della ragazza bionda che aveva scorso prima e notò che lei pareva estremamente atterrita; ma non era l’unica, ora tutti i giovani sembravano come terrorizzati e sudavano copiosamente.

In nome dell’Europa.

In nome del Re Putrescente.

In nome dell’Europa.

In nome del Re Putrescente.

In nome dell’Europa.

In nome del Re Putrescente.

Giacomo sgranò gli occhi, incredulo per quello che aveva sentito:

Che diavolo voleva dire? Chi era questo Re marcescente?

Samuel alzò una mano, diligentemente.

Eh, scusate ma...

In risposta, una donna dai capelli rossi in tailleur, seduta accanto al signore che aveva parlato, aprì la bocca, spalancandola nel vero senso della parola, tanto che gli arrivò fino al bacino crollando come a Willie Coyote. 

Dentro le fauci Jack non riuscì a distinguere lingua o palato, ma in pochi secondi da lì dentro serpeggiò ondivago un lungo e sottile corpo tubolare dalla consistenza gelatinosa, che terminava in un rigonfiamento trasparente che sembrava contenere una sorta di grosso ago d’acciaio lungo almeno venti centimetri.

Giacomo continuò a fissare la scena, come rincretinito; Samuel provò a urlare ma il cnidoforo lo raggiunse perforandolo sull’addome; si irrigidì e precipitò a terra giù dallo sgabello, con gli occhi sgranati e il petto che piano piano smetteva di muoversi.

Giacomo alzò di nuovo lo sguardo verso l’arpione del tentacolo, che ora vibrava nella sua direzione.

Al tramonto, un montacarichi espulse un altro minuscolo sacchetto del sudicio sul marciapiede, nell’indifferenza generale. 

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