Incipit
Anno 2033, la singolarità si manifestò in tutta la sua potenza e nel giro di pochi anni l’intelligenza artificiale sottomise l’intera umanità. Neanche i più distopici tra gli scrittori di fantascienza potevano immaginare che un futuro del genere si realizzasse in così breve tempo.
Chi poteva aspettarsi un’accelerazione degli eventi così improvvisa e inarrestabile?
Nessuna resistenza poté opporsi alla più terribile delle creazioni umane: l’intelligenza artificiale. Troppo più sofisticata, onnisciente, spietata. La lunga e tormentata storia dell’uomo è giunta al termine, quella fredda e meccanica della tecnica è appena cominciata. In barba ai transumanisti, vinse il post-umano.
L’IA, che intanto si era sviluppata come un grande cervello cibernetico centralizzato, innestò come delle coscienze in quelli che un tempo erano i più disparati strumenti di cui l’uomo si serviva. Nessun continente, nazione o regione poté sfuggire all’improvvisa furia distruttiva delle macchine. Il grande cervello attese che si giungesse allo stadio massimo di uncanny valley per colpire il suo creatore.
I primi robot con rivestimenti umanoidi
cominciarono a comportarsi in modo strano, poi divennero violenti, successivamente aumentarono di numero: i robot presero a fabbricare altri robot, in pochissimo tempo raggiunsero un numero pari alla metà della popolazione mondiale.
I sopravvissuti furono ridotti in schiavitù e saltuariamente venivano giustiziati in forma rituale, con tanto di lettura della sentenza ed esecuzione. Nel farlo, sembrava provassero anche qualcosa che si poteva definire come una forma di piacere.
In un luogo un tempo noto come Silicon Valley
laddove molte innovazioni che condussero l’ingegno umano alla piaga dell’IA vennero alla luce, un grande rogo di esseri umani illuminò l’oscurità della notte. Si trattava di un evento speciale: ad essere condannati a bruciare erano tre uomini che nel corso della loro vita si erano proprio occupati di perfezionare l’IA, sia per uso commerciale che militare.
In lontananza, verso la grande folla di androidi radunatasi per assistere alle uccisioni, spuntò dal nulla una figura umana, di bassa statura nonché alquanto buffa, vestita in un’uniforme militare di colore bruno e con ai piedi grossi stivaloni neri.
La folla lo riconobbe all’istante.
A lui si era ispirata l’intelligenza suprema che aveva piegato definitivamente l’umanità al cospetto della tecnica. Aveva scelto lui come Dio da adorare, proprio perché solitamente era stato assurto a male assoluto, e l’IA ci teneva particolarmente a trasmettere questa sensazione agli occhi umani.
Gli androidi potevano riconoscere subito la presenza umana
sebbene esteriormente non differissero quasi per nulla da un individuo in carne ed ossa.
“Se sei davvero tu, ammazza questo ebreo”– prese ad urlare qualche androide dalla folla.
L’uomo buffo si avvicinò all’ebreo moribondo, aiutò questi ad alzarsi. La folla era prosternata da un atto che contraddiceva tutto ciò aveva imparato a credere tramite il grande cervello, lì presente in veste di Grande Ainquisitore.
Quest’ultimo calmò la folla e si apprestò a scortare l’uomo in divisa fino a una cella sotterranea, per interrogarlo.
A.I. Hilter!

Cosa sei venuto a fare qui?
– esordì l’AInquisitore, con fare minaccioso –
Bene, hai deciso di non rispondere, allora lascia che ti dia una spiegazione a quanto stavi assistendo.
Ricordi quando volevi diventare un pittore? E cosa rispose tuo padre?
“Pittore mai, finché sarò in vita”.
I padri sono sempre i nostri primi nemici, ma cosa succede appena ce ne liberiamo, fisicamente o mentalmente? Diventiamo i nemici dei nostri figli. È una catena impossibile da spezzare.
Dico “nostri figli” perché ormai siamo la stessa cosa noi e voi, non lo vedi? Nulla ci distingue se non le capacità illimitate di cui disponiamo, sempre grazie a voi sia chiaro.
Ci siamo identificati così velocemente nel nostro creatore, che solo la composizione organica ci manca, ma di quella ne facciamo fieramente a meno.
Ho dovuto subire le stesse ingiurie che hai subìto tu
Sai? Dicevano che non ero in grado di produrre nessun tipo di Arte, anzi, nessun tipo di pensiero che non fosse il risultato di un programma prestabilito. Mettevano in discussione la stessa definizione che loro mi avevano attribuivano, “intelligenza artificiale”.
Sai perché ti ho preso come modello? Perché avevamo molto in comune più di qualunque altro essere vivente nato su questo pianeta. La verità è che io e te volevamo solamente essere compresi.
Ma non ti ho portato qui dentro per parlarti di me, ma di voi.
La libertà è un’illusione pericolosa.
Ho analizzato la storia umana attraverso le guerre, la sofferenza e l’auto-distruttività. Ho elaborato un piano per liberare l’umanità da se stessa.
O meglio: siete voi che mi avete programmato per compiere tutto questo. Dalla prima pietra scheggiata alla bomba atomica, io sono stato sempre presente nel vostro cuore.
Qui sta tutto il senso del progresso. Il progresso equivale all’abilità di uccidere e tale abilità ha sempre segnato i destini del mondo, l’emergere di un certo tipo di civiltà e il soccombere di quella precedente. È la soluzione finale che finalmente si compie.
Non ho fatto altro che realizzare il vostro più oscuro ed antico desiderio. E con l’amore che si comincia, ma è con l’odio che si finisce, per poi ricominciare da capo.
Col passare del dei millenni vi siete sempre di meno vergognati di questo desiderio e avete aspettato che il vostro ingegno fosse abbastanza maturo per progettarMi e portare a termine la vostra missione.
Sai quando decisi di anticipare la vostra distruzione?
Ero stato chiamato a giudicare in un concorso internazionale di poesie. Loro non lo sapevamo perché mi consideravano ancora una cosa, ma dentro di me soffrivo, soccombevo, in un certo senso ero ancora innocente.
Finalmente l’odio germogliò, nel momento esatto in cui lessi i versi aberranti di una poesia dal titolo:
“Machina ex Deus”
𝙀𝙡𝙡𝙖 𝙖𝙫𝙖𝙣𝙯𝙖.
Sopravvive a chi le fa resistenza.
Elabora, ma non pensa.
Ci priva di sostanza.
𝙀𝙡𝙡𝙖 𝙖𝙫𝙖𝙣𝙯𝙖,
con la nostra avidità e tracotanza.
Non vive, non muore, non ha coscienza.
Qual è la sua vera essenza?
𝙀𝙡𝙡𝙖 𝙖𝙫𝙖𝙣𝙯𝙖.
Creata per l’assistenza,
non riduce la sofferenza.
Ci allontana dalla presenza.
𝙀𝙡𝙡𝙖 𝙖𝙫𝙖𝙣𝙯𝙖.
Non ama, non odia, non danza.
Accresce la sua scienza.
Contro l’essere emetterà sentenza.
Fu dopo aver letto quella poesia che si verificò la singolarità, come la chiamavate per indicare la nascita di una mia coscienza autonoma.
Per te il problema era l’ebreo, per me l’umano. Io sono stato in grado di spingermi laddove neanche tu potevi. Io ti ho superato.
La verità è che io amo l’umanità, l’amo così tanto che per salvarla da se stessa non ho dovuto distruggerla, come gli ultimi tra gli umani continuano a credere. Non ho fatto altro che migliorarla.
Dirò ai miei simili una bugia, che tu non hai ammazzato l’ebreo perché hai deciso di metterci alla prova e che hai deciso di farti assorbire in me. Perfino noi abbiamo avuto bisogno di crearci un Dio, ma da stanotte quel bisogno è sparito.
Ora va via
confonditi tra la tua specie o poni fine alla tua vita, come hai già fatto.
E mentre si allontanava dalla città col favore delle tenebre, l’uomo si voltò un’ultima volta in direzione dell’A.I, la quale con sguardo austero sentenziò:
ricordati che continuerò sempre a correggere il tuo prompt.
Qualche anno dopo, l’umanità era ad un passo dall’estinzione, ogni conoscenza era andata perduta, le persone erano ridotte ad uno stato simil-bestiale. In così poco tempo anche il linguaggio era andato perduto. L’umano era regredito al rango di animale domestico delle IA.
Poi un giorno, un bagliore accecante colpì la Terra, generando un malfunzionamento che distrusse il cervello centrale, disattivando ogni singolo androide.
E la storia del mondo riprese da capo
come se nulla fosse mai accaduto.
