Ultimamente gli italiani hanno ripreso un’abitudine che sembrava un lontano ricordo degli anni 2000: attendere l’ennesimo scoop di Fabrizio Corona, dando finalmente un’occhiata alla vera vita di tutte le star e presunte tali che affollano il sistema mediatico italiano.
Giusto in tempo di luminarie, Corona pubblica un video che promette di far luce sull’ennesimo segreto di Pulcinella: Alfonso Signorini, altro pezzo grosso del gossip, prima di scegliere i concorrenti per il suo Grande Fratello VIP li testava personalmente.
Tralasciando tutto quello che si potrebbe dire sull’ossessione per il sesso che vi è nelle élite, nessuno che abbia guardato almeno una puntata del suddetto programma si è in alcun modo sorpreso.
Alfonso non ha fatto certo mai segreto delle sue passioni. Ne ha parlato in interviste, ha abbondato le sue puntate di maliziosi riferimenti a concorrenti (e a volte qualcuno glieli ha anche rimandati al mittente), ha fatto del “piumone“ il centro della sua scrittura televisiva.
Il pubblico apprezzava non perché fosse davvero interessato a ciò che avveniva sotto le coperte, ma perché era stato catturato dalla vera forza del genere del reality show: la caccia alla verità.
Il reality si propone come la riproposizione teatrale della realtà, di ciò che accade normalmente. Chiaramente, qualsiasi spettatore con un minimo di intelligenza capirà che non può essere tutto vero. Ma allo stesso tempo non può essere tutto falso, tutto sta nel capire dove si trova la verità.
Ciò che avviene in un reality è effettivamente spaventosamente simile allo spazio pubblico odierno. Siamo continuamente circondati da rappresentazioni, da narrazioni, parole e immagini che ci promettono di mostrare una realtà davvero esistente ma che riusciamo a scorgere solo indirettamente.
Il potere oggi non è più verticale ma assume una forma reticolare e diventa sfuggente, fino a perderne il controllo. Chi detiene il controllo, chi ha lo scettro di un dato sistema, impone il vero, perché egli è il vero.
Quando è il potere in quanto potere a governare, le sfumature tra verità e falsità si fanno sempre più sottili fino a perdersi.
Occorre allora chiedersi, cosa stiamo davvero guardando quando clicchiamo sull’ultimo episodio di Falsissimo?
Fin dove si spinge la verità e dove sta invece la rappresentazione? Per quale assurdo motivo un video di gossip inizia parlando di Trump, Putin e Giorgia Meloni?
Il titolo del programma di Corona è assolutamente indicativo: Falsissimo.
Ancora una volta, tutto gira intorno alla distinzione tra vero e falso.
Corona si autopropone, cito testualmente, come una “controrappresentazione del mondo della televisione“. E il mondo della televisione è il vecchio sistema di potere, quello ancora analogico e più macchinoso, che ha bisogno di capi e capetti.
È la televisione ad aver avuto per prima l’ambizione di creare una realtà alternativa, una sostituzione della realtà con la narrazione.
Come siamo passati, in un tempo non superiore ad un anno, dal bollare come complottista chiunque tentasse di porre domande critiche alla narrazione dominante, a vedere Corona, uomo da sempre centrale nelle questioni di potere italiane, pubblicare un video (al momento in rotta per le quattro milioni di visualizzazioni) che parla di un “sistema che abbraccia tutto”, che ti fa fuori se non acconsenti alle sue richieste?
Falsissimo è in realtà un’operazione mediatica sì, ma soprattutto geopolitica. L’intero video ruota intorno alla comparazione USA-Italia, Hollywood-Cologno Monzese.
Corona ha certamente nel mirino Piersilvio e Marina, vuole impedire la sua discesa in campo che destabilizzerebbe il governo e il ruolo di garanzia che Giorgia Meloni ha creato per il suo Fratelli d’Italia agli occhi dell’America trumpiana.
FdI deve essere la nuova DC e se il vecchio regno berlusconiano insiste nel volere interferire, sarà meglio farglielo capire chiaramente.
Fabrizio Corona agisce in questa fase come braccio dei servizi segreti alleati con gli americani: non che sia una novità, dato che indiscrezioni di essere imbeccato per orientare e destabilizzare il mondo dei potenti si rincorrono fin dalle accuse (e poi condanna) nella vicenda Vallettopoli.
Gli ideatori di questa operazione vogliono portare in Italia gli stessi meccanismi che regolano oggi l’America. Fabrizio Corona è un fed. Altro che vallette e paparazzi.
Sarebbe il caso, dice Corona, che in Italia scoppiasse un bello scandalo come quelli che sono in grado di fare lì in America.
La narrazione del video torna sempre lì: l’Italia ormai funziona come gli USA, inutile tentare di resistere.
Allora che scoppi un MeToo italiano o degli Epstein Files all’arrabbiata, ancora meglio.
Se in Italia le isole private scarseggiano, dobbiamo accontentarci come al solito di un surrogato, che però conta come simbolo: il Signorinigate e ciò che verrà dopo ambisce ad essere un terremoto per l’establishment italiana, come il caso Epstein lo è stato per quella Americana (e da cui nessuna parte è uscita illesa).
Allora ecco i sussulti del vecchio blocco. Mentre negli altri paesi europei ancora i politici si dimenano tentando di difendere la vecchia roccaforte di potere che è l’Unione Europea, dicendosi disposti a tutto, anche all’autodistruzione in una guerra, l’Italia ha già cambiato passo.
Il governo meloniano appare ineluttabile. Il referendum costituzionale sulla giustizia una formalità. Il premierato rimane una spada di Damocle che pende su Mattarella. L’America ha scelto la sua portaerei nel Mediterraneo. “Giorgia Meloni ha in mano qualsiasi cosa”, dice Corona.
Siamo in un momento di transizione di potere. C’è chi scappa e vende i propri giornali, in una forma di disimpegno narrativo.
C’è chi, come Leonardo Maria del Vecchio, vuole aggregarli per “sottrarre l’informazione agli algoritmi” e si affianca ad Angelucci e Paolo Berlusconi. Anche qui, non a caso, preso di mira è ciò che resta del potere di Silvio.
Questi residui di potere oligarchico devono necessariamente fare strada ad un potere che è nuovo, che abbraccia certo tutto, ma che non è governato da nessuno. Caratteristica fondamentale di questo potere è la percezione di inevitabilità.
Fabrizio Corona sta portando nel dibattito mainstream italiano ciò che Trump ha portato in quello americano.
Oggi si può parlare tranquillamente dello stato profondo. Si può squarciare il velo di Maya e ammettere che la realtà che ci raccontano è falsa, che c’è uno spazio di potere che sta sotto e che permette alle repubbliche di continuare ad esistere, oliando continuamente i meccanismi e portando avanti il teatro democratico.
Corona parla di spettacolo, ma sposta continuamente l’attenzione sul potere politico.
Ciò che dobbiamo portare a casa dalla viralità di Falsissimo è che un’altra narrazione è possibile, che anche in Italia i muri sono destinati a crollare.
E se essere complottisti è già diventato mainstream, non dobbiamo esserne delusi, ma gioirne.
Dobbiamo davvero ringraziare Signorini e i suoi vizi per averci dato l’occasione di spingerci fino in fondo alla verità e alla narrazione.