Intervista ad Adelphighetti

Intervista ad Adelphighetti
L'intervista è stata realizzata davanti ad un caffè immaginario e, fra qualche stuzzichino e qualche stuzzicata, non ci siamo fatti scappare neanche una virgola.

8 domande per il nostro SPIGOLO DELLA CULTURA. Oggi con tipi di Adelphighetti.

Come nasce la casa editrice?

La nostra casa editrice immaginaria nasce da un’esigenza: cercare di realizzare un progetto creativo che era da tempo nella nostra testa. Non è nostro interesse stigmatizzare certa letteratura mettendola alla berlina; ciò che vogliamo è fare un esperimento sociale, in cui diamo una veste editoriale raffinata a libri mainstream. La nostra intenzione è quella di creare dei cortocircuiti tra immagine e testo innescando nello spettatore il meccanismo alla base della creatività, quella scintilla che apre la mente e che dà vita a messaggi talvolta ironici, altre volte spiazzanti o surreali.

Ci è molto piaciuta la definizione di adelphighetto, si potrebbe dire che è un po’ la vera natura, ormai uscita fuori, di quello che un tempo era definito “radical chic“?

Per noi l'Adelphighetto è un onnivoro di cultura. Diciamo pure che è un consumatore medio, mediamente intellettuale, che tuttavia manifesta anche un estremo interesse per la cultura popolare e trash. Che nel browser ha la tab di Dagospia sempre aperta e quella del New York Times lì accanto a portata di clic; o che in edicola fa scivolare all’interno del Corriere della Sera l’ultimo numero di Chi. Siamo schiavi di una tendenza tutta italiana di ghettizzare categorie definite di persone, inquadrandole in stereotipi. Invece per noi i confini tra cultura alta e bassa si annullano: tutto contribuisce alla ricchezza di una persona, sia il prodotto culturale d’élite che il più becero sottoprodotto della tv nazionale.

Un libro è bello perché è bello o è bello perché piace?

Mettiamola così: per ogni libro ci sarà sempre il lettore ideale. Il lettore occasionale adorerà i brevi e semplici periodi contenuti nella prosa di Volo, e riterrà estenuanti quelli di Flaubert. Allo stesso modo, un lettore smaliziato abituato a Bolaño, sarà frustrato nel leggere la leggerezza di un Moccia. Quindi non è nostro compito fare questo distinguo: c’è posto per tutti.

Qual è per ora, secondo voi, il libro più iconico dei nostri anni ’20?

Attendiamo il 2029 per dirlo.

Ci ha molto colpito la vostra ironia e la vostra cura nelle grafiche, come avete scritto “un libro si giudica dalla copertina”. La superficialità può essere positiva?

Giudicare un libro dall’impressione che ci fa a scaffale è di importanza capitale: è come incontrare una donna o un uomo il cui volto ci strega. È nella natura dell’uomo essere superficiali in prima battuta. Aggiungo che per raggiungere questo risultato nella “superficie” dei nostri volumi, c’è uno scavo in profondità notevole: le cose più semplici e belle sono quelle che si ottengono con maggiore impegno e sforzo.

La vostra posizione nelle case editrice immaginarie è molto particolare (vicino alle pagine FB La mascherina di Godot e Gli adelphi ignoranti), soprattutto perché ristampate in edizioni pregiate titoli già in testa alle classifiche. Come selezionate gli autori? Ci potete raccontare un episodio divertente avvenuto in qualche colloquio?

Nessun colloquio: noi espropriamo del suo pupillo la casa editrice reale di appartenenza, inserendolo a forza (e a sua insaputa) nella nostra casa editrice immaginaria. Qui avviene l’adelphighettizzazione: a volte scatta un cortocircuito di senso davvero interessante come visto con Gamberale. Quel che negli intenti originali dell’autore è una cosa, con Polifemo accecato ne diventa un’altra altrettanto plausibile.

Pubblicherete qualcosa del buon Elia Spallanzani? Magari una nuova edizione di Crocevia.

Vi ringrazio per questa domanda, dato che non conoscevo la storia di Spallanzani. C’è un che di davvero commovente nell’inventarsi uno strumento che non esiste allo scopo di diffondere quella che solo ai nostri occhi sembra essere una buona idea. Posso anticiparvi che tra qualche tempo darò anche io alle stampe un saggio per Adelphighetti. La differenza sostanziale è che anche il saggio stesso sarà immaginario.

Ultima domanda: Blondet scriveva ne “Gli Adelphi della dissoluzione” che le radici della famosa casa editrice sono gnostiche. Essendo voi fighetti e immaginari, si potrebbe dire che le vostre sono criptocristiane? Anche perché, se è in edizione Adelphighetti, il peccato letterario viene perdonato.

Ho dovuto fare uno sforzo intellettuale non indifferente per comprendere appieno questa vostra domanda… vi ricordo che, dopotutto, io sono il proto-adelphighetto che ama leggere Volo la sera con accanto una buona tazza di the. Comunque ecco la risposta:

si può peccare, basta celare.

1
PRIMA SERATA STRAGOG, vista e diretta da ilBlast
2
TERZA SERATA STRAGOG, scritto e diretto da ilBlast
3
SECONDA SERATA STRAGOG, vista e diretta da ilBlast
4
La copertina sul nasino, risposta a La Repubblica, e a Francesco Piccolo
5
Intervista esclusiva: PADANIAN SHITPOSTER

Gruppo MAGOG