ABORTIRE IL FUTURO

ABORTIRE IL FUTURO
Lettura boomer
La nostra società è destinata alla condanna?

L’aborto è uno dei temi preferiti dal dispositivo narrativo contemporaneo.

Ci viene generalmente presentato come una conquista dell’emancipazione femminile e come un ampliamento della libertà individuale. È vero! Infatti, in una società che fa sempre meno figli e che continua rapidamente a invecchiare, il suo progressivo sdoganamento non fa altro che accelerare ulteriormente il suicidio demografico dell'Occidente.

Partiamo proprio dal problema demografico. Si fanno sempre meno figli e la nostra è ormai una delle società più anziane del mondo, mentre altrove si continua a procreare senza le stesse difficoltà, come è biologicamente naturale che avvenga. In Occidente, invece, il benessere e il boom economico ci hanno progressivamente portati, soprattutto dal Sessantotto in poi, a reclamare spazi sempre maggiori di libertà individuale. Sono questioni intimamente collegate: avere dei figli ti costringe a curare e ad avere a che fare con qualcuno che non sei tu.

Il 10 agosto 2026, nel Massachusetts, la governatrice democratica Maura Healey ha firmato una legge che depenalizza gli aborti effettuati dopo la ventiquattresima settimana di gravidanza. Intorno a lei giubilo, sorrisi e applausi convinti di aver conquistato chissà quale rivendicazione sociale, quando non è stato fatto nient’altro che alimentare un capriccio femminile, di quella parte di donne cresciute a pane e woke.

Per queste foidiste, bisogna pretendere che nessun limite possa essere posto alla sacrosanta volontà individuale e che ogni rimozione di limite venga celebrata come progresso.

Lo sappiamo, quando cerchi il male, guarda oltralpe. Questa pseudolibertà ha radici nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese, ma soprattutto è l’interpretazione che la scuola pubblica trasmette ancora oggi. Dal 1789, presunto baluardo etico morale ma in realtà inizio della decadenza, ogni conquista di libertà è considerata per definizione positiva.

Con la caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda, l’Occidente non aveva più niente da fare: la storia è finita, osservate il volere americano e pace a tutti. Rimanevano, per alcuni, soltanto le battaglie per i diritti. Si cominciò così a pensare che tutto il resto del mondo fosse scomparso e che l’unico progresso possibile consistesse nell’inventarsi la rivendicazione di libertà sempre nuove.

Chiariamoci, la fine della storia è una stronzata.

Non beviamoci la loro propaganda, che in quanto tale non è creduta da chi la diffonde.

Sono gli utili idioti dell’imperatore a crederci veramente, portando avanti le (((loro))) idee.

Insomma, le femministe sono le donne che più di tutte hanno seguito e obbedito gli uomini. Grandi.

Oggi le donne sono emancipate, libere, con un bello stipendio. Il diritto di uccidere la propria prole, non importa poi che venga esercitato o meno, continua a essere presentato come una vittoria della libertà. È la diretta conseguenza di una ideologia, che ci inganna illudendoci che non ci sia più niente da fare, da costruire, di alternativo ai baseball cap. Ci invitano a non creare più nulla, non c’è quindi niente di più coerente della conseguente esaltazione della morte: la fertilità non è un valore.

L’aborto viene solitamente affrontato sul piano morale-procedurale. Ci si domanda se un feto di tre, sei oppure otto mesi sia senziente o debba essere considerato un essere umano. Non è però questo il punto centrale del discorso. Le nazioni cambiano in base alla propria struttura demografica. Un Paese troppo vecchio, per sopravvivere, deve tornare a fare figli e invertire determinate tendenze suicide. Un Paese troppo giovane e densamente popolato, al contrario, può aver bisogno di soluzioni capaci di contenere una crescita demografica che, a un certo punto, rischierebbe di diventare insostenibile.

Nella fascistissima Cina, quando la crescita della popolazione veniva considerata eccessiva, fu introdotta la politica del figlio unico. Poi, quando è emerso un rapido invecchiamento demografico, il governo ha fatto marcia indietro: fatene due, ma anche tre! La società e la demografia vengono governate attraverso l’introduzione di politiche sociali.

E poi, come non parlare dello strumento sociale anti-cristianesimo più efficace di tutti. Dalla Rivoluzione Francese in poi, il divorzio è sempre stato il grimaldello per portare l’ideologia dall’élite al popolo. Introdotto in Italia negli anni Settanta, da gente che a malapena si reggeva in piedi e perdeva capelli bianchi a ogni tiro di canna, anche questo fu salutato come una conquista. Oggi non sono insolite storie di divorzi lampo, dopo un paio di mesi dalla “unione”.

L’obiettivo è comunque stato raggiunto: le famiglie hanno progressivamente perso la propria unità e, con essa, la funzione di tenere insieme una società e, di riflesso, una nazione.

Il punto è che se la società occidentale è già anziana e sta progressivamente scomparendo, quale senso può avere ampliare ulteriormente il ricorso all’aborto rischiandone l’abuso? Potrebbe rappresentare il colpo di grazia inferto a una civiltà che non riesce più a riprodursi.

Pasolini aveva già affrontato, a suo tempo, il rapporto tra coito, contraccezione e aborto. Aveva compreso che quella di massa fosse una società superficiale, dominata dalle mode e dal conformismo, incapace di riflettere criticamente sulle proprie azioni. La liberalizzazione sessuale finiva così per spezzare ogni freno e l’aborto diventava una forma di contraccezione. Fact-checker di Pasolini potranno sbracciarsi a volontà, ma era contro. Ed era pedofilo.

Oggi ci viene assicurato che tutto questo non accadrà; eppure, il fatto stesso che ogni ampliamento dell’accesso all’interruzione di gravidanza venga accolto con tanto giubilo rappresenta che la direzione intrapresa è già quella.

Di recente, in un dibattito tra Roberto Vannacci e Bianca Berlinguer la conduttrice afferma con assoluta certezza che «nessuna donna affronta un aborto a cuor leggero». Probabilmente chi la pensa in questo modo non si è mai fatto un giro sui social – TikTok in particolare – dove non è difficile imbattersi in contenuti che raccontano l’aborto con toni apertamente entusiastici.

«Adoro uccidere i bambini. Lo adoro. Ho avuto circa quarantacinque aborti e continuerò ad averne».

A urlarlo una “femminista” col septum, in un frammento che da tempo rimbalza su internet.

Siamo una società convinta di essere aperta alla libertà e al progresso, ma priva di una direzione e incapace di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni. Viviamo soltanto nel presente, soltanto nell’istante. Eppure, il presente, nel momento stesso in cui cerchiamo di afferrarlo, è già passato. In un certo senso, non esiste nemmeno. È il futuro a trasformarsi nel nostro vero presente. Le conseguenze delle scelte che compiamo oggi costituiscono il presente nel quale saremo costretti ad esistere domani.

Una civiltà che non si riproduce è inevitabilmente destinata a scomparire. Eppure, in molti sembrano fare una fatica enorme a comprenderlo.

Forse pensano: «In fondo, ci sarà sempre qualcun altro che si riprodurrà al posto mio». Ma non è così. Quando questo ragionamento smette di essere individuale e diventa collettivo, quel qualcun altro semplicemente non esiste più. L’individualismo, una volta fatto a sistema, elimina la categoria stessa del dopo: non c’è eredità, non c’è debito verso chi verrà, non c’è nient’altro che l’istante. E dunque la morte.

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