I PREDATORI

I PREDATORI
Lettura zostile
Un film nostro, perché I PREDATORI siamo tutti noi. E siamo predatori di una sola cosa: la felicità

Ah mo noi siamo saccenti!? Noi siamo timidi cara zia…Tu non sai quanto noi siamo timidi! Guarda che VOI siete stati i primi giovani stronzi della storia! Prima di VOI i giovani non erano stronzi!…

Federico Pavone.

I PREDATORI

In quanto giovane timido,e a volte anche stronzo e saccente, ho sentito il dovere di recensire questo film. Perché I PREDATORI di Pietro Castellitto è molto più di quello per cui avevo scelto di guardarlo (Nietzsche, fascisti e la curiosità di vedere una commedia nera italiana). 

Parlando del film, in esso recitano uno dei pionieri della stand-up comedy in Italia e maschio sigma dichiarato come Giorgio Montanini, un Pietro Castellitto in versione Beta, prima del bulking necessario per farlo somigliare a Totti, e Massimo Popolizio, già avvezzo a interpretare ruoli in pellicole dove sono presenti riferimenti al Duce. 

Nel film troviamo un brano di un noto complesso di estrema destra utilizzato alla perfezione in una scena sorprendentemente romantica, del sano disprezzo per la DPG, qualche bestemmia tagliata, un aneddoto antisemita e una scena ambientata sulla tomba di Nietzsche. Tutti elementi decisamente nuovi per un film Italiano, e alcuni decisamente scomodi. Ma fortunatamente vuoi perché il film alla fine è una critica sociale, vuoi perché è una commedia, vuoi perché è uscito in tempo di covid (ottobre 2020), alla fine non ha subito alcun processo mediatico. Anzi, ha pure vinto il premio orizzonti al Festival del cinema di Venezia, un David di Donatello e due Nastri d’Argento.

Ma è concentrandosi sui protagonisti e sui loro percorsi che si capisce il messaggio di rottura di questo film. Li riassumerò senza spoilerare la trama.

Predatore n°1: Venditore di Orologi. Cinico, subdolo e misterioso, personaggio simbolo del machiavellismo di ognuno di noi e degli altri personaggi del film che pur di arrivare al loro obiettivo, qualunque esso sia, sono disposti a tutto.

Predatore n°2: Claudio Vismara. Fascista, proletario, padre di famiglia e socio di un’armeria, il personaggio interpretato da Montanini è il vero eroe della storia, non ci sono dubbi. Per quanto volgare, irruento e invischiato in faccende criminali è l’unico che riesce a migliorare la sua condizione iniziale, con il coraggio e la responsabilità di chi sa fare la scelta migliore per la sicurezza della propria famiglia e per il proprio onore, riuscendo anche a mantenere intatta la sua moralità. Ciarru indiscusso, considerando anche che nella versione iniziale doveva essere pure più grosso.

Predatore n°3: Federico Pavone. Federico se fosse mai esistito avrebbe scritto per Blast, non ci sono dubbi. Assistente di Filosofia alienato e impacciato,egli è l’incarnazione del disagio sociale della gioventù benestante e acculturata di oggi. La sua profonda volontà di rottura con la sua famiglia vuota ed ipocrita e con la cecità dei suoi coetanei è espressa dalla passione incondizionata per Nietzsche. Quando il desiderio di poter ammirare la salma del suo idolo gli viene cinicamente negato, Federico ricorre a mezzi estremi ed egoistici per raggiungere il suo obiettivo.

Predatore n°4: Pierpaolo Pavone. Radiologo e padre di Federico. È un personaggio con cui è difficile empatizzare, almeno fino alle battute finali. Fa parte di quella generazione di genitori buoni a nulla, sfaticati e senza voglia di diventare adulti. Grazie al successo cinematografico della sua consorte e alla sua posizione in una clinica privata può permettersi una vita invidiabile e passatempi mondani. Ha un unico amico, Bruno, l’unica persona per cui nutre un affetto sincero, nonostante quest’ultimo sia un personaggio tutt’altro che positivo. Il suo rapporto col figlio è segnato dall’incomprensione e dalla distanza che c’è tra due generazioni troppo diverse fra loro ma che anelano la stessa meta: essere felici.

Perché I PREDATORI è questo: un film che ci mostra come alla fine essere felice sia un mestiere difficile, per tutti, al di là delle circostanze, ed è un mestiere per cui alla fine siamo disposti a fare di tutto, anche l’impensabile. È la verità vista con gli occhi sarcastici di un regista ventenne, stufo di contemplare Dio e la natura attraverso gli occhi delle generazioni passate. Infine vedere personaggi così diversi tra loro essere accomunati da un obiettivo così impareggiabile e olistico come quello della felicità ci ricorda che:

Soltanto legittimando chi non la pensa come noi, troveremo la forza di reinventare il futuro

Pietro Castellitto
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