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SI(N)GH

Libero mercato, la sinistra, i pelati, i braccianti e il Secessionismo italiano.

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Libero mercato, la sinistra, i pelati, i braccianti e il Secessionismo italiano.

La scorsa settimana ha fatto particolare scalpore (per usare un eufemismo) la notizia della morte di Singh, bracciante abbandonato morente sul ciglio della strada con il braccio (tranciato da un macchinario agricolo) messo in una cassetta della frutta.

Il fatto ha scandalizzato il Paese che si dimenticherà tutto nel giro di due settimane, la risposta delle istituzioni è stata alquanto tiepida (sorvoliamo sul Lollone nazi-anale che descrive come “non italiano” il comportamento omicida del kapò Lovato), i progressi che si registreranno da qui ai prossimi mesi per quanto riguarda le condizioni dei braccianti sono prossimi allo zero.

E non potrebbe essere diversamente, l’immigrazione clandestina ha moltiplicato le situazioni ingestibili e le zone grigie in ogni regione. Ma andiamo per ordine che un pore can (un povero Cristo) è morto.

L’input per scrivere questo articolo viene da un lunedì nuvoloso e dalla disgraziata iniziativa di accendere la TV. Su LA7 Parenzo con un Bertinotti che puzza di naftalina (e che infatti viene subito rimesso nell’armadio) mi informa che su 400 mila aziende agricole presenti in Italia, solo 6600 sono iscritte alla rete del lavoro agricolo di qualità.

Che cazzo vuol dire? Ci stiamo prendendo per il culo?

Dovremmo ritenere utile una certificazione del genere?

Il lavoro agricolo di qualità dovrebbe essere la norma, il non-sfruttamento dovrebbe essere garantito dallo Stato, non da una certificazione terza.

Che poi, si sa, l’ispettore avvisa una settimana prima quando passerà in azienda, e se proprio proprio, che ne so, c’è una cosa troppo grossa da nascondere, tipo un indiano senza un braccio che sta morendo dissanguato, si allunga un cinquantino al dottò dell’ispezione.

Per cui, le certificazioni soia non servono a un cazzo, l’impegno burocratico per un’azienda dev’essere snello e verso lo Stato, non verso aziende terze certificatrici. Altrimenti il rischio è quello di finire a dedicare il 50% delle risorse aziendali ae carte per dirla alla veneta, alla burocrazia, e il 50% (o meno) alla produzione.

Per cui no, non abbiamo bisogno di certificazioni sul non-sfruttamento dei lavoratori, abbiamo bisogno che se ne occupi lo Stato.

Stato che, come si sa, ha troppe cose a cui pensare ed è sostanzialmente fallito.

Fallito per una serie di ragioni e in una serie di campi e attività nelle quali sotto-performa. Per qualcuno la soluzione è più sovranità all’UEovvero farci spanare il culo prima e dal 2035 andare a piedi o in bici che col culo rotto, ne converrete, non è proprio il massimo – per altri è più sovranità all’Italiascelta che è né più né meno nefasta della precedente – per Tanko, già lo sapete, la soluzione è una:

SECESSIONE.

Non solo del Veneto, di tutta Italia. Il Tanko sostiene la RPP (Repubblica Pirata Partenopea)

“Maledetto Tanko, anche in questo articolo sostieni il Veneto indipendente.”

Lollobrigida, parliamoci chiaro, a me sembri un romeno messo lì perché ti trombi la sorella del tuo capo partito, sposato non sei quindi non si può dire tu sia cognato della Meloni; comunque uno strano modo di essere conservatore. E d’altronde ti trovi lì perché di lavorare proprio non ne volevi sapere; laureato in legge, da giovanissimo ti sei messo in politica e alla fine ce l’hai fatta: sei diventato ministro dell’agricoltura senza aver mai visto un campo, una zappa (chi cazzo la usa più) o un trattore.

Potrei sembrare un tuo avversario, nel senso che ti do contro (non che voglio diventare ministro), potrebbe sembrare che io ce l’abbia con te, ma il Tanko si occupa d’altro e in fin dei conti sa che il Ministero dell’Agricoltura (o come stracazzo si chiama visto che gli cambiano in continuo il nome, perché in Italia le riforme si fanno così: si lascia tutto com’è e si cambia la facciata, l’insegna, il nome) perché tra tutti i ministeri è forse il più inutile, e a parte vietare cose di cui non frega un cazzo a nessuno, come la carne sintetica che è ancora in stadio sperimentale, altro non può fare: una volta che l’UE annuncia i suoi piani quinquennali stile URSS, che oggi si chiamano PAC, il Ministero deve fare ben poco, recepisce e passa oltre; ovvero all’inutile.

Queste righe sono molto critiche e troverebbero d’accordo anche Elly Schlein e Maurizio Landini, altra gente che non ha voglia di lavorare e continua a succhiare il proprio reddito dai lavoratori facendo finta di rappresentarli, ma io con loro non ho nulla a che fare, a parte la passione per la gnagna della Schlein e la maglietta che si intravede sempre dal collo della camicia di Landini.

In tempi non sospetti, in realtà, ho pure sostenuto il sior Lollobrigida: quante guerre si sarebbero evitate davanti a cene ben organizzate!. Ed è vero, ma oltre a fare cene istituzionali il Romeno de Roma dovrebbe anche lavorare, produrre, fare; pur tenendo a mente che non saranno quattro pagine scritte in stampatello in Comic Sans 20 a risolvere la situazione drammatica di certi settori dell’agricoltura italiana.

E invece al Ministero

Ma se la politica è, per sua natura, passatista, gli imprenditori – termine decisamente abusato di questi tempi e che ogni volta che viene usato puzza di leccata di culo al padrone – cosa stanno combinando?

MAH.

In molti – anche a destrapuntano il dito contro i prezzi troppo bassi, che, a loro avviso, generano queste situazioni di sfruttamento dei lavoratori. Potrebbe sembrare una valida chiave di lettura. Ma se la GDO è la cattivona contro cui puntare il dito, va detto che l’abbattimento dei prezzi è una necessità dei supermercati che stanno in piedi se stanno dietro alla domanda, non se alzano i prezzi.

Finchè accetteremo 400 grammi di pelati a 70 centesimi ci sarà sempre il caporalato.

Il socialista Farinetti torna alla ribalta. A giudicare dai suoi inciuci con la politica (è amicone di Renzi e ancora non ha spiegato come si è preso senza gara gli stand dell’EXPO di Milano del 2014) e dal suo baffetto onnipresente oserei dire nazional-socialista, ma non vorrei esagerare. Ad ogni modo, ho sempre diffidato dagli imprenditori di sinistra, che con una mano danno e con l’altra prendono, e il sior Farinetti lo colloco in questa categoria.

Qualcuno gli dica che non tutte le famiglie possono pagare una scatola di pelati 3,90 euro/kg, prezzo minimo cui si trova sul sito di Eataly. E tutto sommato neanche i dipendenti di Eataly possono permetterselo considerando che con due kg di pelati si sarebbero mangiati la loro paga oraria.

Per cui no, non mi auto-martellerò i coglioni dicendo di tirare su i prezzi dei pomodori, che poi tanto lo sappiamo che gli indios verrebbero pagati uguale ad ora.

Questo conflitto sfruttamento vs pancia non sembra avere una risoluzione. D’altronde, probabilmente, le famiglie italiane potrebbero pagare il quintuplo una confezione di pelati, ma dovrebbero rinunciare a qualche cena fuori durante l’anno e all’uso dei preservativi (che se andiamo a pagarli al chilo vanno letteralmente a peso d’oro)

In pochi sono in grado di concludere senza inutili preliminari e finte esibizioni di benessere economico al ristorante, pertanto il problema riproduttivo causato da un aumento dei prezzi dei pomodori (al fine di abbattere il caporalato) non si concretizzerebbe. Non volendo ridurre il livello dell’articolo a quello del Maggini-pensiero passiamo oltre.

Parlando di imprenditori, termine per l’ennesima volta abusato, buttiamo un’occhiata agli imprenditori agricoli.

Quei gran lazzaroni.

Anzitutto bisogna dire che gli imprenditori agricoli non sempre sono imprenditori ma sono sicuramente agricoli. La critica dello scrivente è quella di un addetto al settore, un tecnico, che non fuori dalle green-cazzate di chi abitando in città vuole insegnare a noi redneck come fare il proprio lavoro. Facciamo quattro conti sulla base dei dati di Agrinotizie (sono un po’ vecchiotti ma sono i più completi che ho trovato)

Riferimento a una produzione di 900 quintali di pelati da industria a ettaro.

Voci di costo per lavorazioni in campo:

  • preparazione del terreno: 48,80 euro
    • fertilizzazione: 471,60 euro
    • piantagione: 412,88 euro
    • diserbo e difesa: 473,80 euro
    • irrigazione: 183,68 euro
    • raccolta: 2199,74 euro
    • subTOT: 3709,50 euro
  • Mezzi tecnici:
    • irrigazione: 978 euro
    • piantine: 660 euro
    • concimi: 230 euro
    • diserbanti: 188,09 euro
    • difesa fitosanitaria: 282,83 euro
    • subTOT: 2338,92 euro
  • COSTO TOTALE: 6129,42

Considerando un prezzo al produttore di 8,80 euro/quintale e 800 euro di contributo europeo la PLV (produzione lorda vendibile) si attesta a 8720 euro.

NETTO: 8720 – 6130 = 2590 euro

Non è una gran cifra, specialmente se si considera gli ammortamenti degli impianti, le rese variabili e le annate sfavorevoli (grandine, siccità…), peraltro sempre più frequenti. Ma comunque una cifra che permette alle aziende agricole di stare a galla e di non schiattare pur pagando la manodopera agricola secondo i contratti nazionali.

No se fa i schei ma se tira vanti.

Ai più non sarà sfuggito che ai contadini i pelati da industria vengono pagati 9 centesimi al kg.

Insomma, la tesi di un prezzo minimo di mercato parrebbe efficace a una prima occhiata, ma se si approfondisce si capisce lo scetticismo Tankiano circa le dirette intromissioni statali in economia. Infatti, non si capisce in base a quale logica un lazzarone come il sig. Lovato, evidentemente incline a delinquere e a sfruttare una manodopera fatta di disperati scappati di casa, rinuncerebbe al surplus dato dai prezzi più alti per pagare manodopera regolare.

Qualcuno dica a Schlein, Bertinotti e Landini che con i loro prezzi minimi statali e senza controllo, il sior Lovato sarebbe, al più, ancora più sior.

E per controllo intendo quello delle frontiere.

P.S. Un abbraccio a tutti i Singh che sono venuti in Italia con la forza della disperazione, che per nervo e tenacia cagano in testa a qualsiasi viziato soyboy e “sigma” Tateiano, vittime inconsapevoli del non controllo statale delle frontiere da parte di chi dice di volerli proteggere e li condanna così a patire certe situazioni.

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