Primavera impossibile

Primavera impossibile
Lettura boomer
Ho ucciso, ho dato la vita. Ho visto senza guardare, e la natura chimerica mi ha preso. Solo acciaio per la vita. Una rondine non fa primavera.

L’appartamento è sistemato al secondo piano, con le finestre che danno verso il cortile. Un gigantesco palo di acciaio con rami, fiori di vetroresina e frutti programmati per cadere dopo un anno esatto, a Marzo. Questa aberrazione ripara dal sole la stanza per metà della giornata. Oggi cadono i petali, la resina è aerodinamica e vortici rosa pallido si scorgono ovunque per la città del cemento urlante. 

Quando fa freddo gli uccelli si riparano sotto grondaie elettrificate, fanno attenzione a non posare il piumaggio sulla circuiteria per non fulminarsi. Non sappiamo, e non so, se siano veramente dei volatili o tanti piccoli circuiti anch’essi. So solo che volano e osservano. Gli urlatori non se ne capacitano, non ci credono, non si meravigliano di tale biologia, tecnica e piumaggio. A loro basta urlare.

Sera. Vedo un film, due urlatori giocano a calcio. Non mi piace. Uno dei due urla così forte che il vicino bussa alla porta. Tempo dieci minuti e siamo a vedere insieme due urlatori che gemono. E uno da, e uno riceve, presto la danza artificiale finisce, nessuno è soddisfatto, entrano negli spogliatoi e se ne vanno. Molti, anche se non so se è vero, mi raccontano di come gli urlatori siano attratti dal sesso perché li ricorda la morte, la nascita e altre belle cose. È bello quando nasce un  bambino.

Ora mi trovo su un treno. Sto scappando. Non mi piace il cemento urlante.

Sono un bambino che scappa di casa, che scappa dalle urla dei genitori.

Sono un ragazzino che va a trovare la fidanzata in un’altra regione, che vuole un amore eterno.

Sono l’adulto che scappa dalle urla, sono me stesso.

Arrivo alla campagna, spengo la sigaretta per terra. Il mozzicone che si spegne fa emettere un urlo atroce alla scarpa e al marciapiede, li ho uccisi bruciandoli, milioni di cellule come lacrime nella pioggia. Ora cammino, non voglio girarmi, appena l’occhio arriva a scorgere l’estremità sinistra e vede il cemento urlante sento un calcio nella milza. Sto cercando di trattenere il vomito, lo sconforto e il rammarico di aver lasciato gli urlatori e il loro gemere.

Prendo sistemazione in un albergo a due piani e finisco in una stanza con un gigantesco palo di legno, con rami e fiori rosa che stanno cadendo incessantemente. Mi parlano, mi salutano prima di cadere. Alla fine del mese grazie all’aver simulato di essere morto e aver ripulito la mia storia creditizia posso permettermi il lusso di guardare da lontano il cemento urlante.

Le foglie continuano a cadere, arrivano urlatori a vederle, chiudo le inferriate. Il legno assorbe le urla, il rumore, la primavera urlante. 

Cade l’albero.

Al suo posto viene piantato un palo di acciaio con rami e vetroresine. Tutti ci ballano intorno, tutti sono felici. Con il suo cadavere fanno un grande falò e cantano canzoni sulla campagna e sul difendere la natura. Ora il cemento urlante è arrivato e dovrò di nuovo scappare.

Non danzerò mai con gli urlatori.

Guardo delle persone tra le inferiate. Stanno parlando, sono in cerchio vicino a un uomo vestito elegante. Promette che l’albero di acciaio, se sostituito da un albero olografico, costerebbe meno mantenerlo rigoglioso. L’uomo, non so se è fatto di circuiti, gestisce un’azienda di ologrammi. Lui regala giocattoli ai bambini, droga agli adulti e toglie le responsabilità alle persone. Obbediscono e l’albero viene soppiantato da un ologramma color viola con un logotipo e una frase in cima.

Sarai felice solo con noi!

L’ologramma è spento. L’urlatore più importante è il caprone per celebrare. Quando mi verranno a gemere e urlare addosso che la mia è stata una lotta inutile sarò in silenzio. Gli urlatori sono ora calmi.

Sollevo la testa del caprone davanti al ciliegio viola. La base da cui viene proiettato è intrisa di rosso, un uomo urla, una donna geme. Tutti si lamentano che non si può più ballare. Solo io ballo. E giro in tondo, e in tondo, e in tondo.

E mi accorgo che il silenzio è piombato, mentre il cemento urlante è tornato in città.

Ora urlo al cielo. Solo lui mi sente e può rispondermi.

Non di olocausti ticompiacerai, ma di un cuore afflitto e penitente. E io ho scontato la mia colpa. Io ho sacrificato vitelli ai tuoi altari per una primavera impossibile.

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p53
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Importi l'America, diventi l'America(nata)
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UFO WAVE
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NON SONO SOLO PARANOIE DA MASCHI BIANCHI
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SOLO IL BOOMERCAUSTO CI SALVERÀ DAL SOCIAL MEDIA BAN

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