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Peter Thiel ha votato no al Referendum sulla giustizia

Peter Thiel ha votato no al Referendum sulla giustizia
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La connessione tra i risultati di questo referendum e Peter Thiel...

Peter Thiel ha votato no al Referendum sulla giustizia!

Non si spiega altrimenti la sua visita a Roma, sceso come un fuorisede qualunque di ritorno a casa con la tessera elettorale in mano e tante buone intenzioni democratiche.

Il nostro, fondatore di Paypal e Palantir, l’uomo di cui più si parla negli ultimi tempi, è venuto nella Città Eterna per replicare il suo ciclo di lezioni sull’Anticristo anche in Italia. A sugellare l’immagine che Thiel vuole dare di sé, le lezioni sono state accompagnate da inviti alla segretezza (coscientemente disattesi) e un uditorio dei più ricercati.

Tra essi spicca, naturalmente, il brillante Capezzone.

Tutti si stanno interrogando ora sul significato di queste lezioni, se Thiel sia proprio lui il vero Anticristo o se in realtà ci stia indicando la via per sfuggirne. Perdite di tempo, dico io, perché Thiel ha colto semplicemente l'occasione, dovendosi recare al seggio referendario.

La sconfitta del governo Meloni al referendum sulla giustizia presenta delle caratteristiche anormali, tanto che è difficile da analizzare attraverso le categorie che solitamente utilizziamo per guardare ai nostri giochi politici. Perfino l’armamentario dello schizoteorico risulta poco efficace: Giorgia Meloni sta giocando agli scacchi 9D? Devo compilare il modulo di scuse a Cesare Sacchetti? Oppure siamo stati fregati ancora una volta e nulla accade mai, in fondo?

Era perfettamente razionale intendere il referendum come la necessaria riorganizzazione del potere italiano.

Giorgia Meloni, ancella di Trump, avrebbe spostato l’ago della bilancia dei poteri verso l’esecutivo, lasciando le parti delle Corti. Appare quasi lampante, infatti, la lettura per cui la magistratura sarebbe stata lo strumento pseudo-occulto (cioè, evidente ma narrato come si deve), per orientare le sorti dei governi italici. Quanto meno da Mani Pulite in poi, anche se tutto sta in nuce nella Carta più bella del mondo, la nostra amata Prostituzione del ’48.

Eppure la realtà ci impone di aggiustare il tiro. Il NO ha vinto, e pure di molto. Che è accaduto dunque?

Chiaramente occorre liquidare la versione democraticista, per cui il popolo si è alzato di buon mattino e ha difeso la Costituzione da una destra così feroce che voleva divorarla. Tutto questo è di certo materialmente avvenuto, chi si è recato alle urne ha visto con i propri occhi la macchina democratica all’opera, ma per evitare di farsi mangiare dalla narrazione, dobbiamo indossare gli occhiali giusti e vedere le cose come stanno.

Ogni risultato elettorale è già deciso in partenza.

L'affermazione "Ha vinto il No!" è sia vera che falsa.

È vera perché, tranne alcuni casi eclatanti, non si è soliti organizzare delle vere e proprie frodi elettorali (cosa che accade di solito quando le elezioni le si vuole perdere, e non vincere, tranne se si è cittadini del Burkina Faso).

Ma è falsa perché non si è trattato, come sempre, di un vero responso popolare. Ogni percentuale può essere decisa in anticipo, quasi al millesimo. Facciamo tutti parte, nostro malgrado, di un piccolo o grande bacino elettorale, e continuamente veniamo bombardati di informazioni, che ci devono piacere o non piacere, spingerci da una parte o dall’altra.

Prendendo in prestito un mantra economico,

tutto è già prezzato. Lo è il tuo sì, il tuo no e anche il tuo non voto. Dal sistema non si esce.

Ma in fondo, chi può spiegarci questi meccanismi meglio di Peter Thiel? Colui che dall’occhio universale di Palantir ci osserva e che ha ambizioni di rovesciare la nostra stessa condizione umana (post-)moderna.

Thiel ha chiaramente votato No e ovviamente non perché è stato convinto dalle argomentazioni dell’avvocato del popolo, ma perché la vittoria del No è l'inizio dello scontro che tutti stavamo aspettando.

Questa opposizione, precisamente organizzata per essere incandidabile al governo (questo è il primo referendum che non può essere letto come preludio di un cambio politico), è distrutta, ridotta ormai a mera amministrazione di chi è ancora sotto la vecchia egemonia culturale (in attesa che muoiano). Quello che fa la vittoria del No è, invece, scatenare una guerra nella destra.

Giorgia Meloni guida l’Italia con una presa di una solidità che, quanto meno da noi zòstili, non si è mai vista. Come tutti i poteri contemporanei, il suo Fratelli d’Italia è un contenitore opportunamente de-ideologizzato. Non è più fascista, non è nemmeno post-fascista, ma semplicemente afascista, come sostiene Tarchi.

La nostra Giorgia è puro potere, senza idee. La fiamma nel simbolo sembra quasi accennare a spegnersi e fa luce solo perché qualcuno va periodicamente a ravvivarla. Questo le ha permesso di regnare con Biden, di beccarsi i complimenti da Trump, di andare d’accordo con Ursula e allo stesso tempo votarle contro in qualche occasione.

Ma adesso le richieste sono un po’ diverse.

Mentre il biondone è occupato in una guerra non sua, costosa e improduttiva, un modello nuovo di americano ci mostra la via.

Thiel è sì ricco, sì americano, ma nulla di tutto questo spiega singolarmente perché sia un personaggio così affascinante e così potente. Probabilmente il potere thieliano sta nel fatto che è in grado di proporre qualcosa, una visione per cui combattere.

Il fondatore di Palantir è infatti venuto a parlare ai conservatori, alla destra, financo ai tradizionalisti cattolici. È venuto a dire che sì, il mondo senza fini fa schifo, il senso è da restituire. E no, non ha voluto imporre un sistema alternativo, ma uno compenetrante le vecchie tradizioni (almeno secondo la sua proposta). In una riga (mi scuseranno gli esegeti palantiriani, ma qui si parla un tanto al chilo): il cambiamento è giusto, ma non dobbiamo fingere di essere da soli, di ergerci a paladini di verità e sapienza. Viviamo in un mondo complesso in cui vige la forza del bene ma anche del male, e se non stiamo attenti rischiamo di finire dalla parte dei cattivi, cioè dell’Anticristo. E ovviamente l'Anticristo è chi si oppone alla tecnica, in pratica a Thiel stesso.

L’operazione di Thiel è in effetti interessante, non tanto teoreticamente, ma per le sue implicazioni pratiche. Il suo intento è superare le opposizioni tra tecnica e cristianesimo, tra ragione omnicalcolante e anima trascendente. Cioè, risolvere la frattura tra tradizionalismo e modernismo, unendo cattolici e conservatori.

I professionisti dell’informazione cercano di dirci che Thiel sarebbe un fedelissimo di Trump. Ma ne siamo così sicuri? Trump ha dimostrato in fondo di essere ancora della vecchia scuola e di essere sensibile alle sirene neocon e alle care guerre mediorientali. Thiel invece propone un nuovo potere, che non è né capitalistico né imperialistico, ma è davvero totale.

Si scrive tanto su questo personaggio e solo il tempo ci dirà se se ne sta scrivendo troppo, il rischio di stare sopravvalutando il suo ruolo c’è. Per ritornare sulla terra, però, meglio chiederci quali conseguenze ci attendono nel pratico.

Giorgia Meloni è chiamata ora a radicalizzarsi.

A Fratelli d’Italia viene proposto un nuovo atlantismo, non più pragmatico e nemmeno servile. Un’alleanza atlantica basata sulla trascendenza, su un comune obiettivo spirituale, capace di unire finalmente l’antica tradizione cristiana e gli aspiranti nuovi ordinatori del mondo della Silicon Valley. 

Lo scontro tra la destra veterofascista e la nuova tecnodestra iper-accelerata thieliana è iniziato.

Verso dove penderà Giorgia Meloni? Un’indicazione potrebbero essere le epurazioni di Santanché, Delmastro e altri personaggetti su cui la narrazione antigovernativa aveva spinto durante la campagna referendaria. Ma in fondo, questi ci appaiono solo dei piccoli contentini

Ancora una volta è Fabrizio Corona, col suo Falsissimo, ad averci dato nuovi elementi su cui riflettere. L’ultima puntata, che chiude il caso Signorini, inizia proprio con un personaggio che in questa vicenda è centrale: La Russa. Ignazio rappresenta la vecchia destra con la fiamma e la mano sul cuore, e ad inizio legislatura è stato opportunamente eletto presidente del Senato. Come a dire, da qui noi non ce ne andiamo. E in effetti la Meloni non lo ha abbandonato: lui sta ancora lì al prezzo del sacrificio della Santanchè (che più che una perdita è un sollievo).

Da questo bivio l’Italia meloniana può uscirne rinnovata e radicalizzata. La proposta di Thiel è solo l’ennesimo trabocchetto a cui non si deve abboccare.

Corona ce la racconta in questo modo: Meloni è dovuta andare al podcast di Fedez perché la destra larussiana è indietro, non sta al passo dei nuovi metodi di comunicazione americani ed è costretta a rincorrere. Ma a nulla è servito, anzi ha decretato la sua sconfitta

Il puzzle sembra completarsi: Corona porta il verbo di Peter Thiel e vuole conquistare la destra, ma se necessario è pronto anche a distruggerla (così leggiamo le sue continue minacce di candidarsi). Allo stesso tempo, Giorgia è insidiata dal potere reazionario di Piersilvio e Marina Berlusconi, figli di un europeismo ormai senza speranze. 

Una terza via è possibile: Giorgia può accelerare e correre su quell’atlantismo moderato che rappresenta ancora l’unica strada percorribile.

Alla fine di questo tunnel si intravede il ritorno a casa, la rinascita identitaria.

Gli indizi ci sono, ora dobbiamo solo trastare.

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