Cambogia v. Thailandia

Geopolitica rosacrociana 101

Cambogia v. Thailandia
Lettura zostile
Quanto durerà la guerra? Quintana, ossetta...

Se pensate davvero di poter sapere cosa sta accadendo in una giungla dall’altro capo del globo perché ve lo hanno detto La Repubblica o Dario Fabbri avete il cranio imbottito di curcuma. Ma io so la geopolitica delle cose della guerra della strategia dei trattati de

taci

Vivi nel tuo, osserva le scimmiette che si picchano. Sii onesto: abiti in uno stanzino di Gavairate Sollazzo o in uno scantinato alla Bolognetta. Non sai un cazzo, soprattutto non sei un cazzo. Non ha senso partecipare al teatro dei monitoratori della situazione, pagliaccio.

Prompt a ChatGPT: genera un commento ai recenti scontri tra Cambogia e Thailandia nello stile degli editoriali di Limes.

“Il 24 luglio si spara tra Thailandia e Cambogia. Non è la prima volta. Forse non sarà l’ultima. Succede attorno a un tempio. Ta Muen Thom. Luogo sacro. Ma non neutro. La Thailandia dice: provocazione cambogiana. Razzi, droni, incursioni. Risponde con F‑16. La Cambogia dice: autodifesa. Più di 130.000 evacuati in Thailandia. 20.000 in Cambogia. I morti sono civili, quasi tutti. Un bambino tra le vittime. Una costante. L’ASEAN prova a mediare. Fallisce. Oppure rinuncia. Il Consiglio di Sicurezza si riunisce. Tardi, come da prassi. L’Europa esorta. Non incide. Gli Stati Uniti monitorano. La Cina sorveglia. Nessuno decide. I confini in Asia sono labili. Eppure si muore per pochi metri. La mappa conta. Conta sempre. Non è guerra. Non ancora. Ma non è pace. È zona grigia. Chi controlla il confine, controlla il racconto. E chi controlla il racconto, disegna il futuro. Per ora, lo si scrive con l’artiglieria.”

Chi ha sciaguratamente letto quella psy-op di Limes sa che Chat ha colto in pieno. Questo è lo slop prodotto dagli esperti. Ma andate a fare in culo.

L’esplosione della fanta-geo-politica è parallela alla morte della politica.

Se si fuffeggia su distanti fantasmi bellici non si discute della merda a noi prossima. L’esterofilia della nostra stampa è distrazione di massa quanto i mondiali di calcio femminili (tra l’altro, questa esterofilia è completamente vuota, perché l’italiano non sa né vuole sapere nulla del mondo oltre le Alpi). La geopolitica crea l’illusione della partecipazione, quando sono 40 anni che l’italiano ha deciso di grigliare.

La geopolitica è un fucile in spalla agli psicolabili.

Disinformati.

Politicizzati (o depoliticizzati), ma bene.

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