
Con il rilascio degli Epstein Files è saltato fuori che il signor Jeff abbia avuto un contatto con Christopher Poole, il fondatore di 4chan, poco prima che questo aprisse /pol/.
Questo ha fatto sorgere una domanda in modo chiaro:
ma allora i meme sono l’ennesima psyop?
Basta mettere un mi piace ad un post, un meme appunto, che prenda in giro il potere per avere la coscienza a posto. Le proteste non servono. Seguendo questa pista, i meme sarebbero l’ennesimo strumento di controllo del dissenso.
Ma è veramente così? Se lo fosse, non solo sarebbe finita, ma tutta la nostra guerriglia culturale non sarebbe mai iniziata…
I meme sono temuti.
L’operazione di Jeffrey Epstein non era infiltrare 4chan, o creare una board dove tutti fossero agenti del Mossad e lavorassero per lui, ma creare “in laboratorio” (in un ambiente protetto, che potesse supervisionare) un agglomerato di estremisti politici per osservarne il comportamento e la direzione, lasciandoli liberi di agire e organizzarsi.
Per quanto riguarda l’argomento secondo il quale i meme sostituirebbero l’attivismo, il solo esprimerlo lo confuta. Proprio perché tra un’azione compiuta fisicamente (scendere in piazza) e una virtuale (piazzare un like) c’è una differenza, si nota che le due azioni non sono perfettamente intercambiabili.
Quello che ci dobbiamo chiedere: perché uno preferisce memare anziché scendere in piazza? Forse perché è la forma di protesta più efficace in questo tempo.
Ebbene sì, diciamocelo, viviamo in un regime di MEMECRAZIA.
Una volta che tutte le istituzioni sono state svuotate dal loro potere simbolico, questo si riversa da qualche altra parte.
I meme minano alla base l’egemonia della narrazione di un singolo attore e permettono spiragli di libertà, dando a chiunque ne fruisca la possibilità di intromettersi nel flusso quotidiano che ci viene imposto.
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