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Tra Meloni e Schlein, VOTA WALDO!

Tra Meloni e Schlein, VOTA WALDO!
Nel dibattito Meloni - Schlein moderato da Bruno Vespa, alzati e segui Waldo, ti indicherà una politica migliore.

Si parla tanto di questo futuro confronto televisivo tra le due donne che rappresenterebbero la futura politica della nostra patria, il futuro scontro tra due visioni del mondo diverse tutto al femminile.

E ci sarebbe anche una novità assoluta: a dirigere il confronto-scontro sarà un outsider di Mamma Rai: Bruno Vespa, giornalista che con la sua lingua invisibile e rampante ha assunto il monopolio dei ‘confronti’ televisivi tra politici.

Questi confronti, che non sono ovviamente un fenomeno tutto italiano ma una pratica estremamente diffusa in tutta la società liberal-dem d’Occidente, hanno due obiettivi:

In primis, far credere (ancora…) che grazie al diritto di voto noi possiamo incidere direttamente sui cambiamenti politici del nostro paese; in secundis, che questo è possibile perché le due leader rappresentano due mondi politico-culturali opposti. Entrambe le visioni sono semplicemente una menzogna venduta gratuitamente al povero popolino per quando si dovrà recare alle urne. 

Questo confronto è già scritto e immaginiamo già tutti come si svolgerà la commedia.

Questo confronto è già in generale. Le politiche saranno sedute simbolicamente ai due lati opposti del tavolo di Vespa, tanto per avere l’illusione dello scontro tra opposti.

Su cosa ci si scannerà?

Non di certo sulla politica estera: la Meloni, da ex cheerleader di Trump, oggi è una delle migliori cameriere di Joe Biden alla Casa Bianca; la Schlein e i suoi, pur di non mettere in dubbio la loro sudditanza alla volontà americana, preferirebbero iscriversi a un collettivo fascista.

Non male non avere alcuna visione in un periodo storico che stiamo definendo guerra mondiale a pezzi.

Washington parla, noi prendiamo al massimo degli appunti.

Poiché il tema ‘politica estera’ oggi è il più urgente che mai, verrà accantonato e ci si giocherà tutto su famiglia, questioni di genere, forse lavoro e ambiente. Sulla questione ambientale la contrapposizione sarà tra «tardo capitalismo» e «tardo capitalismo green», due versioni dell’idea più generale che la terra sia un guscio da raschiare con risorse infinite.

Sulla questione del lavoro, la Schlein batterà con insistenza sul salario minimo, nonostante il suo partito sia la più perfetta degenerazione delle politiche neoliberiste a danno dei lavoratori.

La Meloni, da parte sua, sosterrà che 600 euro al mese sono un giusto stipendio, e che in questo modo stimoleremo le persone a darsi da fare, mentre aumentare le privatizzazioni sono un punto centrale dell’idea economica di entrambi i partiti.

Sulla questione migranti, due prospettive diverse con esiti identici. Blocchi navali o accoglienza ad infinitum sono due facce dello stesso problema, che però riguarda la politica estera.

Arriviamo a ciò che sembra dividere le due concorrenti: famiglia e diritti civili.

La destra e la sinistra si beccano essenzialmente su questi punti e spesso gli esiti sono controversi: i ‘conservatori’ della Meloni, sacerdoti del dogma della famiglia tradizionale, hanno invitato gli italiani a «fare figli» utilizzando la figura di Elon Musk dal palco di Atreju, l’uomo che si è macchiato di quel «reato universale», così definito dal FdI, della maternità surrogata (formula woke che sostituisce «utero in affitto»)

Elon Musk, che ha chiamato sua figlia Exa Dark Sideræl (Baby Y), è la figura globale che ci sta traghettando nel postumano attraverso l’interregno del capitale cibernetico, non proprio il massimo del tradizionalismo accecato dalla «naturalità delle cose».

D’altro canto, la situazione a sinistra, dove ci sono gli innamorati dell’utero in affitto, non sembra più chiara. Si tratta di una pratica costosa, per pochi e non per tutt*, che utilizza il capitale per sfruttare il corpo delle donne in paesi in via di sviluppo alimentando un autentico commercio di neonati.

Meloni Schlein
Tipico visualizzatore del Dibattito Meloni-Schlein

A sostenere queste posizioni non sono proprio i fascisti-fautori-del-patriarcato ma la sinistra socialista francese. Infatti, dal 2016 si susseguono in Francia proteste contro l’utero in affitto ad opera dei collettivi delle femministe. Nello stesso anno si aprì un convegno, dove si sono riunite una pluralità di voci da ogni angolo del mondo, per intraprendere una battaglia contro una pratica che è stata definita: «alienante per la persona umana, fonte di disuguaglianza di genere e di sfruttamento» e «un mercato neocoloniale».

Eppure in Italia sulla questione dell’utero in affitto si stava decidendo il patrocinio del pride di Roma, patrocinio non più concesso dalla destra quando l’organizzazione dell’evento si è rifiutata di ritirare la campagna pro utero in affitto, cioè pro-pratica-alienante-neocoloniale. Non sorprende apprendere che in America a sponsorizzare alcuni pride sia la Lockheed, cioè l’industria delle armi. 

A noi, pubblico-automa di questo show, viene consegnata l’idea che votare ogni cinque anni sia il massimo a cui si possa ambire: era questo il grande sogno coltivato dalla democrazia liberale?

Andare ogni cinque anni, per tutta la vita, a votare il meno peggio? È forse una scelta questa? E se smettessimo tutti in massa di votare? E Se l’affluenza generale diventasse del 5%? Questa sì che sembrerebbe una vera scelta.

Finalmente ci convinceremo che la politica è la cosa meno politica che esiste, e che il cambiamento potrà avvenire solo dal campo che oggi è considerato extra-politico.

Ci sarebbe comunque un’idea di voto:

Votare Waldo.

Anzi, votare, proprio se necessario, un Waldo qualunque, altrimenti ci si astenga in massa da questo teatrino. Dovrebbe esistere un Waldo tutto italiano (e quel Waldo, potenzialmente e virtualmente, esiste già)

Meloni Schlein Waldo

Waldo è il protagonista del terzo episodio (The Waldo Moment) della seconda stagione di Black Mirror: si tratta di un pupazzo-orso virtuale ‘manovrato’ con voce e motion capture da un comico fallito.

Waldo è parte di uno show trasmesso in seconda serata in cui non fa altro che pronunciare battute stupide e volgari giochi di parole scagliandosi contro il politico o il personaggio pubblico di turno.

La svolta arriva quando Waldo, la cui immagine è trasmessa da un camioncino televisivo con tanto di schermo, inizia a seguire un candidato conservatore per denigrarlo in mezzo ai suoi votanti.

Le gesta di Waldo diventano virali in rete al punto che decidono di candidarlo alle elezioni politiche di Stentonford (e persino la CIA è interessato a lui) in opposizione a conservatori, laburisti, e ‘centristi(questi ultimi inutili anche nelle serie tv)

Il momento che ci interessa in particolare è quello del confronto televisivo tra candidati (guarda caso, il momento che segue il monologo contro le droghe del candidato conservatore), in cui Waldo lancia l’invettiva sia contro i tre candidati: 

«Chi è lei? Un vecchio modo di pensare con un nuovo taglio di capelli? Crede di meritare rispetto? Solo perché ha frequentato scuole esclusive ed è cresciuto credendosi chissà chi? Qualcosa deve cambiare! Nessuno si fida di voi! Ecco perché la gente non vota! Tutti sanno che non ve ne frega un cazzo del bene comune!»

Sì, Waldo è sempliciotto. Waldo è populista. Ma Waldo è soprattutto sincero, l’unico sincero rispetto agli altri tre.

Chi lo manovra da dietro le quinte odia il mondo politico. Waldo, non essendo un politico di partito, può permettersi di essere libero e di esprimere quel che pensa la stragrande maggioranza della popolazione, ‘costrettada anni a votare il meno peggio in preda all’illusione che le cose cambieranno.

Waldo non piace al grande pubblico esclusivamente per i ‘contenuti’ politicamente scorretti delle sue battute, ma perché rappresenta un personaggio-liberazione dall’illusione creata dal talk show, illusione che diventa poi iperstizione nel momento del voto.

Liberazione dal giogo della retorica politica: una battuta volgare è quanto di più sincero esiste in quel preciso momento, un momento che ci riguarderà quando arriverà il confronto Meloni-Schlein.

Ma è una liberazione possibile solo attraverso l’anonimato, solo nascondendoci dietro un avatar, una maschera o un falso nome, e questo è il paradosso di Waldo, che è anche il nostro: per dire la verità, per sentirsi liberi, dobbiamo utilizzare una maschera, un avatar, un orsetto blu con il pene gonfio che ricorda a tutti le bugie della democrazia liberale e dalle sue rappresentazioni, concludendo che nemmeno in democrazia ci si sente realmente liberi.

Anche durante il confronto tra Meloni-Schlein Vespa dovrebbe ospitare uno schermo con un pupazzo che dica che le cose come stanno: le due leader potranno scannarsi su qualsiasi questione, ma i problemi di oggi saranno gli stessi di domani, specialmente e soprattutto con loro. 

Proveremo a manovrare questo ‘pupazzo’ per farlo diventare virale.

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