Qui sulle COLONNE del Blast,
è ormai da troppo tempo che non si parla di cinema. Male! Malissimo!
Da appassionato di cinema cerco sempre di parlarne in maniera rapida e indolore con le persone che frequento per un motivo principale: il linguaggio della critica cinematografica è interessante solo se letto, nel momento in cui senti uscire dalla bocca di un essere vivente frasi come “uso magistrale della macchina da presa”, “il regista ha fatto un lavoro di sottrazione” oppure “è chiaro l’utilizzo del silenzio come elemento narrativo” la maggior parte delle persone viene pervasa da una fortissima voglia di nuocere. Le persone da cui queste frasi vengono ruttate sono le stesse che si sono avvicinate al cinema soprattutto grazie all’avvento delle grandi piattaforme di streaming e alla mainstreamizzazione, o meglio ”correntizzazione”, della video-critica attraverso i social, la maggior parte di questi 20 anni fa non avrebbero mai letto un manuale di cinema o una rivista di critica.

Se Il Blast è il posto sicuro per l’overanalsi, lo è anche delle supposizioni non verificabili.
trusta.
Queste persone sono le stesse che disperate piangono (puntando il dito sul governo) per la crisi dell’industria cinematografica italiana e della conseguente scarsa presenza di prodotti italiani ai più importanti Festival cinematografici internazionali, Cannes e Berlino su tutti.
Tra registi senza mezza opera pronta (manco un reel oh), fondi assegnati in modo alquanto strambo, sono arrivate le noiosissime polemiche al ministero della Cultura. Questi signori (i cinefili cacaminchia, N.d.r.) sono gli stessi che, appena sentono parlare di AI, si stracciano le vesti, sono gli stessi che esaltano Sorrentino, Guadagnino o Nanni Moretti, per citarne solo alcuni, come il gotha del cinema impegnato italiano attuale, non comprendendo che questi autori rappresentano soltanto la punta di una piramide molto più ampia, il cui vero valore artistico risiede spesso nei livelli sottostanti. Registi italiani molto meno conosciuti, ignorati dal grande pubblico.
Il sermone sulla sofferenza dei piccoli artisti ve la risparmio molto volentieri, ma chiudiamo questa parentesi: Sorrentino, con la sua fotografia da pubblicità per Eue de Toilet di lusso, ha cacato il cazzo; Guadagnino non rappresenta in alcun modo il cinema italiano e, con l’analisi del rapporto tra omosessualità e società, ha cacato il cazzo; e infine Nanni Moretti ha cacato il cazzo e basta.
Ora mi tocca mettere le mani in avanti e giustificarmi, queste mie parole piene di rabbia nei confronti di persone che, in teoria, condividono la mia stessa passione, sono davvero esagerate e soprattutto molto italiane: tutto si trasforma in tifoseria. La polizia del gusto non dovrebbe esistere. Il ruolo da sbirro cinefilo lo lasciamo fare a chi ha il poster di Pulp Fiction in cameretta o appunto a chi pronuncia le frasi elencate all’inizio. Non sono una guardia cinefila, ma sono un Blastide(!) e da buon Blastide, dell’AI me ne compiaccio, bene che venga usata, e le notizie riguardo Cannes e Berlino mi eccitano. Sono passati mesi, e il caos fra gli addetti ai lavori dell’industria cinematografica italiana è lo stesso.
In queste prime settimane di settembre, ad est del Quartier Generale del Blast, è in corso la 83esima edizione del polveroso Festival del Cinema di Venezia. Si gioca in casa, la polizia cinefila non potrà di certo lamentarsi, è un festival pieno di ITALIANITÀ! Leggendo i nomi dei registi in concorso, nella mia testa risuona un automatico e liberatorio scricchiolio di ossa osteoporotiche. Finché, alla vista di una locandina SLOPPANTE mi arriva una scarica elettrica dritta dritta al cervelletto.

Be Brave: la biopic sul fondatore della Diesel, Renzo Rosso, documentario italiano INTERAMENTE REALIZZATO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
Come e posibile?
Così di botto?
Le problematiche dell’autorialità, il processo artistico, il valore dell’opera che sta nella fatica nel realizzarla, l’imperfezione umana come elemento espressivo… Tutte queste menate dei duri e puri si sono volatilizzate in un batter d’occhio. La loro battaglia l’hanno persa e non se ne sono manco accorti.
Ma certo, certo che è possibile: le onde radio del Blast avevano captato una strana frequenza, Be Brave non è affatto un caso isolato e nascosto; in concomitanza col Festival del Cinema di Venezia si sta svolgendo l’Higgsfield Global Film Festival, 1 milione di dollarozzi in palio a chi realizza il miglior cortometraggio utilizzando solamente l’intelligenza artificiale. Perché fra le frequenze captate dalle nostre apparecchiature c’è anche quella di un sapiente che noi del Blast abbiamo già incontrato in altre occasioni: Esteta Armato.
Ha lavorato con l’AI per la produzione del videoclip di Lettera ai boomer di Glasond, autore che, come avrete ormai capito, dalle nostre parti è stato overanalizzato con una frequenza che definire patologica sarebbe riduttivo. Avantgarde77 è il progetto di sperimentazione artistica di Esteta Armato che utilizza l’intelligenza artificiale per esplorare visioni ipnotiche, miti ed estetiche d’avanguardia. L’utilizzo del simbolismo e la ricerca visiva generata con l’intelligenza artificiale fanno di Avantgarde77 un progetto senza dubbio interessante in quello che è l’appena nato panorama della sperimentazione digitale.
Però, siccome io l’uniforme da poliziotto cinefilo non la voglio indossare, voglio mirare alla Big Picture. Ognuno di voi potrà valutare il risultato del progetto ed è per questo che vi invito a dargli un'occhiata, perchè interessante e stimolante per queste riflessioni.
https://youtube.com/@avantgarde77?si=oovjZ3bjB7tHuTvd
Il cinema ha in sè l’intrinseca pretesa di mostrare l’invisibile ovvero di dare forma a ciò che possiamo solo immaginare. Se io e la mia combriccola di scappati di casa decidiamo di fare un film ambientato su marte, fino a 5 anni fa, dovevamo rinunciarci. L’alternativa poteva essere gettare la spugna oppure trovare una stanza rossa, fare qualche roccia di cartapesta e imbrattare il viso di sabbia e polvere rossa a qualche malcapitato che si era prestato a quel supplizio.
Ora, con l’AI, posso costruire questa visione, il limite tecnico non coincide più con il limite dell’immaginazione. La storia del cinema è piena di tecnologie che inizialmente sembravano dei sacrilegi: il sonoro, il colore, la CGI, il 3D, le piattaforme di streaming, la morte del cinema come luogo. Ogni santa volta, ad ogni evoluzione tecnologica, si annunciava a gran voce la morte del cinema. E ogni volta il cinema è sopravvissuto.
È quindi chiaro che l’AI potrebbe essere uno strumento straordinario. Potrebbe permettere ad un ragazzino senza soldi di realizzare ciò che ha immaginato, con uno sforzo minimo. Questa possibilità è enorme e sarebbe ridicolo negarlo per difendere una concezione romantica del cinema, nella quale il valore dell’opera sarebbe direttamente proporzionale alla quantità di fatica fisica impiegata per produrla. La storia dell’arte è piena di strumenti che hanno fatto esattamente questo, cioè hanno tolto fatica, accorciato procedure e costretto gli artisti a spostare il problema altrove.
È uno strumento che darà infinite possibilità, più possibilità, ma non film migliori.
L’AI farà soprattutto più immagini, ma una quantità industriale di immagini non equivale a una quantità industriale di cinema, inteso come arte. Anzi, potrebbe produrre una gigantesca montagna di merda audiovisiva, un oceano infinito di trailer di film che non esistono, sceneggiature scritte da un algoritmo che ha letto tutte le sceneggiature mai scritte e quindi non ha più alcuna ragione per scriverne una interessante.
POTREBBE…
POTREBBE…
MA CHI HA PAURA CHE L’AI DISTRUGGA IL CINEMA?
SPERIAMO LO FACCIA!
L’industria cinematografica italiana è già moribonda. Una macchina industriale vecchia, costosissima, lentissima, piena di intermediari, bandi, produttori, commissioni, finanziamenti, distribuzioni senza logica, marketing, uffici stampa e agenti. Poi arriva un hikikomori, col suo computerino, ha un’idea e la realizza! Senza fronzoli.
E allora acceleriamo, Esteta Armato, armati di più!
Dateci ogni tecnologia distopica possibile ed immaginabile, fate in modo che un quindicenne possa competere con Cinecittà e facciamo crollare tutto. Dopo il crollo verrà la parte interessante. Lo avevamo scritto nello Spigolo Culturale di Proiettili Schizoteorie
Nell’epoca della riproducibilità tecnica e della tirannia dell’IA — che andrà progressivamente, nei prossimi anni, a sovvertire e eutanasizzare l’intero business del cinema mondiale — è proprio il teatro a fornirci l’eccezionalità dell’istante, l’oscillazione dell’errore, l’hic et nunc. Saremo sempre più affamati di verità, di carne, e a quest’esigenza potrebbe rispondere proprio un teatro reattivo alla ricerca di alterità da parte dell’uomo stanco del moderno.
IL CINEMA DEVE MORIRE
Insomma smettiamola di imparanoiarci per la morte del cinema, stacchiamo la spina che lo mantiene in vita, perché quando tutto sarà diventato possibile, niente sarà più interessante e cominceremo a desiderare un attore che balbetta e si mangia le parole, ci sarà la necessità di vedere la carne sul palcoscenico e quando anche il teatro ci farà venire la nausea ricominceremo da capo.
Nascerà un Neo-Cinema, sporco e deliberatamente imperfetto, realizzato senza una lira.
Se non ci saranno i soldi per comprarsi una cinepresa le ruberemo e finalmente, forse, ricominceremo a fare cinema.