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CAMERATA XI, PRESENTE!

Eja Eja Han Han!

CAMERATA XI, PRESENTE!
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同志们!这一政权并未消亡!它正在远东浴火重生,披上了一层既现代又传统的外衣!尽管……它多少带点中国式仿造品的味道……

La maggior parte delle persone crede che la Cina sia comunista. Molti, quasi tutti, ma anche se tutti, noi no.

Cinegiornale Luce, edizione straordinaria n. 4718. Anno XIV dell’Era del Ringiovanimento.

Italiani! Camicie nere di tutte le province!

Questo Istituto ha esaminato per quaranta giorni e quaranta notti le pellicole giunte dall'Estremo Oriente, le ha proiettate diciassette volte al cospetto dei suoi tecnici increduli, e da tale fatica è sorta una certezza che oggi consegna al Popolo senza tremori e senza attenuanti.

Ciò che laggiù chiamano Socialismo con caratteristiche Cinesi è in realtà Fascismo con caratteristiche Italiane!

Vi è chi osa stoltamente affermare che quelli siano comunisti. A costoro non rispondiamo, giacché il fatto risponde da sé.  E il fatto è muto, ma non è cieco. Noi guardiamo le immagini, riconosciamo l’impianto, e rivendichiamo la paternità dell’opera con la serenità adamantina di chi ha depositato il brevetto quando quei signori ancora discutevano di come piantar le risaie.

Si abbassino le luci. Riprese aeree sulle officine di Shenzhen. 

Le maestranze in perfetto assetto, in numero di ventisettemila, nessuna delle quali in sciopero. Or dunque, laggiù il diritto di sciopero fu radiato dalla Costituzione nell'anno 1982, e questo Istituto ne prende atto e plaude, ma ha il dovere di ricordare alle genti che la legge Rocco è del 1926, laonde il primato spetta all’Italia con cinquantasei anni di anticipo, che fanno due generazioni e mezza di sovversivi risparmiati alla Patria.

Vi è di più. Costoro perseguono i marxisti che tentano di organizzare gli operai, ravvedimento che ci ha profondamente commossi, ma lo fanno mediante commissione di arbitrato, verbale e ricorso in seconda istanza. Metodo ineccepibile, tuttavia, impersonale.

Noi non perdevamo tempo in quisquilie piccolo borghesi, giungevamo in numero congruo, muniti di manganello e del notissimo olio, e il sovversivo serbava della cosa memoria vivissima per il resto dei suoi giorni. Fra il Regime e l'oppositore correva allora un rapporto umano, quasi affettuoso, che l'informatica ha reso impossibile, a svantaggio di entrambi.

ORDINE, DISCIPLINA, GERARCHIA.

Interno di stabilimento. Il presidente della società riceve il funzionario di Partito, si stringono la mano.

Non sfugge allo spettatore avveduto quale dei due porti il grado. Camerati, questa scena ha un titolo, e il titolo è Italiano: Carta del Lavoro, anno V dell’Era Fascista, articolo settimo. L’organizzazione privata della produzione è strumento della Nazione e l’imprenditore ne risponde allo Stato. Noi la scrivemmo, noi la stampammo, noi la appendemmo in ogni aula del Regno.

Laggiù vi sono pervenuti nel duemilauno, settantaquattro anni dopo, e senza cornice.

Oggi in quel Paese il privato produce il sessanta per cento della ricchezza nazionale, la cellula del Partito siede stabilmente dentro l’azienda, e i grandi mercanti vengono convocati, ammoniti e restituiti alle loro funzioni. Uno di essi, un certo Ma, il più danaroso e il più loquace, tenne pubblico discorso poco riverente e si eclissò per lunghi mesi. Encomiabile provvedimento. Con un solo difetto: è tornato.

TUTTO NELLO STATO, NIENTE AL DI FUORI DELLO STATO, NULLA CONTRO LO STATO.

Adunata oceanica. Applausi in perfetta simultaneità. In prima fila, commossi, i miliardari. 

Un partito nato proletario che si proclami per statuto rappresentante delle forze produttive avanzate ha compiuto la conciliazione delle classi, la quale è invenzione italiana e la più fine delle nostre, benché gli storici stranieri, mossi da certo rancore anglo-giudaico, abbiano sempre finto di non intenderla. 

Il prode camerata Mao ammalia la popolazione con la sua retorica stacanovisticamente etica e di classe

Rileviamo però una certa goffaggine procedurale: costoro dovettero riscrivere lo statuto, coniare una formula in tre punti e sottoporla al congresso. Noi convocammo industriali e sindacalisti nella medesima sala e spiegammo loro con garbo che da quel momento erano d’accordo. Verbale della riunione: quarantadue minuti, saluti romani compresi

CREDERE, OBBEDIRE, PRODURRE.

Si cambi bobina.

1842. Le cannoniere inglesi risalgono il fiume, i trattati vengono firmati sotto le bocche da fuoco, la carta della Nazione appare mutilata. Dissolvenza incrociata. 2026, Grattacieli.

Non è dunque l’emancipazione dei proletari di ogni terra a muovere quel Popolo, bensì il grande ringiovanimento della Nazione fissato all’anno 2049: umiliazione, decadenza, riscatto. Struttura che un dotto della perfida Albione, tale Griffin, denomina con parola faticosa ultranazionalismo palingenetico, e che noi chiamavamo vittoria mutilata perché, oltre ad averlo capito prima, avevamo avuto il buon senso di dargli un nome comprensibile.

Ma si consideri la tempistica, o Italiani, ché nella tempistica sta il temperamento delle stirpi.

Costoro collocano la rinascita a ventitré anni da oggi, e nel frattempo pianificano, misurano, verificano, redigono relazioni intermedie. Il Regime aprì le operazioni in Africa Orientale nel mese di ottobre e proclamò l’Impero dal balcone nel maggio successivo. Sette mesi. Poco importa se l’Impero durò solo altri 5 anni, l’importante è far la Storia.

VINCERE, E SPERIAMO CHE A VOI VADA MEGLIO

Aggiungasi che nel 2023 costoro hanno annunciato la seconda combinazione fra il marxismo e la tradizione millenaria, riesumando quel filosofo Confucio che essi medesimi avevano pubblicamente denunciato nel 1974.

Spilorceria Sinica!

Riesumare un antenato. Noi riesumammo l’Urbe intera: i fasci littori sulle stazioni, le aquile sui palazzi, il gladio nelle scuole e il calendario rifatto da capo. Loro dispongono di un filosofo. Noi disponevamo di un impero, di un alfabeto e pure del mese di agosto.

Piano americano. La folla non si vede, la folla si ode. 

Nell’anno 2018 l’assemblea di quel Paese ha abolito il limite dei due mandati e il Pensiero del Capo è entrato nella Costituzione dello Stato, e la stampa ufficiale lo dice nucleo e lo dice timoniere, ed è cosa che ci rallegra. Sennonché il camerata Xi ha avuto bisogno ancora una volta di orpelli legali

Il Duce non attese checchessia: prese la cosa e la tenne ventun anni, e quando gliela tolsero dovettero farlo di notte, a scrutinio, fra colleghi. Si aggiunga il dettaglio scenico, che dettaglio non è. Il timoniere parla da un tavolo, con la cartellina dinanzi e il bicchiere d’acqua, e a metà del discorso ne prende un sorso. 

Debole! 

Il Duce parlava dal balcone, in piedi, nelle prime annate senza microfono alcuno, e possiamo giurare che non bevve mai.

Le fornaci. Le presse. Il primo circuito nazionale esce dallo stampo.

Autosufficienza tecnologica, sicurezza alimentare, sostituzione delle importazioni nei comparti vitali: sono giunti al quindicesimo piano quinquennale.

Li assediano con divieti, dazi ed embarghi sulle macchine, ed essi rispondono rifacendo in casa un apparecchio olandese e chiamando la cosa indipendenza nazionale. Che mancanza di spina dorsale!

MOLTI DAZI, MOLTO ONORE.

Italiani, quando l’assedio toccò a noi, la lana la ricavammo dal latte. Fibra di caseina, brevetto italiano, industria italiana, nome italiano: lanital. Non copiammo alcuno, per l’ottima ragione che a nessuno, in tutta la storia dell’umana specie, era mai venuto in mente di vestire un popolo con il formaggio. Il caffè si faceva con l’orzo e non si registrarono lagnanze, o meglio se ne registrò qualcuna che però mai si ripeté. D'inverno, con l'umido, la Nazione odorava lievemente di latteria, ma anche se marciva, marciava.

Famiglie numerose premiate in piazza, sorrisi, e la macchina da presa che indugia sulle culle giusta il regolamento.

Dopo quarant’anni di figlio unico, laggiù sono passati alla linea dei tre figli con sussidi, incentivi di provincia e pressione amministrativa sulle giovani coppie. Timidezza. Il Regime aveva la tassa sul celibato e l’obiettivo dichiarato dei sessanta milioni di italiani entro la metà del secolo, traguardo poi effettivamente conseguito verso il 2010, con sessant’anni di ritardo e, malauguratamente, senza il regime.

IL NUMERO È POTENZA.

Quanto alla difesa del costume, nell’anno 2021 l’autorità che regola gli spettacoli ha escluso dal video le estetiche maschili giudicate effeminate. Provvedimento sacrosanto che punisce i sodomiti e affila la virilità del popolo. Si consideri per contrasto però l’opera del segretario Starace, il quale per temprare il carattere della classe dirigente faceva saltare i gerarchi attraverso un cerchio di fuoco al cospetto dei fotografi. 

I funzionari cinesi, oggi, studiano il Pensiero del Capo su un congegno che assegna loro un punteggio a seconda di quanto leggono. Un punteggio. Da seduti. Dov’è l’osare? Dov’è l’ardore?

APP E MOSCHETTO, CINESE PERFETTO

Aule scolastiche, fanciulli che recitano all’unisono, la lingua è una sola.

Nella terra del fu Gengis Khan e del Tibet le riforme scolastiche hanno ristretto l’uso degli idiomi locali a vantaggio del mandarino, la sinizzazione è linea ufficiale in materia di culto, e sulla regione dello Xinjiang esiste documentazione internazionale vastissima che le autorità contestano riga per riga. 

Il senatore Tolomei, dal 1923, italianizzò in Alto Adige toponimi, cognomi e scuole, e la Patria gliene fu grata, ma il capolavoro venne nel 1938, allorché il Regime abolì per decreto il pronome “lei”, giudicato servile e di provenienza forestiera, e impose il “voi” a un popolo intero. Costoro impongono ai sudditi la lingua dello Stato. Noi togliemmo a quarantatré milioni di italiani un pronome della loro. 

Provvedimento troppo duro, si disse al tempo, ma ora che i comunisti hanno aggiunto un’infinità di pronomi, all’italiano non resta che piangere, e rimpiangere.

Il camerata Xi Jinping dispone di un miliardo e quattrocento milioni di sudditi, della seconda economia del pianeta, di una flotta che si accresce di un cacciatorpediniere ogni pochi mesi e del monopolio delle terre rare.

Cifre ragguardevoli, che vanno però lette con la freddezza dello storico e non con l’entusiasmo del ragioniere. Noi avevamo otto milioni di baionette, e taluni contabili hanno in seguito sostenuto che fossero assai meno e che a parecchie mancasse il fucile, ma ai contabili si risponda che nessun impero fu mai fondato da un libro mastro

Loro hanno le terre rare, le quali si estraggono e si esauriscono. Noi avevamo la volontà, che non si estrae e non finisce mai, e difatti a noi non è finita: sono finite tutte le altre cose. 

MEGLIO UN GIORNO UN GIORNO DA LEONI CHE MILLE DA CENTO

Ciò premesso, con sincero affetto cameratesco, questo Istituto riconosce che laggiù la dottrina è viva, l’impianto regge, il corporativismo funziona e la gerarchia è osservata. Riconosce che il discepolo ha studiato con profitto. Riconosce persino che in taluni passaggi ha superato il maestro, il che nelle grandi scuole accade e non disonora nessuno. Compia dunque questo cinegiornale l’atto dovuto, sull’attenti, senza tremare.

Salutiamo romanamente la Repubblica Popolare Cinese nella persona del Camerata Xi Jinping, vero erede del Duce, unico continuatore in servizio effettivo dell’ordinamento corporativo, timoniere della stirpe ringiovanita, e a tutt’oggi il solo che abbia letto la Carta del Lavoro sino in fondo.

Gli manca il balcone. Gli manca l’orbace. Gli manca, sopra ogni cosa, la palpebra superiore, ma tant’è che, scomparso pure Francisco Franco, tocca accontentarsi.

TIMONIERE XI JINPING, A NOI!

1
LA DEMOCRAZIA STA COLLASSANDO
2
Uccidiamo il cinema!
3
Siamo nella Controcrazia
4
CAMERATA XI, PRESENTE!

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