V. Majakovskij ALLA GUERRA (Terzo Atto)

V. Majakovskij ALLA GUERRA (Terzo Atto)
3°ATTO - Oblast di Kiev - 16 aprile 2022

Contadino 

Ha fame. La terra ha fame. Prendine, prendine i semi… Già molti hai disperso… laggiù, laggiù. Un po’ qua… e qua. Ritornano! Ritornano ancora.

Guai a quelli che eviteranno l'oscurità, perchè soli saranno sotto il nuovo giorno circondati dalle rovine... quanto è dolce il supplizio bagnato dalla luna!

Viandante  

Fattore, tu dilapidi la tua eredità!

Contadino 

I frutti appartengono ai vivi. Tu puoi dire di esserlo?

Non credere di essere diverso viandante, tu dilapidi la tua eredità sotto gli elogi della luce!  Ma ormai non c’è più niente da rovinare… e lo hai fatto inutilmente. Perchè in fondo per il viandante l’annientamento è un gioco e la morte uno spettacolo.

Per il viandante esistono solo le suole delle sue scarpe, anche quando si tingono d’abisso. Ed egli cammina, insegue la nuca dorata del sole fracassata sulle punte degli stivali, sbracciando per toccarla.

Egli sa che la Fine non gli appartiene del tutto, ma essa non è mai definitiva, e sempre più in là.

Sempre più in là… vive per evitare fino all’ultimo la propria deflagrazione, si scosta in eterno un attimo prima della rovina, programmato per non riuscire a fare pezzi di sé, a gettare i suoi semi nell’oscurità.

Viandante  

E’ già morto colui di cui tu parli, fattore! Ed esso in forza della morte riscatterà tutti gli uomini dalle loro inerziali vite.

Contadino 

Ah! Come potrebbe colui che ha eretto la sua Fine sull’altare del proprio tempio? Non è nel sacrificio che si scopre la passione degli astanti. Come potrebbe porsi ad Agnello chi ad Agnello si è innalzato prima del tempo?

La Verità è che chi parla incede su ciò che rifugge, insegue ciò che è insopportabile, rovina su ciò che sa non potrà mai rovinare.

Viandante  

Dunque Cristo è morto amando quei suoi piedi sradicati? Osannava quel suo sangue rappreso sotto gli occhi dei peccatori? Sapeva di non morire e spronava alla distruzione? Allora tutto il mondo è parabola fattore! E tu semini qualcosa che è già morto, sapendolo.

Contadino 

Sta già nascendo mentre parli viandante, dal medesimo sangue della medesima carne straziata che hai calcato, che hai masticato. Che ogni uomo di ogni secolo ha calcato e masticato. Ed essa è la risposta sempiterna, non la causa. E’ la risposta che solo il travaglio della Notte potrà rivelare. E che solo chi semina nella Notte potrà vedere. Cristo lo sapeva! Quando trapassò tutto il mondo si fece buio e così è anche oggi.

Viandante  

Parabole, parabole… illusioni. Non hai niente di nuovo dunque per il passante? L’uomo è libero oramai.

La Rivoluzione di ogni tempo si è già spenta nel Tempio? Dov’è la forza vitale, la furia sfrontata con cui abbattere, divelgere, penetrare il costato di ogni carne, di ogni sangue, l’intonaco di ogni mausoleo, di ogni palazzo di ogni secolo.

Dove si è smarrito il fuoco con cui bruciare ogni Idolo e sé stessi su elettriche pire incendiarie sotto ogni cielo.

Dov’è Velocità, mia compagna? Non ha più bisogno di noi? E allora morremo per non vivere sulle nostre vite tumulate, sui nostri sepolcri già scavati.

Dove sei Musa d’acciaio? Persa, sei persa di là nei territori dei bagliori e delle illusioni abbacinanti, nelle praterie attraversate da vene di fulmini. Ripudi… ripudi questo inutile, deforme Golia? Chi canterà allora di te, se ogni uomo sarà un Davide diligente ai tuoi disegni?

Ascolta fattore… i tamburi degli astri annunciano il passo al Secolo-Leviatano, esso è l’unico che coglierà i frutti alla fine della notte, mentre i miei passi sussurreranno vittoriosi, tra i lamenti dei Pantheon, aliti di rovina sulla Città. Anzi… dimmi che strada devo prendere.

Contadino 

Chi è colui che fugge e che parla di vittoria? Colui che si scaglia contro le illusioni e inneggia alla Rivoluzione? Colui che non riconosce più il grembo natio e che lo brama, che si innalza sugli uomini e striscia nelle loro periferie? Viandante, tu sei il Nemico dell’uomo! Non hanno più bisogno di un liberatore… hanno già chi li salva!

Rimani solo dunque, senza esercito, con le potenze terrene e celesti contro ti avvii verso la tua fine, e la tua salvezza.

La città che cerchi è di là dal fiume laggiù dove l’inchiostro gonfio, colato giù dalla tavolozza delle stelle, si rischiara.

Viandante  

Il Figlio della Velocità non ha mai avuto bisogno di un esercito! Ne potrebbe desiderarlo infine, poiché non c’è comunione che regga la tensione delle sue ciglia-saette, le sue labbra disperdono di follia chi si accosta. Egli è solitario come l’ultimo peccatore tra le schiere dei confessori.

I piedi! I piedi ho perso lungo la strada. Non ho più le mani, ne la bocca… e gli occhi! Mai avuti, non servono per chi si appresta all’ultimo giorno,  pendolare alla fine della linea. Ritto, saldo come il primo albero di una nuova terra, incedo, treno famelico, nel solo punto dell’orizzonte.

Laggiù… laggiù vado, dove l’alba viene trascinata fuori a forza, e le sue vesti stracciate in nuvole sanguigne e il volto un vetro rotto di luce. Ma ecco, delle vesti bianche sospirano verso di me, mentre volo sullo stomaco aperto di un paese.

10 Prostitute 

Salute allo sposo!

Viandante  

Sposo chiamano il viandante? Non sapete chi è dunque costui? E’ l’ultimo uomo, paria tra gli uomini. Sono l’anti-sposo! E sull’ultima roccia demolirò la mia Chiesa.

Una prostituta 

Sei tu che attendevamo! Ti attendiamo ogni volta, ogni giorno ti abbiamo accompagnato. Ma oggi non avrà seguito, e forse anche il domani. Ti scorteremo ancora al tuo giorno noi che l’alba abbiamo consumato, noi che consumiamo la nostra sopravvivenza ad ogni attimo, come la fiamma di una candela che mai si scioglie.

Viandante  

Sacrissime vestali, condurrete a braccetto l’Anatema sull’altare violento? Così sia. Cos’è in fondo la purezza se non assenza, se non defraudamento, privazione? Voi avete già santificato ogni matrimonio con il vostro esempio, a me tocca infine di disfarlo il Matrimonio, rovesciare la cerimonia, cacciare gli invitati ed uccidere la sposa.

Nient’altro ci servirà se non le vostre lanterne arse, esalate di soffi lamentosi.

Una prostituta 

Vedete, la risacca dell’umanità ci lambisce le cosce, lungo l’ombra stanno risalendo dietro di noi le viscere sputate delle schiere angeliche! Avanti! Avanti! Dietro allo sposo seguiremo verso la città!

Viandante 

Fugge lontano, lontano il volto asciugato dall’ombra.

Si nasconde tra i rovi sanguinanti della strada di polvere dove l’umanità si schianta esangue.

Dove ti nascondi? Vigliacco! Fuggitivo di una fuga immortale… che mai del tutto ritiri dalla carne.

Eppure la Storia ha svicolato, e il mondo prosegue verso l’Imperio del nuovo Dio. Ah! Lui sta già vincendo, mentre esegue la sentenza per mano d’altri. Questo è il tempo in cui non sarà solo boia, ma Creatore. A cosa giova all’uomo? Niente, perchè un Dio ne vale un altro, e a un quieto fedele segue un gioioso schiavo. Al diavolo!

Il Poeta si ergerà in fronte al Dio, e dunque ad ogni Dio, per riscattare il cuore di Russia!

Daremo ancora, miei compagni, l’assalto all’eterno Palazzo d’Inverno!

Daremo ancora, miei compagni, il fuoco della Rivoluzione agli uomini di questa terra.

Senza le folle furiose, senza le saette dei treni e le lunghe lingue delle macchine, senza le grandi fortezze fumanti da cui uscimmo, senza il borghese ad aspettare torvo e grigio come il cancello della sua fortezza.

Siamo soli ancora una volta, all’orlo della marea ammiccante, turgidi di impercettibili respiri. La’! Là! Strapperemo la filigrana di luce dalla fronte della città… Ah, vedo le cupole d’oro! Guardate… il premio si consegna. Si concede inerme alla folla, ai viandanti della terra. Lasciatela. Lasciatela compagni. E’ meglio consumarsi nell’ultimo assalto che persistere nel purgatorio.

Perchè gettano mantelli al figlio mutilato di una bestia a due teste? Non conosco il marchio calcato della suola, non riconosco il profilo deforme, il corpo inchiodato alla sua stele… da dove viene il moto che generò? Sa solo che tende al patibolo…mi vedi Onnipresente?

Osserva la gioia di un dannato in marcia. La gioia folle del giudicato al porgere il collo. E’ più libero di ogni uomo, è il principe di tutti i tempi colui che si avvia all’altare. Che esso sia furioso, che si accanisca il giudice sulle spoglia, solo il riso degli occhi gli verrà indietro.

Osserva… osserva uomo-pendolare, la tua fiumana. La tua grama eredità, essa è pezzi di risacca sgualcita, tirata all’estremo di un ultimo soffio. Entra nella città, fluisce con rombi di scalpiccii rappezzati, mentre la seta del cielo si inzuppa di porpora.

Avanti! Verso il tempio… al cuore della Città.

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