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Fake News? Infodemia!

Fake News? Infodemia!
Lettura boomer
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LE FAKE NEWS SONO DAVVERO UN PROBLEMA?

L’inglesismo dovrebbe farci attivare una campanella: chi parla di fake news spesso vuole fregarci.

L’allarme “fake news è la scusa definitiva per imporre il controllo delle fonti e farci pagare per soddisfare la nostra sete di conoscenza. D’altronde, i “professionisti dell’informazione” non sono gratis, giusto?

Costruiscono sistemi di controllo, verifiche arbitrarie alle quali sottomettersi se si vuole ottenere il bollino dei buoni.

Eppure, nel campo dell’informazione non c’è nessuno che detenga un’autorità assoluta.

È un caso che il giornalismo tradizionale sia entrato in crisi proprio quando, grazie a Internet, abbiamo iniziato a verificare le fonti in autonomia e a non berci acriticamente tutto ciò che la stampa ci propinava?

Così nasce il termine “infodemia”, che perfino i boomer della treccani hanno dovuto inserire nel dizionario. Per loro, però, la circolazione libera di informazioni è un problema, perché è incontrollabile.

La narrazione dominante vuole che le fonti “affidabili” siano solo quelle che essa definisce tali, per questo l’infodemia è diventata il nuovo stato di emergenza permanente nell’infosfera.

Bombardare il quartier generale. Mao tse tung utilizzò questo slogan per incitare alla rivolta contro i vertici del partito, oggi bisogna fare lo stesso: il quartier generale sono le agenzie di validazione e le bombe da lanciare sono proprio le temute fake news.
Pensate che una vostra opinione possa generare dubbi, cortocircuiti, fomentare il caos? Bene, allora è il momento di esprimerla!

Non avete bisogno che nessuno vi dia legittimità, perché siete voi che vi autolegittimante, nelle vostre capocce c’è già tutto quello di cui avete bisogno.

Il meme prenderà il sopravvento: il memegiornalismo è la via. Abbracciamo, ancora più forte, quell’anarchia informativa che caratterizza i nostri spiriti.
Questo è l’ennesimo fronte culturale sul quale siamo chiamati a sparare.

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