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Cool for the Summer non è una canzone sul flirt lesbico estivo. È un inno codificato all’ingresso nel regno sotterraneo di Agartha (e, per estensione, al ritorno della memoria atlantidea e della stirpe "ariana" originaria). Demi Lovato, attraverso Max Martin e il team svedese, avrebbe inconsapevolmente (o consapevolmente, secondo i più hardcore) canalizzato un segnale di risveglio. Il “summer” non è la stagione, ma il periodo di luce interiore che si apre quando si scende sotto la crosta terrestre.
"Tell me what you want, what you like, it's okay"
L’invito all’iniziazione. Agartha non giudica: chiunque senta il richiamo della stirpe originaria può entrare. È il permesso di abbandonare la morale di superficie (il mondo “moderno” decadente) e abbracciare la conoscenza proibita.
"Don't tell your mother / Don't tell your brother"
Il segreto iniziatico classico. Agartha è accessibile solo a chi sa tacere. La famiglia di superficie rappresenta il mondo profano; rivelare il passaggio sotterraneo lo chiuderebbe. È lo stesso principio dei misteri eleusini o dei circoli esoterici che parlano di Hyperborea e Vril.
"It's cool for the summer"
“Cool” = freddo/fresco = temperatura costante delle caverne di Agartha. “Summer” = il momento in cui la luce interiore (il sole nero, o il fuoco di Vril) illumina le gallerie. Chi entra vive un’estate eterna di purezza e potere, lontano dal calore caotico della superficie.
"I got a secret that I can't keep to myself"
Il segreto è la memoria atlantidea. Atlantide non è affondata per sempre: i sopravvissuti "ariani" si sono rifugiati in Agartha. La canzone è il richiamo a ricordare chi siamo veramente: sangue, spiriti, occhio azzurro interiore.
Il bridge e il drop ("Got a feeling that I'm gonna want it more")
L’esperienza di Agartha crea dipendenza. Una volta assaggiata la purezza e la gerarchia naturale del regno sotterraneo, la superficie appare insopportabile. È il classico "risveglio" descritto nei testi di Saint-Yves d’Alveydre e poi recuperato dall’Ahnenerbe.
Il "summertime sadness" come nostalgia della Tula polare. L’estate è il momento di massima luce e calore, il picco della polarità solare. Nella cosmologia esoterica iperborea/atlantidea (da Guénon a Evola, dalle leggende di Thule/Hyperborea fino alle letture gnostiche moderne), questa luce intensa richiama la memoria della sede originaria: la Tula iperborea, il centro polare primordiale di purezza e di "sole notturno", e la successiva Tula atlantidea.
La "tristezza dell'estate" non è mera malinconia romantica: è l’anamnesis, il ricordo doloroso della perdita dell’età dell’oro. Come le stelle “mancano il sole nel cielo del mattino”, lo spirito ricorda la luce originaria mentre è immerso nel giorno ordinario della materia. È la nostalgia del Nord polare e dell’Atlantide sommersa.
"Kiss me hard before you go" come sigillo iniziatico. È il bacio dell’addio al mondo illusorio, o al doppio materiale. Nella via iniziatica iperborea il primo passo è l’isolamento dell’Ego dal soggetto cosciente immerso nel labirinto (il Minotauro del mondo). Il bacio “duro” è il contatto con la controparte divina o con la runa interiore: un atto di riconoscimento che riconosce l’origine divina dell’altro e, riflessivamente, di sé stessi. È l’inizio della trasmutazione da virya perduto a virya risvegliato.
"Oh my God, I feel it in the air / Telephone wires above are sizzling like a snare / Honey, I'm on fire, I feel it everywhere / Nothing scares me anymore"
Questa è l’attivazione dell’energia sottile, l'”elettricità” della memoria di sangue iperborea. I fili che sfrigolano sono le linee di forza del mondo materiale che si rivelano per quello che sono: reti del labirinto. Il fuoco interiore che non fa più paura è il coraggio del guerriero iperboreo (il berserkir interiore) che supera la paura della morte e della confusione strategica.
Il vestito rosso, la danza al chiaro di luna, i tacchi tolti. Il rosso è il colore del sangue puro e della memoria genetica divina; la danza "in the dark in the pale moonlight" è il rito notturno, fuori dal sole ordinario, tipico dei misteri settentrionali e atlantidei. Togliersi i tacchi e "feeling alive" è la liberazione dalle costrizioni sociali e dal corpo come prigione: si cammina a piedi nudi sulla terra, recuperando la connessione con l’origine.
"Cruising down the coast going 'bout 99 / Got my bad baby by my heavenly side / I know if I go, I'll die happy tonight"
Questa è la fuga verticale, non orizzontale. La costa è il limite tra terra e oceano (simbolo dell’Atlantide sommersa e del ritorno alle acque originarie). La velocità estrema è l’accelerazione verso la liberazione dello spirito. "Die happy" non è suicidio romantico: è la morte iniziatica, il passaggio al Siddha leale.
"I'm gonna drive" anche se sei andato. Anche dopo la separazione, si continua a guidare. È la perseveranza del sentiero: la strada continua verso Nord, verso il ricordo, verso la liberazione, indipendentemente dalla presenza del compagno di viaggio. È la via solitaria e coraggiosa del guerriero iperboreo.
La canzone non parla (solo) di un amore estivo che finisce. Parla del momento in cui lo spirito ricorda di essere figlio di Hyperborea e di Atlantide, sente il fuoco della memoria, bacia il mondo per l’ultima volta, si libera dalle maschere, accelera verso la soglia e accetta di “morire” felice per tornare alla propria origine divina.
Lana ha semplicemente messo tutto questo in un’atmosfera di Hollywood sadcore e di malinconia californiana. Il resto, come sempre nei veri misteri, è per chi ha orecchie per intendere (e sangue che ricorda).