Contro la scuola pubblica

Cosa ci insegna la famiglia del bosco

Contro la scuola pubblica
Lettura boomer
L'homeschooling è il futuro?

L’assist per scrivere questo articolo me lo ha dato il caso dei due frichettoni a cui hanno tolto i figli perché vivono in mezzo ad un bosco dell’Abruzzo. Scherzo, glieli hanno tolti perché c’è il progetto di costruire un parco eolico in quei terreni: il Green Deal comporta dei sacrifici.

Comunque questi poveri disgraziati mi hanno fatto parecchia tenerezza. Ahimé, lo Stato Italiano sa essere totalitario nel suo paternalismo, efferato nella sua variante stalinista, spietato nel suo liberismo di mercato. Insomma: la coppia franco-albionica di genitori ha pestato una bella merda.

Questa idea che lo Stato deve mettere il naso dappertutto proprio non riesco a sopportarla. Voglio dire, sarò libero di ritirarmi tra i boschi e rifiutare il mondo moderno? No?

No.

Your body my choice,

sussurra O’ Shtato mentre obbliga i poveri malcapitati a consegnargli i figli. D’altronde, da quando in qua sono i genitori a decidere dell’educazione dei figli? In quale mondo malato i genitori decidono in autonomia cos’è bene per la propria prole senza il supporto di personale competente?

Cercando su google maps le coordinate del tribunale de L’Aquila per girarle ai russi, mi imbatto in questo commento. Non ho indagato ulteriormente ma a quanto pare è un vizio quello del tribunale abruzzese.

Forse sono io un complottista stagnolaro, ma il dubbio ora mi viene: sarà mica perché, vivendo nel bosco senza accesso alla rete elettrica, non pagano il canone Rai in bolletta che gli agenti del Matrix li hanno rapinati dei figli? Il dubbio mi pare legittimo.

Come ho fatto osservare ad un mio amico domenica a pranzo, mentre si svenava per difendere l’assoluto paternalismo dello Stato Italiano:

“Tu rasenti lo Stalinismo!”

Deve averlo inteso in senso negativo (non era mia intenzione) e alla fine il tranquillo pranzo domenicale 2.0 si è concluso con una scazzottata. Dopo esserci chiariti, ho avuto modo di farlo ragionare su come “i figli sono miei, non dello Stato; e tuo nonno (e pure il mio) fino a 50 anni fa viveva così: con la latrina fuori casa”. La differenza è che mio nonno aveva la terza elementare e moriva di pellagra, mentre i figlioli della coppia sembrano ben nutriti e pure acculturati grazie all’istruzione privata.

Ora, troppo facile liquidare l’homeschooling come una cosa da americani, da anglofoni, da australiani scoppiati.

Ma prima di snocciolare l’argomento, bisogna partire da una considerazione:

La scuola fa schifo.

Mai avrei pensato di trovare un significato così totalizzante e profondo alla massima letta sulla porta del cesso delle medie: profetica. Forse quel bullo col pennarello indelebile sapeva qualcosa che gli altri non sapevano, forse, veniva dal 2025.

Ma come, non avevamo la scuola migliore del mondo™ ? Ahimè i boomer non ammetteranno mai le loro colpe. Per fortuna da dopo i banchi a rotelle (uno spartiacque storico tipo il 476) non ci raccontiamo più questa cazzata, o, almeno spero, chi se la racconta poi se ne vergogna.

Un ricordo mi assale.

È il 2004, un piccolo Tanko è al primo giorno di terza elementari, è un figo nel suo grembiulino blu, le scarpe da ginnastica nuove fanno la loro sporca figura, parla male l’italiano: un vero maranzino. Sotto braccio porta un pacco di carta igienica. No, non è perché gocciola drip. Il Ministero dell’Istruzione quell’anno ha dovuto fare una scelta importante: le LIM (lavagna interattiva multimediale) o la carta igienica. Così oltre a finire nella classe senza la LIM (solo una sezione che poteva usufruirne) il piccolo Tanko ha dovuto anche portarsi la carta igienica da casa.

I miei non devono averci riflettuto molto, tanto cosa vuoi, è ridicolo e poi la carta igienica non costa così tanto. Ma, come sempre, la carta igienica è un segnale importante: la sua mancanza la senti subito. Qualcosa nell’istruzione migliore del mondo ™ stava cambiando. A casa la carta igienica è sempre garantita. Affrontando le lezioni, poi, imparai subito una cosa: la puzza che sentivo in classe non era colpa della mancanza di carta igienica. All’epoca però il globalismo, il nuovo che avanza, andava di moda, ma questa, forse, è un’altra storia.

Dopo essere sopravvissuto discretamente alla scuola pubblica italiana, mi chiedo se in fin dei conti un percorso così pensato non sia in fondo un’ottima scuola di vita. Una giungla ben costruita in cui lo studente italiano deve confrontarsi con avversità di ogni sorta per arrivare in fondo e scoprire che non gli servirà un cazzo.

È forse la scuola pubblica una parafrasi della vita?

MAH.

Di sicuro la scuola pubblica è una grossa lasagna che si fonda su tre assiomi:

La sfiducia tutta sabauda verso i popoli della penisola, contadini e briganti ingovernabili che sicuro stanno provando a fotterti; motivo per cui a scuola devi sempre dimostrare qualcosa, che hai studiato o che hai letto questo o quello, prima ancora di dimostrare di aver capito.

Il fascismo che per mano di Gentile ha dato forma al percorso scolastico con le medie come parcheggio prima di decidere se essere un operaio uscito dal professionale, un colletto bianco uscito dal tecnico, o chissà quale gran professionista uscito da un liceo.

Il Sessantottinismo prima di facciata poi di sostanza, che ha abbassato costantemente l’asticella dell’istruzione e ha riempito via via la testa dei figlioli d’Italia di idee malate come: “studia quello che ti piace, l’importante non è quello che andrai a fare dopo”.

Una scuola siffatta non è sicuramente al passo coi tempi, è mal gestita e forma imbecilli (me per primo). Ma ahimé, il problema non è la scuola pubblica italiana…

È la scuola pubblica. Punto.

Più di una volta affrontando il tema istruzione, mi arriva quello che come soluzione propone IL MODELLO SCANDINAVO. E anche se in Scandinavia sono sempre avanti, le scuole sono migliori e i bambini hanno il C1 in inglese già in prima elementare (che comunque nelle prime elementari di Mestre anche noi abbiamo quelli col C1, in bengalese) rimane sempre e soltanto una distopia ben riuscita.

L’allegra famiglia di Palmoli non starebbe forse a suo agio in una Socialdemocrazia a misura di fricchettone?

Evidentemente no. Loro hanno trustato, ci hanno indicato la via, per chiamarsi fuori dal merdaio della società moderna l’unica scelta è quella radicale: vivere nei boschi e scegliere l’homeschooling. Scardinare il dogma dell’istruzione pubblica è il primo passo per mettere in discussione le basi del Leviatano.

Il banco non è di tutti, il banco è stato comprato con i proventi di una rapina a mano armata; Singh non è italiano e non dovrebbe neanche essere qui a imbrattarmi l’olfatto; la prof 37enne laureata in filosofia a Bologna non è una donna indipendente, è una zittella che nessuno vuole portarsi a casa ed è sempre nervosa per ragioni che non diremo; l’ora di educazione sessuale è così chiamata perché “ora di frociaggine” sembrava brutto; il referendum del 1866 per l’annessione del Veneto all’Italia è stata una gigantesca farsa.

Se ciò non bastasse per convincervi ad optare per l’homeschooling, pensate che quando Tanko vincerà le elezioni tutto ciò verrà inserito nei percorsi scolastici.

P.S. Onore al compagno Al Bano

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