Nitro – Analisi di un rapper

Nitro – Analisi di un rapper
Lettura boomer
Nitro, un suo profilo Blast

Nitro ha fame: è affamato di musica e di testi sin da subito, giovanissimo. Dopo le prime esperienze adolescenziali all’età di 20 anni nel 2013 pubblica il suo primo album: Danger.

“Vi cago sul saio, vi strappo le giacche
Sono un macellaio, ma non un cantante”

VIULEEENZA!!!

Nicola Albera, vero nome del rapper, è incazzatissimo. Già dai primi esordi si dimostra rabbioso, pronto a sbranare, come mostra nel testo sopracitato, estratto dalla canzone che prende il nome dal suo primo album.

“Io non abbaio, ti sbrano”

recita sempre in “Danger

O spariamo o spariamo: è giovane e incazzato, pronto a esplodere i suoi proiettili; come piacciono gli artisti a noi di Blast.

“Vuoi la rivoluzione, falla in senso stretto
Metti un ordigno dentro il laptop
E fila dentro un centro Apple”

Da Avvoltoi

Alto, corporatura massiccia, occhi celesti, capelli e barba lunghi e biondi: aspetto longobardo, da Adelchi manzoniano. Vicentino classe ’93: l’è vun dii nòst

“Tre sfigati con i pantaloni larghi
E la nebbia di provincia a rovinarci
C’era un multitraccia che restava a motivarci
Per guardarmi dritto in faccia e dirmi: “Non sei come gli altri” (No)
Ora non ho tempo per fidarmi, ma per loro me la tiro (Ahah)
Quindi se posso, me la rido
E stanno ad additarmi per ciò che si dice in giro
Che c’ho piani troppo grandi per un vicentino”

da “Ho fatto bene”

Nicola è un ragazzo di provincia, viene dal mondo della nebbia e della cascina in mezzo ai campi. La Nebbia offusca, lascia gli occhi errare senza trovare la preda da sbranare, la fame non trova soddisfazione. Ma è nello spirito che l’artista, Nitro, e l’uomo, Nicola, trovano rifugio e alimentano la propria fiamma, combattono l’umidità soffocante della Nebbia fitta da dentro.

“Ma ringrazio la mia grinta, la fame, non la fama
Solo una ti ripaga e per il resto panta rhei
E forse a prima vista ti sembrava una cazzata
Ma ora mi guardo allo specchio e posso dire: “So chi sei””

sempre da “Ho fatto bene”

La Provincia, oltre la periferia cittadina, luogo di umanità nascosta: antica, come una reliquia aurea incorrotta dal tempo, consuma e ravviva. Così la fame insoddisfatta fortifica lo spirito e spinge oltre la materia, nella materia, e ancora nello spirito questa volta rinnovato, ritrovato: «ora mi guardo allo specchio e posso dire: “so chi sei”».

“Conosci te stesso”: lo si legge nell’ombelico di Grecia (e tatuato sulle braccia dei marzana). All’ombra dei Colli Euganei un Foscolo contemporaneo coglie il gusto e la saggezza degl antichi.

Panta rhei: ed è qui che troviamo l’antico e il moderno collidere, il filosofo Eraclito con il rapper Nitro. Il rap, prodotto della musica del XX secolo, si riscopre nell’espressione nell’aforisma eracliteo.

Neoneoclassico, neon neoclassico: la luce dei nostri smartphone sempre a portata di mano diventa medium del ieratico candore del marmo scultoreo.

Svilito dalla monotonia della Provincia, il Poeta coglie nello Zeitgeist passato e presente l’ordine universale dell’anima, va oltre il confine terreno e riporta a terra il verbo. E che cosa se non il verbo, la parola conferita e recitata, è ciò che prima di tutto definisce un rapper.

“Vengo dalla nebbia e dalla merda sotto i colli
Ho fatto un salto troppo in alto come un ollie tra due mondi”

da “All in”

Ma Nitro non è soltanto questo, non è soltanto Provincia e condensa.

Fanculo la piccola Vincenza, ecco la grande Milano, la Città del Peccato™ in salsa italiana. È qui che Nitro conduce la sua carriera da rapper, il grande balzo in avanti nel suo cammino d’artista. Collabora con nomi noti della Scena (uno per tutti: Salmo) e si dedica alla produzione dei suoi album, già a partire dal suo esordio con Danger.

Porti via un ragazzo dal Veneto, ma non porti via il Veneto da lui. Alcool: la familiarità di Nitro con l’ebbrezza è più volte riscontrata nei suoi testi.

“Vengo dal buco del culo del Veneto
Se non ci credi, bro, chiedilo al fegato”

da “Rap shit”

“Bevo litri di Jägermeister e Weizen
E vomito un geiser di Heineken”

da “Danger”

Nel suo pezzo “Solo quando bevo” Nitro ci presenta una prospettiva sul suo vizio:

“Io ti amo solo quando bevo
Quando mi butto giù, butto giù veleno
Io ti amo solo quando bevo
Da sobrio rischio di capire ciò che vedo
Per questo ti amo quando bevo”

da “Solo quando bevo”

Ma non è edonismo. Nitro ci accompagna nel suo dissidio interiore:

“Per quello che voglio fare non basta una vita sola
Ma stanotte vaffanculo anche a Nicola
Ti presento il mio alter-ego
Che sa ancora essere libero d’immaginare, d’immaginare
E sa che il male che ho dentro si potrà rimarginare
Solo con tequila e sale”

da “Solo quando bevo”

Il titolo a questo punto ci illumina: è un dialogo interiore, Secretum petrarchesco in chiave alcolica. Il dissidium del Nostro si consuma tra la debolezza della carne e la grandezza dello spirito, pronto a spiccare il volo verso le vette del reale.

Nitro tiene i demoni in capa, li combatte a suon di Heineken e droga leggera:

“Faccio schifo quando bevo
Quando scrivo sbavo e tremo
E penso a mia mamma che spero non pianga
Perché ha fatto un figlio blasfemo
Con gli anni divento più estremo
Inalo fantasmi e veleno”

da “V!olence”

Sempre in “V!olence” recita:

“Non sono un santo e neanche un poco di buono
Parlo solo quando non sono sobrio
Se mi arrabbio svolgo solo il mio ruolo”

I demoni in capa trascinano Nitro all’inferno, lo sotterrano sotto una montagna di merda e sangue da girone dantesco

“La morte mi afferra giù da un promontorio
La penna allenta il mio nodo scorsoio
Da quando la vita è una merda
Vi guardo dal basso con un colonscopio”

sempre da “V!olence”

Era sul Promontorio, vicino al cielo, ma ecco la morte: la debolezza della carne lo rapisce e lo scaraventa negli inferi. È la poesia che lo tiene a galla: “La penna allenta il mio nodo scorsoio”.

È disceso agli inferi ed è sopravvissuto: è risalito dalla natural burella e ci ha conferito il verbo.

Capelli e barba lunghi, voce forte: non è Thor né un profeta biblico. Nitro è l’Uomo nella sua capacità di mettersi a nudo e guardare il mondo d’alto al basso e di distillarlo nei versi delle sue canzoni.

“Ho lo sguardo fisso nell’abisso come disse Nietzsche
Io scrivo barre per estrarre fiamme dalla superficie”

da “Phil De Payne”

Ha compiuto il suo viaggio oltremondano, ha avuto una visione e ce l’ha professata. Come San Paolo è stato rapito da una forza superiore, forse un angelo anche nel suo caso, e ha visto lo stato delle anime dopo la morte:

“Quando avevo tre anni ho avuto esperienza di pre-morte, sono stato in ospedale per parecchio tempo e ho assunto dei medicinali che mi hanno fatto vedere delle cose che non esistevano. […] Un giorno, però, ho avuto la prova che questa non è una vita unica e che ce ne sono tante altre che ci attendono dopo la fine: da allora ho accettato il mio ruolo di formica all’interno dell’universo”.

Così Nitro in un’intervista per Vanityfair rivela la sua visione, come fece San Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi. Da Vanityfair alla Bibbia ce n’è di differenza, ma si sa, le vie del Signore sono infinite. Sta parlando dell’Inferno, o forse del Paradiso. Ciò che sappiamo è che Nitro si è trovato sulle soglie del baratro, ha fatto esperienza del nulla assoluto e del tutto indeterminato. La penna e il foglio bianco fanno da testimone. La visione illumina, guida la Volontà verso ciò che veramente conta: ciò che è real.

“Ho sconfitto la mia morte quando avevo tre anni e mezzo, non mi spezzo per due stronze
sempre pronte a darmi un prezzo, come fossi un palinsesto!”

da “F.P.S.”

Nitro è forse un profeta? L’aspetto fisico potrebbe ricordarlo vagamente, ma sentite anche cosa ha da dire in un brano, datato 2018, “Lucifero”:

“Chi mi rassicura? È dura
Passare per moda è la mia cultura
Per l’ipocrisia che aumenta la paura
Fanno l’epidemia per venderti la cura”

da “F.P.S.”

Nitro sa qualcosa che noi non sappiamo? La sua visione l’ha forse illuminato sul divenire della storia? Ai posteri l’ardua sentenza. Noi ci limitiamo ad accogliere il verbo e a contemplarlo.

“Lucifero” è una canzone che unisce i due estremi: il Diavolo e il Celestiale.
“Per loro sono Lucifero
Passo per quello che dicono
Però non credono a me
L’unico schiavo era il re
Quanto costa diventare libero?
A volte per star meglio devo dire “No”
Guarderanno in alto se precipito
A volte per star meglio devo dire”
[…]
“È tutto relativo, non sono così cattivo ma è così che mi disegnano
Perché non ho mire di potere da quando disobbedire è il mio dovere
Cacciato dal regno di Dio, se ne voglio uno mio fuori dal suo volere
Ma sono meglio di così, meglio di così, sì, che sono meglio di così
Quanti sbagli mi posso concedere?
Ormai devo procedere”

da “F.P.S.”

Nitro è Lucifero, ma solo in apparenza: toccando i due estremi è cosciente di essere passato dal fondo al tetto del cielo, Alfa e Omega, ha contemplato l’Intelligenza Suprema.

Nitro è un poeta degli estremi: rabbia giovanile e matura coscienziosità, campagna arcaica e città del progresso, sobria dignità della fiamma antica e impattante luce elettrica, ebrezza creativa e lucida contemplazione, Inferno e Paradiso, vita e morte, Zenith e Nadir.

Rapper del secondo millennio e poeta vate dei tempi antichi. Un vero accelereazionario.

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