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Tiqqun - Introduzione alla Guerra Civile (2023)

Tiqqun - Introduzione alla Guerra Civile (2023)
Libro edito da GOG Edizioni allo strabiliante e allucinatorio prezzo di 4.00 euro, lo abbiamo cattato e ne abbiamo scritto la nostra. Da non crederci. Lode al Partito Invisibile, lode a Tiqqun!
Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto
Orlando Furioso, I, 1-2
Tutto è politica.
Tu lo dici, ma non come tu credi… 
Carlo Marx vs Severino Kierkegaard

Tiqqun è profezia.

Tiqqun è insegnamento.

Tiqqun è prassi.

Qualsiasi significato voi diate a questo termine. Siamo i prescelti che devono portare a compimento la scrittura sacra. E la devono portare a compimento con le loro azioni. Giorno per giorno, metro per metro, centimetro per centimetro. In questa lotta continua…

Non avevo fiducia.

Questo libro mi sembrava la solita manfrina filosofica svagellata francese: siamo corpi, siamo corpi… ho letto Heidegger e so fare i trattini (-) come Gada-merd.

Scimmiotto pure Spinoza, facendo il finto geometrico e, lo stesso, facendomi non capire (qui non capivo io, perché sono fuori dal gioco ermeneutico anarchico francese)

E poi lo leggevo in pdf, che palle.

Insomma, le cose andavano male. Ma l’idea di fondo era stuzzicante, a metà la rivelazione, al punto 34, ciò che è sempre bene ripetere: lo stato moderno si basa su una guerra di tutti contro tutti e questo per colpa di Hobbes e Lutero.

Lo prendo cartaceo, lo finisco in due giorni. 

Dopo le premesse, che permettono di calarti nel contesto storico, anarchismo situazionista italiano e francese, appunto, pienamente figlio dall’Italiosfera di inizio secolo. Poi si inizia con una genealogia in breve. Lo stato moderno, che è una lotta della lotta di tutti contro tutti, che ha una finta spaccatura tra privato e pubblico, che è teorizzato da Hobbes e compiuto da Lutero. Lo stato nasce per sanare i conflitti, economici oggi e di religione una volta, lo stato si nutre del conflitto.

Dunque, è sempre sul punto di morire.

Quindi hanno ragioni i comunisti quando dicono che la rivoluzione è necessaria?

No, perché l’analisi delle premesse, che il Tiqqun esegue definiamo Tiqqun l’organo di stampa del partito immaginarioporta a risultati molto più inquietanti. Per sanare il conflitto serve la polizia, ma non basta. Si sa, lo Stato è anche famoso per avere il monopolio della violenza. Ma le due guerre mondiali, frutto dell’evolversi di questo Stato prima in colonialismo e poi totalitarismo, hanno portato alla creazione dell’Impero. Non stiamo parlando di Star Wars (Tony Negri), anche se il riferimento è palesemente quello. L’Impero è la condizione attuale, è la fine della vita nella sua singolarità. Lo dice Tiqqun: Hegel ha voluto l’impero (Il futuro di Hegel è l’impero p. 159)

E noi rispondiamo con questa categoria: il Singolo. Ma prima di vedere la fine, ci sembra bello Blast attaccare un altro po’ l’Impero:

Lo diciamo con le parole loro, lo spieghiamo con le nostre.

L’impero è il libero gioco dei simulacri

p.152 

 L’Impero è la condizione attuale del potere. Siamo a livello sovranazionale e il controllo è endemico. La polizia, che sta alla radice di questo moderno e contemporaneo potere statale, si espande. Il poliziotto è il cittadino, sempre cittadino dell’impero, e cittadino è colui che recita la sua parte. 

Questa è solo una prova, e ci riesce benissimo
Garage Gang

Il cittadino recita il suo ruolo: omossessuale, impiegato, donna, maschio, etc… secondo le leggi non scritte, ma scritte, in quei processi che tendono al controllo (e all’autocontrollo) sociale. Devi recitare, puoi fare ciò che vuoi, basta non mettere in questione il potere.

 Si viaggia fra una crisi e l’altra.

Tiqqun esplicitamente vede la pandemia Covid-19. Vede, perché le crisi imperiali servono solo a implementare sempre di più quelle norme di controllo, che limitano la libertà come invenzione e mirano a raccogliere informazioni, profilare, profilarti, profilarci, profilattici. Prevedere, mantenere lo status quo ad libitum. La vede perché parla di crisi, crisi che verranno, anche sanitarie. A partire dall’11 Settembre, con l’inizio dei controlli aereoportuali, alla pandemia è stato un crescendo. Diciamo, come recitava un cartello che vidi una volta, pandemia perché si sa che è solo una farsa per il controllo sociale, lo diciamo esplicitamente, è così. La “pandemia”. Che genera tessere verdi, in cui i primi mastini dello stato centrale sono i tuoi vicini di casa, forse perfino i tuoi parenti, quelli che incontri con la mascherina fuori di casa, in autobus o metro con la mascherina. Ogni cittadino è poliziotto.

Ma ora basta paronoie. Basta stabilitismo.

Se non hai niente da nascondere, perché hai problemi? Che male ti fa? A te cosa toglie?

Le classiche obiezioni

MAI ACCETTARE I COOKIES DAGLI SCONOSCIUTI!

A me non toglie nulla, ma essere profilato fa male. Fa male perché diventi solo un numero, solo un pollo nel pollaio globale, al quale l’UE vuole far mangiare insetti. Non lo fanno per il nostro bene, ma per i nostri soldi, il nostro lavoro, per la crescita del sistema, dell’Impero, per le grandi città, per i capitali, per la spersonalizzazione, per quella pace perpetua massonica e illuminista di cui parla Kant…

E infatti scopriamo la resistenza, a partire dalle basi metafisiche. Per arrivare alla pratica.

57

La decostruzione è l’unico pensiero compatibile con l’Impero, quando non è il suo pensiero ufficiale. Coloro che l’hanno celebrata come “pensiero debole” hanno colto nel segno: la decostruzione è quella pratica discorsiva che è interamente diretta verso un unico obiettivo: dissolvere, squalificare ogni intensità, e di per sé non produrne mai.

P. 156

Il pensiero debole e la decostruzione sono sempre stati al servizio dell’impero. Finta rivolta, quella che hanno prodotto. Nessuna pratica rivoluzionaria, solo discorsi, interpretazioni su interpretazioni. Per lasciare al sistema il monopolio del potere. Decostruire vuol dire giustificare, o far finta che una cosa non sia nel modo in cui è. Non analizzarne la struttura, ma mostrare il processo sperando di poterlo modificare. Ma poi non si tenta nessuna azione reale.

63

L’Impero è affatto pensato, e forse affatto pensabile, all’interno della tradizione occidentale, cioè nei limiti della metafisica della soggettività.”

Cos’è la metafisica della soggettività? Mi dispiace dirlo, ma quella che potremmo definire la filosofia del rimorchio. La metafisica mezza che parla della persona come gettata… come soggettiva in questo senso… cioè… eddai, li conosciamo tutti Heidegger e Sartre. Forse non è chiaro che siano loro, ma le dottrine sono praticamente quelle. L’Impero controlla l’ambiente. L’Impero è ciò che il pensiero di questi autori non vede, tutti presi da un’angoscia quotidiana, non si accorgono del mondo. Cosa posso fare a livello politico? Nulla. È la mia esistenza, il soggettivo che fa cose con cose, con oggetti, ché tanto il piano trascendentale nessuno ha capito come funziona…

64. 

La dominazione imperiale, così come la stiamo cominciando a riconoscere, può essere descritta come neo-taoista, nella misura in cui è pensata fino in fondo solo all’interno di questa tradizione.

Per la spersonalizzazione. Perché finisce il livello persona, perché è un controllo che non esiste, non si vede, capillare, autocontrollato. Nel momento in cui ognuno si governa con l’inganno di una presunta felicità, per l’avanzare dello status quo della tranquillità, delle fine delle passioni. Pace interiore, la chiamano probabilmente questi orientali. Apatia, disumanità, indurimento del cuore.

Tiqqun
Grafica alternativa!

Ma come reagire?

Con questa categoria, il Singolo, sta e cade la causa del cristianesimo
Severino Kierkegaard

Andando in fondo al tunnel, in fondo al pozzo, per vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio. L’Impero ha zone d’ombra, zone dove non estende il suo controllo, e questo è chiaro. Queste zone nutrono l’Impero, perché è dove può avere la sua reale espansione, dove la nuova psicopolizia può arrivare, dove egli continua a dare un senso alla sua causa. Per questo noi, il nemico dell’impero, non siamo in un luogo e non agiamo in nessun modo per questo state leggendo il libro più Blast di sempre.

Andare fuori dagli schemi, usare queste zone d’ombra per aggregarsi in modo ordinato ma non regolamentato dalla legge. Usare la nostra libertà, usarla per il Bene, fare ciò che dice il cuore (ancora pulsante e grondante di sangue), perché al cuore non si comanda e il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Ma vogliamo dirlo anche con le parole di Tiqqun. 

Noi siamo il nemico qualsiasi. Colui contro il quale sono disposti tutti i dispositivi e le norme imperiali.

Noi non siamo legione. Noi siamo i singoli, che amano la loro singolarità e decidono di cogliere l’attimo.

Bisogna estendere queste singolarità e non la si estende con i partiti e con il potere stabilito. Fuori il politico da tutto, perché oggi politico = impero, dunque è nostro nemico. L’unica politica che desideriamo è quella delle singolarità radicali. 

Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 
Gv 15, 18-20

72

La sfera dell’ostilità può essere ridotta solo estendendo il dominio etico-politico dell’amicizia e dell’inimicizia; ecco perché l’Impero non riesce a farlo, nonostante tutte le sue proteste a favore della pace. […] è solo la formazione per contagio del piano della consistenza dove amicizie e inimicizie si dispiegano liberamente e si rendono leggibili a loro stesse.

La piccola comunità, quella che noi chiamiamo provincia, dove può avvenire il contagio delle idee. Io ci credo perché me lo ha detto nonna, e se ci credo, in ogni caso è vero. Amicizia e inimicizia, l’unica dicotomia che conta. Un giorno, qualcuno disse chi non è con noi, è contro di noi. Aveva ragione.

Bisogna diffondere il Verbo per questo. Perché si palesino questi rapporti e si possa giocare a carte scoperte, perché passo passo l’eversione e la sovversione avanzino.

Tiqqun parla anche del monopolio della violenza, da riprenderci, ma qui noi vogliamo il monopolio della violenza intellettuale, dell’argomentazione, del sillogismo, della ragione, del pensiero pensante.

Guerriglia intellettuale. Riprendere quelle che è nostro, con i piccoli gesti, le azioni insignificanti, almeno apparentemente.

Spargi il Verbo, condividi, armati, diffondi, parla, grida al mondo, nella tua piazza social e scrivi sui muri, non ti fermare, vivi.  Restiamo vivi. 

Perché poi, sappiamo tutti che alla fine la guerra civile significa solo: il mondo è pratico; la vita, eroica, in tutti i suoi dettagli

SPAZIO MAGISTER KIERKEGAARD

Dappertutto si considera come acquisito che il pensiero è la cosa più alta; la scienza si allontana sempre più dall’impressione primitiva dell’esistenza; non resta più niente da vivere, niente da sperimentare, tutto è compiuto e il compito della speculazione è quello di catalogare, classificare, ordinare methodice le singole determinazioni del pensiero: non si ama, non si crede, non si agisce, ma si sa cos’è l‘amore, cos’è la fede, e il problema è soltanto d‘indicare il loro posto nel sistema. Così il giocatore di domino ha i pezzi davanti a sé e il gioco consiste nel metterli insieme. 
Per 6000 anni si è amato e i poeti hanno cantato l’amore; perciò nel secolo XIX noi dobbiamo senz’altro sapere cos’è l’amore, e abbiamo ora il compito di mostrare, specialmente per il matrimonio, qual è il posto che esso ha nel sistema – perché il professore per suo conto si sposa per distrazione. Gli uomini politici hanno osservato che alla fine tutte le guerre cesseranno e che tutto sarà deciso nei gabinetti dei diplomatici, i quali sui loro tavoli disporranno e dirigeranno le forze in contrasto ecc. – chissà che questo non succeda infine anche nella vita, che si cessi di vivere, mentre i professori e i liberi docenti decidono speculativamente il rapporto dei singoli momenti col puro uomo. 
A me sembra che come perfino negli orrori della guerra più sanguinosa c’è qualcosa di umano, a confronto di questa imperturbabilità diplomatica, così c’è qualcosa di raggelante e di stregato in questa insensibilità di morte, per cui la vita reale diventa un’esistenza di ombre
S. Kierkegaard, Postilla conclusiva non scientifica alle «Briciole di filosofia», in S. Kierkegaard, Le grandi opere filosofiche e teologiche, p. 1231
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