NUOVO ORDINE MEDIATICO

NUOVO ORDINE MEDIATICO
Lettura boomer
Il modo di fare informazione in Italia non è cambiato, lo stanno cambiando.

Ma oggi, che succede sui social?

Ci sono podcast ovunque. Newsletter a ogni passo. Ogni giorno spunta fuori un nuovo contenitore di informazione digitale.

Lo sanno tutti, le notizie non si fanno più sui giornali ma sugli spazi digitali (come abbiamo avuto modo di parlare ampiamente in Proiettili – Infodemia). Ma è successo perché siamo diventati finalmente i giornalisti di noi stessi, come sosteneva Elon Musk prima di impazzire definitivamente, o forse perché il potere ci ha pappati di nuovo senza accorgercene?

Oggi i giornali sono solo il relitto di un sistema informativo passato e stantio. Si reggono solo sulle spalle di gruppi di potere (Angelucci, ciò che resta degli Elkann, la CIA), ma non li legge più nessuno. L’Italia è il paese delle tradizioni, si sa, quello dove alla festa del santo patrono scende la banda e si lanciano i coriandoli, e quindi ancora ci piace sprecare carta e inchiostro per mantenere la buona pratica della libera stampa in libero Stato. 

Se i giornali sono morti, i loro padroni scappano.

Gli Elkann hanno svenduto il loro gruppo editoriale, perché non sono più loro a dettare le regole del gioco. La vecchia informazione ha perso la battaglia nel 2016, con l’elezione di Trump, anche se molti hanno fatto finta di non vederla e l’agonia ha continuato ancora per qualche anno, soprattutto in Italia. I giornali e le televisioni non sono state in grado di orientare il voto degli americani come facevano un tempo, e l’uomo arancione ha preso il potere affondando il vecchio regime clintoniano.

Trump è stato un uragano, e forse non ha aggiustato tutto in tempo. Infatti non ha ottenuto subito il secondo mandato, ci azzardiamo a dire, proprio perché non ha imposto abbastanza velocemente un nuovo regime mediatico.

Oggi a dettare legge sono le media company.

Eccoci qua, il nuovo mostro da combattere assume come sempre la forma di un inglesismo.

Che cos’è una media company? Non è un giornale, non è una radio, non è una rete televisiva: è tutte queste cose insieme. Una volta chi produceva informazione la faceva viaggiare attraverso una realtà di fatto: la televisione ha bisogno delle antenne (basta passare sulla tangenziale a Cologno, per vedere il potere simbolico che emana Mediaset), i giornali hanno bisogno della carta e così via. Oggi invece contano solo i contenuti, il content, perché il contenitore è già fornito da qualche parte in America. Gli americani hanno iniziato a internalizzare tutta la catena mediatica. Ci sono le piattaforme, basta iscriversi e pubblicare. 

Dobbiamo però mettere un po’ di ordine: gli americani hanno cambiato strategia e dalla vittoria di Trump al secondo mandato hanno puntato tutto sul digitale, anzi hanno puntato tutto sul digitale proprio facendo vincere theDonald. Non sono mancate infatti le rimostranze dei media tradizionali, che si sono visti scippare il ruolo dirigenziale della narrazione da quattro scappati di casa con un account Twitch (e Rumble), che hanno preso le redini dell’opinione pubblica. 

In Italia non siamo stati da meno. I politici per essere rilevanti (e perdere i referendum) devono andare da Fedez a Pulp Podcast

Selvaggia Lucarelli, nota psyoppista, ha colto fin da subito ciò che stava accadendo (ovviamente, opportunamente imboccata) e ha fatto di internet il suo regno. La sua newsletter, con cui ha rincorso il cambio di direzione americano, ha di fatto creato qualcosa di unico. Il suo substack è attualmente il più seguito d’Italia ed è stato a lungo primo a livello mondiale nella categoria cultura. Un risultato incredibile, considerando la platea unicamente italiana.

Ancora una volta la nostra amata penisola è più che una bella terra bagnata da un mare caldo, ma è una vera portaerei nel Mediterraneo, in grado di portare nel vecchio continente armi mai viste prima.

Stiamo parlando di armi mediatiche, naturalmente.

Altro evento chiave per la storia che stiamo tratteggiando è stato Falsissimo, di cui abbiamo già discusso qui su Blast. Oggi Corona ci appare quiescente, ma il suo caso Signorini (e la sua trattazione del caso Garlasco, che non è stata meno rilevante) hanno cambiato profondamente il modo di fare informazione in Italia. Fabrizio Corona ha spostato definitivamente il baricentro mediatico sui social e, mentre le sue puntate raccoglievano 3 milioni di visualizzazioni in un’ora, la prima serata televisiva arrancava, spinta solo da vecchi boomer e da un manipolo di twitterine, che vivono commentando programmi televisivi. 

L’esplosione di Falsissimo e i suoi successivi ban, sono stati il piede di porco per sfondare definitivamente la scena mediatica italiana e imporre il nuovo ordine mediatico di stampo americano sulla nostra penisola. L’informazione passa dai social, da contenuti pettinati, caroselli organizzati, podcast con ospiti sempre diversi.

Occorre dire, ad onor di verità, che l’Italia era stata già pioniera di questa riorganizzazione, anche se spingeva nella direzione politica opposta. Non possiamo infatti dimenticare il ruolo che per anni ha rivestito Fanpage, la vera prima testata online che si è imposta nella sfera mediatica mainstream, e oggi ridotta a gossippate su Fratelli d’Italia (anche queste probabilmente imboccate per pulizie interne al partito, stessa guerra civile di cui abbiamo parlato qui). 

Continuiamo su questa strada, che pare quella giusta.

Se Fanpage appartiene a un’era geologica fa, diverse pagine hanno sfruttato l’onda del periodo Covid per proporsi come sostituti dei giornali. Si tratta di pagine vicine alla sinistra, che hanno puntato tutto su fact-checking e spiegoni. Parliamo di Factanza, Torcha e tutto quel genere lì. Quando ti interessa una ragazza e vedi un repost di una di queste pagine, allora capisci che è il caso di cambiare aria.

La sinistra aveva il dominio della sfera digitale fino a qualche anno fa, ma oggi apriamo i reels e ci viene proposto Esperia, qualcosa legata a Chora (e Will).

La sinistra appare dispersa.

Tutta la società si è spostata a destra e così l’informazione digitale, spinta dagli americani. Cosa? Chora e Will non dovrebbero essere di sinistra? Andiamo con ordine.

È proprio Chora Media il caso emblematico di questo nuovo assetto mediatico.

La media company digitale più di successo d’Italia, fondata da Guido Maria Brera, imprenditore reinventatosi scrittore e giornalista, e Mario Calabresi, storico volto della sinistra italiana. Quest’ultimo è ormai così influente da essere stato inserito tra le tracce della prima prova di Maturità di quest’anno (ed è risultata la più scelta: americani in pieno controllo)

Chora si è specializzata inizialmente in podcast, tra cui spicca certamente quello di Cecilia Sala e ha un paio di anni fa acquisito Will, lavorando ora come un corpo unico. Will, lo sappiamo tutti, nasce come pagina di sinistra indipendente ed europeista. I diritti civili, le città senza macchine e tutto il resto. Ora però, post dopo post, una storia dopo l’altra, tramite un accurato uso della finestra di Overton, i temi e i personaggi si sono spostati sempre più a destra. Tutto è iniziato con le elezioni del ‘22 e si è concretizzato con la vittoria di Trump

Chora e Will sono la creatura prescelta dall’America per spostare il baricentro politico e mediatico a destra e sul digitale.

Non è di certo nascosto: Tether, la società di stablecoin, criptovalute che replicano il valore di una moneta tradizionale (il Dollaro, in particolare) vicinissima a Trump e che è leva fondamentale per orientare l’economia mondiale, è diventata nel 2025 il secondo azionista di Chora Media.

Attraverso i suoi acquisti di bond di stato americani, necessari alla stabilità di USDT (questo il nome della stablecoin), Tether agisce di fatto come uno stampatore di moneta senza conseguenze negative. USDT viene infatti utilizzato come sostituto del dollaro, anche in paesi esteri con valute deboli, andando a contrastare la dedollarizzazione spinta dalle banche centrali di mezzo mondo. La scommessa è che così facendo il debito americano, che viene comprato sempre meno dagli stati esteri, venga comprato da un’azienda americana, che al tempo stesso aumenta il circolo di dollari in maniera virtuale.

E chi è che ha fondato e guida Tether? Proprio un italiano, Paolo Ardoino. Come se non bastasse, Tether è socio di minoranza della Juventus, e ha tentato di acquisirla totalmente, fallendo. Ci appare ormai chiaro che si trattava di un colpo di avvertimento agli Elkann, intimati di mollare la presa sulla stampa italiana. E loro, prontamente, hanno eseguito. E proprio in questi giorni, il mercato torna a guardare in quella direzione…

Da quando è arrivato l’aumento di capitale di Tether, la società va a gonfie vele, tanto che Calabresi si sta pure proponendo come candidato a sindaco di Milano. Per sapere se la politica cederà alle nuove forze atlantiche, dobbiamo solo aspettare. Quel che è certo è che di editoria non si vive, e così come i vecchi giornali, le media company hanno sempre bisogno di buoni finanziatori (con buona pace della ricercata indipendenza).

Dietro un media sta sempre un potere a sorreggerlo e quello americano è sicuramente il più forte.

Come tutte le forze di centro, anche Chora Media è in realtà l’apice dell’estremismo. Occupa tutti i luoghi di potere mediatico, anche tradizionali: Calabresi a Repubblica, la Sala da Fabio Fazio (sul Nove di americanissima proprietà americana Discovery-Warner), Caterina Balivo (la moglie di Brera) si vuole prendere persino il ruolo di regina del trash lasciato vacante da Barbara D’Urso, con i suoi programmi del pomeriggio di Rai 1.

Ogni informazione è propaganda, lo sappiamo bene. E le storie ben graficate non fanno eccezione. Il volere americano è quello di riorientare il panorama politico italiano, sul modello USA, spostando il baricentro a destra. E quindi Chora non può più dare al proprio pubblico di gen Z e millenials solo post sui diritti civili. Oggi persino i diari di cella di Gianni Alemanno possono diventare oggetto di un post di Will e di un podcast di Luca Bizzarri

E il paladino di sinistra diventa più a destra dei suoi stessi nemici, senza nemmeno accorgersene, tramite il meccanismo della manipolazione mediatica.

Siamo entrati in una nuova infosfera, da qui non si esce più.

A nulla vale la ricerca affannosa di un’attitudine pseudosinistrorsa di personaggi come Raffaele Giuliani. Posizionamento nel centrosinistra tutto diritti ed Europa, cravattina un po’ stilosa e un po’ retrò e ospitata dalla Gruber. Dobbiamo dirlo: Giuliani è lo Zerocalcare dell’informazione social. Egli è portatore di un pensiero che più di destra non si può, è il prototipo di ciò che vogliono gli americani. A Raffaè, a noi non puoi nasconderlo: sei un fascio, c’hai pure i tatuaggi.

E poi, la neonata Esperia, che finalmente porta la falsa opposizione progressisti-conservatori anche sulla scena delle media company digitali. A partire dal suo logo, incredibilmente simile a quello dell’Istituto Liberale, il suo ruolo è quello di canalizzare gli elettori di destra in una nuova Rete 4. L’inchiesta sulle pagine di sinistra è in questo senso emblematica. Esperia ha qui attaccato proprio Raffaele Giuliani e le pagine Meme dalla terza repubblica e Socialisti Gaudenti. In risposta a Report, che aveva evidenziato i legami (ovvi) tra Esperia e i vertici del partito Fratelli d’Italia, si è evidenziato i legami (ovvi) tra influencer e pagine progressiste e i vertici dei partiti di sinistra. Insomma, una riedizione di “il fascismo degli antifascisti”.

Ruolo un po’ diverso pare avere Galt Media, con volto di punta Francesco Borgonovo. Il suo posizionamento è quello di una destra fuori dai circoli più “classici”, in maniera analoga a come il gruppo MediaSei, proprietà di Maurizio Belpietro, si oppone, e al tempo stesso fiancheggia, i giornali del re Angelucci. La Verità è infatti un giornale che affonda le sue radici nel popolo radicalizzato dal Covid, che vorrebbe una rappresentanza politica che sia non solo di destra ma anche antisistema. Questo, purtroppo e ovviamente, non gli verrà dato mai: oltre Vannacci sta il nulla. Invece Angelucci, parlamentare assenteista record (bisogna riconoscerne la basatezza), con i suoi Il Giornale e Libero, si richiama al centrodestra tradizionale ed è il centro della lotta interna tra FdI e FI.

Galt ha subito anche un colpo che non si vedeva dai tempi del democratico (nel senso di liberal, chiaramente) Covid-19: ban completo dalle piattaforme Meta. Evidentemente, questa discesa in campo non è piaciuta.

Adesso dovremmo essere in grado di capirci qualcosa di più

Questo intreccio tra Italia, USA, criptovalute e nuovo ordine mediatico di stampo digitale è ciò che più sta cambiando il nostro paese oggi. 

Ma noi tecnopirati, come possiamo reagire? Il nostro ambiente vitale, Internet, sta venendo eroso dall’interno e facciamo bene a sentirci accerchiati.

Ancora una volta, ci tocca fare un passaggio al bosco e darci alla macchia.

L’intervento americano è ormai un dato di fatto, impossibile da negare. L’unica cosa che possiamo fare è rifugiarci nei nostri luoghi, che sono sempre su Internet (su questo non si torna indietro), ma che non sono stati istituzionalizzati, resi macchina propagandistica. 

Dobbiamo continuare a informarci sui canali Telegram, gestiti da gente come noi, che ci spiega  la realtà sparando una schizoteoria dopo l’altra. Gli schizoblogs e l’informazione decentralizzata sono la via per la guerriglia culturale, fatta di sospetto, visione e sogno.

Diffidare dai reel, non credere alle pagine che sanno già di vecchio. La guerra per le nostre menti è disordinata, si fa con le molotov e non con le bombe della Leonardo. 

La guerriglia di liberazione dell’infosfera può dirsi cominciata, anche se forse non te ne sei accorto.

E nessuno può esimersi dal combatterla. 

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